” Gli corse incontro gli si gettò al collo e lo baciò.”(Lc 15,20)

Meditazioni sulla IV domenica di Quaresima
anno C

” Gli corse incontro gli si gettò al collo e lo baciò.”(Lc 15,20)

Non basta mai rileggere e meditare quanto è scritto in questa parabola specie ora che siamo in Quaresima e viviamo in funzione di questo abbraccio che Dio riserva a ciascun uomo quando decide di lasciarsi riconciliare con Lui.
Noi siamo abituati a lamentarci di tutto, perchè ci manca sempre qualcosa per sentirci pienamente sazi, soddisfatti, magari senza spostarci più di tanto.
Quando eravamo bambini molto piccoli vivevamo sereni perchè accanto sapevamo che c’era chi si prendeva cura di noi, prevenendo spesso il nostro pianto o asciugando con una carezza e un abbraccio le nostre lacrime.
I bambini sono i nostri maestri, l’ha detto Gesù e addirittura se vogliamo vivere nella pace e nella gioia e nell’amore di una casa dove non manca mai niente, bisogna rinascere dall’alto, come dice Gesù a Nicodemo.
La Bibbia ci parla dell’esodo come la più importante e significativa esperienza dell’uomo alla volta della terra promessa.
Abbiamo tanta paura della morte e cerchiamo in ogni modo di esorcizzarla.
Ma come si può chiamare la nascita, la prima nascita nella carne se non una morte a ciò che prima eravamo?
La permanenza nell’utero della madre dura nove mesi poi è tempo
espatriare, di uscire, di attrezzarci a respirare da soli, con i polmoni, anche se l’aria quando entra la prima volta fa male, molto male. Perciò piangiamo.
Il pianto è il segno che siamo vivi e sani e se qualcuno tarda interviene subito qualcuno a darci uno sculaccione perchè i nostri polmoni incomincino a funzionare.
Abramo obbedì al Signore quando gli disse di lasciare la propria terra e incamminarsi per un paese sconosciuto di cui Lui dava garanzia di prosperità e di vita.
Se Abramo disse sì a Dio per fede a noi non è chiesto il permesso di farci uscire dal grembo materno in cui eravamo tranquilli, al buio, ma provvisti di tutto.
Come ad Adamo non fu chiesto se era disposto a togliersi una costola per partorire Eva, così a noi non è chiesto se vogliamo o non vogliamo uscire allo scoperto, se vogliamo rinunciare ai vantaggi di stare in un ambiente protetto e sicuro.
Ma pare che sia importante avere consapevolezza di ciò che ci viene gratuitamente dato ed oltremodo più importante sapere che il bene, la felicità, la pace ha un prezzo.
Il prezzo più alto perché noi riavessimo tutto questo l’ha pagato Gesù, ma non basta a farti felice, se non ritorni nella sua casa.
E quando ci entri ti accorgi che sei tornato dentro un utero più grande dove non vivi solo tu, dove Lui provvede a che tu viva dell’opera delle tue mani, sapendo che chi fa piovere e fa crescere è sempre e solo Lui.
Non ci fa l’anestesia per farci partorire l’altro, il tu , la terra in cui Lui si è inchiodato, l’albero della vita che porta frutto a chiunque se ne voglia cibare, accettando di imparare da Lui la difficile ma non impossibile arte del contadino.

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Annunciazione

” Tu lo chiamerai Gesù” (Lc 1,31)

