Figli di Dio


Questa mattina mi sono andata a rubare una messa alla Cappellina dell'Ospedale.
Come spesso mi accade, quando il silenzio dell'ora immobilizza tutte le cose, il pianto, il lamento, l'urlo, la ribellione, la preghiera dei tanti crocifissi che soffrono in quel luogo mi è giunto al cuore.
Mentre il sacerdote faceva la Consacrazione Eucaristica  l'immagine di Dio Padre che sosteneva con le sue potenti e amorevoli braccia le croci di tutti i suoi figli, mi ha spiegato il Vangelo, in una messa senza omelia.

VANGELO (Gv 10,31-42)
In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

 

IL Donatore di Senso

La sofferenza deve evidentemente avere un senso, altrimenti la vita sarebbe insopportabile, ed esige quindi necessariamente l'esistenza di un Donatore di Senso.
È una vetta sempre innevata di oltre cinquemila metri, posta al confine tra Turchia e Armenia. È l'Ararat ove, secondo la tradizione popolare, si sarebbe arenata l'arca di Noè (in realtà la Genesi parla dei «monti dell'Ararat», l'antica regione di Urartu).
Ebbene, un noto scrittore olandese, Frank Westerman, intitola a questo monte un romanzo-reportage e lo fa diventare l'emblema del rapporto tra scienza e fede (ed. Iperborea 2009).
In questo crocevia incandescente si presenta anche lo spettro del dolore che spesso fa saltare le categorie filosofiche, i teoremi scientifici e le tesi teologiche (Giobbe insegna-).
La frase che ho proposto è significativa, soprattutto con quelle maiuscole: è necessario un «Donatore di Senso».
Sì, come accade a Giobbe, non bastano le compassate argomentazioni degli amici teologi.
È Lui, il Creatore, che deve rispondere.
Per questo la domanda, di fronte a sofferenze atroci, anche nella Bibbia è lanciata verso il cielo.
Quando un genitore tiene tra le braccia il figlio morto o, anche più semplicemente, un figlio gravemente disabile, l'urlo che gli sale dalla gola non riguarda più né il medico né l'amico, ma solo Lui.
E ora, tra le tante cose che si dovrebbero dire – ma con scarso esito – su questo tema, vorrei solo evocare le parole di un altro scrittore che fu un mio caro amico, Giuseppe Pontiggia (1934-2003), nell'autobiografico Nati due volte (2000).
Egli coglie così il significato della preghiera nel tempo della prova: nella disperazione "mi metto in contatto con una Voce che risponde. Non so quale sia. Ma è più durevole e fonda della voce di chi la nega. Tante volte l'ho negata anch'io per riscoprirla nei momenti difficili.E non era un'eco".


 

Lo sguardo


Giovanni oggi mi ha raccontato il sogno che ha fatto stanotte, non senza una certa titubanza, visto che il protagonista, Dio, non ci faceva una gran bella figura.
L'ho rassicurato dicendogli che non siamo colpevoli dei sogni che facciamo e che dai sogni c'è sempre qualcosa da imparare.
Così si è fatto coraggio e mi ha mostrato i segreti del suo cuore.

In principio Dio se ne infischiava degli uomini che vivevano sulla terra,
Se dicevano una bestemmia nei suoi confronti a lui non interessava niente, se due litigavano si girava dall'altra parte perché era tutto occupato a fare quello che gli piaceva e neanche si spostava se uno picchiava un'altra persona,
Insomma, sulla terra c'era un grande putiferio.
Un giorno un angelo andò da lui e gli disse: “Ma che stai facendo? Non ti importa di tutte le cose brutte che accadono sulla terra? Che gli uomini si uccidano e muoiano? Non ti importa che ti offendano continuamente?”
Dio rispose: “Non devi occupartene, perché gli uomini sono un branco di scemi!”
L'angelo se ne andò mortificato, però poi pensò come fare per poter far cambiare idea a Dio.
Pensò che se avesse attaccato dei fili ad ogni uomo e li avesse collegati a Lui, forse sarebbe cambiato qualcosa.
E così fece.

