" O Dio, abbi pietà di me peccatore" ( Lc 18,13)

” O Dio, abbi pietà di me peccatore” ( Lc 18,13)
Signore aumenta la mia fede, quando penso che la salvezza del mondo dipende da me, quando mi fido solo delle mie forze, quando ti escludo dai miei progetti, dalla realizzazione del bene, dalla salvezza mia e dei miei fratelli, quando mi accanisco a trovare strade alternative alla giustizia, alla misericordia, alla verità, quando mi sento sola a combattere la battaglia della vita..
Aiutami a credere che senza di te non posso fare nulla, che ho bisogno di te più dell’aria che respiro.
Fa’ che non mi disperi quando non trovo soluzioni ai problemi che si frappongono alla mia e altrui felicità.
Aiutami Signore ad essere perseverante, a metterti al primo posto in tutto ciò che penso e che faccio, aiutami a dipendere da te con gratitudine, con fiducia sempre più grande, aiutami a non sentirmi più brava, più buona, più a posto dei miei fratelli, aiutami a non confidare nelle mie forze ma a ringraziarti sempre per le forze che trovo per compiere il tuo volere e collaborare al tuo progetto di salvezza.
Purificami dal peccato dell’orgoglio, del diritto a ricevere per i miei meriti la tua salvezza, aiutami Signore a non dimenticare mai da dove vengo e dove devo tornare.
Donami Signore di dare ad ogni momento della mia vita valore e senso, perchè tu e solo tu dai senso e valore e vita alle cose, ricordami ogni giorno che viviamo in una terra di esilio e che la nostra patria sei tu, il tuo amore.
Non voglio Signore dimenticare i tuoi benefici, non voglio allontanarmi da te che sei mio padre, che mi hai creato per amore, che vuoi donarmi il tuo amore per darmi la vita non un giorno ma per l’eternità
Aiutami a vivere le relazioni partendo non dalle mie soluzioni ma dal tuo sguardo che è sempre di misericordia e di amore.
Fammi amare la tua carne, in ogni uomo carcerato, debole, oppresso, malato, perseguitato, solo, in ogni uomo non amabile, non corrispondente ai miei desiderata.
Quante persone sono portata a giudicare, quante volte mi sento migliore di chi non si comporta come ritengo sia giusto!
“Gareggiate nello stimarvi a vicenda”, c’è scritto, ma noi non ne siamo capaci e passiamo il tempo a criticare gli errori e i comportamenti altrui senza neanche rendrci conto che noi siamo peggio di loro.
Quando Giovanni era piccolo si buttava nelle mie braccia per essere preso, coccolato, consolato.
Non sapeva Giovanni che non ho forza nelle braccia e che era molto pericoloso ciò che desiderava e che io mi sforzavo di fare per corrispondere al suo desiderio di sicurezza.
Mi sono presa cura di lui senza mai prenderlo in braccio, trovando di volta in volta la strada che tu mi tracciavi perchè il bambino non soffrisse e si sentisse amato sempre.
Giovanni mi ha fatto sperimentare quanto conti fidarsi di te che trovi una soluzione a tutto ciò che ci serve perchè non ci sentiamo abbandonati e soli.
Mi ha insegnato a fidarmi di te, ad aspettare con fiducia le tue incursioni impreviste, le tue soluzioni incredibilmente più efficaci di quelle che io avrei saputo trovare anche se fossi stata in piena salute..
Un bambino mi ha introdotto nel tuo santuario e mi ha portato a riconoscere la mia inadeguatezza, il mio bisogno di aiuto, che in lui vedevo riflessi, ma anche e soprattutto la tua provvidenza, il tuo amore costante, la tua mano benedicente, la tua parola rassicurante, le tue opere di vita .
Così oggi Signore voglio pregare, invocando il tuo Spirito su tutti quelli che, come bambini, cercano le braccia accoglienti della madre e il suo calore, ma non sono in grado di riconoscerTI.
Serviti di me Signore per bussare al cuore di questi fratelli che stanno nel buio e aiutami ad aprire le loro finestre perchè la tua luce possa illuminare tutte le case che per troppo tempo sono state al buio.
Liberami dall’orgoglio, dalla superbia, dalla presunzione di essere capace di tanto, sempre più rendimi strumento docile nelle tue mani.
Aiutami a credere che senza di te non posso fare nulla, che ho bisogno di te più dell’aria che respiro, aiutami a non disperarmi quando non trovo soluzioni ai problemi che si frappongono alla mia e altrui felicità.
Maria insegnami a a vivere l’infanzia spirituale che fu tua prerogativa, che ti rese madre del figlio di tuo figlio, scelta per essere il faro che ci indica la strada del paradiso.