Signore mio Dio con questo nome ti hanno chiamato i tuoi genitori.
“Colui che salva”.
Anche noi vogliamo chiamarti così, specie quando siamo attaccati dal nemico e la tentazione ci spinge a cercare altre salvezze, desiderare altre soluzioni alternative al vangelo.
Tu solo Signore puoi salvarci, specie quando ci riconosciamo poveri, bisognosi di aiuto.
Perchè tu ami più piccoli, i più deboli, tu Signore puoi operare solo in quelli che non ti legano le mani, non ti inchiodano ad una croce, condannandoti a morte.
Tu Signore puoi salvare tutti anche i tuoi persecutori e paradossalmente hai avuto più seguaci dopo la morte che durante la tua vita fatta di segni e di parole divine.
Tu salvi l’uomo dalla fossa della morte, lo salvi dalla sua insipiente sicurezza, quando a te si affida, quando si fida di te.
“Chi potrà salvarsi? ” mi veniva da chiedermi qualche giorno fa, guardando come nel mondo tutto vada a rovescio e sembra che tu sia sconfitto in questa società che pian piano sta scrivendo leggi, imponendo doveri, autorizzando comportamentvii che ci allontanano da te, che negano la vita.
Eppure la storia d’Israele racconta di un popolo che subì anche la vergogna, l’umiliazione , il dolore, lo strazio dell’esilio, della distruzione del tempio .
Tu Signore però non hai mai smesso di amarlo, non hai smesso di operare perchè si realizzasse il tuo disegno di salvezza.
Il tuo progetto prevedeva una collaborazione di carne, tangibile, con una donna , prevedeva che la salvezza passasse attraverso un nutrimento concreto, reale dalla madre al figlio attraverso il cordone ombelicale..
Tu Signore hai formato le tue viscere e le tue ossa nel seno della vergine Maria, hai assunto, preso da lei i caratteri somatici, hai bevuto il suo latte, sei venuto alla luce dopo nove mesi come un comune mortale.
Questo mistero è grande Signore mio Dio… perchè ti sei fatto piccolo , tanto piccolo da entrare nell’utero di Maria che, pur essendo grande nella fede , era spropositatamente piccola per contenere te che sei infinitamente grande.
Eppure è successo.
E tu, colui che salva, sei venuto alla luce nella più piccola città della Giudea, in una stalla. Ti piacciono Signore le persone umili, piccole, povere..
Maria è stata scelta propria perchè aveva imparato ad essere figlia , perchè non si può partorire ed essere madri se non si è fatta l’esperienza di essere figli, amati, scelti, predestinati, destinati ad essere glorificati.
L’essere figli di un Padre come il tuo , Signore, è vivere in eterno nella ferma speranza che nulla e nessuno potrà farci del male.
Così Maria è stata chiamata a collaborare al tuo disegno di giustizia e d’amore.
Mi viene in mente la coppia sterile che abbiamo incontrato al Convegno della C.E.A.M. di Campitello Matese, quella che dopo due anni di matrimonio ha deciso di prendere in affido un bambino di 10 anni.
Dei due la persona più serena che dava forza all’altro era lui che non faceva che ricordare la sua famiglia d’origine e le meraviglie che aveva compiuto l’amore dei suoi genitori. Un amore che aveva generato servizio, gratuità, dono di sè nei tre figli.
Per questo lui, pur avendo perso il lavoro, quindi in un periodo d’incertezza e difficoltà economica , ha scelto di prendersi cura di un bambino, insieme a lei che invece viene da una famiglia di separati dove non ha respirato l’amore.
Per questo l’impresa per lei si è presentata più difficile , anche se l’alleanza con il suo sposo fa sì che il progetto si realizzi perchè fondato su di te, Signore.
Tu chiami ognuno di noi a collaborare alla salvezza.
Ognuno di noi può essere reso fecondo ( felice) attraverso lo Spirito Santo che getta il seme della parola che attecchisce solo in un terreno dissodato, ben preparato.
Signore non conosco i tuoi progetti su di me non tanto per il fine quanto per il percorso attraverso cui tu vuoi venire alla luce attraverso di me. perchè anche io possa vivere e dare vita.
Voglio guardare a Maria, voglio farmi guardare da lei, voglio chiedere la sua collaborazione perchè anche io possa vivere l’esperienza di essere madre giusta, vera , santa, dopo aver sperimentato fino in fondo la dolcezza, la tenerezza, la credibilità dell’amore del Padre, amore per diventare madre.
Aiutami Signore a riconoscere l’amore, aiutami a farmi guidare dall’amore per diventare madre non solo di mio figlio ma dei tuoi figli insieme a Maria.

