SFOGLIANDO IL DIARIO…

29 giugno 2015
S.Pietro e Paolo

letture:At 12,1-11; salmo 33; 2 Tm 4,6-8.17-18; Mt 16,13-19
ore 6.54
“Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza”(2 Tm 4,17)

Quante volte Signore, alla fine di una giornata sfibrante, vissuta nel tuo nome, mi ripeto queste parole.
Ne ho bisogno per trarre forza per il cammino che mi attende, per rinsaldare i miei piedi e riempire il cuore di speranza che tu non vieni mai meno alla tua alleanza.
Se penso alla giornata di ieri mi sembra di aver sognato, sognato tutto ciò che ho visto realizzato per amore del tuo nome.
Non pensavo di farcela dalle tre del mattino che il sofar ha rotto il silenzio con il suo messaggio di paura, di dolore, di morte.
Ieri mattina per la prima volta non ho cominciato dall’ascolto della tua Parola, ma dalla Tachipirina e poi dal busto di ferro e poi dal vestito adatto a coprirlo e contenerlo che non trovavo.
Mentre facevo queste cose pensavo a te, a Maria e, senza proferire parola, presentavo il mio corpo martirizzato da dolori sempre più forti.
Non riuscivo a pregare nel modo tradizionale, mi divincolavo come un animale preso in una tagliola e pensavo che la giornata era molto impegnativa e che non ce l’avrei fatta a portare a termine l’opera da me iniziata.
Aver deciso di disboscare la parte di terreno che si è inselvatichita attorno alla casa di campagna e aver coinvolto nell’impresa tante persone mi chiamava ad una responsabilità non solo formale, ma sostanziale, come l’andare, il rimanere, vigilare e non ultimo preparare il pranzo per tutti, operai e famigliari.
Già questa era impresa apparentemente impossibile, ma tu hai voluto inserire qualcosa di più e forse il meglio.
Partecipare in chiesa al matrimonio della coppia che abbiamo accompagnato durante il percorso per la preparazione alle nozze facendoci fisicamente portavoce di una lettera che tu hai scritto a loro.
Gli orari sono stati da te studiati sì che si incastrassero e non si sovrapponessero, né hai negato a mia sorella, che era nel dolore, il tuo conforto servendoti di noi che l’abbiamo invitata a stare con noi, lì sul monte santo, dove tu ti manifesti, nella casa dove è stata celebrata l’Eucaristia, quando fu inaugurata.
Dalla finestra, mentre bruciavano l’erba secca tagliata, è riemersa la croce che tre anni di abbandono avevano quasi totalmente nascosto, nel campo ai piedi degli abeti che svettano nel cielo.
Dalla camera non si vede più la Bella Addormentata, tanto sono cresciuti, ma io chiudo gli occhi, quando entro nel tuo santuario e vedo ciò che altri non vedono e ti lodo, ti benedico e ti ringrazio.
Ieri quindi è stato come attraversare un oceano, un mare agitato da fortissimi venti che nel momento opportuno smettevano di soffiare perché potessimo godere della tua pace, della tua presenza, del dono che ci hai fatto gli uni agli altri.
Se non ci fossi stato tu Signore con noi, non saremmo sopravvissuti a tanto stress, fatica, pensieri.
Se penso che, quando al mattino siamo arrivati, il pavimento era nero di insetti morti che abbiamo dovuto spazzar via.
Tutto è andato secondo giustizia e verità, tutto è stato fatto nel tuo nome Signore, per amore, per riconoscenza, per gratitudine, per responsabilità, animati da uno spirito di accoglienza e di perdono che non pensavamo poter essere capaci si avere.
Poi questa notte, che notte! una notte di streghe, di sofar che squillavano all’impazzata.
Dalle tre sono sveglia e sono qui a ripeterti le stesse parole di ieri.
Senza di te non posso fare nulla.
Signore aiutami in questa traversata che mi vede sola ad affrontare il nemico.
Maria sia la mia infermiera, la mia consigliera, sia sempre vicina a me perché nel suo seno porta te, Gesù, e io ho bisogno di sapere che non mi abbandonerai mai.