Quale Dio è come te?

SFOGLIANDO IL DIARIO…

Misericordioso e pietoso è il Signore”(Salmo 102)

7 marzo 2015
Non c’è che dire Dio ci stupisce sempre, con le sue soluzioni inaspettate e non proprio canoniche.
La parabola del padre misericordioso che un tempo chiamavamo del figliol prodigo, ci disorienta per il modo con cui questo genitore educa il figlio che non ci sembra poi tanto pentito dei suoi errori, quanto spinto a riconoscerli per suo esclusivo vantaggio.
Quando hai fame, hai sete, non hai un tetto che ti ripari, quando sei costretto a fare un lavoro da bestia per sbarcare il lunario senza trarre vantaggi per la tua vita, senza salute, amici, decoro, relazioni, è normale tornare sui propri passi, ricordando la casa di tuo padre dove non ti mancava niente.
Quanti di noi, io per prima, non tornano a casa, non si rivolgono a Dio per orgoglio, perchè non riescono a perdonarsi il fatto di essersi così tanto allontanati da Lui e aver dilapidato tutte le sostanze che generosamente ci aveva dato.
Questo figlio non è pentito, ma riconosce di aver sbagliato, allontanandosi da casa.
Il primo passo della conversione è desiderare quello che si è perso allontanandosi da Dio e riconoscere che l’inferno non l’ha creato Dio per la nostra dannazione, ma ce lo creiamo noi, quando ci allontaniamo dalla fonte della vita.
Per anni mi sono rifiutata di chiedere a Dio la guarigione, mi sono rifiutata di rivolgermi a Lui, perchè, dicevo, che non è giusto che uno si ricordi di Lui quando è nel bisogno.
“Quando sarò guarita pregherò” rispondevo a quelli che mi volevano convincere del contrario e ci fu una persona che esclamò: “Quanta superbia!”.
Parole che non capii, perchè a me non è mai piaciuto usare le persone, figuriamoci Dio!
Dicevo all’inizio che Dio ci sconvolge con i suoi comportamenti e agisce molto meglio di quanto noi sappiamo fare o pensare.
Certo è che per fare esperienza di quanto grande sia la sua misericordia devi toccare il fondo, perchè quando l’orgoglio non ti serve a procurarti il cibo necessario per vivere, gli amici, il denaro, la salute, gli affetti, abbassi la testa e tendi la mano.
Così è avvenuto per me che, strada facendo, ho fatto esperienza di quanto conti poggiare sulle forze, sulla grazia di Dio per affrontare qualunque nemico.
Dio è in ciò che ci manca, ho letto da qualche parte ed è straordinariamente vero.