“Egli tornerà ad avere pietà di noi”( Mt 7,19)

MISERICORDIA

sabato della II settimana di Quaresima
Letture : Mi 7, 14-15. 18-20; salmo 102; Lc 15, 1-3.11-32
ore 7.44

“Egli tornerà ad avere pietà di noi”( Mi 7,19)

Signore tu sei un Dio fedele, sempre. Purtroppo noi non ce ne accorgiamo, perchè pensiamo che tutto ci sia dovuto e che è scontato tutto ciò che gratuitamente da te riceviamo ogni giorno.
” Dacci oggi il nostro pane quotidiano!” diciamo nel Padre nostro, anche se non dimentichi di darci il tuo pane anche se non te.
Come potrebbe un Padre dimenticare di dare il cibo ai propri figli?
Tu ci educhi a chiedere ciò di cui abbiamo bisogno, perchè ci siamo dimenticati che la gratitudine, il grazie è la risposta ad un beneficio ricevuto di cui si prende coscienza.
Il cammino quaresimale è un percorso per mettere a fuoco ciò che è essenziale per noi e da chi ci viene elargito gratuitamente.
Il deserto ci aiuta a uscire dallo scontato, ci mette in comunicazione con te che sei datore di doni, con te che non ci hai mai abbandonato, di te che aspetti che ci accorgiamo di quanto ti dobbiamo, di quanto senza meriti usufruiamo.
La Quaresima è bella, è un periodo straordinario dell’anno perchè ci apre alla gioia e alla gratitudine verso te che ci hai creato per amore e ci hai chiamato all’amore, non quello del mondo che si basa su un tornaconto personale effimero e di breve durata, ma un amore che abbatte tutti i muri di divisione che separano gli uomini e li rinchiudono nei loro appartamenti.
Straordinaria la lezione che ci dai con questa parabola dove non ci colpisce tanto il peccato del fratello scialacquone o l’invidia del fratello giusto, quanto la tua gioia nel riaccogliere nella tua casa chi se ne era allontanato.
Mi vedo, mi riconosco nel figliol prodigo che ha dilapidato tutte le tue ricchezze per vivere senza condizionamenti lontano dalla tua casa.
E’ accaduto quando ho pensato, sposandomi, che finalmente potevo disporre del tempo e del denaro come più mi piaceva e mi potevo scegliere gli amici da invitare o da frequentare senza passare al vaglio del sì di mio padre.
” Fino a quando vivrai sotto questo tetto, dovrai sottostare alle mie regole” diceva mio padre anche dopo che avevo cominciato a lavorare e a riportare soldi a casa.
Pensavo, mi illudevo che la libertà si compra con il denaro, ma mio padre non me lo permise.
Così decisi di andarmene e feci l’esperienza della libertà che mi fece entrare nel deserto e mi educò a non dare niente per scontato.
Tu Signore agivi attraverso i genitori che mi hai donato, mi parlavi in parabole che io non capivo o non volevo capire.
Oggi il mio pensiero va ai miei genitori che, attraverso i loro comportamenti, mi hanno parlato di te, mi hanno testimoniato te, Signore mio Dio.
Voglio ringraziarti per loro che, quando mi ammalai, appena sposata, non si formalizzarono alle modalità del mio allontanamento, ma corsero al mio capezzale e si presero cura di me e della mia famiglia da poco arricchita dalla nascita di un figlio.
Le regole dell’amore valgono dentro e fuori la casa e non si comprano con uno stipendio ragguardevole.
La Quaresima dovrebbe durare tutta la vita per scoprire i tesori nascosti sotto la sabbia del deserto.


Ricchezza

Image for Un fiore per te

(Sal 145)
Loda il Signore, anima mia.

