PERFEZIONE

 

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“Ma io vi dico: amate i vostri nemici”(MT 5,44)

” Siate perfetti,come è perfetto il Padre vostro celeste”(Mt 5,48)

Dalla pagina delle beatitudini che ci ha allargato il cuore, letta di recente, (perchè chi è che non piange, chi non è assetato, affamato, perseguitato, chi non ha fame di giustizia?) arriviamo a quella di oggi che ci fa tremare.
Man mano che andiamo avanti, infatti, il discorso si fa più serio, più duro, più esigente.
Un discorso senza sconti che fa anche paura,
Non è così semplice guadagnare il regno dei cieli, perchè devi vendere tutto, devi rinnegare te stesso e metterti in cammino con la croce sulle spalle per sacrificare sul monte il tuo Isacco, la parte di te che ti uccide perchè ti separa dal tuo Salvatore.
Non è una bella prospettiva e non oso pensare a come si sia sentito Abramo quando gli fu chiesto questo sacrificio.
Abramo è il simbolo della fede cui dobbiamo conformarci, una fede per noi poveri e smarriti peccatori che non sappiamo rinunciare neanche ad una briciola di ciò che ci dà piacere, una briciola delle cose che ci vanno” bene”
Eppure Abramo ha detto sì, come anche altri giganti della fede fino ad arrivare a Gesù che è fuori discussione, perchè è Dio e perchè è venuto ad insegnaci come cose apparentemente difficili, impossibili, siano con il Suo aiuto possibili e realizzabili senza neanche tanta fatica.
Comunque la liturgia di questi giorni è massacrante, senza consolazioni, esigente. Esigentissimo questo Dio che sta a guardare il pelo nell’uovo e che ci complica la vita quando ci invita a cambiare abitudini, posizione, quando ci dice che è tutto sbagliato quello che non facciamo con lo spirito giusto.
Infatti il problema è chiederci
se agiamo per dovere o per amore, per chi e perchè.
Il per chi e il perchè fanno la differenza.
Dovremmo sempre chiederci queste cose e, se ci fermiamo un momento a cercare la risposta dentro di noi, ci accorgiamo che sono ben poche le cose che facciamo con amore per gli altri.
Dell’amore abbiamo idee nebulose e nella nebbia e nella confusione amiamo e facciamo pasticci.
Dio è amore e di amore se ne intende per questo insiste tanto su questo argomento tanto da condensare in poche parole il suo mandato .
“Amatevi come io vi h amato” che non è proprio una cosa facile, nè è scontato sia possibile.
Ma se Lui l’ha detto, Lui che è Dio, che l’ha messo in pratica, quando ha vissuto nella carne in pieno la sua umanità, se insiste tanto su questo tasto tanto da farne una “condicio sine qua non”, ci sarà un motivo, ma anche una soluzione.
La santtà, la perfezione appartengono a Lui.
Come noi possiamo diventare come Lui?
Impossibile agli uomini non impossible a Dio.
Gli apostoli avevano manifestato le loro perplessità, con esclamazioni tipo: “Allora nessuno si può salvare..Non sia mai che capiti questo….Non conviene sposarsi se le cose stanno così…vuoi che invochiamo il fuoco dal cielo su questi pagani? ..ecc ecc”
Alla fine sappiamo come è andata a finire anche se sotto la croce c’era solo Giovanni e la madre
….e meno male!
Le madri raccontano, le madri rendono presente ai figli ciò che non vedono non sentono, le madri sono lo scrigno della storia, il cofanetto dove Dio ha messo il seme.
Gli apostoli sappiamo che poi riuscirono a fare l’impossibile umano, a testimoniare la resurrezione di Gesù con la loro vita di santità e di perfezione.
Loro che nè santi nè perfetti si ritenevano nè ai nostri occhi sono sembrati nei vangeli.
Ma cosa rende perfetto un uomo?
Il suo bisogno di Dio.
La consapevolezza del proprio limite e la ferma fede di cercare in LUI ciò che gli manca

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Luce

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“Voi siete luce del mondo “(Mt 5,14)