La giornata di ieri, se la racconto è da incubo con la corrente elettrica che è andata via dall’una della notte e ci ha lasciato senza acqua, luce, riscaldamento, telefono, televisione, connessione internet, ascensore(che sarebbe il meno, se io camminassi con le mie gambe).
A questo si aggiunga la chiusura delle scuole con i bambini che non sapevano, oltre i compiti, come passare il tempo, visto che anche la batteria e il basso che sono i loro inseparabili compagni di viaggio, vanno a corrente, come computer, telefonini, smartphone che nessuno aveva provveduto a mettere in carica.
Giovanni mi ha detto che era tutto morto, non funzionava niente e l’unica cosa da fare era …
Ci siamo inventata una giornata alternativa, parlando del tempo passato, quando tutte queste cose non c’erano.
Abbiamo avuto modo di giocare a indovina città, di ricordare i momenti belli e brutti della nostra vita, abbiamo letto e scritto pesie, abbiamo condiviso passioni, bisogni, ricordi, speranze.
Tutto questo in una giornata no da tutti i punti di vista, quasi tutti, perchè Dio sa di cosa abbiamo bisogno e la necessità ci fa stringere gli uni agli altri per non sentire la sferza del freddo.
E pensare che solo domenica, quando Giovanni mi è stato affidato perchè aveva la febbre , mi sono tanto arrabbiata con lui che gli ho detto parole che mai gli avevo detto, parole come spade che ti tagliano in due e ti dilaniano.
Gli ho chiesto scusa dopo, gli ho chiesto di perdonarmi perchè, se lui si era comportato male chattando con il telefonino e guardando con il terzo occhio la TV, mentre gli chiedevo cosa gradiva mangiare, io ero stata una cattiva educatrice, rispondendo al male con un male più grande che è quello di ritirare da lui ogni benedizione.
Un giorno di digiuno dalla follia mediatica e consumistica che ha avvicinato il cuore e ci ha ridato speranza.
Alla sera, stremata sarei andata volentieri a letto, nascondendomi sotto mille strati di coperte.
Ma avevamo un impegno grande: quello di incontrare i genitori dei fidanzati.
Ogni volta che c’è questo appuntamento si scatenano le forze del male e i sintomi dolorosi si accentuano a tal punto da venire meno.
Succede, è successo sempre così.
Ma il Signore è la nostra forza e questa volta ha messo tutto Lui, perchè eravamo proprio con le batterie a terra.
Neanche un foglio abbiamo potuto stampare delle cose da dire, ma alla rinfusa nel cassetto ho trovato ciò che forse mi sarebbe servito.
Nè con Gianni avevamo avuto modo di metterci d’accordo su come condurre l’incontro.
Ero così convinta che non sarebbe venuto nessuno che avevo pregato padre Vincenzo di rimandare tutto, ma non ne ha voluto sapere.
Dio ha provveduto a far venire numerose le coppie e a renderle attente, interessate a quello che Lui ci avrebbe ispirato.
Abbiamo per l’ennesima volta sperimentato che , quando non hai niente da portare porti Cristo nella sua interezza.
Io spero che se non proprio tutto, un frammento della Sua luce, sì da far venire loro la voglia di incontrarlo di persona, l’abbiamo portato.
Per questo voglio ringraziare lodare e benedire il Signore che tiene sempre aperte le porte della sua casa perchè non ci facciamo problemi a ritornarvi nei momenti cruciali.

” Benedetto l’uomo che confida nel Signore” (Ger 17, 7)

” Benedetto l’uomo che confida nel Signore” (Ger 17, 7)
Perchè siamo benedetti è necessario averti incontrato e averti riconosciuto, Signore, cosa non scontata.
Perchè tu continui a percorrere le strade del mondo, continui a frequentare le nostre case, i nostri condomini,i luoghi di lavoro e di svago, ma non ti riconosciamo.
Tu sei risorto e sei vivo ma noi viviamo come se tu fossi ancora chiuso in una tomba o appeso ad una croce.
Oggi ci ricordi che sei in ogni uomo che ha fame, che ha bisogno di aiuto, ci ricordi che non dobbiamo cercarti lontano perchè sei in ciò che al fratello manca.
Non è facile attualizzare la tua parola, tenerne conto sempre, anche se ci mettiamo d’impegno.
Mi riconosco ancora tanto avara, bisognosa di essere guarita dalla mano inaridita, dal cuore di pietra che lascia passare troppo poco perchè il tuo amore risplenda in pienezza.
Chiedo a Maria di aiutarmi a diventare sempre più generosa nei confronti dei miei fratelli bisognosi, chiedo a lei di portarmi per mano a toccare le tue ferite e versarvi sopra l’olio della tua tenerezza.

