Vigilanza

Meditazioni sulla liturgia di mercoledì 
della seconda settimana di Pasqua
” Siate sobri, vegliate” ( 1 Pt 5, 8)
“Il vostro nemico, il diavolo,come leone ruggente va in giro cercando chi divorare”.
La vita del cristiano è tutt’altro che semplice.
Don Gino, all’inizio di questo cammino mi aveva avvertito, diffidandomi dal pregare troppo, perchè il demonio attacca chi non gli appartiene.
Allora non capii, ma oggi posso dire con tutta sincerità che, se noi siamo del mondo apparteniamo al mondo e non dobbiamo temere i suoi attacchi, ma se siamo di Dio, la nostra vita è segnata dalla lotta con il serpente, una continua agonia per conquistare il trofeo della grazia.
Certo che questo non è un argomento convincente per la maggior parte delle persone che non guardano al di là del proprio naso e cercano la soddisfazione della carne qui su questa terra, perchè il dopo dicono che non gli interessa.
Anche io pensavo che era importante trovare una formula, una ricetta, una religione, una filosofia che mi garantisse qui su questa terra la vita buona, la serenità e la pace.
Non ho mai pensato che questa vita potesse trasformarsi in una serie di successi e di appagamenti dell’io senza sbocchi duraturi, anzi, proprio perchè avevo notato che c’erano eventi imponderabili a cui dovevamo fare fronte, era necessario trovare il modo come affrontarli senza morire.
Cercavo qualcosa che mi togliesse l’ansia e la paura e mi desse pace e serenità nella bufera.
Ringrazio Dio che non si è stancato di aspettare per consegnarmi il dono che aveva in serbo per me.
Il dono mi si è trasformato strada facendo, man mano che le esperienze della vita mi hanno fatto sperimentare la verità e l’efficacia del Vangelo.
Giovanni, il mio nipotino, continua a chiamare magia ciò che gratuitamente gli viene dato, e non si è meritato per le sue buone azioni.
Paradossalmente i più perseguitati, i più tribolati sono proprio i difensori della fede, gli annunciatori della buona novella.
Sappiamo infatti quale fu la vita dei santi, la sorte dei martiri.
Niente che possa attrarre. Eppure io sono certa che questa è l’unica scala che porta in paradiso.
La vita è diventata sempre più difficile, avara di gioie, di soddisfazioni umane, la lotta infuria e io mi sento attaccata da tutte le parti.
Ma il mio aiuto è nel Signore, egli mi ha liberato.Ogni giorno dal cielo fa scendere l’arcobaleno, rinnovando l’alleanza con il suo consacrato.
Io benedico il Signore che tiene salde le mie ginocchia e mi fa avanzare sulle alture senza paura…
Non inciampa il mio piede, non potrò vacillare.
La sua è una roccia eterna, su di essa ho costruito la mia casa.
Andate via ingannatori e violenti, state lontano serpenti velenosi e belve affamate, qui c’è Dio, il Signore che mi ha preso tra le sue braccia e mi ha sottratto alla grinfie dei miei persecutori.
Mi ha portato in terra piana, mi ha fatto pascolare su prati erbosi, mi ha dato un luogo di delizie dove poter riposare.
Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il suo nome, benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benefici.” Siate sobri, vegliate” ( 1 Pt 5, 8)
“Il vostro nemico, il diavolo,come leone ruggente va in giro cercando chi divorare”.
La vita del cristiano è tutt’altro che semplice.
Don Gino, all’inizio di questo cammino mi aveva avvertito, diffidandonmi dal pregare troppo, perchè il demonio attacca chi non gli appartiene.
Allora non capii, ma oggi posso dire con tutta sincerità che, se noi siamo del mondo apparteniamo al mondo e non dobbiamo temere i suoi attacchi, ma se siamo di Dio, la nostra vita è segnata dalla lotta con il serpente, una continua agonia per conquistare il trofeo della grazia.
Certo che questo non è un argomento convincente per la maggior parte delle persone che non guardano al di là del proprio naso e cercano la soddisfazione della carne qui su questa terra, perchè il dopo dicono che non gli interessa.
Anche io pensavo che era importante trovare una formula, una ricetta, una religione, una filosofia che mi garantisse qui su questa terra la vita buona, la serenità e la pace.
Non ho mai pensato che questa vita potesse trasformarsi in una serie di successi e di appagamenti dell’io senza sbocchi duraturi, anzi, proprio perchè avevo notato che c’erano eventi imponderabili a cui dovevamo fare fronte, era necessario trovare il modo come affrontarli senza morire.
Cercavo qualcosa che mi togliesse l’ansia e la paura e mi desse pace e serenità nella bufera.
Ringrazio Dio che non si è stancato di aspettare per consegnarmi il dono che aveva in serbo per me.
Il dono mi si è trasformato strada facendo, man mano che le esperienze della vita mi hanno fatto sperimentare la verità e l’efficacia del Vangelo.
Giovanni, il mio nipotino, continua a chiamare magia ciò che gratuitamente gli viene dato, e non si è meritato per le sue buone azioni.
Paradossalmente i più perseguitati, i più tribolati sono proprio i difensori della fede, gli annunciatori della buona novella.
Sappiamo infatti quale fu la vita dei santi, la sorte dei martiri.
Niente che possa attrarre. Eppure io sono certa che questa è l’unica scala che porta in paradiso.
La vita è diventata sempre più difficile, avara di gioie, di soddisfazioni umane, la lotta infuria e io mi sento attaccata da tutte le parti.
Ma il mio aiuto è nel Signore, egli mi ha liberato.Ogni giorno dal cielo fa scendere l’arcobaleno, rinnovando l’alleanza con il suo consacrato.
Io benedico il Signore che tiene salde le mie ginocchia e mi fa avanzare sulle alture senza paura…
Non inciampa il mio piede, non potrò vacillare.
La sua è una roccia eterna, su di essa ho costruito la mia casa.
Andate via ingannatori e violenti, state lontano serpenti velenosi e belve affamate, qui c’è Dio, il Signore che mi ha preso tra le sue braccia e mi ha sottratto alla grinfie dei miei persecutori.
Mi ha portato in terra piana, mi ha fatto pascolare su prati erbosi, mi ha dato un luogo di delizie dove poter riposare.
Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il suo nome, benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benefici.

