Briciole

SFOGLIANDO IL DIARIO…

7 agosto 2013.
Mercoledì della XVIII settimana del Tempo Ordinario.

“Signore aiutami!” (Mt 15,25)

La cananea ha avuto fiducia in te e, pur essendo forestiera, ha osato chiederti la guarigione della figlia e tu l’hai esaudita.
La donna è ben consapevole che a lei non tocca la parte migliore del pranzo, del banchetto imbandito per i tuoi, quelli che ti sei scelto come primizia, ma si accontenta delle briciole, perché lo Spirito l’ha ispirata.
Le briciole, anche le più piccole, dell’infinito amore che tu nutri per noi, non possono essere divise dal tuo tutto.
Chiederti le briciole Signore è la strada per entrare nel tuo regno, prendere possesso della Terra promessa e ipotecare il futuro nel bene, nell’abbondanza nella pace e nell’amore.
Gli Israeliti, tranne pochi, dopo aver attraversato il deserto, non credettero a quanto era buona la tua mensa, quanti frutti ne avrebbero potuto trarre.
Se solo avessero avuto fiducia nelle tue promesse!
Eppure tu li avevi liberati dalla schiavitù del Faraone e avevi fatto tanti prodigi sconvolgendo l’ordine e le leggi naturali.
Ma noi siamo un popolo di dura cervice e facili a dimenticare i tuoi benefici.
Per tua grazia Signore non hai permesso che la nostalgia degli “scintillanti”(schegge di luce che il mare increspato, accarezzato dal sole del mattino, immilla, innalzando l’anima a te) spegnesse in me il desiderio di rientrare nella tua terra, nella tua casa.
Con questo caldo gli insetti hanno danneggiato seriamente tutto quello che con amore, con passione avevo coltivato per imparare l’arte del contadino, per gustare ogni mattino la meraviglia dell’inizio, lo sbocciare di un nuovo fiore, lo spuntare di nuove e tenere foglie, l’allungarsi degli steli e dei rami che pendevano lussureggianti dalle fioriere del balcone variopinto.
Ogni mattina in cuor mio ti lodavo, ti benedicevo e ti ringraziavo per la vita che continuavi a profondere a piene mani attraverso la parabola della natura che mi circondava e che mi parlava di te.
Gli altri anni di questi tempi avevo dato forfait e mi ero arresa, delusa e senza speranza per le piante che mi morivano sotto gli occhi, quelle piante che provvedevo a innaffiare dopo che le avevo ricevute in regalo.
Quest’anno ho voluto comprare piante commestibili per utilizzare il sole e lo spazio del balcone rimasto senza tendone per nostra incuria, ma anche per mancanza di soldi e per mancanza di amici da invitarvi, la sera dei giorni caldi.
Qualcosa è ancora vivo, ma devo imparare tanto per coltivare piante commestibili.
Non ho smesso al mattino lodarti, benedirti e ringraziarti per la trepidante bellezza della natura, della terra che ci hai donato di ammirare, custodire, amare, coltivare e trarne frutti.
Così gli Israeliti per la loro incredulità furono condannati a vagare altri 40 anni nel deserto e a morirvi senza entrare nella Terra promessa ad eccezione di Giosuè e di Caleb.
Certo che credere senza vedere è difficile Signore.
Pensare che quello che prometti è vero, è buono, è bello, ma anche raggiungibile è Grazia, frutto della nostalgia, del ricordo di tanti i tuoi benefici, custoditi nel sacco dei ricordi.
È per questo che ieri,in un momento di sfiducia, sono venuta da te a messa alle 7:00, e per questo ho sentito forte il desiderio di quella terra che avevo perso.
Così mi sono riconciliata con te Signore.
C’era padre Dino che mi ha accolto con un sorriso.
Eri tu che mi stavi aspettando, lo so, perché poi non mi hai negato quel pane di cui non mi sentivo degna e che era stato riposto nel tabernacolo, perché la messa era finita.
Per te mai finisce la messa, quando un cuore sincero ti cerca e io ti lodo ti benedico e ti ringrazio perché hai mutato il mio lamento in danza e mi hai abbracciato e mi hai fatto sentire quanto è grande il tuo amore per me.
Signore grazie di tutto e per tutto e a te Maria un grazie particolare perché mi hai portato il tuo e ora nostro Gesù.

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