Compleanno

9 marzo 2020
ore 6.42
Chiedete e vi sarà dato (Mt 7,7)

Chissà cosa stava chiedendo mia madre a quest’ora mentre io mi accingevo ad iniziare la mia avventura nel mondo!
Sicuramente dopo quei nove mesi di fuoco voleva sentirsi liberata di quel pesante fardello, che aveva dovuto portare nella pancia in un periodo di lupi, luci sinistre, fughe, paura, lotta per la sopravvivenza.
Costretta a traslocare tante volte dal sicuro rifugio, si era dovuta allontanare in estate quando i foschi bagliori di guerra minacciavano la città di Pescara.
Era riuscita con sacrificio e con tanto amore a trovarsi una camera ammobiliata dove vivere gli incontri con mio padre, quando tornava in licenza.
Il primo figlio era nato da poco, a gennaio, e finalmente potevano godersi un po’ di pace in una casa tutta loro.
Non si erano uniti il giorno delle nozze, perchè rimanesse illibata nel caso non fosse più tornato, godendo comunque della pensione di guerra.
Quello fu il primo di tanti atti d’amore perchè si accontentò solo di fare con lei, a cerimonia finita, una passeggiata per poi subito ripartire.
L’anno dopo decisero di mettere su casa e nacque mio fratello, ma intanto il cielo si faceva sempre più fosco per i venti minacciosi di guerra.
Così, dopo la sua nascita a gennaio del 1943, mamma si convinse a trasferirsi a Paglieta dove faceva scuola, portandosi dietro tutti quelli della famiglia d’origine che non aveano impegni lavorativi…ed erano tanti.
Mio padre le aveva lasciato un regalo a giugno, prima di ripartire, un piccolo seme che doveva custodire, alimentare e portare alla luce.
Furono mesi duri quelli che vennero dopo, per il piccolo seme, sottoposto a prove che lo fortificarono per reggere le dure battaglie della vita.
Cosa dire di quello che dentro l’antro buio dell’utero di mia madre io pensai, senza vedere e neanche immaginare?
Certo mia madre non poteva tenersi tutto per sè e a quel frugolino dentro la pancia non potè fare a meno di comunicargli la sua paura, quando un soldato gli puntò un fucile sul petto, mentre
prendevano mio padre per scavare trincee,
Non poteva non comunicarmi lo smarrimento e la fatica di scappare quando il banditore avvertì che il fronte stava avanzando, quando dormirono in 5000 dentro un teatro, quando papà si ripresentò dopo lo scioglimento dell’esercito, con i vestiti a brandelli e non solo, e tanti chilometri sulle spalle da La Spezia, la maggior parte percorsi a piedi.
Mi trasferì la fatica, i digiuni, le ansie ma soprattutto le preghiere che era solita rivolgere alla nostra Madre celeste.
Quelle sì che me le ricordo perchè tante volte mi ha raccontato del miracolo della supplica alla Madonna di Pompei, mentre in cento si sono ritrovati in un casolare preso di mira dalle bombe amiche o nemiche non so, che tacquero all’Amen finale.
Di tutti quei viaggi per scappare e per tornare mi è rimasta la forza e la speranza, la morte e la vita, ma soprattutto il sodalizio di due sposi che avevano fatto una scommessa sul loro amore…
Sono nata a cavallo, nel passaggio dalla notte al giorno, a cavallo della linea di demarcazione tra oppressori e liberatori, tra la guerra e la pace, tra la Quaresima e la Pasqua.
Sono nata proiettata in un futuro di speranza, ma sto ancora calpestando la sabbia del deserto.
Questa mattina non volevo mancare all’appuntamento della mia nascita e ci sono riuscita.
Mi sono collegata con mamma e papà e con loro ho detto grazie a Dio perchè non mi hanno abortita nè prima, nè dopo la mia nascita, stringendomi in vincoli d’amore, mostrandomi la tenerezza di Dio attraverso il loro sentimento che ha superato i confini del tempo e dello spazio, amore da cui ancora oggi mi sento garantita, perchè poggia sulla fedeltà, sulla promessa che non delude, un arcobaleno che affonda nella pozza rigenerata dallo spirito della nostra umanità imperfetta.
Grazie Signore della vita, grazie di questa straordinaria avventura fatta in tua compagnia, grazie per i genitori che mi hai dato, una madre e un padre responsabili, che non su loro ma su te hanno fondato la loro unione, grazie per la fede che in Maria li ha resi saldi e perseveranti nella speranza che non delude, grazie perchè a Maria hanno presentato sempre i loro progetti perchè li portasse a te.