Il Signore non era nel fuoco.(1Re 19,12)

 

Questo Dio che celebro nelle mie carte, io lo vedo presente ovunque.
Lo vedo nei fiori del mio giardino,
dalla luce che sprizza sulle mie pupille,
 nell’aura che m’imbalsama la vita, 

lo tengo in quest’anima mia.
F. BACONE
Questo è il titolo del tema che riproponevo ogni anno ai miei studenti del liceo, quando non ancora credevo.
 
Ho ritrovato la traccia, rovistando nei cassetti e ho ripensato al 9 che misi ad uno svolgimento lungo poche righe, di una bella ragazza bruna del V ginnasio.
 
Era il mio secondo anno di scuola.
 
Avevo su Dio poche idee confuse , ma ebbi il coraggio di premiare quel compito fuori dagli schemi, perchè mi aveva fatto fare un balzo al cuore, alzando il velo su una verità a cui pervenni solo dopo tantissimi anni .
Diceva pressappoco così: 

…palpita nei calzari dell’atleta e
 sulla poltrona del presidente…
Egli è qui.
Non cercatelo nelle chiese.

Egli è qui.
Non cercatelo nelle chiese.
Oggi, ad un supermercato, seduta e ferma sulla mia sedia a rotelle, mentre aspettavo mio marito che stava alla cassa, mi sono immersa nel mondo di un angelo biondo: Aurora di 4 anni, che cercava un regalo per i suoi nonni.
 
Le ho detto del suo nome che fa pensare al sole,che anche io ero una nonna e che ai nonni piacciono tanto i disegni.
 
Per regalo un disegno e non una cosa comprata.
 
I suoi occhi hanno brillato quando ha capito che si può anche senza denaro, far felici le persone che ami.

Giornata della memoria

 

Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell’indifferenza. Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore. Poi… lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschwitz. Lo avevo smarrito… insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle mie lacrime… Lo avevo smarrito… nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria.
Ho ritrovato Dio… mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti. Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità. Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime.(Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, Marsilio Editori,1997)

http://www.sullastradadiemmaus.it/buona-settimana/2101-io-ho-visto-dio

 

(Mt 11,25)
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

 

Lo Spirito soffia sui bambini.
Ringrazio il Signore perchè mi ha dato due libri di carne su cui imparare il Vangelo.
Questo disegno l’ha fatto il mio nipotino a 4 anni, quando non ancora sapeva scrivere o almeno noi pensavamo che non ne fosse capace.
Furono le prime parole che usò per farci capire che aveva imparato da solo.
Dio è grande e supera ogni nostra immaginazione.
A Lui la gloria e l’onore oggi e sempre!
 
