BAMBINI

” Lasciate che i bambini vengano a me.”
( Mc 10,14)
Certo è che per capire la parola di Dio bisogna che il tempo passi, che l’acqua, tanta acqua scorra sotto i ponti e che abbiano superato il livello di guardia non una ma cento, mille volte.
Peccato che ce ne accorgiamo tardi ma meglio tardi che mai.
Quando rimasi incinta del mio primo e rimasto unico figlio non trascurai di leggere tutto ciò che era necessario per conoscere ciò che io avrei dovuto dargli per farlo stare bene, per assicurargli un futuro di bravo e buon ragazzo, educato, rispettoso e pronto per affrontare senza timore le inevitabili battaglie della vita.
E di questo ne avevo avuto un assaggio indigesto non appena lo concepimmo, perchè fu allora che incappammo da subito in medici, medicine, ospedali, indagini, mala sanità inframezzata da qualche rarissimo spiraglio di cielo.
Perchè a ben pensarci, come commentò la mia amica dopo aver letto la storia, il mio primo e per ora rimasto unico libro che ho scritto fermo al 5 gennaio 2000, dobbiamo pregare per questi poveri medici su cui confluiscono le nostre aspettative puntualmente deluse.
La vita non è andata in vacanza da allora, anzi si è data da fare per farmi sentire viva, e quale corpo può dirsi morto fino a quando sente il dolore?
Se è per questo non sono viva ma stravivivissima e come dice la mia amica Michela Malagò vivisiima e strabenedetta, con cui lei, amica del Web mi saluta al mattino.
In questa settimana, poichè io sono scomparsa, sono scomparsi i saluti.
Chissà a quanti è venuto in mente che stavo male di più, se fosse stato possibile!
Tornando ai bambini su cui ti soffermi solo dopo dopo che ti sono venuti a mancare, ripenso al mio diventare orfana di figlio prima di metterlo al mondo, visto che a due mesi mi fecero l’anestesia totale per togliermi quel grumo di sangue che hanno chiamato gravidanza extrauterina ma che di extrauterino era solo il loro cervello, quello dei medici, che poi si sono inventati per coprire l’abbaglio che avevo una tuba cistica.
Un pezzo di giovane di 2 metri con tanto di moglie e di prole è la mia gravidanza mancata che mi fu restituita dopo 5 anni da mia madre.
E io ancora con la testa imballata su ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che dovevo dare non mi preoccupai minimamente di cosa poteva dirmi un bambino sconosciuto di 5 anni, pur essendo io quella che lo aveva partorito.
Ma siamo abituati a metterci in cattedra e non ci sfiora l’idea che i bambini hanno tanto da insegnarci.
Ne ho fatto esperienza con i figli di mio figlio, l’ex extrautereino, che infischiandosene che la scuola mi aveva messo in pensione perchè incapace di deambulare, affidò alle mie cure prima Giovanni e poi Emanuele di 4 anni più piccolo.
I miei libri di carne li chiamo, perchè il vangelo me l’hanno insegnato loro, aprendomi gli occhi e le orecchie alla meraviglia, facendomi rimpicciolire a tal punto da mettermi con loro nelle tane delle formiche o nei raggi di luce che si immillano quando al mattino il sole poggia i suoi raggi sul mare increspato dalla brezza leggera.
Giovanni li chiamò “scintillanti” e da allora ne andammmo in cerca, ne facemmo una professione, per riempire ogni giorno il nostro sacco di grazie a Gesù, a Maria, a Dio, a tutta la corte celeste.
Fu un ‘mpresa far entrare a 6 anni di distanza il piccolo Emanuele nel sacco lui che non conosceva il nostro linguaggio cifrato.
Emanuele diceva che a casa mia c’era il lupo ma lo Spirito santo non va in vacanza e mi suggerì quella volta e fu per sempre che, invece di consolarlo dicendo bugie sul rientro anticipato della madre con eventuale regalino, mi sono fatta lui, sono diventata Emanuele e con lui ho cominciato a entrare nel suo dolore parlandogli della mamma, di quanto era bella, di quanto morbide le sue braccia, dolci i suoi baci.
Che aveva ragione a piangere, anche io l’avrei fatto.
Si rasserenò quasi subito, un po’ quello che accadde a me qualche giorno fa in cui, presa dalla disperazione, tanto stavo male, mi si aprì la pagina delle LAMENTAZIONI.
Mi sono sentita dire che avevo ragione a lamentarmi e che Dio mi metteva in bocca la sua parola per non farmi sforzare.
Mi sono sentita dire che c’è spazio anche per il lamento, che non è peccato e che Dio attraverso un bambino gà anni prima me l’aveva suggerito per farmi guadagnare la fiducia in Lui che mi ama di amore eterno e sa cosa consola l’uomo.
C’è un tempo per ridere, un tempo per piangere, un tempo per ringraziare il Signore di quel pianto e di quel riso.