PERFEZIONE

SFOGLIANDO IL DIARIO…

15 giugno 2010
Meditazioni sulla liturgia di
martedì dell’XI settimana del Tempo Ordinario

“Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli. ..Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”.(Mt 5,43-48)

La vita Signore sembra, a leggere il Vangelo, ridursi solo ad uno scambio reciproco di favori, un donare agli altri ciò che hai di più caro, un perdersi per ritrovarsi, uno sciogliersi come il sale nell’acqua, un disperdersi e diffondersi come la luce, un morire, un annientamento graduale di sé stessi per far spazio all’altro e all’Oltre.
Sono parole belle Signore, parole che sento, sperimento vere.
Quante volte un gesto gratuito di amore mi ha fatto risorgere, ha dato senso al mio andare, senso alla fatica, senso al dolore, al sacrificio, mi ha riempito di gioia, di gratitudine, di luce, di eternità.
Eppure Signore molto spesso l’amore non sembra essere tanto importante, specie quando il dolore, la sofferenza fisica non dà tregua come questa notte, come questa mattina.
Un dolore che non è di un momento ma dura per ore, per giorni una malattia che mi impedisce di fare sempre meno cose, una malattia che sembra una carica ad orologeria, che più passa il tempo e più percepisci la fine.
Tu continui a parlare di amore, perfezione e io voglio ascoltarti, pendo dalle tue labbra Signore.
In questo tempo sei solo tu che ti prendi cura di me totalmente.
Sei tu che mi fai esistere e mi sembra che tu sia il mio unico interlocutore.
Non c’è più nessuno che mi chieda come sto, che mi faccia gli auguri il giorno dell’onomastico, del compleanno con accadeva un tempo, non c’è nessuno che si ponga il problema della mia salute perché è scontato che stia male, è scontato che di questo male non si muore e che io me la so cavare benissimo da sola.
Alla gente interesserebbe solo se questa malattia portasse alla morte.
Ci si preoccupa solo di questo oggi, perché la morte fa paura.
Ogni notte tu mi chiami a morire Signore, cedere, consegnare un pezzetto di me, della mia agilità, efficienza, intelligenza, memoria, funzione.
Ogni notte.
A volte mi rispondi con un segno che mi conforta e mi rassicura che tu sei con me, che non mi hai mai lasciata.
A volte la mia preghiera torna con l’eco e batte su un muro che rimanda indietro le mie parole.
Mi chiedo, quando me lo chiedo, cosa serva pregare se poi il dolore è sempre così grande..
Come ieri notte… Come questa notte…
Tu parli oggi di perdono, di amore per i nemici e io sono qui a combattere con un dolore alle mani, alle dita che mi perseguita.
Ma non è solo questo, lo sai.
Giovanni quando prega dice: “Lo vedi Signore che c’è questo e quest’altro.”
“Lo vedi”.
Non dice: “Lo sai” ma “Lo vedi”.
E quando sto così male le parole del perdono, della perfezione sembrano dirette più alla mia intelligenza che al cuore, perché mi interrogo su cosa devo ancora capire, cosa meditare, cosa fare rispetto a ieri.
Il dolore mi annebbia la mente, mi intorpidisce i muscoli e non mi viene da pensare ad altro se non a come affrontare questa giornata.
Giovanni dice che non è una cosa normale che io con il mal di schiena (che ne può sapere del resto?) possa averlo portato, al mare, come è stato.
Non è normale, ma io gli ho spiegato che ho chiesto a te l’aiuto.
Ma l’amore che è alla base dei miei comportamenti nei confronti di Giovanni ed Emanuele, i miei nipotini, come faccio a donarlo ad altri se non mi reggo in piedi, se la preghiera sale stentata al cielo?
Non ho più parole Signore e vivo una vita errabonda, una vita segnata dalle tempeste di sabbia, dai tornadi e dagli tsunami.
“Di questa città non è rimasto qualche brandello di muro, di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto. E ‘il mio cuore il paese più straziato”.
Chi o cosa devo amare Signore?
Il mio dolore?

ESAGERAZIONI?