 

Oltre il dio ignoto

(Mario D'Anna)


(At 17,15.22-18,1)

In quei giorni, quelli che accompagnavano Paolo lo condussero fino ad Atene e ripartirono con l’ordine, per Sila e Timòteo, di raggiungerlo al più presto.
Paolo, in piedi in mezzo all’Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che, in tutto, siete molto religiosi. Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare con l’iscrizione: “A un Dio ignoto”.
Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”.
Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’ingegno umano. Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».
Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dicevano: «Su questo ti sentiremo un’altra volta». Così Paolo si allontanò da loro. Ma alcuni si unirono a lui e divennero credenti: fra questi anche Dionigi, membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.
Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto.

La liturgia di mercoledì, VI settimana di Pasqua, ci mostra Paolo che, per crearsi i favori dell'Areopago, cerca di partire da ciò che lo accomuna ai pagani, per annunciare il Vangelo.
Ma fin quando si parla di Dio, creatore del cielo e della terra, tutti ascoltano, quando il discorso si posa su Cristo, l'atteggiamento degli interlocutori cambia di colpo, tanto da farsi beffe di quello che dice l'apostolo e allontanarsi di conseguenza.
Quelli che ascoltavano Paolo erano pagani, impreparati ad accogliere un annuncio così scandaloso da sembrare inverosimile e del tutto inventato, anche se poi alcuni si convertirono dopo quel discorso.
Oggi c'è da chiedersi se la situazione è cambiata , se gli uomini sono rimasti al Dio sconosciuto, di cui si può tranquillamente affermare che ha creato il mondo e quanto contiene senza che interferisca nelle nostre scelte di vita, oppure si sono convertiti a Cristo, il figlio di Dio, morto e risorto per noi.
Le vicende di questi giorni e non solo, confermano che Cristo è l'illustre sconosciuto dei nostri tempi, anche da parte di chi si professa cattolico praticante.
E quando il Papa ricorda ciò che ci contraddistingue, lo si accusa di non farsi i fatti propri perchè viviamo in uno stato laico.
C'è uno strano concetto di laicità che viene adoperato a seconda dell'estro, ma sicuramente, nella stragrande maggioranza dei casi per distinguere gli obbiettivi, i valori e l'operato proprio o di una classe politica o di un partito da quelli della Chiesa.
Bisognerebbe tornare a scuola e reimparare, o imparare a consultare il dizionario.
Laico viene dal greco laòs che significa popolo quindi laico= popolare.
Ma popolare è ciò che è buono per il popolo, alias per l'uomo, o ciò che fa piacere al popolo anche se non gli fa bene?
Lo stato di cosa si deve preoccupare? A cosa deve mirare?
A far contenti per una legislatura o far star bene per sempre?
La Chiesa mira a questo, tenendo presente l'insegnamento di Cristo dal quale non si può prescindere.
Se prima dell'incarnazione ci si poteva sbagliare, perchè il volto di Dio nessuno l'aveva mai visto, Gesù è venuto a mostrare il vero volto del Padre, attraverso le sue parole e la sua vita.
Ricominciare da Cristo è un'esigenza insopprimibile e inderogabile per tutta la società alla ricerca di cose buone per l'uomo.
Che, se fosse un cane gli costruiremmo una cuccia, se fosse un pappagallo, una bella gabbia, ma se è figlio di Dio, fatto a sua immagine e somiglianza è doveroso cercare di conoscere l'Originale.

Figli di Dio


Questa mattina mi sono andata a rubare una messa alla Cappellina dell'Ospedale.
Come spesso mi accade, quando il silenzio dell'ora immobilizza tutte le cose, il pianto, il lamento, l'urlo, la ribellione, la preghiera dei tanti crocifissi che soffrono in quel luogo mi è giunto al cuore.
Mentre il sacerdote faceva la Consacrazione Eucaristica  l'immagine di Dio Padre che sosteneva con le sue potenti e amorevoli braccia le croci di tutti i suoi figli, mi ha spiegato il Vangelo, in una messa senza omelia.

VANGELO (Gv 10,31-42)
In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

 