GRAZIE

 

Oggi mamma avrebbe compiuto 96 anni.

In cielo, ora che fa la maestra degli angioletti, come dicono Giovanni ed Emanuele, sicuramente ci saranno grandi festeggiamenti e riceverà  regali più belli di quanti ne abbia mai ricevuti qui dai suoi suoi scolari, piccoli e grandi.

Scolari lo eravamo un pò tutti, famigliari, amici, amici di amici, sconosciuti, perchè c'era sempre qualcosa da imparare da lei.
Il regalo che oggi voglio farle è  il mio grazie per il tempo che ha dedicato alla preghiera affinchè i suoi figli si salvassero.
Ogni giorno, un rosario, il sabatro tre, per un voto fatto quando nacque il primo di noi.
Il più grande, che l'ha preceduta in cielo, si è addormentato pregando, come spesso accadeva anche a lei la notte, quando rubava il tempo al sonno per assolvere alla promessa.

Grazie mamma perchè hai creduto che la salute dell'anima è ben più importante di quella del corpo, grazie perchè hai consegnato a Maria la tua preghiera.

Bambini

Ieri Giovanni è andato in punizione ( pausa di riflessione, l'hanno chiamata i genitori), perchè ha detto la verità.
La cosa è andata così.
In visita dalla bisnonna Tonina, una vecchietta minuta, arzilla, ma piena di acciacchi le ha detto.
"Bisogna che ti procuri una baby-sitter fin quando muori".
Mi chiedo chi doveva fare una pausa di riflessione.

Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
(Sal 8,3)

Credenti non praticanti

Spunti per una catechesi prebattesimale

La Messa.

“In che cosa credete?” L’abbiamo chiesto ai genitori che vengono per battezzare i propri figli.
"Nella fede, nella religione, nella famiglia…" hanno risposto i più sprovveduti," in Dio" quelli più avanti," in Gesù Cristo" qualcuno, "nel Dio di Gesù Cristo" nessuno.
Certo che noi non possiamo ergerci a giudici, visto che per rispondere così ci abbiamo messo una vita e poi non è detto che abbiamo metabolizzato completamente l’idea.
Gesù, il personaggio di cui in questi tempi si parla di più, è l’illustre sconosciuto della nostra società. Si sa tutto di lui perché la gente pensa di conoscerlo attraverso i si dice, non quello che Lui dice.
Bisogna andare alla mensa del Pane e della Parola, per capirci qualcosa di più. Del resto in Dio ci credono anche i mussulmani e gli ebrei e in qualcosa o qualcuno che ci sovrasta, più grande e più potente di noi, la maggior parte degli uomini, perché non ci vuole una grande fede o una grande intelligenza per riconoscere che il cielo, la luna, le stelle, il mare, i monti e l’universo e tutto quanto contiene l’ha creato Dio.