SFOGLIANDO IL DIARIO…

15 giugno 2015
Meditazioni sulla liturgia di

lunedì della XI settimana del TO
ore 6.52

Letture; 2 Cor 6,1-10; Salmo 5; Mt 5, 38-42

“Afflitti, ma sempre lieti”(2 Cor 6,10)

Certo che le cose che troviamo scritte nel Vangelo sembrano esagerazioni, cose dell’altro mondo.
Questa mattina leggevo su un sito cattolico la diatriba tra quelli che non vogliono che i disperati in fuga dalla guerra, dalla fame, dalle torture ci vengano a rubare il pane di bocca, cristiani convinti, credenti e praticanti che a colpi di sciabola rintuzzavano le timide ed educate parole di quelli che il vangelo lo vogliono incarnare nella propria vita.
Non è un caso che la parola di Dio ci raggiunga quando sembra impossibile anche solo provvedere a noi stessi, sbarcare il lunario noi e la nostra famiglia.
“Da’ a chi ti chiede, porgi l’altra guancia e se uno ti chiede il mantello dagli anche la tunica.”
Le parole di Gesù rimettono in discussione la maggior parte dei nostri comportamenti abituali che escludono gli altri dal godimento di ciò che a malapena basta per noi.
Mi viene in mente la testimonianza di una persona povera a cui un giorno decisi di regalare una somma di denaro ricavata dalla vendita di vestiti che non mettevo.
Il superfluo era la prima volta che decidevo di darlo a chi ne avrebbe fatto un uso migliore.
Ciò che non ci serve non ci appartiene, mi dicevo, mentre le chiedevo se si offendeva a prendere da me quell’elemosina.
Mi rispose con un sorriso disarmante e una gioia che le fece brillare gli occhi.
“Lieti , anche se afflitti” dice San Paolo.
Ho visto che è una cosa possibile in quella persona che mi benedisse, perché la Provvidenza, attraverso di me, non si era fatta attendere.
Quella mattina era entrata in chiesa anche se era in ritardo per il lavoro di sguattera sottopagata.
A Dio voleva presentare la sua giornata e i suoi scarsi e inadeguati mezzi per provvedere a se e alla famiglia.
Mi disse che era povera e che viveva di carità.
I suoi vestiti a volte firmati non mi dovevano trarre in inganno perchè niente era suo, tranne una giacca di pelo sdrucita e lisa di quando le cose andavano bene e il marito lavorava, prima che un alluvione gli facesse marcire la merce ammassata in cantina, tappeti costosi di cui faceva commercio.
Mi raccontò, mentre in sagrestia le consegnai la busta con il mucchietto di soldi, che una volta aveva sentito forte l’esigenza di dare le uniche 10.000 lire ad un povero, nonostante il parroco l’avesse dissuasa, conoscendo la sua situazione.
Ma lei non volle sentire ragioni, certa che Dio non le avrebbe lesinato ciò di cui aveva bisogno.
Infatti, appena uscita le si fece incontro una persona che le mise in mano il doppio della sua elemosina, per le preghiere che aveva fatto per lei e la sua famiglia.
Bisogna crederci, anche se sembra follia, bisogna farne esperienza e raccontare a tutti quanto è grande il Signore che ci soccorre in ogni nostra tribolazione.
Avrei tante cose da raccontare a proposito che non basterebbe un libro, cose successe a me e ai miei cari, miracoli scintillanti che ti appaiono solo quando smetti di voler spostare le montagne perchè le vedi al posto giusto.

DIO E’ AMORE

Meditazioni sulla liturgia di
domenica della SS Trinità anno C

Letture:
Pr 8,22-31; Salmo 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15

“Tutto quello che il Padre possiede è mio”(Gv 16,15)