IL Donatore di Senso

La sofferenza deve evidentemente avere un senso, altrimenti la vita sarebbe insopportabile, ed esige quindi necessariamente l'esistenza di un Donatore di Senso.
È una vetta sempre innevata di oltre cinquemila metri, posta al confine tra Turchia e Armenia. È l'Ararat ove, secondo la tradizione popolare, si sarebbe arenata l'arca di Noè (in realtà la Genesi parla dei «monti dell'Ararat», l'antica regione di Urartu).
Ebbene, un noto scrittore olandese, Frank Westerman, intitola a questo monte un romanzo-reportage e lo fa diventare l'emblema del rapporto tra scienza e fede (ed. Iperborea 2009).
In questo crocevia incandescente si presenta anche lo spettro del dolore che spesso fa saltare le categorie filosofiche, i teoremi scientifici e le tesi teologiche (Giobbe insegna-).
La frase che ho proposto è significativa, soprattutto con quelle maiuscole: è necessario un «Donatore di Senso».
Sì, come accade a Giobbe, non bastano le compassate argomentazioni degli amici teologi.
È Lui, il Creatore, che deve rispondere.
Per questo la domanda, di fronte a sofferenze atroci, anche nella Bibbia è lanciata verso il cielo.
Quando un genitore tiene tra le braccia il figlio morto o, anche più semplicemente, un figlio gravemente disabile, l'urlo che gli sale dalla gola non riguarda più né il medico né l'amico, ma solo Lui.
E ora, tra le tante cose che si dovrebbero dire – ma con scarso esito – su questo tema, vorrei solo evocare le parole di un altro scrittore che fu un mio caro amico, Giuseppe Pontiggia (1934-2003), nell'autobiografico Nati due volte (2000).
Egli coglie così il significato della preghiera nel tempo della prova: nella disperazione "mi metto in contatto con una Voce che risponde. Non so quale sia. Ma è più durevole e fonda della voce di chi la nega. Tante volte l'ho negata anch'io per riscoprirla nei momenti difficili.E non era un'eco".


 

Lo sguardo


Giovanni oggi mi ha raccontato il sogno che ha fatto stanotte, non senza una certa titubanza, visto che il protagonista, Dio, non ci faceva una gran bella figura.
L'ho rassicurato dicendogli che non siamo colpevoli dei sogni che facciamo e che dai sogni c'è sempre qualcosa da imparare.
Così si è fatto coraggio e mi ha mostrato i segreti del suo cuore.

In principio Dio se ne infischiava degli uomini che vivevano sulla terra,
Se dicevano una bestemmia nei suoi confronti a lui non interessava niente, se due litigavano si girava dall'altra parte perché era tutto occupato a fare quello che gli piaceva e neanche si spostava se uno picchiava un'altra persona,
Insomma, sulla terra c'era un grande putiferio.
Un giorno un angelo andò da lui e gli disse: “Ma che stai facendo? Non ti importa di tutte le cose brutte che accadono sulla terra? Che gli uomini si uccidano e muoiano? Non ti importa che ti offendano continuamente?”
Dio rispose: “Non devi occupartene, perché gli uomini sono un branco di scemi!”
L'angelo se ne andò mortificato, però poi pensò come fare per poter far cambiare idea a Dio.
Pensò che se avesse attaccato dei fili ad ogni uomo e li avesse collegati a Lui, forse sarebbe cambiato qualcosa.
E così fece.

Ogni volta che uno bestemmiava, litigava, picchiava, uccideva qualcun altro, a Dio arrivava una grossa scossa elettrica.
Da quel giorno Dio non ebbe più pace.
Non poteva più disinteressarsi del mondo, non poteva più fare il comodo suo, ma non sapeva come fare perché i fili erano invisibili e lui non conosceva il motivo per cui ogni volta che accadevano cose brutte sulla terra, gli veniva una scossa.

Un giorno un bambino si ammalò gravemente e poi morì,
Salì in cielo e arrivò dritto in paradiso.
Il piccolo vedendo Dio triste gli chiese il motivo.
Dio gli raccontò quello che stava succedendo e gli disse che non sapeva come porre rimedio a quella situazione.
Il bambino, che era di animo semplice, buono e gentile, ma soprattutto era saggio,  vide quello che non si vedeva: i fili invisibili che univano gli uomini a Dio.
Andò a prendere un paio di forbici e di notte, senza farsene accorgere, li tagliò.
Al mattino Dio era bello e riposato ed era anche felice perché era la prima notte che dormiva.
Il bambino gli si presentò davanti al letto e gli disse : “ Vedi come stai bene adesso? Io ho tagliato i fili che ti collegavano con gli uomini.
Però non puoi più continuare a fare la vita di prima.
Ti consiglio adesso di scendere nella nuvola più bassa del paradiso e di guardare con i tuoi occhi di falco il mondo e di vigilare su di esso.
Ti basterà fare questo perché gli uomini smettano di essere cattivi e, rassicurati dal tuo sguardo, imparino a fare i buoni".

Tutte le ricerche psicologiche dicono che i bambini si fanno l'immagine di Dio sul modello del loro papà.
Bisogna che questa sera faccia leggere il racconto a mio figlio.