La Messa, che è il luogo privilegiato, l’occasione più alta dell’incontro con Cristo è vissuta come un peso, un impegno inutile e troppo oneroso. Per non parlare dei bambini che, se ce li hai, disturbano o ti danno l’alibi per non metterci i piedi.
Cuoredipizza, una blogger amica, nonché mamma innamorata di Cristo, mi ha scritto, in un commento ad un mio post sulla Pasqua.
“Quest’anno eravamo in vacanza, e in quella parrocchia ligure la veglia Pasquale era alle 21. Questo ci ha concesso di andarci con i bimbi.
Liturgia lunga, sì, ma affascinante: Peperoncino e Sorrisone si sono lasciati conquistare.
Avevo spiegato loro in anticipo le parti salienti del rito, e li avevo invitati ad ascoltare le letture cercando di "acchiappare" in esse i richiami battesimali. Così, durante la liturgia della Parola, sono rimasti ben svegli, e mi dicevano sotto voce: «Acqua!»; «Luce!». Una specie di gioco, insomma.
E poi, alla fine, il parroco ha invitato in sacrestia tutti i bambini, ed ha regalato loro un uovo! “

Nell’incontro con le coppie ci viene spontaneo di dire a proposito dei non praticanti “ E’ come se uno fosse fidanzato con una ragazza che non frequenta, perché abita lontano, limitandosi a farle una telefonata a Pasqua e a Natale.
Se la Messa fosse un film la si seguirebbe con maggiore attenzione e anche se non è nella nostra lingua madre ci premureremmo di andare a leggerne trama e recensioni, specie se ha vinto qualche premio o ne parlano i giornali.
Ma nessuno si prende la briga di farlo per una cosa non ritenuta importante, mentre lo si fa per qualsiasi altro spettacolo a cui si decide di assistere, mettendoci in conto anche il costo del biglietto.

La Scrittura ci esonera anche da questo, come leggiamo nel profeta Isaia ( “ Isaia 55,1 sgg)
“O voi tutti assetati venite all’acqua,
chi non ha denaro venga ugualmente;
comprate e mangiate senza denaro
e, senza spesa, vino e latte”.
L’unica mensa dove si mangia e si beve gratis in un momento in cui tutto è rincarato, è la Messa.
Ma chi le deve raccontare queste cose? Bisogna aspettare che i figli arrivino all’età della prima comunione per sentire parlare di Dio?

Il 6 aprile, giorno del suo compleanno, Giovanni ha ricevuto tanti regali. Molti, non ha avuto bisogno di chiedere come funzionassero, perché ci è arrivato da solo, ma di un gioco elettronico, con tanti pulsanti e un libro di istruzioni che non è ancora in grado di leggere e capire, ha chiesto a noi spiegazioni.
La fede è un dono che tutti ricevono con il Battesimo, ma è necessario che qualcuno ci spieghi come funziona, altrimenti succede che la mettiamo da parte e ci dimentichiamo di averla.
Quando Franco, nostro figlio, era piccolo gli abbiamo fatto tanti regali e tra questi un’enciclopedia dal titolo “Come funziona”. L’esigenza di dare a nostro figlio gli strumenti per conoscere il funzionamento di ogni tipo di macchina l’abbiamo sentita, peccato che non ci siamo preoccupati di comprare qualcosa che lo aiutasse a capire come funziona l’uomo e di quale carburante ha bisogno per arrivare sicuro alla meta.

I bambini, per sapere ciò che è importante, guardano e ascoltano prima di tutto chi vive con loro, prima ancora della tv molto spesso chiamata in causa per deresponsabilizzare chi è preposto alla loro educazione..
Parliamo ai nostri figli di Gesù, di quello che ha detto e fatto, leggiamogli le pagine della Scrittura, ma cerchiamo principalmente di testimoniare con la nostra vita che la messa è il momento più importante per incontrare Gesù insieme ai nostri fratelli e per fare in modo da portarcelo a casa e dovunque noi andiamo
La messa è un invito ad un pranzo di nozze. Quando siamo invitati a nozze ci preoccupiamo di chi ci fa l’invito, di quale vestito indossare, qualora riteniamo giusto partecipare, e quale regalo portare.
A invitarci è Dio, re dell’Universo, Creatore e Signore di tutte le cose, nonché nostro padre. Quale vestito mettere? Certo che nei matrimoni del mondo cerchiamo di comperarcene uno adatto alla circostanza o a farcelo prestare, se proprio non possiamo, premurandoci comunque di chiedere a qualche amico o parente stretto se ha un gioiello, una sciarpa, una pelliccia o anche una macchina un po’ più prestigiosa della nostra che ci premuriamo comunque di far lavare. Nei matrimoni mondani si rischia di diventare irriconoscibili, tanto ci si sforza di comparire migliori, sì che Giovanni alle nozze del cugino ci lasciò di stucco quando disse: “ Ma che si sono travestiti tutti da matrimonio?”

