“Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto” (Lc 7,6).

Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXIV settimana del Tempo ordinario
“Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto” (Lc 7,6).
Chi è degno Signore di riceverti nella propria casa?
Cristiani o non cristiani tutti abbiamo qualcosa da farci perdonare, abbiamo la casa in disordine, quella che tu ci hai dato per essere abitata dal tuo spirito, non tanto quella fatta di muri che provvediamo a tenere in ordine per salvare le apparenze o anche solo per ritrovare le cose quando la memoria comincia a fare cilecca.
Quando diventiamo vecchi riduciamo al massimo gli ingombri che potrebbero ostruirci il passaggio, quando oltre a noi devono passare carrozzelle o deambulatori.
Oppure provvedono i figli a buttarci le cose che a loro parere non servono a niente.
Se quindi siamo apparentemente a posto per quanto riguarda l’ambiente che ci circonda, non è poi così scontato che nei giovani come nei vecchi non alberghi un disordine più ostruttivo, quello dei pensieri, dei sentimenti non disciplinati, il disordine di una volontà deviata, il disordine del non amore come quello che ci illustra egregiamente San Paolo nella prima lettera ai Corinzi.
Mi ha colpito la frase:”Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri “ che la dice lunga sul malcostume che si evidenzia in occasione di certe feste, in cui ci si affolla attorno al tavolo dove sono posizionate le vivande e “Beati gli ultimi se i primi sono onesti!” come diceva mio padre.
San Paolo alludeva all’Eucaristia dei primi Cristiani, che era seguita da un pasto comune dove si consumava il cibo messo in comune, che ognuno portava da casa.
Ma se è vero che sta scritto“ quando due o più si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro”è epifania del Signore non solo in chiesa, ma ogni volta che le persone si radunano e condividono il cibo messo in comune.
Il radunarsi non è solo un radunarsi fisico, ma un raduno del cuore, nel momento in cui ti unisci ai fratelli nella preghiera e poi nell’agape fraterna, non trascurando i più bisognosi.
Prima di cominciare a mangiare non basta dire:” Signore benedici questo cibo che stiamo per prendere e fa’ che tutti ne abbiano”, lavandoci la coscienza, perché ci pensa il Padreterno.
Ci sono cose che facciamo inconsapevolmente, senza preoccuparci degli altri, pensando solo al nostro interesse alla nostra pancia, convinti che a noi nessuno può dire niente, perché non facciamo male a nessuno.
Il centurione, un pagano, ci dà una bella lezione di cosa sia la fede, che non è un affare per  primi della classe.
La fede non è pretendere ciò che ci spetta di diritto, ma attesa fiduciosa che Dio provveda a chi ne ha più bisogno servendosi di noi.
Ogni volta che vado alla messa nella cappellina della Madonna della Pace mi chiedo se l’orologio del sacerdote non sia per caso rotto, perché entra sempre con qualche minuto di ritardo, pur essendo già vestito e alla porta.
Ho capito solo da poco che il suo orologio è sincronizzato sulle esigenze dello Spirito che aspetta i ritardatari e non chiude i battenti a coloro che consapevolmente o meno arrivano a messa cominciata.
Così quella che ritenevo una scortesia nei confronti di quelli che arrivavano primi ( io sono una di quelli), la vivo come momento di grazia per gli ultimi e per me che ho più tempo per prepararmi alla comunione eucaristica.
“Domine non sum dignus” dice il Centurione e dovremmo dirlo ogni volta non solo con le labbra, quando andiamo alla messa, ma sempre con il cuore aperto ad accogliere la gratuità del dono che viene incontro alla nostra debolezza.
Voglio ringraziare il Signore perché attraverso la sua parola ogni giorno mi insegna qualcosa di nuovo e non è mai la stessa cosa come un tempo pensavo, una ripetizione noiosa di un testo già letto e riletto nell’anno e nel corso degli anni.
Gli anziani, per poter convincere Gesù, mettono davanti i meriti del Centurione che ha costruito la sinagoga ed è stato sempre benevolo nei loro confronti e della loro religione.
Ma a Gesù non interessano i meriti, perchè chi può vantarsi?
“Chi si vanta si vanti nel Signore” è scritto.

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