” Chi semina nelle lacrime, mieterà con giubilo”(Sal 126,5)

SAN LORENZO
” Chi semina nelle lacrime, mieterà con giubilo”(Sal 126,5)
Oggi la tua paola Signore non è consolante, ogni versetto che ho letto da quando ho aperto gli occhi parla di morte, di croce, di rinnegamento, di lacrime.
Ho cercato di fare mie le parole di San Paolo che ho trovato nella liturgia delle ore, In cui si parla di consolazione ricevuta e data in ogni tribolazione.
Certo è che man mano che proseguivo la lettura di quello che oggi tu volevi dirmi, il tuo volto lo vedevo severo e accigliato, esigente in ogni cosa, e mi riusciva difficile percepirne la tenerezza e l’amore di cui sento oggi, in questo periodo della mia vita particolare, bisogno.
Ti ho sentito e continuo a sentirti un Dio intransigente e severo, anche se per il nostro bene.
Anche io sono stata intransigente e severa nei confronti delle persone che mi sono state affidate, di cui mi sono fatta carico, ma le ho accompagnate con le regole più che con gesti d’amore e di tenerezza.
Un’educazione anaffettiva non poteva fare più disastri e tanto è stato, perchè il disastro più grande l’ho fatto a me stessa, disprezzando il mio corpo, vergognandomi di come ero e cercando tutti i modi possibili per coprirne le storture.
Ho usato di tutto per nascondere, mimetizzare agli occhi estranei ciò che di me non era bello per paura delle critiche e così ho preso le distanze da me e dagli altri per paura di soffrire.
Ho eretto muri, ho lavorato indefessamente per non sentirmi dire ciò che io dentro sapevo essere vero, che non volevo venisse alla luce.
Ora che esibisco le mie infermità, che mi faccio vanto della mia debolezza, per dare gloria te Signore, certo non vivo tranquilla. E mi dispiace.
Mi chiedo perchè proprio a me, perchè per così lungo tempo devo pagare le colpe non solo mie ma anche quelle che mi sono state trasmesse, perchè la tua scelta è caduta su di me e non mi togli gli occhi di dosso,perchè devo soffrire sempre come una bestia e non avere neanche un momento di tregua, di pace del corpo oltre che dello spirito.
Per questo oggi sono polemica nei tuoi confronti Signore e mi viene in mente l’atteggiamento di Elia perseguitato che si voleva lasciare morire perchè non ce la faceva più.
Tu non hai permesso che morisse di fame, ma lo hai supportato per tutti i quaranta giorni che gli ci vollero per uscire dal deserto.
Ma quanto durano questi quarant’anni?
Perchè hai messo davanti ai miei occhi tante cose belle e poi te le sei riprese e continui a riprendertele, man mano che passano gli anni?
Perchè non mi prendi sulle spalle, come il buon pastore con l’agnellino appena nato, come un padre il figlio che non sa camminare… perchè Signore a me sono negate carezze e tenerezze e abbracci di cui io non sono capace?
Perchè questa paralisi del cuore che si è trasferita al mio corpo legato con cento funi di ferro e quando non bastano con busti, gessi, tutori, protesi di ogni tipo?
Un giorno certo capirò, un giorno ti vedrò, un giorno ti abbraccerò perchè ti vedrò faccia a faccia e più non ti nasconderai nelle tue benedizioni che entrano rompendo i vetri.
“se il chicco di grano non muore…Va vendi tutto….rinnega te stesso….prendi la croce e seguimi….beati gli afflitti…i perseguitati..”
Il tuo Signore oggi mi sembra proprio un linguaggio duro e impietoso.
Per questo ho chiamato in mio soccorso Maria, la madre che ci hai donato, che ci ha adottato, a cui mi sono consacrata, perchè mi faccia fare l’esperienza della gioia, di quel “Kaire!”, “Rallegrati!” che l’angelo le disse, perchè tu Signore eri con lei, sei con lei.
Voglio anch’io rallegrarmi, ritrovare la gioia di essere salvata qualunque sia il prezzo da pagare.
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