“Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?” (Mt 22-12).

“Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?” (Mt 22-12).
Gesù con le sue parabole ci spiazza sempre, perché sembra impensabile pretendere che delle persone chiamate agli angoli delle strade, buoni e cattivi, non preparate, che non se l’aspettavano, che non se lo potevano permettere, indossassero un abito adatto alla cerimonia.
Una massa di poveri disgraziati, che magari hanno visto in quell’invito l’occasione per sbarcare il lunario è’ tanto che abbiano accettato.
Quando ci invitano al matrimonio la prima cosa che ci viene in mente è: “Che vestito mi metto?” Che regalo di faccio?”.
E se non abbiamo soldi per un vestito nuovo, se non l’abbiamo nell’armadio e se non siamo in grado comperare un regalo adeguato, decliniamo l’invito.
Molto spesso sono proprio questi obblighi che gli fanno decidere di dire no ad un invito.
Ricordo quello che Giovanni mi disse quando vide gli invitati in chiesa vestiti in un modo del tutto inusuale.
“Nonna ma si sono travestiti da matrimonio?” Che la dice lunga quanto si spende, quanto ci si tiene ad apparire in queste occasioni.
Ritornando al passo del Vangelo, la chiave per capire la reazione del re contro l’invitato che non aveva la veste giusta, è data dal fatto che nell’antico oriente c’era la consuetudine ai tempi di Gesù di dare agli invitati alle nozze il vestito per partecipare alla festa, un vestito uguale per tutti, bello e decoroso.
Se questa usanza fosse arrivata ai nostri giorni ci avrebbe tolto dagli impicci, almeno avrebbe tolto dagli impicci molta gente povera, ma non so quanto sarebbero stati contenti quelli che aspettano queste occasioni per sfoggiare gusto, eleganza, posizione sociale, condizione economica.
Per fortuna che hanno deciso in quasi tutte le chiese di far vestire i bimbi della prima Comunione tutti allo stesso modo, con un saio bianco di tipo monacale.
Ma questo non esonera i parenti a fare sfoggio di eleganza.
Il re della parabola si indigna perché l’uomo che non aveva la veste aveva voluto distinguersi e non si era voluto mischiare con la folla anonima dei buoni e dei cattivi, con gente con cui non aveva niente da spartire e della quale si sentiva superiore.
C’è da chiedersi quando Dio ci invita al banchetto eucaristico se cerchiamo delle scuse per non andare oppure, se andiamo, ci sentiamo diversi, migliori, superiori agli altri come i farisei contro i quali Gesù polemizza più di una volta.
Quale vestito indossare? Viene da chiedersi.
Una veste che ci piace, che ci distingue, la veste della nostra vita ordinaria ma sempre nostra… oppure lasciamo che Dio ci rivesta della sua luce, della sua pace, del suo splendore, della sua bellezza, della sua grazia?
“Guardate a lui e sarete raggianti”.
È proprio vero che se hai Dio nel cuore il resto scompare, perché i tuoi occhi riflettono la Sua immagine e rendono inutile qualunque travestimento, anche fatto in buona fede.

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