Il problema sta nel travestimento del quale non possiamo fare a meno. Ma è importante prendere coscienza della propria inadeguatezza davanti a Dio e ai fratelli, con quel “Signore pietà, Cristo pietà”seguito da: “Confesso a Dio Padre Onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato”, che indica il vestito inadeguato che abbiamo indosso.
Ma il Signore ci ha invitato ed è lì proprio per accoglierci così come siamo, con la nostra storia e le nostre contraddizioni, la nostra presunzione e la nostra estrema fragilità, perché ci ama e ci vuole con Lui a far festa.

Come in ogni invito che si rispetti non si mangia subito e dopo i convenevoli (scusa se sono arrivato in ritardo, scusa se sono vestita così, ho messo la prima cosa che ho trovato per arrivare in orario…ti ho telefonato ma non ti ho trovato a Natale.. quando stavi male… sai il lavoro..gli impegni.. la famiglia…) è chiaro che bisogna ascoltare cosa ha da dirci il Padrone di casa.
Non sta bene parlare solo noi. Bisogna fare silenzio.
E’ quello il momento dello “Shemà Israel!”, “Ascolta Israele!”.
Come in ogni conversazione si parte dai ricordi comuni: la nostra storia passata con o senza di Lui. Un brano dell’Antico testamento infatti fa da battistrada, a cui si risponde con il Salmo, la risposta degli invitati. Poi tocca di nuovo al Signore attraverso una Lettera apostolica, chiave interpretativa che unisce la prima lettura al Vangelo.
In questo ascoltare molto e parlare poco c’è la ricetta su cui impostare il dialogo in famiglia e con gli amici.

La messa è un ritrovarsi insieme per ascoltare e ascoltarsi, un dialogo con Dio e con i fratelli, dove è importante ricordare che non a caso ci sono state date due orecchie e una bocca sola, regola d’oro per tutte le nostre relazioni interpersonali.
Solo così sapremo di cosa il Signore ha bisogno, cosa possiamo offrirgli. E’ il momento di rispondere, ma non con le labbra. Il pane e il vino come anche le offerte in denaro che si raccolgono durante la questua non sono altro che la naturale risposta a quanto abbiamo ascoltato.

Cosa possiamo offrirti o Dio che non sia già tuo? Avevamo pensato di portarti un regalo, siamo andati a comprarlo, cercando una cosa che facesse bella figura, che mostrasse di valere più del prezzo che l’abbiamo pagato. Ma tu guardi la purezza del cuore.
Tu Signore ci chiedi, come quando ti muovesti a compassione della folla che da tre giorni ti seguiva, “Quanti pani avete?” Non t’importa della forma, né se sono raffermi. A te basta che ce ne sia anche uno, per benedirlo e trasformarlo nel tuo corpo. Perché tutti hanno fame di te, Signore, e tutti tu vuoi saziare.

Per capirci basta pensare a quando ci viene voglia di stare un po’ insieme, ma nessuno se la sente di sobbarcarsi tutta la fatica. Così ci si mette d’accordo perchè ognuno porti qualcosa o faccia qualcosa, perché la festa riesca e tutti siano contenti.
C’è chi ci mette i soldi, chi le braccia, chi l’intelligenza, chi la fantasia, e chi il cuore. Ma i migliori sono quelli che ci mettono tutto quello che hanno, senza trattenere nulla per se.
Così è l’Eucaristia: ognuno porta qualcosa, ma Dio, chiaramente ci mette tutto quello che serve, come accade quando chi mette la casa si fa carico delle cose che mancano e in genere va a finire che avanza.

