BENEDIZIONE

SFOGLIANDO IL DIARIO…

3 agosto 2015
Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XVIII settimana del TO

“Mosè udì il popolo che piangeva in tutte le famiglie”(Num 11,10)

Ci viene riproposto a stretto giro di posta il miracolo della moltiplicazione dei pani, caratterizzata dalla benedizione che Gesù fa su quello che c’era.
Certo che avrebbe potuto dal niente far comparire montagne di cibo, ma lo stile di Dio non è quello di fare miracoli per esaltare la sua onnipotenza, forza, per farsi fare gli applausi a non finire.
Dio ci educa attraverso gli eventi, le prove, la storia della nostra vita.
Invece di lamentarci per quello che non abbiamo cominciamo a benedire ciò che abbiamo, ma soprattutto a vederlo, a chiedere a Dio di aprire gli occhi su ciò che cè non su ciò che ci manca.
E’ una nostra abitudine lamentarci per tutto, rattristando lo Spirito. San Paolo ci ricorda nella lettera ai Tessalonicesi
“Abbiate sempre gioia;
non cessate mai di pregare;
in ogni cosa rendete grazie,
perché questa è la volontà di Dio
in Cristo Gesù verso di voi.(1Ts 5,6-18).
Certo che non è facile fare come ha fatto Gesù e per arrivarci bisogna fare un continuo cammino attraverso il deserto dove scopri cos’è essenziale e impari a fare a meno di tutto eccetto che di Dio.
Mosè di fronte alle lamentele del popolo non fa come Gesù, ma si rivolge a Dio con la confidenza di un figlio e gli apre il cuore.
Non è ancora giunto il momento di fare le cose di Dio, perché dobbiamo essere educati attraverso le prove della vita.
Ma ciò che mi piace del nostro Dio è che da’ il cibo a tempo opportuno e, se si fa attendere, è perché ha un progetto più grande su di noi.
Così Mosè si rivolge a Dio e gli espone il problema, intercedendo per il popolo che gli è stato affidato non proprio con le buone maniere.
Ma Dio non si formalizza, a Lui interessa che il cibo o l’aiuto lo cerchiamo solo da Lui.
Benedire e non maledire è un punto di arrivo, è l’eterna contemplazione dell’amore di Dio, la pace e la gioia di chi ha capito che non di solo pane vive l’uomo.
Mosè porterà il popolo nella terra promessa, ma chi ci insegnerà a coltivarla è Gesù che da un piccolo seme fa nascere alberi frondosi e ricchi di frutti.
Il Divino Seminatore diventa il giardiniere perché quel paradiso perduto ci sia restituito in tutta la sua primitiva bellezza.
E allora lodiamo, benediciamo e ringraziamo il Signore ogni momento, nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, perché tutto concorre al bene di chi teme il Signore.

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