Cosa possiede il Padre viene da chiedersi?
Il Padre di Gesù è Padre nostro, per i suoi meriti e quindi anche noi potremmo affermare la stessa cosa.
” E’ mio!” la prima frase che sentiamo formulare dai bambini quando vengono ostacolati a gestire il loro piccolo mondo fatto di persone e di cose.
Il desiderio di possedere ci accompagna tutta la vita, giustifica le nostre fatiche, i nostri imbrogli, le nostre mistificazioni, perché ci sentiamo bene, almeno crediamo di stare bene se possiamo controllare e gestire tutta la realtà che ci riguarda e non solo.
Purtroppo facciamo dipendere la nostra identità, il nostro valore da ciò che abbiamo, senza peraltro sforzarci di indagare in modo più approfondito chi siamo, mentre tutti sono in grado di capire chi crediamo di essere.
Oggi è la nostra festa, festa grande perché ci fa vedere a quale famiglia apparteniamo, di chi siamo figli, quali sono i nostri parenti, le nostre credenziali, la nostra forza, tutto di noi.
Ogni azienda alla fine dell’anno fa l’inventario ed è giusto per verificare uscite ed entrate, guadagni e perdite.
A me interessa sapere se in questo anno di ascolto della Parola di Dio ho guadagnato qualcosa in sapienza da cui, a quanto pare, tutte le virtù provengono.
“Tutto ciò che il Padre possiede è mio” dice Gesù.
Ma il “mio” del mondo crea separazione, divisione, odio, scontri e guerre, il “mio” di Gesù è frutto di comunione di amore, di condivisione, di pace, di gioia, di giustizia.
Cosa quindi fa la differenza?
Nelle cose del mondo il possesso divide, nelle cose di Dio il possesso moltiplica se benedetto e offerto agli altri.
Voglio ringraziare il Signore perché mi ha chiamato a far parte di una Famiglia dove i membri vanno tanto d’accordo che il pensare, il volere e l’agire sono sintonizzati su un unica frequenza, dove la sintesi, la comunione, l’uno in tutti e tutto in uno, è frutto di un esodo e di una kenosi(morte) continua.
Voglio chiedere a Dio di aumentare la mia piccola fede, il mio piccolo amore attraverso i suggerimenti dello Spirito Santo che ogni giorno mi svela e mi dona lo stupore di una verità sempre più luminosa e appagante.
So che non tutto posso capire e ci sono momenti in cui veramente il sole si oscura e viene la notte del dubbio, dell’angoscia, della ribellione.
Sono quelli i momenti in cui vado alla ricerca della mia gerla di scintillanti, il sacco dove ho riposto con cura tutto quello che Dio mi ha donato nel tempo, per non dimenticarlo.
Lo Spirito di Dio mi aiuta in questo percorso all’indietro perché non perda nulla, neanche uno iota delle parole che sono uscite dalla sua bocca e che ho visto incarnarsi nella mia storia.
Lo Spirito santo mi aiuta a ricordare, mi apre il cuore alla speranza che possa succedere di nuovo, che il sole tornerà a illuminare la mia terra per sempre.

Disegno di Giovanni, il mio nipotino, all’età di 4 anni

“Il di più”


SFOGLIANDO IL DIARIO…
14 giugno 2014
Sabato della X settimana del Tempo ordinario

“Il di più viene dal maligno”.(Mt 5,37)