Oggi Signore ci parli di cosa ne sarà di noi se ci comporteremo come il ricco epulone,
In questi tempi di magra pochi si sentono scomodati, rimessi in discussione dalle tue parole. I ricchi sono pochi rispetto alla massa dei nuovi e vecchi poveri creati dall’insensatezza dei nostri governanti.
Andremo tutti in paradiso? Possibile che oggi la tua parola non ci interpelli e ci porti a pensare che tu non stai parlando a noi che non abbiamo niente o quasi niente da condividere con gli altri, percè a malapena riusciamo a sbarcare il lunario con le pensioni da fame, il lavoro che è una chimera e tutto il resto.
Non posso pensare che oggi tu per me non hai parole di vita, per questo voglio fermarmi a pensare di quali ricchezze io disponga e se mi comporto come il ricco Epulone.
Perchè non bisogna vestire di porpora e imbandire banchetti ogni giorno per dirsi ricchi. Abbiamo tante cose di cui non ci rendiamo conto, cose scontate per le quali non ci sognamo di ringraziarti, lodarti e benedirti.
Sto meditando su quali ricchezze ho, costretta su una sedia a rotelle, quando va bene.
Oggi avrei voluto provare ad andare a messa dopo mesi che non esco di casa, ma Giovanni, il mio nipotino ieri è stato tutto il giorno al Pronto Soccorso per un laringospasmo.
I genitori oggi hanno una riunione scout importante, essendo capi.
Visto che ci abitano di fronte, mi hanno chiesto se potevano affidarci i loro figli perché Giovanni è fortemente provato e deve dormire.
Anche se subito mi è dispiaciuto, poi ho ringraziato il Signore perché mi ha mostrato che se non mi prende è perché sono ancora utile da viva, nonostante in questi ultimi tempi abbia desiderato più volte morire, perché mi sentivo un peso per tutti.
L’ho lodato perché mio figlio e la moglie sono impegnati ad accompagnare la crescita cristiana di tanti ragazzi.

Le tre croci

“Il mio calice lo berrete”.(Mt 20,23)

Gerusalemme, la città santa, la città del grande sovrano, Gerusalemme la città della gioia, dove tutti i popoli si raduneranno.
“Mi si attacchi la lingua al palato se ti dimentico Gerusalemme!”, dicevano gli Ebrei esiliati, pensando alla patria lontana.
Gerusalemme, il simbolo dell’unità del popolo eletto, dove ogni pio israelita almeno una volta nella vita doveva andare, dove era il tempio.
Anche Gesù doveva andare a Gerusalemme, anche Gesù sentiva insopprimibile la chiamata verso quel luogo che simbolicamente rappresentava la propria identità davanti a Dio e agli uomini.
Come Gesù, anche noi, in questo tempo quaresimale di preparazione alla Pasqua, dobbiamo salire su questo monte, recarci alla città santa.
Come Gesù, con Gesù, uno alla destra e uno alla sinistra, per stargli vicino, per fargli compagnia.
Se le cose fossero andate come se le immaginavano i discepoli, diremmo anche noi che è bello tutti insieme andare nella città della gioia.
Ricordo quando a Rimini mi si aprì il cuore nel vedere quanta gente a piedi, in macchina, sugli autobus, o con ogni altro mezzo si dirigeva, elevando canti di lode e di ringraziamento, alla volta del palazzo della Fiera dove si teneva il congresso del RnS.
Ho pensato che si stavano avverando le parole della Scrittura e che era bello farne esperienza diretta e sentirsi parte di quel popolo.

