“Ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio” (Esd 9,6)

Meditazione sulla liturgia di
mercoledì della XXV settimana del TO

(Esd 9,5-9)

Nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati.
Dal libro di Esdra
Io, Esdra, all’offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e dissi:
«Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi.
Ma ora, per un po’ di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po’ di sollievo nella nostra schiavitù. Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in Giuda e a Gerusalemme».

Parola di Dio

Signore pietà, Cristo pietà, Signore pietà.
Così comincia il banchetto eucaristico, così dovrebbe cominciare ogni preghiera, che abbia efficacia su di noi e ci trasformi in esseri riconoscenti nei confronti del nostro Dio.
Purtroppo siamo abituati a rivolgerci a Dio per ottenere qualcosa e arriviamo subito al dunque, sia che preghiamo per noi, che per i nostri fratelli.
In verità ci sentiamo bravi quando intercediamo per gli altri, perchè ci sembra così di non essere egoisti e di essere più ascoltati. Dimentichiamo che non possiamo arrivare al cuore di Dio partendo dall’ultimo gradino, dal nostro piano che è in basso, cosa di cui non vorremmo tenere conto.
Dedichiamo alla preghiera il tempo che ci avanza, purtroppo, non quello che è necessario e ci dimentichiamo che per poter ottenere l’aiuto bisogna essere consapevoli di averne bisogno.
Siamo restii a riconoscere il nostro e per questo il nostro pensiero slitta su tutti quelli che vediamo arrancare, sbagliare, peccare.
Il limite dell’altro ci colpisce molto più del nostro e siamo refrattari a confessare peccati che non pensiamo neanche di aver fatto.
Esdra, pur non avendo peccato allontanandosi dalla sana dottrina, pure si sente appesantito e responsabile dei peccati del suo popolo e per questo pronuncia le parole giuste per aprire il cuore alla lode, alla gratitudine per Dio che ha aperto le porte della sua misericordia al piccolo resto, perchè tornasse nella sua terra e ricostruisse il tempio, mattone per mattone.
Cosa può oggi dirci questo passo dell’AT che la liturgia ci propone?La pietra scartata ai costruttori è diventata testata d’angolo.
La pietra è una persona: Gesù.
Noi siamo le pietre vive edificate sull’insegnamento degli apostoli per costruire un edificio santo e incorruttibile, la Chiesa, sposa di Cristo.
I cuori di pietra diventano di carne attraverso lo spirito; le ossa , gli scheletri si rivestono di muscoli e carne nella visione di Ezechiele; tutto diventa vivo se partecipiamo al sacrificio di Cristo.
Anche noi, peccatori, possiamo cacciare i demoni, guarire le malattie se ci lasciamo guarire e alimentare dal latte delle sue mammelle, illuminare dalla sua parola, accettare che ci poti perchè portiamo frutto.
San Pio da Pietralcina in uno scritto espresse molto plasticamente l’opera dello Spirito sulla nostra carne, dolorosa perchè finalizzata a ripulire i mattoni della chiesa di Dio da ogni impurità e incrostazione.

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