Il di più.
Oggi voglio meditare su questa parola, avulsa dal contesto in cui è stata pronunciata.
“Entrate per la porta stretta”.
La porta per entrare nell’ovile, nella casa del padre è stretta, l’hai detto tante volte Signore.
Io ho sempre pensato che non era stretta la porta, ma noi che siamo grassi, pieni, facciamo fatica ad entrare attraverso una porta che non prevede persone con il bagaglio, neanche quello a mano, persone che non devono portarsi né tunica, né bisaccia, né sandali di ricambio.
Ricordo come fosse oggi quando mi meravigliò che padre Giorgio una sera di aprile in partenza per Bologna con noi che gli avevamo offerto il passaggio, indossasse sopra i pantaloni solo una polo a mezze maniche sdrucita.
Nel portabagagli io per la stessa occasione avevo messo tre soprabiti di peso diverso.
“Dio vede e provvede” rispose al mio stupore, dandomi una grande lezione di fede.
Il di più viene dal maligno.
Penso ai miei armadi zeppi di roba, armadi che non riescono a contenere tutto quello che penso mi possa servire o mi potrà servire.
Ma poi quando è il momento e mi metto a cercare non trovo mai quello che che desidero perché non c’è che nella mia testa ed è ovvio che non ancora posso materializzare i pensieri.
Il di più.
Quante cose di più abbiamo, quante cose superflue, quante cose che ci impediscono di vivere la vita nel modo più semplice, utilizzando tempo e denaro nel modo più giusto.
Il mio sogno è trovare un abbigliamento adatto a tutte le ore.
Questo è anche il desiderio di Gianni che già vive questa dimensione dell’essenziale almeno nell’abbigliamento, tanto da dimenticare quello che possiede e che potrebbe usare e non si accorge se lo perde o glielo rubano.
Questa è una virtù da un certo punto di vista, rispetto a me che vorrei avere tutto sotto controllo, ma dall’altro è un handicap perché non permette neanche che altri usufruiscano del suo “di più”
Il di più viene dal maligno.
Penso al di più delle parole.
Quante parole io personalmente ho usato di troppo, quante volte non ho fatto esistere l’altro e neanche e principalmente te Signore, annegandoti nelle parole.
Mi rendo conto che prima di fare pulizia nei miei armadi devo fare pulizia nel mio cuore per darti spazio Signore, per accoglierti come si conviene e ascoltarti come è giusto, perché io cresca in santità, giustizia e carità.
Il mio di più sono le parole.
Questa mattina voglio propormi di fare un po’ di pulizia dentro di me, sicché quello che dico sia sempre e soltanto per la tua gloria.
A te Maria chiedo aiuto in questa impresa difficile per non dire impossibile, per me.
Tu nel Vangelo dici poche parole o comunque i vangeli riportano solo quelle che hanno segnato la storia.
“Maria meditava tutte queste cose nel segreto”.
Insegnami Maria a meditare nel segreto ciò che non capisco e a dire sì al Signore con il magnificat.

VASI DI ARGILLA

” Noi abbiamo un tesoro in vasi di argilla” ( 2 Cor 4,7)

Se penso a quanto sono fragili i vasi di argilla, quanto sono facili a rompersi specie se sono costretti a viaggiare con vasi di ferro, come don Abbondio de ” I promessi sposi”, non c’è speranza di arrivare sani e salvi alla meta.
Passiamo la vita a cercare di nascondere le crepe, a rattoppare, riattaccare, mettere insieme le parti rotte cercando con ogni mezzo di nascondere i danni con un sapiente maquillage.
Viviamo disgregati dentro, ma cerchiamo a tutti i costi di salvare l’apparenza fin quando ci riusciamo.
Le industrie cosmetiche fanno affari d’oro oggi più che mai, oggi in cui quello che conta è l’esterno del bicchiere da difendere ed esibire costi quel che costi.
Non posso dire che questa esperienza devastante non mi ha riguardato, anzi.
Ringrazio il Signore perché a Lui ho chiesto il restauro quando mi ha tirato fuori dalle viscere della terra e mi ha trovata a pezzi.
Come un anfora antica con la sua mano sapiente e con il fuoco e la colla dello Spirito ha ritrovato e messo al posto giusto le varie parti, rendendo visibile il disegno originario senza peraltro cancellare i segni delle fratture, le cicatrici che lo rendono come un oggetto antico ancora più prezioso.
Lo voglio ringraziare perché ha ridato valore a ciò che non l’aveva e mi ha restituito alla funzione per cui Lui mi ha creata, quella di distribuire la sua acqua a quanti la chiedono, acqua che continua a fornirmi man mano che mi svuota di me e mi riempio di Lui.
Mi piace pensarmi così, mi piace non sentirmi perfetta ma preziosa ai suoi occhi.
San Paolo dice che abbiamo un tesoro in vasi di creta, chissà perché questa mattina mi sono sentita io preziosa ai suoi occhi, io il suo tesoro.
E’ bello avere un Padre che ti fa sentire tanto importante da lasciarti anche la libertà di usare la sua parola per riflettere su di te lasciandolo in ombra.
Quando sei dentro, quando sei nelle sue braccia, quando senti le sue mani sfiorare e accarezzare le tue parti malate, le tue cicatrici, quando pian piano ti senti portata alla luce e vedi la luce, benedici e ringrazi chi ti ha dato consiglio e continua a dartene, Chi ha sentito il lamento dell’anima sepolto da strati di terra spazzatura e si è fermato e si è corciato le maniche per tirarti fuori dalla tua prigione non può non diventare il tuo tesoro, il tuo amico, alleato più caro, la Persona a cui non bastano tante vite per essergli riconoscente.
La mia gratitudine sale a Dio perché mi ha fatto come un prodigio, una meraviglia ai suoi occhi, con il sangue e l’acqua del suo costato mi ha reso una creatura nuova, creta docile nelle sue mani.
Mi chiedo come sia possibile che mi senta da un lato un vaso antico restaurato con sapienza, di grande valore, e nello stesso tempo argilla morbida nelle Sue mani.
Forte e debole nello stesso tempo purché in me si veda l’opera del Sommo creatore che ogni giorno mi dona la vita.