Ci invita a ad unirci a lui, Gesù, in questo viaggio, come fece con gli apostoli che non avevano capito ancora quello che stava dicendo.
Che stessero i suoi figli uno alla sua destra e uno alla sua sinistra, era il sogno della madre di Giacomo e di Giovanni che desiderava il meglio per i suoi figli.
Ci sono cose che desideriamo e ci rendiamo conto solo dopo che sono accadute, a distanza di tempo, che il Signore vuole il nostro bene e ci mette in bocca le parole giuste, mischiate a parole vane e inopportune per non dire peccaminose.
Ieri, nell’ospedale di Chieti, ho sperimentato la Gerusalemme qui in terra, dove fiumi di gente confluiscono per cercare, per trovare, ritrovare la gioia, annullare il dolore, la malattia, procrastinare la morte.
Gesù ci invita ad andare con lui, ad unirci a lui in questo cammino.
Non è come ce la immaginiamo la città della gloria, il luogo dove si consumerà il sacrificio del figlio di Dio, l’agnello sgozzato per noi, per espiare i nostri peccati e quelli di quanti ci hanno preceduto o che ci seguiranno.
La città è quella che ieri ho visto, dove sono entrata, dove sono diventata quasi di casa, dove non c’è più bisogno di intessere parole, perché i corpi, i volti, parlano da soli.
Quanti corpi nella città del grande sovrano invocano pietà, misericordia!
Sul Golgota tre croci ricordano il sangue versato, il sangue innocente e quello colpevole.
Non è un caso che i condannati fossero tre, tre crocifissi, per mostrare che c’è uno che ha pagato per tutti e che c’è chi per quel sacrificio è stato salvato subito, perché ha riconosciuto il suo peccato.
Giacomo e Giovanni volevano i primi posti, ma sulla croce c’era a fianco di Gesù il ladrone, occupando quel posto privilegiato che gli guadagnerà il paradiso seduta stante.
Gli apostoli bevvero il calice che Gesù dovette bere, solo dopo la discesa dello Spirito Santo e furono perseguitati e giustiziati in modo anche più crudele.
La storia sacra è segnata dal sangue dei martiri che preferirono morire piuttosto che abiurare il Vangelo.
Sembrerebbe che Gesù non abbia fatto niente di più speciale di quelli che oggi noi veneriamo e che chiamiamo santi.
Ma grazie a Lui tutto questo è potuto accadere.
Con il suo Spirito gli uomini prendono le ali e sono capaci di fare ciò che ha fatto Lui è molto di più.
Oggi penso a questa mia vita, quando i miei sogni erano realizzabili tutti, bastava volerlo, quando con tenacia ho perseguito obiettivi faticosi, con grande sacrificio, mai mettendo in dubbio che non sarei riuscita nell’intento.
Non sapevo nulla di Gerusalemme allora, ma mi ero costruita la città della gioia, dell’eterna felicità.
Gerusalemme, la città santa, è diventata per me il luogo dove la malattia mi crocifigge, ma anche il luogo dove, grazie a questa croce unita a Cristo, rinsaldo i legami con gli uomini e con Dio.

