” Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”( Lc 19,14)

Meditazioni sulla liturgia di
 mercoledì XXXIII TO 
VANGELO (Lc 19,11-28)
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.
Parola del Signore
” Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”( Lc 19,14)
Questa parabola riportata anche da Matteo  parla di noi, di come viviamo la nostra esperienza cristiana.
Possiamo essere quelli che non vogliono che Gesù venga a regnare su di noi perchè vogliamo essere noi a decidere tutto e non sopportiamo il giogo che la vita ci impone, la nostra inadeguatezza, i nostri limiti e  pensiamo che da soli possiamo superarli, evitarli, annullarli.
Delle regole, delle buone maniere ce ne infischiamo almeno quando non ci vede nessuno.
Perciò, anche se viviamo nella società dell’informazione globalizzata, in un mondo dove tutto è monitorato più o meno palesemente ci illudiamo di essere invisibili e di poter fare il comodo nostro.
Ma purtroppo come avvenne per Adamo ed Eva che andarono a nascondersi, dopo aver commesso il peccato, ma non riuscirono a fuggire allo sguardo di Dio, così noi ci illudiamo che nessuno ci veda quando facciamo ciò che non è consentito.
Quindi pur non volendo padroni a cui rendere conto ci assoggettiamo ad una miriade di padroni che ci tolgono la libertà , ma soprattutto la gioia di vivere.
Quando un lavoro ti piace lo fai con gioia e non ti pesa, e incredibilmente i lavori che pesano meno sono quelli che si fanno per far stare bene qualcuno a cui tieni.
Ognuno di noi sperimenta come diminuisca il peso delle incombenze quando l’amore ci mobilita.
Allora invece di vivere nascosti, o di nascondere i doni che Dio ci ha dato, perchè non cominciamo a recuperare le motivazioni per metterli a frutto, partendo da ciò che ci ha lasciato detto, il suo testamento?.
Mi vengono in mente tutti gli atavar, le maschere dietro cui si nascondono amici e non amici, sui social network.
Quando mi chiedono l’amicizia cerco prima di tutto tra le foto se ce n’è una a volto scoperto per sapere con chi ho a che fare.
Quando non ci si mette la faccia, è il talento, la mina che si nasconde, perchè siamo fatti a Sua immagine e somiglianza.
Perchè avere paura?
C’è chi ci mette la faccia di un altro, o anche la propria ma di quando era più giovane, più bello o addirittura di quando era  bambino.
Insomma è una gara a nascondersi per paura di non essere accettati, per evitare giudizi e pregiudizi, per carpire l’amicizia con moneta falsa.
Il vangelo di questa mattina a tutto questo mi ha fatto pensare e io non mi tiro indietro, perchè chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Comunque cerco la faccia e il nome di non cambiarla e ultimamente aggiorno la foto, man mano che le rughe aumentano e gli occhi si fanno più spenti.
Voglio non dimenticare mai che Gesù ci ha messo tutto e che ad ognuno dice di fare lo stesso, perchè siamo segno del suo amore per noi, siamo segno di una misteriosa grandezza che non può manifestarsi se la tieni coperta.

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