Quanti pani avete?

SFOGLIANDO IL DIARIO…

4 dicembre 2014
Giovedì della I settimana di AVVENTO
ore 5.52
letture: Is 25,6-10; Salmo 22; Mt 15,29-37

” Confidate nel Signore sempre” (Lc 26,4)

Parto dalla preghiera che ieri sera abbiamo fatto insieme, io e Gianni, sostituendola a quella che il gruppo di cui facciamo parte stava facendo contemporaneamente, nella chiesa di San Giuseppe.
Certo che era l’ultima cosa che desideravo fare, ma ci è servita per condividere insieme quel pane raffermo e quei pochi pesci che Gesù, nel Vangelo di ieri ci aveva chiesto.
Abbiamo immaginato infatti che stesse parlando a noi, sia quando spiegava alle folle la buona notizia dell’amore che salva, sia quando chiedeva ai suoi discepoli quanto pane e quanti pesci avevamo, cosa potevamo dargli perchè lo moltiplicasse.
Ma noi eravamo anche quelli che si erano messi alla sequela di Cristo, che ogni giorno andiamo alla messa, per sentirlo parlare.
Eravamo da questo punto di vista inattaccabili, perchè facevamo del nostro meglio per andare a sentire quello che ci diceva.
La parola che ha colpito Gianni e che mi ha segnalato nella condivisione è stata proprio l’incoerenza di chi dice ” Signore, Signore” e poi dimentica di ascoltare e agire di conseguenza.
In effetti prego poco quando non ho forti dolori, paure, preoccupazioni, mentre, se sto malissimo, non smetto di pregare Dio, chiedergli aiuto, estendendo il mio richiamo a tutti quelli che gli stanno più vicino: Maria e tutti gli angeli, i santi e i miei cari .
Abbiamo meditato sulla nostra incoerenza, e abbiamo chiesto al Signore di essere sempre pronti ad offrirgli qualcosa di più che una preghiera distratta o interessata.
Abbiamo da un lato ricordato che a tavola dovevamo mettere una sedia per Gesù, così saremmo stati meno frettolosi a consumare un pasto senza parole, senza la Parola, avremmo celebrato l’Eucaristia sulla nostra tavola aspettandoci, rispettandoci, ricordando ogni momento che la persona che ci sedeva di fronte, quello che stavamo mangiando è un dono di cui dobbiamo rendere conto.
Abbiamo pensato che, dando spazio a Lui, gli doniamo il nostro tempo perchè lo purifichi, lo consacri e lo trasformi in kairos, il tempo delle occasioni favorevoli, degli incontri in cui Lui si nasconde e ci parla.
Gianni ha offerto il suo silenzio che voleva fosse purificato e moltiplicato.
Questa mattina ripensando che la moltiplicazione del suo silenzio, ciò che mi fa più soffrire, sarebbe stata un’ulteriore condanna per me, gliel’ho detto.
Ho pensato poi che forse anche io dovevo offrirglielo, perchè alle nostre parole, ai nostri pensieri sostituissimo un tempo di ascolto vero e ubbidiente, un tempo particolare in cui sulla ridda di clamori che ci agitano, la sua voce suonasse limpida e chiara sì che non possiamo confonderla con i tanti bla.. bla.. che ci occludono la mente.
“Quanti pani avete?
Ci siamo sentiti interpellati da questa parola, perchè sinceramente nè io nè Gianni eravamo convinti che la preghiera fatta così, ci potesse dare molto.
La prima parte del tempo io l’ho passata a pregustarmi il sonno, ma poi abbiamo convenuto, strada facendo, che qualsiasi preghiera eucaristica porta ad un offerta, che parte non da un superfluo di cui possiamo fare a meno, ma da un sacrificio anche piccolo che comporta una rinuncia.
La preghiera di ieri sera è stata condotta dallo Spirito di Dio, che al termine ci ha regalato e messo in bocca le parole che l’amato e l’amata si scambiano nel Cantico dei Cantici.
Parole di fuoco, parole ancorate alla nostra carne, alla bellezza che ognuno di noi dimentica di guardare, osservare, ammirare dopo il matrimonio, dando tutto per scontato.
La gratitudine a Dio per tutto quello che ci ha donato ieri sera la voglio esprimere con un canto di lode perchè ci ha sempre moltiplicato quello che noi gli offriamo.
Così senza televisione abbiamo passato la mezzanotte senza accorgercene.
Al gruppo ci ho pensato solo all’inizio e mi dispiace che non ho espresso neanche il desiderio di unirci ai fratelli nella preghiera.
So che accadrà, perchè i fiori mettono tempo a spuntare e ci vuole pazienza ad attendere, quando vediamo ancora così poco e così male.
“Confidate nel Signore sempre” è scritto sul foglietto del calendario liturgico, perchè Lui è la roccia che non crolla e che ci permette di non essere travolti dalla tempesta, se le fondamenta della nostra casa poggiano su di LUI.
Come vorrei non dimenticare mai queste parole, come vorrei che diventassero il sangue che scorre nelle mie vene, come vorrei che non mi pesasse così tanto rinunciare a tante cose, che non mi servono, che sono dannose, per godere pienamente della sua presenza nella nostra vita.
Ho un cruccio nel cuore che è quello che mi sta allontanando dalla mia parrocchia, dai fratelli, con i quali ho condiviso tanto, dai sacerdoti che sono stati strumento di grazia potente.
Anche le amicizie ho riscontrato che non durano o cambiano perchè la nostra umanità ci porta a differenziarci, opporci, non andare d’accordo.
Se la preghiera fosse come quella che ieri sera abbiamo sperimentato io e Gianni, se fosse occasione di riflessione sulla storia che ci accomuna, certo non avrei di questi scrupoli.
Ma lo stesso Dio ci rende capaci di accordarci se noi lo chiediamo con cuore sincero.

Signore sono qui, con il desiderio di comunione con tutti i miei fratelli, nessuno escluso.
Per questo ti prego vieni a fortificare le fondamenta di questo edificio spirituale di cui non riusciamo a vedere la forma.
Maria aiutaci a sentirci una cosa sola con Dio e con i fratelli, come ci ha lasciato detto Gesù.
“Prego perchè siano una cosa sola con me, come noi siamo una cosa sola”.
Niente è impossibile a Te.

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