Trasfigurazione

” Maestro è bello per noi stare qui” (Lc 9,33)
Oggi Signore ci ricordi la bellezza del nostro corpo, mostrando il tuo trasfigurato come apparve dopo che fosti sfigurato e crocifisso.E’ un anticipo di paradiso quello che oggi, ci fai pregustare ed è bene che questo accada.Spesso ci dimentichiamo a cosa siamo chiamati, da dove veniamo e dove andiamo, ci dimentichiamo che questa vita che stiamo vivendo nella carne è il seme che darà frutto a suo tempo.Le pagine che la liturgia oggi sottopone alla nostra meditazione, il pane che oggi ci doni non possono non farmi pensare a quale speranza siamo chiamati e cosa concretamente ci sarà dato dopo la fine di questo viaggio, da quando abbiamo lasciato la nostra terra e ci siamo incamminati su una strada che non conoscevamo, fidandoci di te, come Abramo..Tu Signore ci prometti una terra dove scorre latte e miele, dove tu hai preparato un banchetto di grasse vivande dove tutti i popoli confluiranno per godere della tua gloria in eterno, per sempre.Bisogna salire sul monte per contemplare la bellezza della terra che tu hai promesso ai nostri padri e che hai dato a noi attraverso il Battesimo.Mosè la vide da lontano, non gli fu permesso entrarvi perchè doveva aspettare te che negli Inferi  saresti andato a liberarlo, mentre i tuoi piangevano la tua morte, insieme con tutti quelli che in vita non vi entrarono, ma che credettero alla tua promessa.Il nostro corpo che tu hai impastato con la terra e su cui hai alitato il tuo Spirito è destinato alla corruzione da quando quella terra abbiamo deciso di usarla per trarne un piacere personale, infischiandocene dei tuoi consigli di progettista e di padre….di te che sei Dio, Creatore e Signore di tutte le cose e che se di tutte hai detto che era cosa buona, solo dell’uomo maschio e femmina hai detto che era cosa molto buona.A tua immagine e somiglianza ci hai creato per l’eternità.Ma noi siamo un popolo di dura cervice e abbiamo voluto fare di testa nostra, perciò ci ritroviamo in questa valle di lacrime.Penso alla terra e al corpo a cui tu hai dato forma e vita, penso all’uso che di questo corpo ho fatto nella mia vita e sono presa da grande angoscia e afflizione.Certo raramente, prima di incontrarti, l’ho messo al tuo servizio, vale a dire a servizio dell’amore.Il mio corpo ha cominciato a parlare, a gridare più forte, a urlare il suo dolore perchè non lo usavo per ciò per cui tu l’avevi creato.Il mio corpo si è ammalato, è diventata una macchina incidentata che perde i pezzi per strada.Ma oggi che ti ho fatto salire, sei il mio navigatore che mi porta dove è necessario.A spinta, in riparazione, a tre cilindri, con la carrozzeria che va a pezzi, non ho mai fatto tanta strada e spesso mi sembra di essere entrata nella terra promessa.Peccato che queste incursioni dello spirito durino giusto il tempo per non farmi dimenticare tanti tuoi benefici.Bisogna scendere a valle e fidarsi di te, come di te mi fido quando mi chiedi di accompagnarti sul monte.Tu hai restituito alla mia terra la dignità perduta, gli hai dato e rinnovato la sua funzione di essere luogo in cui germoglia la vita.Tu Signore mi hai fatto attraversare il deserto per farmi convincere che non di solo pane vive l’uomo e che mai mi farai rimanere a digiuno.Ti ringrazio Signore del corpo che tu mi dai nell’Eucaristia, ti ringrazio di quello che oggi moltiplicherai sugli altari del mondo, non guardando all’entità dell’offerta, ma a quel poco che riusciamo a darti, non sempre le primizie del nostro raccolto, nè gli animali migliori dei nostri allevamenti, che tu non ti stanchi di benedire.Tu Signore ci renderai capaci, ne sono certa, di offrirti tutto, man mano che procediamo in questo esodo, su questa terra piena di spine.Sono certa che tu ci farai dire: ” Un corpo mi hai dato, e io ho detto -Eccomi! Sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere-“So Signore che saremmo raggianti guardando te, adorando te, specchiandoci in te.Credo che trasformerai il nostro corpo, la terra che ci hai promesso in un luogo di delizie come hai fatto per Maria.Perchè tu sei la nostra terra promessa , tu sei il luogo del nostro riposo, tu la pianta in cui innestare la terra di cui siamo fatti, il nostro corpo mortale, perchè diventi di carne, fonte di grazia per tutti gli affamati del mondo.

” Chiedete e vi sarà dato”(Mt 7,7)

