” A chi posso paragonare questa generazione?” (Mt 11,16)

” A chi posso paragonare questa generazione?”  (Mt 11,16) 
C’è gente a cui non va niente bene, vale a dire che è sempre scontenta, ha sempre qualcosa da dire sul comportamento degli altri ergendosi a giudice della storia sia che riguardi una singola persona, sia un gruppo, una nazione, l’intera umanità.
E’ l’esercito degli scontenti, quello che anche oggi continua ad animare le dispute più o meno dotte sui talk show televisivi, sui giornali, o semplicemente negli ambiti in cui vive.
Se c’è una cosa che non sopporta Gesù è la gente che giudica, che si mette su un
piedistallo, il piedistallo del giusto e si erge a misura di tutte le cose.
Di gente di questo tipo ne incontro sempre più spesso, ma la prima con cui mi sono scontrata e confrontata sono io che, pur stando in silenzio, giudicavo e prendevo le distanze da tutto ciò che avrebbe potuto farmi soffrire.
Ci ho messo del tempo, tanto tempo a prendere coscienza che non io ero la misura di tutte le cose e se volevo trovare la gioia di vivere dovevo accettarne gioie e dolori, salute e malattia.
Quando neghi, rifiuti ciò che non ti piace e non ti appaga  e guardi non quello che hai ma quello che ti manca diventi un infelice.
Questo criterio poi lo applichi anche a tutte le persone che hanno a che fare con te, che incontri, che osservi, che magari sono i tuoi educatori o i tuoi datori di lavoro per finire al coniuge con cui con convinzione hai pensato di vivere la tua vita senza traumi.
Perchè lo sposo te lo scegli, non come la madre il padre, i fratelli, gli educatori e chiaramente ti illudi di trovare finalmente uno che è come te, che la pensa come te, che fa le cose che piacciono a te.
Adamo disse, quando partorì nel sonno Eva (nel sonno, notare) e la vide, pensando di conoscerla” Questa è carne della mia carne, osso delle mie ossa!”  salvo poi accorgersi che non la conosceva affatto quando gli diede il frutto della condanna.
“Prometto di esserti fedele nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia” era la formula del matrimonio quando mi sono sposata.
“Con la grazia di Cristo” l’hanno messo dopo ed è ciò che fa la differenza.
Chissà perchè questo passo del vangelo mi ha fatto pensare al matrimonio, quando finisce l’innamoramento e comincia la scelta di amare cercando nell’altro il buono che ha in sè, quel germe divino che te lo fa sentire carne della tua carne ossa delle tue ossa.
E’ la grazia di Cristo che ti permette di vedere il bene al di là degli strumenti che usi per realizzarlo, è il Suo amore che potenzia la tua capacità di accogliere e fare tuoi gli insegnamenti, i moniti, i consigli di un eremita o di una persona che si mischia con la gente.
“Tra i nati di donna nessuno fu più grande di Giovanni, l’Immergitore” perchè aveva capito che per preparare la via del Signore bisognava entrare nel deserto, lontano da qualsiasi condizionamento e lasciarsi guidare dalla verità che hai dentro inscritta e che Dio vuole tu porti alla luce.
Un cammino di misericordia a partire da se stessi, quello che con questo anno liturgico dobbiamo intraprendere.
Perchè le più grandi colpe che imputiamo agli altri sono quelle che noi non vogliamo riconoscere in noi stessi.
Imparando a convivere con il grano e la zizzania che portiamo dentro.
Riconoscendoci quindi peccatori davanti a Dio non possiamo fare altro che unirci in coro per chiedere al Signore “pietà!” come siamo soliti fare all’inizio di ogni messa.
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