Discorsi

A giorni alterni Emanuele viene a casa mia.
Emanuele parla poco a differenza di Giovanni; ma ieri ha fatto un'eccezione.
"Nonna ma tu sei la mamma di papà?" "Sì Emanuele sono la mamma del tuo papà"
"E il mio papà è tuo figlio?" "Sì Emanuele il tuo papà è mio figlio"
“Nonno Gianni è il papà del mio papà?" "Sì Emanuele il tuo papà è il papà del tuo papà"
"Ma il mio papà è il figlio di nonno Gianni?" "Sì Emanuele il tuo papà e il figlio di nonno Gianni"

Mentre parla ripenso a quando Giovanni rivolse per due settimane consecutive a tutti queste identiche domande, un tormentone che ci allarmò non poco, salvo poi farci stupire con la conclusione
"Se questi sono i tuoi genitori perché non li abbracci?".

Emanuele, mi sono detta, sta facendo lo stesso percorso di Giovanni e sicuramente queste domande si concluderanno con un abbraccio.

Mi svegliano, facendomi cadere dal letto dove stavo sognando, le sue parole.
"Perché, allora nonna abitate così vicini a noi? Perché non vi cercate un'altra casa lontana, così che noi possiamo venire in questa tua grande e giocarci a pallone?"

Mentre mi rialzo leccando le ferite, cerco affannosamente una risposta per lui comprensibile.
"La nonna Rita ha una casa a Cappelle molto grande, perché non andate abitare lì, invece di farci andare noi via da questa casa?"
"Ma il mio papà conosce la strada di Cappelle e noi vi veniamo a trovare".

Con affanno crescente cerco una risposta che gli tappi la bocca.
“Quando nonno Gianni e nonna Etta moriranno e andranno in cielo verrete in questa casa.
Sicuramente vi cercherete una fidanzata"
"Io però la fidanzata me la cerco viva"
"Va bene te la cerchi viva, ma nel momento in cui poi te la vuoi sposare, te la senti di andare dalla tua mamma e dal tuo papà a dirgli di andarsene perchè ci vuoi abitare tu con la tua sposa?"
"Poveretti! Come ti viene mente?"

"Va bene Emanuele, vorrà dire che io e il nonno andremo nel giardino a vivere sull'erba. Ci porteremo una coperta, un cuscino e qualche altra cosa necessaria. "
"Ma no nonna c'è la cuccia di Huc che è  grande. Vedrete che ci starete bene. Tanto lui è morto.".

Controlli

Sono tornata ora dal controllo. Tutto ok per loro. Nessuna infezione.
Per me è un altro ostacolo superato, perchè ieri me la sono fatta  addosso dalla paura.
A vederci ci vedo meno di prima.
L'operatore di turno mi ha detto che ho la pupilla ancora dilatata, per cui è naturale.
Qualcuno , mentre aspettavo, mi ha chiesto qual era il mio medico curante
" il Padreterno" ho risposto senza tentennamenti.
Se non ci fosse stato Lui, ieri, mi avrebbero portato al manicomio.
Non è detto che non accada, però.
Ma io continuo a sperare e a credere che non finisce qui, che non può finire così.
Che il senso di tanta sofferenza che ci accomuna non può darcela nè una medicina, nè un medico e nessun altra cosa dagli effetti non duraturi.

 

Se ne andò triste…

Marco 10,17-27
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

 
Il giovane ricco, a differenza degli apostoli, non se la sentì di lasciare tutto e seguire Gesù.
Eppure il suo sguardo si era posato su di lui, tanto che l’evangelista non usa il verbo vedere, come per gli altri casi di chiamata, ma un’espressione più forte e significativa ” fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse” .
Dio ci guarda sempre , e quanto più poggiamo la nostra sicurezza su beni deperibili, tanto più il suo sguardo diventa un’appassionata dichiarazione d’amore.
Ma per accorgercene dovremmo alzare la testa, cambiare posizione…
Guardare negli occhi chi ci sta di fronte è l’unico modo per capire quello che ci manca.

Dio non è dei morti, ma dei viventi

Luca 20,27-38 -In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Il verbo prendere, appartenere, avere, sono usati dai sadducei per porre la domanda a Gesù sulla resurrezione.

Ma Gesù sa che ciò che fa vivere è Dio, è l’amore, il dono di sè, il lasciare, non il prendere, l’accogliere per diventare icona del mistero trinitario di Dio in cui l’Amore diventa Persona, Spirito Santo, frutto della vita spesa per l’altro, seme di vita eterna.

E’ incredibile come questa pagina ci parli di come sia distante il linguaggio degli uomini da quello di Dio.

Noi siamo abituati ad avere, a prendere, a non lasciare , perchè pensiamo che solo ciò che ci appartiene ci dà valore. Più cose abbiamo, più ci sentiamo importanti e autorizzati ad esercitatre il potere sugli altri.

Gesù risponde con il verbo della verità, il verbo essere,che definisce Dio nel suo rapporto con l’uomo e l’uomo nel suo rapporto con Dio.

“Saranno come angeli”

”Io sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe.”

Se proprio dobbiamo pensare ad un’appartenenza a Lui, l’unico che può reclamare diritti su di noi come ci ricorda Isaia (43,1)

Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe,

che ti ha plasmato, o Israele:

«Non temere, perché io ti ho riscattato,

ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.

Programmi

Questa sera mio figlio, dopo essersi ripresi i bambini, è rientrato di nuovo a casa nostra (ci abita di fronte): tra le mani il maglioncino viola acquistato di recente.

"Mamma hai un programma per lavare a mano separatamente? Io non ce l'ho. Nè ho roba dello stesso colore da metterci insieme.Te lo lascio"

Se n'è andato prima che riuscissi a rispondergli .

Sono qui che mi chiedo dove ho sbagliato.

Fidarsi

Sono una persona che si fida del prossimo, sempre.
Faccio fatica a pensare il contrario e a premunirmi dalle inevitabili fregature.
Mi sto chiedendo se è giunta l'ora di cambiare registro o di perseverare in un comportamento che sempre più spesso non porta frutto.

Risposte

"Chi sono io?", chiese un giorno un giovane a un anziano.
"Sei quello che pensi", rispose l'anziano". "Te lo spiego con una piccola storia.
Un giorno, dalle mura di una città, verso il tramonto si videro sulla linea dell'orrizzonte due persone che si abbracciavano.
– Sono un papà e una mamma -, pensò una bambina innocente.
– Sono due amanti -, pensò un nuomo dal cuore torbido.
– Sono due amici che s'incontrano dopo molti anni -, pensò un uomo solo.
– Sono due mercanti che han concluso un buon affare -, pensò un uomo avido di denaro.
– E' un padre che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra -, pensò una donna dall'anima tenera.
– Sono due innamorati -, pensò una ragazza che sognava l'amore.
– Chissà perché si abbracciano -, pensò un uomo dal cuore asciutto.
– Che bello vedere due persone che si abbracciano -, pensò un uomo di Dio.
Ogni pensiero", concluse l'anziano, "rivela a te stesso quello che sei. Esamina di frequente i tuoi pensieri: ti possono dire molte più cose su te di qualsiasi maestro".

http://www.qumran2.net/ritagli/ritaglio.pax?id=177

( Mt 6,22-23) La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!