L’abbraccio

Nella bella cattedrale di Wùrzburg, in Germania, si trova una veneranda Croce del sec. XIV.
Il Signore ha le mani staccate dalla traversa e le tiene incrociate una sull’altra sul petto, avendo i chiodi ancora tra le dita.
Una leggenda racconta che un ladro incredulo, vista la corona d’oro sulla testa del Re crocifisso, stese la mano per prenderla.
In quel preciso istante il Signore staccò le mani e i chiodi dalla croce, s’inchinò in avanti, abbracciò il ladro e lo accostò al suo cuore. Quali furono i pensieri che attraversarono la mente di quell’uomo? Vergogna… pentimento… riconoscenza… desiderio di non staccarsi più da quell’abbraccio? Lo trovarono svenuto.
Da quel tempo Cristo non ha mai più riallargato le sue braccia, ma ha conti­nuato a tenerle cosi, come sono ora, come se volesse sempre stringere al cuore l’uomo peccatore, guardandolo profondamente negli occhi.
https://www.santateresaverona.it/?p=11799

“Io ho fatto conoscere loro il tuo nome” (Gv 17,26)

Sono qui davanti a te Signore mio Dio, sono qui con tua madre a cui ho chiesto di accompagnarmi in questa notte all’altra riva, per poterti ascoltare, per rivederti, per poter mangiare ancora del tuo pane di vita.
Ti ringrazio Signore perchè non hai ritenuto un tesoro geloso tua madre e ce l’hai donata, l’hai con noi condivisa perchè ci portasse a te ogni volta che smarriamo la strada o ti chiamasse lei in aiuto, e ti rendesse visibile ai nostri occhi attraverso la sua preghiera.
Ti ringrazio perchè sei venuto a dare un senso a tanta sofferenza, perchè mi hai mostrato che tu sei in ciò che ci manca, che siamo beati quando percepiamo i nostri limiti, quando ci sentiamo bisognosi di tutto, quando nessuna cosa al mondo ci può consolare, guarire, darci gioia e speranza di vita.
Grazie Signore perchè questa mattina mi hai dato la tua carne e il tuo sangue perchè diventassi una sola cosa con te.
Me l’hai data e io me ne sono nutrita, e la paura è svanita sostituita dalla gioia di appartenerti e di servirti con gli strumenti poveri e disprezzati che tu trasformi in armi invincibili contro le tentazioni del demonio.
Signore grazie perchè oggi comincio la giornata pensando che niente e nessuno potrà separarmi dal tuo amore, che questo amore è lo stesso che ti lega al Padre, un amore che lo Spirito Santo ci mostra e ci dona.
Mi viene in mente l’immagine con cui siamo soliti raffigurare lo Spirito Santo che arriva a noi come acqua, fuoco, colomba, soffio, vento…
Ma quella che più amo e che parla alle corde più profonde del mio essere è un abbraccio, un sentirsi stretti da un amore più grande che ci comprende tutti e che ci fa dire l’uno all’altro:”Io mi fido di te”.
Tu ci chiami all’unità e quale grande miracolo hai compiuto Signore inchiodando il tuo abbraccio alla croce?
Grazie Signore per i tuoi doni, grazie dell’abbraccio che riservi ad ogni uomo peccatore, perchè tu continui a morire per noi ogni volta che ti chiamiamo in aiuto.