Che bello questo invito che il Signore ci fa in forma ufficiale ogni domenica! Ma la sua è una casa sempre aperta e non ci sono giorni sbagliati per farci un’incursione.
“Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo. Fate questo in memoria di me”…le parole della consacrazione.
E’ come quando ha detto “Date voi stessi da mangiare”, che non è possibile, se non ci si rivolge al Padre uniti a Gesù, per chiedergli quello che manca alla nostra generosità.
E’ il momento nel quale chiediamo al Padre Nostro di darci sì il pane quotidiano specialmente quello non facile da trovarsi in commercio, che è quello del perdono, la capacità di amare come solo lui sa fare, magari lasciando l’offerta all’altare per andare a riconciliarci con chi ce l’ha con noi.
Solo allora possiamo fare la Comunione dove Gesù da un lato ci sazia e dall’altro ci prepara un sacchetto con quello che avanza da portare a casa per chi non non è potuto venire o non ha voluto.
La messa termina con quell’ “Ite missa est” che non significa “Finalmente è finita!”, ma “La festa è appena cominciata, perché adesso siete voi a dover chiamare gli amici, per continuarla a casa vostra, con tutto quel ben di Dio che vi ho fatto riportare.”

La trasmissione

Questa è la trasmissione che è andata in onda , oggi alle 11, così come la leggete, grazie  all’intervento provvidenziale di Splinder, su cui volevo postarla prima di uscire di casa.

Questo imprevedibile folletto, ha sconvolto l’ordine degli interventi miei e di mio marito, distinti dal carattere (normale-io,corsivo-mio marito) come li avevamo programmati, per un improvviso e inspiegabile "copia e incolla dove voglio io". Non avendo il tempo per recuperare il lavoro preparato, per il blak-out della stampante, essendo già le 10.45, ho pregato che quello che andavamo a leggere avesse almeno un senso. Valutate voi.

Io intanto ringrazio il Signore  perchè, anche questa volta, ci ha aiutato a mettere ordine alle idee , in maniera così inusuale, ma sempre provvidenziale.

 