” Chiedete e vi sarà dato”(Mt 7,7)
Le parole di questa mattina mi fanno ricordare quando non mi sognavo di chiederti niente, stando molto male, perchè non mi sembrava giusto rivolgermi a te  e ricordarmi di te soprattutto nel momento del bisogno.Ti avrei pregato quando fossi guarita.Una mia amica commentò con queste parole , senza che io le capissi, il mio atteggiamento nei tuoi riguardi. ” Che superbia!”.Non detti peso ad una bigotta, tale consideravo la persona che mi aveva parlato così, perchè ritenevo che non era giusto rivolgermi a te dopo anni in cui ti avevo messo da parte, chiuso la porta, non facendoti esistere.Poi le cose peggiorarono e al male fisico si aggiunse l’isolamento, il silenzio degli amici, il non senso di una vita senza direzione.Ti incontrai in quel deserto sconfinato che mi stava seppellendo ma anche allora non ti chiesi di guarirmi, perchè mi bastava aver trovato un interlocutore con cui potevo condividere gioie e dolori salute e malattia.La salute peggiorò  ma il mio stato d’animo cambiò perchè non mi sentivo più sola ad affrontare le battaglie ella vita.Ricordo che non ti chiesi mai di guarirmi, perchè quando stavo per farlo mi venivano in mente tutti quelli che stavano peggio di me. E pregavo per loro.Una volta una sorella di fede, mentre facevamo l’adorazione eucaristica mi vide piangere e mi disse: Perchè non chiedi a Gesù di guarirti?” Gli risposi che c’erano tanti più malati di me.Mi meravigliò la sua risposta:” Chi sei tu per dare a Dio consigli e decidere quali sono le sue priorità?”Mi vergognai di questo atteggiamento sbagliato anche se non era frutto di cattiva volontà.Quella persona mi disse che Gesù era al pozzo e voleva che io gli dessi la mia brocca perchè voleva riempirla. Aveva sete Gesù ma aveva bisogno del mio contenitore.Mi meravigliò che Dio avesse bisogno di qualcosa che io potessi dargli. Era ed è Dio e non gli manca niente: questo era il mio pensiero.Ci misi tempo a capire che se non apri le mani nessuno può riempirle, se non chiedi non ricevi e non ringrazi, questo è il punto.Ho fatto sempre una grande fatica a chiedere e ho cercato sempre di sbrigarmela da sola.Poi ho capito che mi pesava non tanto il chiedere quanto l’essere debitrice di un favore, essere grata, estinguere il debito definitivamente.A me non sono mai piaciuti i debiti e di questo ne ho fatta una bandiera. Nella mia famiglia si viveva così, sempre con tanti conti da pagare e niente soldi da spendere.Mi sono sposata per mettere fine a questa barbarie, così era a mio avviso l’abitudine a comprare in credenza, perchè non eri libero di scegliere un fornitore diverso, un bene diverso da quello che offrivano i negozi e le persone con cui eravamo indebitati.Era il dopoguerra ed era abitudine segnare l’importo della spesa fatta su un libretto che il negoziante metteva a disposizione.Riflettendo sulla parola di oggi mi viene in mente che se qui su questa terra avere debiti non è cosa buona, nel regno di Dio è fondamentale.Sentirsi debitori è la strada per vivere in un rendimento di grazie continuo. Ma bisogna uscire dallo scontato, perchè ci sono tante cose che ci vengono date di cui non ci accorgiamo, che pensiamo siano normali, comprese nel pacchetto della vita che ci viene data.Solo quando ti vengono a mancare apprezzi ciò di cui hai goduto per tanto o poco tempo inconsapevolmente senza mai sentirti debitore verso chicessia.”Homo faber fortunae suae” solevo ripetermi.Che superbia!Ma sempre riflettendo sulle parole del vangelo penso a cosa oggi chiedo a Dio.Non riesco ancora a chiedergli la guarigione fisica ma non smetto mai di chiedergli il suo amore che si manifesti nel rafforzamento della mia fede, nel rimanere salda nella speranza, nel vivere in comunione costante con Lui.
L’amore che voglio da Dio è l’amore che desidero ricevere dai miei fratelli. Perchè l’amore guarisce da qualsiasi malattia.Allora la conclusione del passo che oggi la liturgia ci propone non sembra più scollegato alla prima parte del ” chiedete e vi sarà dato”, perchè se fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te devi amare gli altri, se vuoi che Dio esaudisca la tua preghiera  amalo e vedrai il mondo cambiare i connotati, la vita prendere colore e vedere il regno di Dio vicino.