“Va prima a riconciliarti con tuo fratello” (Mt 5,24)

“Va prima a riconciliarti con tuo fratello” (Mt 5,24)

La parola di oggi ci scomoda perchè spesso andiamo in chiesa per non sentire, per non vedere, per non sopportare le persone moleste che ci stanno intorno.

In chiesa cerchiamo la pace separandoci dagli uomini, lasciandoli fuori dalla porta perchè con Dio si può andare d’accordo, con certe persone è addirittura impossibile.

E’ questo è il guaio di noi cristiani che siamo bravi a perdonare solo quando le persone che ce l’hanno con noi o che noi non sopportiamo stanno lontane, non le vediamo e non le facciamo esistere.

Gesù non ha peli sulla lingua e, specie in questo periodo di penitenza quaresimale, insiste sulla necessità del perdono da accogliere e da dare perchè si realizzi il suo progetto di amore, vale a dire progetto di vita.

L’immagine che mi viene in mente è un campo sterminato irrigato dall’acqua che è stata convogliata in un acquedotto a cui ogni pezzo di terra, ognuno di noi è allacciato attraverso un rubinetto erogatore personale.

E’ chiaro che, se il rubinetto non viene aperto o si intasa è necessario che si provveda a rimettere in funzione ciò che dà vita al terreno, ciò che lo fa fruttificare, ciò che non lo trasforma in un groviglio di spine e di ortiche.

A chi il compito di mantenere puliti gli erogatori?

Certo che il proprietario del campo è il primo che se ne deve preoccupare.

Ma capita che, se la pioggia scende dal cielo, non ci si sente obbligati a fare manutenzione.

A volte capita anche che quando puliamo la nostra casa non facciamo caso a dove gettiamo i rifiuti, spesso danneggiando con la nostra sporcizia un bene comune o la proprietà di un nostro vicino.

Può capitare che agiamo in modo maldestro, senza cattiveria, ma solo con superficialità causando comunque un disordine come odio, rancore, rabbia del danneggiato.

Per questo Gesù ci dice di preoccuparci del bene degli altri prima che del Suo.

Perchè la sua unica preoccupazione è il bene dei figli che ha creato per essere come lui, eterni.

” Lasciatevi riconciliare da Dio!” è scritto.

Gesù ha fatto un trasloco dal cielo alla terra per riannodare i fili spezzati, per togliere all’uomo tutto ciò che impediva che gli venisse erogato l’amore .

Il problema sta nel fatto che anche se il guasto è colpa nostra, nostra responsabilità, il danno lo possono subire gli altri.

Per esperienza ognuno sa quanto sia oneroso riparare un danno provocato all’appartamento vicino, se il nostro impianto è malfunzionante, vecchio o maltenuto.

Dio sa di cosa abbiamo bisogno perciò ci ha dato l’esempio per primo spostandosi e venendoci a salvare.

Così dobbiamo fare noi, perchè lo stare bene degli altri fa stare bene anche noi e ci tiene al riparo dagli effetti delle ostruzioni che paralizzano le relazioni e distruggono la vita.