FAMIGLIA :SEGNO DI SPERANZA
Rubrica radiofonica a cura di Gianni e Antonietta
12 gennaio 2008
Canto: “Cristo è risorto veramente” (Risorto per amore – CD1)
Saluti
Dopo aver vissuto il grande mistero e lo stupore del Natale e dopo aver contemplato assieme ai magi la natività, ci siamo imbattuti in una festa che ci mostra un Gesù improvvisamente cresciuto, una festa che ci propone una sorta di carta d’identità del bambino che abbiamo contemplato, adorato, per quello che sarà il suo ministero, il suo annuncio, la sua presenza in mezzo agli uomini.
E’ il Padre stesso che ci presenta il suo figlio prediletto, come suggello della sua alleanza con l’umanità, e, quasi, ce lo consegna accompagnandolo con una benedizione.
Il festeggiato si è fatto grande, il grande sconosciuto delle feste Natalizie si è scomodato ed si è messo in fila alla cassa, per pagare di persona il dono giusto per noi.
Il Battesimo di Gesù conclude le feste, perchè il dono sia efficace.
Lui, che si è donato a noi nella mangiatoia ed è diventato pane nella casa del pane, Betlemme, è necessario che si faccia battezzare da Giovanni Battista.
Straordinario questo Dio che si mete in fila con gli altri e aspetta il suo turno per fare una cosa a prima vista irrazionale, incomprensibile.
Ma, riflettendo, abbiamo capito che per fare un regalo ti devi mettere nei panni dell’altro, devi traslocare nei suoi bisogni, nella sua casa e vedere cosa gli manca.
Il Battesimo prevede tre immersioni nell’acqua; tanti giorni ci vollero prima che Gesù risuscitasse.
Ci siamo chiesti cosa ha fatto nel frattempo e abbiamo trovato la risposta. E’ sceso negli Inferi, conoscendo la massima distanza dal Padre, per portare la buona notizia, il dono, anche a quelli che non avevano avuto modo di conoscerlo.
Canto: “Gioisci figlia di Sion” (Risorto per amore – CD 7)
Quando battezzammo nostro figlio non ci preoccupammo di approfondire la cosa. Per noi il Battesimo era il lasciapassare per il Paradiso pensando che a noi nulla competesse , se non il portarlo in chiesa e fargli una festa.
Ora che don Gino ci ha affidato le coppie che chiedono il Battesimo per i loro figli è la prima cosa che diciamo, premettendo che abbiamo una grande esperienza di come non si devono fare le cose e una piccola ma importante esperienza di come si devono fare.
Le situazioni, anche le più pesanti possono trasformarsi in occasione straordinaria di grazia, se facciamo entrare Gesù nella nostra casa o meglio entriamo nella sua, che è poi quella in cui ci ha riammesso con il Sacramento dell’iniziazione cristiana.
Solo 7 anni fa, se ci chiedevano cos’erano i Sacramenti, non avremmo saputo cosa rispondere.
Ora non abbiamo dubbi, perchè abbiamo sperimentato che essi sono doni che fa Dio all’uomo per vivere bene su questa terra e trasformare la sua vita mortale in vita eterna.
Al bimbo si fanno regali per l’occasione, ma è necessario che qualcuno glieli scarti, glieli metta in mano, ne conosca le caratteristiche, glieli faccia usare.
Nel pacco che Dio ci fa recapitare attraverso i genitori e i padrini quel giorno, c’è l’occorrente per non smarrirsi, per arrivare sani e salvi a destinazione.
I genitori e i padrini hanno il compito di scartare il regalo, di prendere ciò che vi è contenuto: fede, speranza e carità e mettersi d’impegno per trasmetterle al piccino , man mano che cresce, adattando le parole all’età come si fa per il cibo, che all’inizio si dà liquido, poi si omogenizza, poi si fa in piccoli pezzi perchè il bimbo lo possa digerire.
Trasmettere la fede, mantenere viva la speranza, testimoniare l’amore è compito di ogni genitore, di ogni educatore, di ogni persona che non si accontenta di fare regali ai propri figli solo a Natale, alla Befana e al compleanno, ma vuole che ne abbiano a godere tutta la vita.
Con il Battesimo diventiamo a tutti gli effetti figli di Dio, e non fa differenza che siamo stati adottati, perchè, a farci caso, anche noi uomini che siamo cattivi, i figli adottivi li trattiamo meglio di quelli naturali, perchè si pensa sempre che sono deboli e hanno bisogno.
E siccome Dio é più buono di noi, abbiamo detto a Giovanni, non chiama aiutanti il giorno di Natale o della Befana, ma si è messo all’opera Lui stesso per portarci i regali, da quando Adamo ed Eva, i nostri progenitori si sono allontanati da casa, dalla sua casa.
Il Signore, con il sacco pesante sopra le spalle, si è messo alla ricerca dell’uomo. Come un ladro pasticcione si è dimenticato di cancellare le tracce che potevano portare a Lui, anzi ha fatto di tutto perchè ci accorgessimo del suo passaggio. Ha vagato a lungo , ma l’uomo non aveva una casa, ecco perchè si è lasciato sfuggire tante meraviglie da quel sacco ad arte bucato.
