“Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà”(Ger 14,20)

Meditazione sulla liturgia di
martedì della XVII settimana del Tempo Ordinario(anno pari)
“Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà”(Ger 14,20)
Sono qui Signore davanti a te.
Voglio togliermi i sandali per entrare nello spazio sacro alla tua presenza e stare in silenzio a contemplarti, ad ascoltarti, a lasciarmi plasmare, fondere da te.
Sono qui tutta orecchie, Signore, per ascoltare la tua parola, per meditarla e farla diventare mio sangue, mia vita, mio respiro.
Tutto hai creato per il nostro bene, tutto hai messo ai nostri piedi, Signore.
Perdonaci perché abbiamo dato per scontate tante cose, non ti abbiamo ringraziato, lodato e benedetto per tutto ciò che oggi vedo che mi manca, che non ho più.
Ti ringrazio Signore perché mi hai fatto provare la gioia di essere tua figlia e mi hai sempre sostenuto in questo percorso che io ho fatto anche senza conoscerti.
Apri i miei occhi, la mia mente, il mio cuore all’accoglienza della tua parola, all’accettazione della tua volontà, al desiderio di farla mia, al desiderio di gioire per essa.
Nella mia vita sei stato sempre al mio fianco, non ho dubbi, anche se non ti vedevo e specialmente nei momenti più tristi, più bui tu hai operato nel nascondimento, con discrezione, perché non volevi violare la mia libertà, ma  portarmi in salvo con il mio sì.
Voglio essere per te Signore una cintura di gloria, quella cintura che non voglio si corrompa nelle acque di un fiume tra due pietre, una cintura che dia gloria onore non a me, Signore, ma a te perché tu e solo tu ne sei degno.
 Il linguaggio del Vangelo oggi è duro, perché parli della separazione tra buoni e cattivi quando il tempo sarà compiuto e a tutti avrai dato la possibilità di salvarsi.
Tu vedi tutto Signore, tu già conosci come andranno a finire le cose.
Sento l’ ineluttabilità di questa separazione del grano dalla zizzania, anche se non me ne rallegro.
Vorrei che l’inferno fosse vuoto, ma tu l’hai detto Signore.
Non sei tu che vuoi la nostra morte, ma siamo noi che decidiamo di morire stando lontano da te.
La prima lettura, (Ger 14,17-22) ci dà la chiave per non fare la fine di quelli che sono condannati alla dannazione eterna.
E’ una richiesta di perdono, una presa di coscienza del proprio peccato, un desiderio di seguirti, riconoscendoti Signore di tutte le cose, tu che fai piovere e fai crescere, tu che hai dato vita al mondo con una Parola, soffiandoci il tuo spirito di vita.
Oggi voglio meditare sulla necessità di prendere coscienza del mio peccato, il ” mea culpa” che facciamo prima di ogni Eucaristia, confessando a te e ai nostri fratelli che abbiamo peccato, molto peccato.
Non è un caso Signore che ogni messa cominci così.
Confesso che  non ho mai dato tanta importanza a questa parte iniziale della messa e, anche se arrivavo un po’ inritardo, non me ne davo pensiero, perché ritenevo importante solo quello che veniva dopo.
Tu ci inviti Signore alla tua mensa, ci chiami anche se siamo indegni.
Grazie Signore perchè mi hai portato a capire che è necessario mettersi il vestito giusto, perché la tua parola porti frutto, avere un atteggiamento contrito per accogliere la tua grazia.
Come dice il Salmo 51″ Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.”
Solo così puoi moltiplicare la nostra povera offerta sì che ne possiamo essere nutriti noi e quelli a cui tu ci mandi. attraverso il segno della pace e della riconciliazione.
Signore aiutami a prendere coscienza del mio peccato e a presentarlo a te perchè possa  trasformare la maledizione in una benedizione.
Signore del tempo e della storia, Signore di tutti, ti presento questa giornata e ti chiedo di poterla vivere nella gioia di compiere la tua volontà, nella gratitudine per tutti i tuoi doni.

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