“Le potenze dei cieli saranno sconvolte”. (Lc 21,26)

“Le potenze dei cieli saranno sconvolte”. (Lc 21,26)
Certo che queste parole non mi piacciono.
Questa vita è già tanto tribolata che sentire notizie di catastrofi aggiunte non è consolante.
Dovrei commentare il Vangelo di oggi su quanto avviene o sta per avvenire, cose per me scontate, perché ho imparato dalla vita che nulla dura in eterno delle cose che vediamo, tocchiamo, sentiamo, che percepiamo con i nostri sensi.
Tutto siamo chiamati a riconsegnare, chi prima chi dopo, chi a rate chi tutto insieme.
È un po’ quello che accade nella nostra vita di tutti i giorni, c’è chi paga a rate, chi in costanti.
Quelli che fanno a rate sono presumibilmente i più poveri, mentre chi ha i soldi non ha problemi a saldare il conto.
Viviamo in un tempo di crisi, i poveri sono aumentati, i ricchi si tengono stretto quello che hanno guadagnato spesso frodando il fisco e la gente.
Quelli che non possono più pagare aumentano sempre più di numero.
La resa dei conti si avvicina.
Ognuno dovrà presentarsi al trono dell’Altissimo per rendere conto dei beni assegnatigli.
Chi molto chi poco, tutti saranno chiamati a rispondere a Dio del dono o dei doni ricevuti.
È questa la fine dei tempi?
Certo è che la povertà aguzza l’ingegno e si fa sempre più ricorso a monete alternative per sopravvivere.
Ci si inventa mestieri sfruttando disposizioni, capacità, inclinazioni messi in cantina per sbarcare il lunario, ci si unisce per far fronte alla crisi e lì dove mangiavano due o uno ora mangiano in tanti.
Le famiglie si compattano, la solidarietà si rimette in moto, si esce dall’appartamento per chiedere e dare aiuto.
Lo scambio favorisce le relazioni e il mondo si umanizza.
Sì perché il denaro, i beni terreni avevano creato una barriera, la più grande barriera, alla cooperazione tra i popoli.
L’Apocalisse ci dice ciò che è sotto i nostri occhi, la crisi di tutte le certezze.
Nel momento in cui queste sono cadute ci si interroga sul senso da dare a questo nostro pellegrinaggio terreno, questa vita che si pensa finisca nel nulla e nel vuoto assoluto.
“Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia di domani non c’è certezza”.
Così scriveva tantissimi anni fa un poeta.
Tutte le cose belle passano e spesso ci ritroviamo a piangere su ciò che non c’è più.
Siamo peraltro convinti che ci sia qualcosa che non muore e chiunque, anche se non credente, la cerca e continua a cercarla.
Beato chi la trova la moneta, il tesoro che non ha paura di essere attaccato dalla tignola, da ruggine o da qualsiasi altro agente necrotizzante.
“Beati gli invitati alle nozze dell’agnello di” dicono gli angeli nel passo dell’Apocalisse di oggi.
Noi siamo beati quando accogliamo l’invito di Dio a sederci a sua mensa.
Beati, resi felici anche solo dalla partecipazione, dall’invito al pranzo di nozze.
E già nella santa Eucaristia facciamo esperienza di quanto è buono il Signore, quanti doni elargisce senza merito alcuno.
Ma il cibo per nutrirci alla perfezione, è necessario che egli organi funzionino, che non abbiamo nel nostro corpo abitanti quali vermi, virus, batteri, muffe ecc. che ne impediscono l’assimilazione.
Per questo è necessaria una progressiva purificazione perché il nostro corpo, accogliendo Cristo, goda pienamente dei suoi benefici.
Cacciamo quindi i cattivi pensieri, le cattive inclinazioni, lasciamoci pulire dalla misericordia di Dio attraverso il Sacramento della Riconciliazione e affrontiamo i nemici con le armi invincibili di Gesù.
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