Ha sparpagliato per l’universo frammenti di paradiso, perchè a tutti venisse voglia di tornarci.
Ogni tanto fuoriusciva, strada facendo, uno scintillante, una pietra preziosa da quello scrigno caricato sopra le spalle, un fiore, un sorriso, un abbraccio, una carezza.
Lui, la Befana del cielo si è messo in viaggio da quando ha pensato a noi, da quando ha cominciato a raccontarci le favole per toglierci la paura del buio e farci sprofondare nel calore delle sue braccia.
Le sue favole sono tutte scritte nel libro che ci ha consegnato, la Bibbia, ma molte ha lasciato che le raccontasse il vento, il sole, il mare, tutte le stelle, perchè ci sono mamme che non ce l’hanno quel libro e i loro figli non saprebbero dove trovare i segni della presenza di Dio.
Poi i suoi piccoli sono cresciuti e non si sono più accontentati, come capita anche tra noi.
I bambini, man mano che crescono, vogliono sempre di più e i genitori non riescono a tener dietro alle loro richieste.
Dio non ha mai smesso di lavorare come fanno tutti i papà e le mamme, perchè imparassimo a usare quanto era suo, senza danneggiarlo, perchè la sua casa , era destinata ad essere anche la nostra.
Come poteva permettere che la sciupassimo, quando sapeva che in quella avremmo dovuto abitare per sempre? Eppure lo abbiamo fatto.
Dove avrebbe potuto deporre i regali se all’uomo non ricostruiva la casa?
Ecco perchè è venuto ad abitare tra noi, perchè nel suo cuore ci ritrovassimo a casa.
Canto: “Cristo è risorto veramente” (Risorto per amore – CD1)
Per questo abbiamo pensato che, argomento di questo incontro, poteva essere il Dono che ci porta Lui, contrapposto ai doni che il mondo vuole proporci, il Battesimo, che ci permette di rientrare nella sua casa, da cui si allontanarono i nostri progenitori.
In fondo, in questo tempo che ci siamo lasciati alle spalle, siamo andati in overdose di regali, fatti e ricevuti, se siamo tra i fortunati.
I piccoli, certo, lo sono stati, perchè, a distanza ravvicinata, hanno preso i regali da Babbo Natale e dalla Befana, che hanno poca o nessuna attinenza con quello di cui vogliamo parlarvi, a meno che non ci sforziamo di trovare l’aggancio giusto. Ma non è facile, specie se si ha a che fare con dei bambini.
Fin quando sono piccini, li si possono un po’ imbrogliare e loro, che sono furbi, volentieri evitano di fare domande imbarazzanti, perchè gli fa comodo credere che basta scrivere la letterina e promettere di fare i buoni, per ottenere quello che vogliono.
Il problema è, se mai, cercare, negli appartamenti dove si vive blindati, isolati dal mondo, un’apertura, per farci passare i regali. Almeno quelli.
Ma fuor di metafora un camino o il buco dell’aria condizionata, un balcone o una scala per arrampicarvisi si trova sempre, anche se è quello di un nonno, di uno zio, di un amico a cui sta a cuore la riuscita dell’operazione, che si presta, volendo anche a trasformarsi in uno dei due personaggi in questione.
Giovanni ha detto, guardando il ben di Dio che gli era piovuto dal cielo: “ Il prossimo anno faccio il cattivo, tanto Gesù i regali me li porta lo stesso”.
Tempo addietro la stessa frase mi era servita per dire che Gesù è buono e che continua a volerci bene, anche quando facciamo i cattivi. Basta decidere di fare i buoni, di riaccendere negli occhi gli scintillanti, come chiamiamo la luce che vi sprizza dentro, quando non siamo arrabbiati.
Meno male che Babbo Natale, alias nostro figlio, il papà, si è scordato di comprare le pile, alla pista, l’ennesima, anche se questa è la reclamizzatissima di hot-wheels, che non entra neanche dentro la sala e l’ha dovuta montare a casa nostra, in attesa di farle spazio.
Così gli abbiamo potuto dire che non era un caso e che a fare i cattivi non ci si guadagna.
Per le pile ha dovuto aspettare che riaprissero i negozi il 27, ma poi si è dovuto mettere a cercare le macchinine che aveva usato, nel frattempo, inventandosi una pista alternativa sul letto del fratellino.
E ci è voluto un giorno ancora per ritrovarle, seppellite sotto i giocattoli, per poterci fare una gara.
Che il digitale terrestre, arrivato a casa dei nonni, che poi siamo noi, comprato per tenerlo buono e fargli vedere i cartoni, quando alla Rai non c’è Trebisonda, sia andato in corto circuito, non appena attaccata la spina, ha fatto riflettere anche noi che forse quei soldi li potevamo spendere in modo più utile e intelligente.
