” Gli corse incontro gli si gettò al collo e lo baciò.”(Lc 15,20)

Meditazioni sulla IV domenica di Quaresima
anno C

” Gli corse incontro gli si gettò al collo e lo baciò.”(Lc 15,20)

Non basta mai rileggere e meditare quanto è scritto in questa parabola specie ora che siamo in Quaresima e viviamo in funzione di questo abbraccio che Dio riserva a ciascun uomo quando decide di lasciarsi riconciliare con Lui.
Noi siamo abituati a lamentarci di tutto, perchè ci manca sempre qualcosa per sentirci pienamente sazi, soddisfatti, magari senza spostarci più di tanto.
Quando eravamo bambini molto piccoli vivevamo sereni perchè accanto sapevamo che c’era chi si prendeva cura di noi, prevenendo spesso il nostro pianto o asciugando con una carezza e un abbraccio le nostre lacrime.
I bambini sono i nostri maestri, l’ha detto Gesù e addirittura se vogliamo vivere nella pace e nella gioia e nell’amore di una casa dove non manca mai niente, bisogna rinascere dall’alto, come dice Gesù a Nicodemo.
La Bibbia ci parla dell’esodo come la più importante e significativa esperienza dell’uomo alla volta della terra promessa.
Abbiamo tanta paura della morte e cerchiamo in ogni modo di esorcizzarla.
Ma come si può chiamare la nascita, la prima nascita nella carne se non una morte a ciò che prima eravamo?
La permanenza nell’utero della madre dura nove mesi poi è tempo
espatriare, di uscire, di attrezzarci a respirare da soli, con i polmoni, anche se l’aria quando entra la prima volta fa male, molto male. Perciò piangiamo.
Il pianto è il segno che siamo vivi e sani e se qualcuno tarda interviene subito qualcuno a darci uno sculaccione perchè i nostri polmoni incomincino a funzionare.
Abramo obbedì al Signore quando gli disse di lasciare la propria terra e incamminarsi per un paese sconosciuto di cui Lui dava garanzia di prosperità e di vita.
Se Abramo disse sì a Dio per fede a noi non è chiesto il permesso di farci uscire dal grembo materno in cui eravamo tranquilli, al buio, ma provvisti di tutto.
Come ad Adamo non fu chiesto se era disposto a togliersi una costola per partorire Eva, così a noi non è chiesto se vogliamo o non vogliamo uscire allo scoperto, se vogliamo rinunciare ai vantaggi di stare in un ambiente protetto e sicuro.
Ma pare che sia importante avere consapevolezza di ciò che ci viene gratuitamente dato ed oltremodo più importante sapere che il bene, la felicità, la pace ha un prezzo.
Il prezzo più alto perché noi riavessimo tutto questo l’ha pagato Gesù, ma non basta a farti felice, se non ritorni nella sua casa.
E quando ci entri ti accorgi che sei tornato dentro un utero più grande dove non vivi solo tu, dove Lui provvede a che tu viva dell’opera delle tue mani, sapendo che chi fa piovere e fa crescere è sempre e solo Lui.
Non ci fa l’anestesia per farci partorire l’altro, il tu , la terra in cui Lui si è inchiodato, l’albero della vita che porta frutto a chiunque se ne voglia cibare, accettando di imparare da Lui la difficile ma non impossibile arte del contadino.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...