Questa notte è stata ancora una notte drammatica, ancora la bestia si è accanita su di me, la bestia che mi toglie il respiro, mi tappa la bocca, mi toglie la luce e la forza di cantare le tue lodi.
Da un po’ di giorni si ripete questa triste liturgia, questa dolorosa battaglia in cui le sevizie, gli attacchi si moltiplicano, mentre le mie forze vengono meno.
Voglio ringraziarti, Signore, per il compagno, lo sposo che mi hai messo accanto che non dorme, ma usa le armi della luce per difendermi e farmi riposare.
Le armi sono la preghiera a Maria, l’invocazione allo Spirito Santo, mani benedette e sante che si stanno addestrando alla battaglia e diventano sempre più efficaci per difendermi dal male.
Ti voglio benedire Signore perchè hai trasformato la valle di Acor in porta di speranza, perchè ci stai facendo capire cosa significa essere sposi, rispondere all’altro, rispondere dell’altro, dare all’altro ciò che tu gratuitamente doni a chi con le mani aperte cerca la tua Grazia, il tuo aiuto, la tua protezione.
Quando Gianni prega su di me e per me io non sono in grado di unirmi alla sua preghiera tanto sto male, e mi limito a dire “Ascolta la sua preghiera, Signore”
E’ quando non abbiamo niente da dare che ti portiamo nella tua interezza.
Stiamo facendo esperienza di povertà, di persecuzione, di dolore, di inadeguatezza dei nostri strumenti umani, entrambi.
Mai come ora abbiamo sentito insopprimibile il desiderio di rivolgerci a te, di contare solo su di te, di aspettare da te la beatitudine promessa.
Il nostro matrimonio si sta trasformando in un sodalizio con te, sempre più stretti a te e a Maria che ci hai donato perchè le spade che ci trafiggono l’anima diventino spade d’amore e di gratitudine a te che ci hai associato al tuo progetto di salvezza.
Tu dici che siamo la luce del mondo, il sale della terra e noi vogliamo crederci, ma anche realizzare ciò per cui tu ci hai creato.
Per questo ti prego Signore squarcia il tuo cielo e scendi e non permettere che le ombre della notte offuschino la luce che viene da te o rendano insipido il sale che rende gustoso il cibo quotidiano.
Cosa offrirti o Dio che nell’intimo non ti abbia già dato?
Sono qui che aspetto cieli nuovi e terra nuova, sono qui perchè credo che tu ci hai già salvato.
Aiutaci a non smarrirci, disorientarci durante i feroci attacchi del nemico. Non offuschi mai con la sua ombra la luce che viene da te solo, Signore.
Rendici specchio immacolato e puro per immillare la tua luce, rendici acqua sorgiva limpida e accogliente perchè possiamo ad essa dare il sapore delle cose che ti appartengono.

Shalom!

