“Mi vuoi bene?” (Gv 21,17)

Meditazioni sulla liturgia di
domenica della III settimana di Pasqua anno C

letture: At 5,27-32.40-41; Salmo 29; Ap 5, 11-14; Gv 21,1-19

” Sapevano bene che era il Signore”( Gv 21,12)

Non è così scontato amarti Signore, anche se ce lo domandi tu, dopo averci dato le prove che il tuo amore è grande, il tuo amore è per sempre, che mantieni le tue promesse, che hai testimoniato fino alla morte di croce quanto fossero vere le parole che ci dicevi.
Eppure non riusciamo a risponderti così come sarebbe giusto, opportuno, direi naturale.
Chi non ama la persona che si prende cura di noi, si spende e si sacrifica per noi, chi non ci giudica e ci ama anche se noi spesso lo anteponiamo ad altri interessi?
Perchè Signore non ci riesce di amare come tu ci hai amato?
Perchè gli apostoli dopo aver vissuto con te, aver ascoltato le tue parole, aver assistito alla tua morte e alla tua resurrezione, dopo essere stati testimoni di tanti miracoli non riescono a rispondere con il verbo giusto?
Nella nostra lingua chiamiamo amore anche ciò che amore non è, perchè non ci sono vocaboli alternativi, così che diciamo di amare un gelato, le vacanze, la moglie o il marito di un altro, i nostri figli, il lavoro, i soldi, gli amici, i vestiti…
Abbiamo le idee confuse su questa parola che tanto ti sta a cuore Signore, parola che ti connota.
“Dio è amore” scrisse Giovanni a 4 anni, nel suo disegno che raffigurava una coppia e un bambino con le lettere in stampatello incerte ancora perchè era la prima volta che si cimentava a scrivere.
Non ci aveva messo il fratello nato da poco e non ce lo mise per un bel pezzo quando raffigurava la sua famiglia perchè un Dio amore non poteva permettere che gli fosse sottratto da un estraneo l’amore dei genitori.
Tu oggi chiedi a Pietro e ad ognuno di noi se ti amiamo sopra ogni cosa e io come Pietro ti risponderei “Tu lo sai Signore quanto ti amo, conosci i miei limiti, la mia debolezza, la mia fragilità, i piccoli e grandi tradimenti quotidiani che non vorrei ma che purtroppo faccio. Ti amo come umanamente posso e so amarti”

Accetta questo mio piccolo amore e trasformalo Signore, come facesti con ognuno dei tuoi apostoli, aiutami a rinnegare me stessa e prendere questo piccolo amore sopra le spalle, la mia croce, e a seguirti fino alla fine.
Le mie braccia cadenti, malate e incapaci di stendersi oltre i confini del mio piccolo mondo, innestate alle tue, potranno essere inchiodate alla tua croce, al tuo amore senza confini.
Signore come vorrei che la tua lingua diventasse la mia, come vorrei, quando mi chiedi se ti amo, non aver alcun dubbio a risponderti con la vita.

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