“Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi.” (Lc 5,38)

“Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi.” (Lc 5,38)

“Quando tu sei con me, questa stanza non ha più parenti”, dice una canzone.
L’amore umano fa sperimentare nell’apice dell’attrazione, quanto le categorie umane passino in secondo ordine, quanto il giudizio degli uomini non sia tenuto in nessuna considerazione, perché i nostri occhi vedono ciò che gli altri non vedono, non sperimentano, non toccano, non sentono.
Così una stanza può non avere più pareti, ma alberi infiniti.
Il corpo dell’amata diventa un giardino e gli occhi perle e la bocca ha il sapore di un frutto succoso.
Dimentichi di mangiare, di bere, vivi nell’attesa gioiosa e vigilante, tendi l’orecchio, sussulti al minimo rumore di passi che senti avvicinarsi, quando lo sposo è lontano.
Tu Signore sei lo sposo ed è bello pensare a te, collegando la meraviglia dell’inizio di ogni amore umano con la meraviglia di questo rapporto sponsale con te che non ci abbandoni, che sei fedele sempre, che non deludi mai le aspettative, man mano che diventi più intimo a noi, ci introduci nelle più segrete stanze della tua casa e ci doni il tuo corpo come suggello di un amore che non conosce limiti, condizionamenti, misura.
Tu Signore dai tutto e da noi pretendi tutto, perché nel tutto si perfeziona l’amore.
Quando vogliamo lasciare qualcosa per noi è come se un vestito liso volessimo renderlo nuovo mettendoci una toppa di stoffa robusta o volessimo chiudere un vino nuovo in otri vecchi.
Tu Signore rinnovi la meraviglia dell’inizio, quando ci accostiamo a te con amore sincero.
Tu ci fai pregustare le meraviglie del regno, quando ci metti davanti l’amore.
L’amore umano è segno del tuo amore divino, è frammento, scintilla.
Quanta gioia, quanta trepidazione, quanta incoscienza nella prima fase dell’innamoramento.
Sembra che la terra non stia più sotto i nostri piedi e ci sembra di volare quando i nostri desideri s’incontrano.
Purtroppo nell’amore umano i desideri ben presto divergono e ciò che prima sembrava scontato, eterno, indistruttibile, immutabile, mostra i segni del deperimento, dell’invecchiamento, si logora, si rompe e mostra le nostre nudità, le nostre ferite, lo sporco che non si vedeva.
Con te, Signore le cose vanno così e durano perché tu non inorridisci di fronte alla nostra nudità, non ti ergi a giudice delle nostre inadeguatezze, ma curi le nostre ferite, lavi le nostre brutture, ti chini sulle nostre cadute e ci rialzi.
Tu Signore non sei come gli uomini del mondo che amano fin quando siamo amabili, ma continui a mostrarci il tuo volto mite e generoso, lento all’ira e ricco di grazia verso di noi, tue creature, che tu vuoi ridare alla luce, far rinascere dall’alto, rivestire di una veste nuova e splendente, indistruttibile corazza contro il nemico.
Tu Signore sei lo sposo perfetto che non delude e con te l’idillio dura in eterno.
Tu continui a scriverci lettere d’amore, tu continui a fidarti di noi, ad aprirci le braccia e a sussurrarci all’orecchio di fronte a qualsiasi difficoltà: “non temere sono con te tutti i giorni”.
Anche se non ti vediamo Signore tu sei con noi, l’Emanuele, il Dio con noi, oggi e sempre.
“Sono stato dovunque sei andato” hai detto a Davide che voleva costruirti una casa e circoscriverti in un tempio fatto di muri.
“Il Signore è qui e non lo sapevo!” dice Giacobbe nella notte più buia della sua vita.
Tu Signore sei vicino a noi nei nostri fallimenti, non ti scandalizzi né ci giudichi per le nostre dimenticanze, per i nostri peccati, ma continui a tenderci la mano, continui a parlarci d’amore.
Signore, se gli uomini potessero scoprire quanto ci ami!
Se potessero incontrarti nei momenti più drammatici della propria vita, quando ci si sente schiacciati da pesi incommensurabili, incapaci di scrollarci di dosso tutto quello che ci è caduto sulle spalle.
Se gli uomini, potessero vedere quali sono le cose di cui hanno veramente bisogno! Se riuscissero a riconoscerti anche se hai il volto sfigurato e ripugnante di un uomo flagellato, colpito, gonfio, tumefatto, sporco per gli sputi, segnato per le ferite, deturpato per i segni dell’irriverenza e la derisione di chi voleva cancellare la tua immagine e toglierti di mezzo!
Gli occhi Signore però non li hanno toccati, gli occhi te li hanno risparmiati, quegli occhi dai quali mi sento guardata, nei quali mi specchio, quegli occhi che mi definiscono come figlia, sorella, sposa.

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