Ogni volta che uno bestemmiava, litigava, picchiava, uccideva qualcun altro, a Dio arrivava una grossa scossa elettrica.
Da quel giorno Dio non ebbe più pace.
Non poteva più disinteressarsi del mondo, non poteva più fare il comodo suo, ma non sapeva come fare perché i fili erano invisibili e lui non conosceva il motivo per cui ogni volta che accadevano cose brutte sulla terra, gli veniva una scossa.

Un giorno un bambino si ammalò gravemente e poi morì,
Salì in cielo e arrivò dritto in paradiso.
Il piccolo vedendo Dio triste gli chiese il motivo.
Dio gli raccontò quello che stava succedendo e gli disse che non sapeva come porre rimedio a quella situazione.
Il bambino, che era di animo semplice, buono e gentile, ma soprattutto era saggio,  vide quello che non si vedeva: i fili invisibili che univano gli uomini a Dio.
Andò a prendere un paio di forbici e di notte, senza farsene accorgere, li tagliò.
Al mattino Dio era bello e riposato ed era anche felice perché era la prima notte che dormiva.
Il bambino gli si presentò davanti al letto e gli disse : “ Vedi come stai bene adesso? Io ho tagliato i fili che ti collegavano con gli uomini.
Però non puoi più continuare a fare la vita di prima.
Ti consiglio adesso di scendere nella nuvola più bassa del paradiso e di guardare con i tuoi occhi di falco il mondo e di vigilare su di esso.
Ti basterà fare questo perché gli uomini smettano di essere cattivi e, rassicurati dal tuo sguardo, imparino a fare i buoni".

Tutte le ricerche psicologiche dicono che i bambini si fanno l'immagine di Dio sul modello del loro papà.
Bisogna che questa sera faccia leggere il racconto a mio figlio.

Via Londra

Ieri, mentre accompagnavo Giovanni dal dentista, lui, come al solito accende il navigatore e cerca di digitare l'indirizzo del luogo dove siamo diretti.
Ma il mio navigatore è un po' birichino, perchè, se è molto chiaro ed esplicito a mostrarti quale via stai percorrendo non lo è altrettanto, anzi sui inceppa, si chiude, se gli vuoi dare la destinazione.
Dopo vari e inutili tentativi di Giovanni per scrivere “ via Londra”( è lì che dovevamo andare ) lo fermo e gli dico:
“ E' inutile che ti affanni, tanto sono io che guido e la strada la conosco. Tu fidati, anche perchè ciò di cui abbiamo bisogno non è tanto sapere dove dobbiamo andare, quanto dove ci troviamo. Proviamo a vedere quante cose impariamo durante il viaggio.”
Alla fine Giovanni aveva imparato i nomi di tutte le strade che abbiamo percorso per arrivare in quella via che era fuori dal nostro comune di residenza.
Perciò il navigatore non funzionava.
Ieri pomeriggio attraverso un bambino, il Signore mi ha insegnato qualcosa di più sulla funzione degli strumenti che ci mette a disposizione per arrivare alla meta.

Credevo che il mio viaggio fosse giunto alla fine

Credevo che il mio viaggio

fosse giunto alla fine

mancandomi oramai le forze.

Credevo che la strada

davanti a me

fosse chiusa

e le provviste esaurite.

Credevo che fosse giunto

il tempo

di trovare riposo

in una oscurità pregna

di silenzio.

Scopro invece che i tuoi

progetti

per me non sono finiti

e quando le parole ormai

vecchie

muoiono sulle mie labbra

nuove melodie nascono dal

cuore;

e dove ho perduto le tracce

dei vecchi sentieri

un nuovo paese mi si apre

con tutte le sue meraviglie.

Tagore
(Gitanjali)