misericordia
Meditazioni sulla liturgia 
di domenica della II settimana di Pasqua anno C
domenica della Divina Misericordia
Letture: At 4,32-35; Sal 117; 1 Gv 5, 1-6; Gv 20, 19-31
” Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20,29)
Oggi la pagina del vangelo ci parla di pace, quella che Dio ci dona con il suo perdono e quella che dobbiamo portare ai fratelli, condividendo con loro tutto ciò che abbiamo e che siamo.
Negli Atti si dice che i primi cristiani erano un cuor solo e un’anima sola, che mettevano tutto in comune e nessuno era bisognoso.
Gli effetti della pace di Cristo, del suo sacrificio all’inizio erano evidenti nella vita delle prime comunità che riconoscevano i cristiani da come si amavano.
Ma come avvenne con il peccato originale che divise gli uomini e li rese nemici così avvenne dopo che passarono gli anni e “quell’amatevi come io vi ho amato” fu sempre più difficile da veder realizzato.
Forse tutto dipende dal fatto che quanto più la comunità si estende e si moltiplica tanto più il pericolo di disaccordo aumenta a causa di una incapacità di far comunione a distanza.
Se guardiamo quello che oggi i mass media ci mostrano, le immagini del teleschermo o dei tanti dispositivi che la tecnolgia mette a nostra disposizione, sembra che i cristiani siano in via di estinzione, perchè ne ammazzano tutti i giorni qualcuno o tanti e noi stiamo a guardare.
Noi che, se andiamo a messa, non ci dobbiamo preoccupre se torneremo vivi a casa, ma se facciamo in tempo a cuocere la lasagna, se c’è il sole per farsi una passeggiata, se…
Il sangue dei martiri è il concime della nostra fede, come lo è stato quello di Cristo.
Ne sono certa anche perchè sperimento ogni giorno, nella mia quotidiana “follia” di sfidare qualunque ostaolo per rubarmi una messa,  che ci sono tanti santi che camminano in mezzo a noi, tanti Gesù che ci mostra le sue ferite accettate, accolte, offerte con e per amore.
Quanti crocifissi nelle messe dei giorni feriali, quanti nei giorni festivi, gente che ha rinvigorito la fede attraverso la sofferenza.
Piccoli resti di un popolo in cammino, ma radicati in Cristo Gesù, testimoni viventi della sua resurrezione nella serenità e nella gioia che comunicano i loro volti, quando sediamo alla stessa mensa, quella eucarisctica, e ci raccontiamo quello che abbiamo visto e quello che il Signore ogni giorno ci dona per continuare il cammino alla volta della terra promessa.
Mi viene in mente l’immagine dei 9 ettari di terra che abbiamo ereditato, incolti da circa 40 anni, terra un tempo fertile e ridente, ora tana di serpi e di insetti velenosi dove abitano cinghiali e animali non proprio accoglienti.
Ho pensato al giardino in cui Dio mise Adamo, e poi Eva, un giardino che avrebbe dato a loro e ai loro discendenti la vita se l’avessero coltivato, se si fossero presi cura di quel paradiso, se avessero accettato di seguire le istruzioni del suo Creatore, Custode di quel bene che l’Amore non poteva rinnegare.
Ma il peccato ha trasformato il giardino , la terra all’uomo affidata in un covo di lupi, in una spelonca di ladri.
Penso ad Abramo a cui il Signore disse di lasciare la sua terra, di uscire da quel suo tranquillo e sicuro rifugio e andare verso un’altra terra sconosciuta dalla quale avrebbe tratto nutrimento lui e la sua numerosa discendenza.
Abramo credette contro ogni speranza e s’incamminò fidandosi ciecamente della parola di Dio e  vide il frutto del suo sacrificio, del sì a Dio che è fedele per sempre e non viene mai meno alle sue promesse.
Il Signore, aiuta anche noi  in questo percorso alla volta di terre da dissodare, da rendere feconde attraverso la fede, la speranza e la carità che sono doni dello Spirito, doni che Gesù ci ha lasciato, soffiando sulla sua Chiesa.
Quante terre incolte troviamo sul nostro cammino, quanti rovi, quante spine, quanti intralci, pericoli, inconcontriamo addentrandoci nel cuore ferito dei nostri fratelli, quelli di cui dobbiamo rispondere, di cui dobbiamo prenderci cura per renderli fecondi!
Imparare l’arte del contadino è l’unica strada per essere in grado di trasformare la valle di Acor in porta di speranza, permettendo a Dio di trasformare la nostra storia in storia sacra dove la meraviglia dell’inizio è garantita da quel saluto che oggi ci apre il cuore”Shalom!”
” A chi rimetterete i peccati saranno rimessi” dice il Signore, perchè siamo stati perdonati da Lui, tornati ad essere quel giardino che Lui continua a custodire e di cui continua a prendersi cura.
Grazie Gesù di tutto quello che hai fatto e continui a fare per noi. Grazie perchè eterna è la tua misericordia!

La veste


(Lc 12,35-38) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così,beati loro!".

Ho pensato, leggendo il vangelo, a cosa significa avere la cintura ai fianchi.
Ho alzato lo sguardo al crocifisso, dove l'abbigliamento (lo stesso di quando è nato!) è ridotto all'essenziale per poter allargare le braccia e mostrare il petto indifeso a tutti quelli che siamo chiamati a servire.
Gesù dal petto squarciato ha riversato su di noi tutto ciò di cui abbiamo bisogno per rimanere svegli e pronti ad accoglierlo, quando tornerà definitivamente per celebrare le nozze.
La fede sia la luce che non ci fa indietreggiare di fronte al buio dell'attesa

