“Sulla tua parola getterò le reti” ( Lc 5,5)

Gettate le vostre reti per la pesca” ( Lc 5,4)
“Sono un uomo dalle labbra impure!” dice Isaia, “Signore allontanati da me che sono un peccatore!” dice Pietro al vedere l’effetto della parola del Signore.
Straordinaria la Parola del Signore perchè ti cambia la vita, ti mostra come non bisogna essere bravi per essere assunti come operai della sua vigna.
Basta fidarsi di lui perchè è lui che ci rende bravi, coraggiosi, capaci, intrepidi, santi.
E’ incredibile come questo possa succedere a noi che, da quando cominciamo a capire qualcosa, pretendiamo di fare, di dire a nostro piacimento, di agire senza che nessuno ci comandi perchè vogliamo essere noi artefici del nostro destino.
Le leggi imposte sono sempre pesanti e io ricordo con quanta poco entusiasmo per non dire rabbia mi sottoponevo a ciò che i grandi mi imponevano e, se ho raggiunto le mete dell’indipendenza agognata, lo debbo proprio all’insubordinazione ai gioghi che mia madre, mio padre, i miei educatori mi imponevano.
Non parliamo poi di quello che sentivo pesarmi di più, il giogo della legge di Dio.
Con Lui non potevo barare anche se ci ho provato più di una volta, mentre i miei spesso e volentieri li ingannavo e non subivo le conseguenze della mia disobbedienza.
Con Dio era un’altra cosa perchè il suo occhio era sempre aperto, fisso su di me e non c’era posto dove nascondermi.
Un incubo come le fiamme dell’inferno che sentivo sempre in agguato.
Peccato che di Dio mi sia stata data un’informazione così distorta, peccato che l’incontro sia avvenuto così tardi, avevo 56 anni, che non è poco!
Eppure non avviene subito quello che avvenne per Isaia e per Pietro, perchè ci è voluto del tempo e tanta frequentazione per riconoscermi peccatrice, dalle labbra impure, incapace da sola di fare qualcosa di buono e di utile e fecondo.
Ricordo che siamo partiti alla pari, quando il mio sguardo si è posato sul crocifisso, con quel ” Pure tu!” che la dice lunga sulla mia presunzione di essere come Lui.
Per fortuna o meglio per grazia il Signore non si è formalizzato sul modo con cui l’ho apostrofato e come una madre che si accorge che il suo bambino è salito molto in alto e rischia di cadere e lo pende in braccio e pian piano lo riporta giù perchè impari a camminare lì dove può senza farsi male, essendo ancora troppo piccolo per certe escursioni.
Con me il Signore ha usato una delicatezza senza pari e mi ha preso così come ero, piena di me e di idee preconcette.
Da subito mi ha incuriosito, attratto quello che diceva, perchè puntuale, anche se non immediato, era il riscontro nella mia vita.
Oggi, leggendo il vangelo mi ritrovo nell’esperienza dell’essermi affaticata invano, esperienza di sconforto e di delusione che viene dopo tanti sforzi non approdati a niente.
C’è un momento della vita in cui capisci che se non cambi posizione sei destinato a rimanere a mani vuote e a piangere sul latte versato.
Ciò che ti fa cambiare posizione, punto di vista, punto di partenza, è la Sua parola che ti indica per chi e perchè devi faticare, spenderti, metterti a servizio.
Mio padre diceva sempre, quando andava al lavoro, ( Faceva il capostazione)salutandoci, che andava a servizio.
Io non mi sono mai sognata di pensare così il mio lavoro di insegnante e il servizio se mai lo facevo a me stessa per sentirmi brava, sempre migliore rispetto ad altri insegnanti e nel giudizio degli alunni, delle famiglie, dei miei colleghi.
L’idea della bravura era stata consolidata da mia madre che per farmi fare le cose che i miei fratelli non potevano sapevano volevano fare mi stimolava dicendo” Tu sei brava, solo tu ci riesci!”
La bravura è stata la mia fregatura, perchè per dimostrarlo a me stessa e agli altri mi sono sfiancata, rotta le ossa, affaticata invano.
Ma quest’ultima cosa me l’ha fatta capire Gesù che si è chinato alla mia altezza e mi ha ripulito da tante zozzure e mi ha preso nella sua casa perchè imparassi che significa essere servi inutili.
La percezione di non essere all’altezza della persona che hai di fronte non è automatica.
Bisogna frequentarla , ascoltare quello che ti dice , vedere quello che fa e credere che, anche se le sue parole ti scomodano, il suo fare ti scandalizza, devi con fede e umiltà aspettare la verifica che arriva sempre, verifica che ha sempre ragione, che il suo più grande interesse siamo noi, sono io, è l’uomo e che non farebbe nulla se non fosse certo che è per il suo bene.
Non è semplice riconoscersi peccatori se non dopo aver sperimentato la sua misericordia, la sua grazia.
Solo se ti apri ad accoglierla ti senti invadere da una pace che non si misura, da una gioia che dà luce a tutto ciò che ti circonda e ti fa sentire insopprimibile il desiderio di metterti a suo servizio.
In questo cammino Maria è la maestra infallibile che mi aiuta a vivere con umiltà la grazia di cui il Signore ogni giorno mi riempie
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