” Vuoi guarire?” (Gv 5,6)

Meditazioni sulla liturgia di
martedì della IV settimana di Quaresima
Letture: Ez 47,1-9; salmo 45; Gv 5, 1-16

” Ogni essere vivente che si muove dove arriva il torrente vivrà”(Ez 47,9)

Signore sono qui, sono venuta per adorarti, ringraziarti e benedirti per tutto quello che gratuitamente mi hai donato e continui a donarmi ogni giorno della mia vita.
Ti chiedo perdono per tutte le volte che l’ho dato per scontato, per tutte le volte che mi è sembrata un’ingiustizia esserne privata, per tutte le volte che non ti ho fatto esistere.
Sono qui Signore , mi vedi, mi senti, non ho bisogno di dirti come sto.
Ho bisogno di te, della tua acqua per continuare il cammino, ho bisogno di sentirmi una cosa sola con te, altrimenti non ce la faccio.
L’immagine della Madonnina che sul comodino continua a pregare anche quando io non ci sono con il fisico, con la mente, anche quando le mie priorità sono futili e vane, con le sue mani giunte mi rassicura che c’è chi intercede per me.
Signore, mia forza, mio canto, mio liberatore aiutami a vivere sempre alla tua presenza, nella tua casa, a muovermi con spirito di servizio e con la fiducia illimitata in te che sovrintendi ogni cosa
Spesso mi lamento che non c’è nessuno che si prenda cura di me e il pensiero mi rende triste, mi angoscia.
Anche il paralitico del vangelo di oggi diceva che non c’era nessuno che lo aiutasse a gettarsi nell’acqua quando si muoveva per tuffarvisi.
Come mi riconosco Signore in questo personaggio che tu guarisci attraverso lo strumento potente della tua parola, senza farlo immergere nella piscina!
Sei tu e solo tu Signore che ti prendi cura di ognuno di noi, in modo perfetto, totale e fuori dagli schemi.
Perchè me lo dimentico?
Perchè Signore passo il tempo a lamentarmi del fatto che nè ieri, nè oggi c’è qualcuno che provveda in modo esauriente ai miei bisogni?
Oggi voglio farmi un serio esame di coscienza per guardare non le inadempienze altrui ma le mie, perchè il mio più grande peccato emerga e io te ne chieda perdono.
Guariscimi Signore dalla cecità di aver negato le tante opportunità che tu mi hai dato, per dire grazie a chi mi ha teso la mano, a chi si è fatto carico della mia malattia e delle conseguenze sulla mia famiglia e sul mio lavoro, a chi è venuto incontro ai miei desideri anvche futili, per donarmi un sorriso .
Aiutami a liberare la memoria da tante ingiustizie di cui penso essere stata vittima e a riempire il mio cuore di gratitudine per tutti quelli che mi hanno amato anche se in modo imperfetto.
Signore l’ingratitudine non mi ha fatto godere dei beni che avevo e mi ha reso scontrosa, insoddisfatta, infelice.
Oggi che tante cose che avevo te le sei riprese ripenso con nostalgia a tutto ciò che ha reso bella la mia vita, ricca di senso, proiettata verso un futuro di speranza e di gioia.
Grazie Signore perchè quello che manca oggi vedo che ce lo metti tu come un tempo che non ti conoscevo.
Grazie perchè questa mattina che volevo per l’ennesima volta lamentarmi di questa vita tribolata, la preghiera , dopo aver letto la tua Parola, è diventata un inno di lode a te che sei il mio unico punto di riferimento, la mia casa, il mio amore, il mio unico bene.
Un tempo, quando avevo paura di allontanarmi da casa, avevo pensato che, se potevo portarmela dietro come una roulotte, sarei stata felice.
Giovanni a quattro anni disegnò profeticamente tutta la nostra famiglia in una roulotte che veniva portata a Gesù.
Oggi sento che sei dentro di me che non ho bisogno di comprare nulla, ma di accogliere il dono che gratuitamente mi fai di stare con me.
Al paralitico guarito tu comandi di prendere sopra le spalle la sua barella, la sua infermità, il suo limite, come lo chiedi ad ognuno di noi quando ci dici di sollevare sulle spalle la nostra croce e seguirti.
La nostra croce Signore pian piano diventa più leggera, come la barella del paralitico, perchè sperimentiamo che il peso è leggero se confidiamo in te, se guardiamo non a quello che ci manca ma a quello che abbiamo.
Benedici Signore il nostro pane quotidiano, anche se è impastato di lacrime e trasformalo nel tuo corpo e nel tuo sangue offerto per amore.

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