Festa dei Santi Innocenti




Non fa in tempo a nascere che subito crea un putiferio Gesù: uno “tsunami”, per dirla con una parola che ci evoca grandi tragedie.
Il 26 muore Stefano il primo martire nel portare, sostenere la verità di Cristo davanti alle sinagoghe. Muoiono oggi, 28 dicembre, i bambini colpevoli solo di essere suoi coetanei.
Innocenti condannati a morire per Gesù, il dono sceso dal cielo, Dio che è venuto a salvarci.
Natale dura giusto il tempo di scartare i regali e di rimpinzarci di cibo.
Poi la resa dei conti.
Anche se , in pieno Avvento, della sorte cruenta del precursore, Giovanni Battista, ci informa direttamente Gesù. ( Matteo 17,10-13 – Elìa è già venuto, e non l’hanno riconosciuto.)
Ma quando l’abbiamo letto, abbiamo forse pensato ad una svista e ce ne siamo dimenticati.
Perchè l’Avvento è il tempo dell’attesa, della speranza, della gioia, della trepidazione per questo Dio che si fa così piccolo, tenero, vulnerabile, da farci desiderare di avvicinarci e stringerci a Lui.
Chi di fronte a un bambino si sente di affilare le armi, di prendere le distanze, di mettersi in guardia?
“Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!” è scritto.
Quante belle parole in tempo d’Avvento! La speranza ci ha dilatato il cuore, ha dato le ali ai piedi, ci ha nutrito con miele di rocca.
Poi la mazzata in testa: Santo Stefano, i Santi Innocenti, la fuga della Sacra Famiglia in Egitto e poi il cambiamento di programma dei Magi.
Gesù sconvolge le nostre aspettative, cambia i nostri percorsi, ci mostra ciò che non vorremmo vedere, ci invita a seguirlo sulla strada ardua e difficile da subito.
Non c’è il tempo neanche per coccolarlo un poco questo bambinello, per adorarlo, perché la liturgia ci sveglia con il suono delle campane a martello.
Non ci possiamo permettere di portarlo al petto, di adorarlo con gli occhi e con il cuore questo Gesù, da cui si sprigionerà tanta forza da farci rimanere tramortiti. Goderci la tenerezza delle sue mani, delle sue piccole e fragili braccia, del suo essere bisognoso di tutto.
Per fortuna che bambini possono godere ancora un poco del Piccolo nato, come ha fatto Emanuele, il mio nipotino più piccolo, che se l’è messo nel letto perché è diventato suo amico e gli mette la copertina, (la stessa cosa la fece Giovanni quando aveva la sua età).
Ma noi siamo grandi e non ci possiamo permettere di ignorare le Scritture e di vedere di che lacrime grondi e di che sangue il sacrificio del figlio di Dio, l’Innocente per eccellenza, che, incarnandosi, ha affrontato la prima morte, la più difficile, la più dura, la più incomprensibile.
Il creatore che diventa creatura non è uno scherzo; è un ridimensionamento che ci fa girare la testa, venire i brividi davanti all’abisso profondo, incommensurabile, colmato da un amore più grande che lo fa traboccare.
E noi siamo qui a pensare al Natale con commozione, con rabbia, con nostalgia, con disgusto e chi più ne ha più ne metta.
Se non si fa in tempo a fare gli auguri prima del 25, non ti viene voglia di farli nei giorni successivi e pensi che forse è meglio soprassedere e darli per l’anno nuovo. Non sembreranno sicuramente finti.
Cosa significa augurare un buon Natale? Chi deve nascere o chi deve rinascere? Quale il prezzo di questa rinascita?
Per questo è necessario non perdere di vista i doni, quelli veri, non indorati, incartati, infiocchettati, la Parola di Dio che ci accompagna e ci guida e ci fa salire sul monte delle beatitudini.
Per questo ho telefonato alla casa di preghiera S. M. Assunta di Tavodo (Tn) per ordinare altri calendari attraverso cui Dio ci parla.
Ogni foglietto , infatti, presenta giorno per giorno, la parola attraverso cui Dio si fa conoscere , ci consola, ci purifica, ci dà indicazioni per avere vita e dare vita.

Buon cammino Fratelli. Che il viaggio sia sempre in Sua compagnia.

Esaltazione della croce

Giovanni 3,13-17
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Sotto la croce c’era Maria, la madre.

Maria che non fuggì di fronte alla profezia del vecchio Simeone:"Una spada ti trafiggerà l’anima", perchè ancora l’eco del "Kàire" "Rallegrati", rivoltole dall’angelo, risuonava nelle sue orecchie.

"Beati gli afflitti perchè saranno consolati".

Lei, la prima discepola di Cristo, aveva ascoltato quelle parole uscite dalla bocca del Figlio.

La gioia, la sofferenza, la beatitudine, tutte racchiuse nell’unico grande mistero dell’amore di Dio, che la liturgia di oggi ci chiama a contemplare

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