Le parole, la Parola

SFOGLIANDO IL DIARIO…

17 settembre 2009
Giovedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Ore 5:30
“Sii di esempio ai fedeli nel parlare” (1Tm 4,12)

Signore sono qui, alla ricerca delle parole giuste da rivolgerti, da scrivere, da trasmettere ai miei fratelli, parole che mi spieghi chi sono, cosa voglio, come, quando e perché mi muovo.
Le parole Signore tu lo sai, sono state sempre per me un problema, quando mi chiamavano”muntò-montone”(perché ero sempre imbronciata e non parlavo mai), quando le sostituivo con il pianto non gradito alle orecchie di chi mi stava vicino.
Lo sai quanto nella mia vita io abbia sentito il bisogno di qualcuno che mi parlasse, che le parole fossero l’espressione di una cura, di una preoccupazione nei miei confronti.
Sono vissuta nel silenzio, nel vuoto creato da tutto ciò che non era logico, comodo, naturale dire.
Signore tu lo sai quanto io dipendessi da parole di verità e di vita…e ho incontrato te! .
Non ti conoscevo Signore, non sapevo che tu avevi parlato e continui a farlo attraverso la Scrittura, attraverso gli uomini che mi hai messo sulla strada, attraverso il creato, attraverso la mia vita di relazione…
Non ti conoscevo Signore e pensavo che tu fossi tanto lontano da non essere possibile ascoltare la tua voce.
Nessuno mi aveva parlato di te e aveva, con le parole da te inspirate, penetrato la dura corteccia del dolore, della solitudine, della rabbia e del ripiegamento su me stessa.
Ti ho cercato Signore nelle parole, nella parola che anche un estraneo avrebbe potuto rivolgermi.
Il mio bunker sempre più mi opprimeva e per questo ho aperto le porte sì che potesse penetrarvi qualche suono proveniente dall’esterno.
Tu sei stato buono con me Signore, paziente, mi hai aspettato, sapevi che sarei arrivata da te.
Lo sapevi Signore quando la solitudine attanagliava la gola, quando non ho trovato più rumori da coprire il silenzio.
” Dalla sua bocca esce solo rumore!” disse la logopedista.
Allora non pensavo che fosse rumore tutta la scienza che attraverso le parole trasmettevo gli alunni.
Mi gloriavo del fatto che ero capace di insegnare cose difficili, di trovare le parole adatte a qualsiasi orecchio, perché le mie parole non cadessero nel vuoto.
Ricordo che non sopportavo che qualcuno si distraesse mentre stavo parlando e questo limite ancora adesso mi condiziona.
Non sopporto che qualcuno non mi prenda sul serio, non stia attento alle mie parole, mi neghi la possibilità, attraverso di esse, di parlare e farmi riconoscere
La cosa che più odio è la condanna all’invisibilità, il disconoscimento della verità che mi abita, il giudizio sommario che viene fatto sulla mia persona, il giudizio che non tiene conto della complessità, ricchezza di quanto concerne la mia storia visitata da Te.

Signore nel brano evangelico di oggi c’è una donna che in silenzio entra nella sala del banchetto e si mette dietro di te e ti bagna i piedi con le sue lacrime e te le asciuga con i suoi capelli e te li cosparge con unguento profumato.
Questa donna, senza parlare, dice tutto di sé, il suo peccato e il suo pentimento e si mostra nuda ai tuoi occhi e a quelli dei tuoi commensali.
Questa donna Signore non ha avuto bisogno di parole per presentarsi a te e ai fratelli, perché la sua persona portava un messaggio di amore e di gratitudine che tu hai recepito, accolto, riconosciuto.
Signore questa donna ha pianto e tu non ti sei scandalizzato, nè sei stato insofferente alle sue lacrime.
Le lacrime per te sono benedette, quando esprimono sentimenti veri.
Io non so piangere Signore.
Mi sento ancora legata da quello che da piccola mi fecero, tappandomi la bocca con strumenti di ogni genere.
Come dimenticare i tovaglioli che uno zio imberbe, ridendo, mi conficcava nella bocca per farmi smettere?
Mi convinsero che piangere era disdicevole.
Giovanni, 7 anni, ha detto che, poiché è grande, non piange più quando si fa male.
Se prima il suo disappunto, il suo dolore lo esprimeva con le lacrime, oggi lo esprime con comportamenti e parole” aggressive”.
Tutto questo mi fa male specie perché, quando era più piccolo, in tutti i modi abbiamo cercato di frenare le sue lacrime.
Ora le usa per ottenere qualcosa, ma non riesce più ad essere libero nell’ opprimere il suo dolore senza ferire.
Signore con Giovanni ho fatto ciò che a me è stato fatto.
Non ho usato fazzoletti, tovaglioli per tappargli la bocca, ma ragionamenti e ricatti sottili che hanno portato a reprimere ciò che di più naturale tu ci hai dato per esprimere gioia e dolore senza parlare.
Signore la donna che oggi tu mi metti di fronte è per me un modello di relazione, un esempio di come si esprima l’amore nei tuoi confronti e nei confronti dei fratelli
Fa che il giudizio e il pregiudizio non mi impediscano di essere veramente me stessa e di mostrarmi a te e agli altri nella mia miseria, nella mia indegnità.
Fa’ che il mio corpo, la mia persona, siano sempre segno luminoso della tua grazia, del tuo perdono, del tuo amore.
Che la bellezza sia sempre frutto di un rapporto vero, autentico, gioioso e grato con te.

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