Pane

“Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,58).
Nel giro di pochi giorni ci si ripresenta questa pagina del Vangelo dove si parla di un pane che fa vivere in eterno.
Non è un caso, penso, visto che il problema più grande dell’uomo è quello di nutrirsi per non morire di fame.
E di affamati ce ne sono milioni, tanti di più di quelli che riportano le stime ufficiali.
Il mondo è diviso in due, da una parte i ricchi, quelli che possono scegliersi il pane da mangiare o anche di sostituirlo con qualcosa di più sofisticato e i poveri che sono in aumento e che premono alle nostre frontiere, cercando le briciole che cadono dalla nostra tavola.
Il ricordo più bello di quando ero piccola, appena finita la guerra, era il sapore, il profumo del pane che raffermo o fresco era sempre un lusso, un godimento.
Con quello raffermo ci facevamo la colazione al mattino, tagliato con pazienza ed amore a quadrettini e messo al centro del tavolo dove ci riunivamo per cominciare la giornata con un segno di comunione.
Raffermo era anche il pane bagnato nell’acqua che mamma condiva con l’olio e con il pomodoro a merenda.
Ed era un lusso.
Fresco lo mangiavamo di rado, perchè il pane si faceva in casa e doveva durare almeno una settimana.
A noi bambini piaceva tanto il pane del forno e, quando le finanze lo permettevano, divoravamo gli sfilatini litigandoci la parte iniziale o finale che era la più croccante.
Cibo da ricchi, raro sulla nostra tavola.
Di quando ero bambina non ricordo la bontà del companatico, ma la fame che solo il pane mangiato lentamente mi toglieva.
Gesù ci invita a riflettere con questo passo del vangelo sulla nostra storia e sul cibo che che ci ha veramente saziato.
Se penso al pane razionato di quando ero piccola l’immagine è quella di una famiglia riunita attorno ad un tavolo, di una madre e di un padre che si preoccupavano di darlo a noi figli.
Poi sono diventata grande e autosufficiente.
Ho scoperto che esistono tanti tipi di pane, quando andai a Bologna per studiare.
Non aveva lo stesso sapore di quello che tagliava mio padre, ma ciò che mancava a quel pane era la condivisione che aveva contraddistinto tutti i momenti importanti della mia vita in famiglia.
Ho scoperto che al bar si può scegliere ciò che più ti piace e, pagando, puoi soddisfare il palato con il dolce o il salato, magari con un amico che incontri e con il quale stai bene, ma con cui non condividi l’intimità della tua casa.
A quei tempi non sapevo cosa fosse l’Eucaristia, nè partecipavo alla messa se non per matrimoni e funerali, dopo un’overdose di messe e preghiere per 16 anni in un convento di suore, dove ho compiuto gli studi.
Oggi penso a cosa ho perso, a quanto tempo ho passato cibandomi di ciò che mi ha avvelenato il fegato, lo stomaco, l’intestino, i nervi, i muscoli e tutto il resto.
Adesso sono alle prese con l’ennesima limitazione.
Adesso si fa per dire, perchè è da tanto che combatto con le intolleranze che mi provocano certi cibi e che mi costringono a dei sacrifici, a delle rinunce a volte intollerabili.
I miei peccati di gola li sto pagando tutti, e non solo i miei, ma anche quelli di chi mi ha preceduto.
Mi sono stati proibiti i lieviti e non solo.
La cosa mi ha molto indispettita, ma poi ho pensato a quell’ostia bianca che ogni giorno il Signore mi permette di prendere, pane azzimo, pane a cui Lui dà il lievito, pane che lui moltiplica dopo averlo benedetto.
L’Eucaristia è un’occasione straordinaria per ritrovare le nostre radici comuni, le nostre abitudini famigliari di quando facevamo la fame, è un incontro di persone che mettono a disposizione quello che hanno, il limite, la fragilità, la fame, e chiedono a Dio di benedirlo e di farlo cibo che nutre e che dura in eterno.
La condivisione è essenziale come anche la benedizione.
Siamo capaci di benedire ciò che ci manca?
Siamo capaci di vedere in ciò che ci manca l’intervento, la provvidenza di Dio?
Siamo capaci di offrire al povero all’affamato non quello che ci avanza, ma quello che ci serve?
Siamo capaci di spezzare in piccolissimi pezzi il nostro corpo perchè diventi corpo di Cristo?
Questa mattina voglio meditare e fare mia questa Parola.
Dio mi basta?
O cerco altrove di che sfamarmi?
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