Meno male che, navigando su Internet, che non è solo una diavoleria, abbiamo trovato questa storia a proposito della Befana. Almeno siamo riusciti a trasmettergli qualcosa attinente alla festa in questione.
I Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al Bambino Gesù. Giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere.
Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme perchè là era nato il Salvatore. La donna che non capì dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione.
I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro, ma lei rifiutò perchè aveva molto lavoro da sbrigare.
Dopo che i tre Re se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù. Ma nonostante li cercasse per ore ed ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino.
E così ogni anno, la sera dell’Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece ha fatto il cattivo.
Canto:Voglio vedere il tuo volto” (Voglio vedere il tuo volto – CD 1) 
Noi grandi di regali ce ne siamo fatti ben pochi, visto come vanno le cose, non solo per noi.
Da tempo, del resto, il problema è, non riceverli, ma farli, tra gli spintoni, le luci, la musica, il sorriso forzato delle commesse, l’ansia di non arrivare.
Da quando il Dono speciale, inaspettato, straordinario, lo abbiamo trovato la notte della Befana di 8 anni fa, non possiamo dimenticarcelo, associandolo alle croci che numerose ci hanno interpellato negli anni precedenti, proprio nello stesso periodo.
La malattia e la morte, infatti, negli anni, sono venute a visitarci con una puntualità sconvolgente, proprio in quella data.
Non possiamo non ricordare che la malattia di Antonietta esplose con violenza proprio in quei giorni, come quella che portò, anni dopo, suo fratello alla morte.
Mio padre il 5 gennaio del 1995 e sua madre i 7 gennaio del 2006 ci hanno lasciato.
Strane coincidenze che non possiamo non collegare ad un’altra data, quella che ci ha fatto riconciliare con tutte le feste e ci convince che il Natale non l’ha inventato il diavolo, come a volte ci scappa di dire quando il mondo ci risucchia con i suoi finti doveri.
Così scriveva Antonietta sul suo diario, anni addietro, a commento di queste strane coincidenze
Il 5 gennaio del 1977 era la data fatidica, per rimuovere il gesso che mi aveva imbalsamato 10 mesi prima.
Ma ad aspettarmi non c’erano ali che mi facessero librare in volo come una farfalla, finalmente libera dal bozzolo.
Il rumore della sega elettrica che si muoveva sul mio corpo imbalsamato non disturbava le mie orecchie, tutte protese a sentire il tonfo di ciò che era diventato ormai inutile sostegno.
Mi svegliai dal sogno quasi subito.
Perché non riuscivo a stare in piedi?
Questo mi portò la Befana con un giorno d’anticipo quel 5 gennaio, dopo un anno di inenarabili sofferenze. Ne dovevo fare di strada per incontrare il dono giusto, fatto su misura per me, un altro 5 gennaio!
Dovevo mettermi in viaggio con i Magi e con loro accettare la fatica della ricerca, la stanchezza del cammino, il tempo dell’attesa.
Loro sono stati i battistrada per incontrarlo.
Era il 5 gennaio del 2000, quando ho visto la stella fermarsi sulla grotta
Il 5 gennaio finalmente sono entrata dentro la grotta!
Erano secoli che camminavo, secoli, non il tempo che dista dal Natale alla Befana…
Mi sono fermata il 5,…il Signore ha avuto pietà… non mi ha fatto camminare ancora… un giorno prima sono arrivata, ma Lui era lì ad aspettarmi….
Erano 2000 anni che mi aspettava…nella messa, la sera dell’Epifania.
Ma quel dono che Antonietta scartò per prima, non lo tenne tutto per sè. Il suo sguardo, le sue parole, la sua persona, tutto parlava di una luce che la faceva risplendere.
Così anch’io, incuriosito, mi sono messo in cammino come la Befana della storia che vi abbiamo raccontato.
E adesso siamo qui in due a parlarvi del fatto che Dio non fa preferenze di persone e che a tutti è dato di arrivare, contemplare, adorare il Signore: Magi e pastori, ricchi e poveri, grandi e piccoli.
Grazie a Dio, l’Epifania tutte le feste non se le porta via, perché, se i doni del mondo rispettano i calendari, per i suoi, tutti i momenti sono propizi, perché il tempo, morendo, l’ha trasformato in occasione perenne di grazia.
Non a caso la liturgia delle feste si conclude con la domenica successiva all’Epifania, in cui si celebra, il battesimo di Gesù, inizio e fondamento della festa più grande, preparata da Dio per ogni uomo.
La Chiesa, per paura che, riponendo in soffitta il Bambinello, ci mettessimo pure ciò che ci porta, per ricordarci che non c’è momento che non ce lo dia, ce lo presenta mentre si mischia alla folla, per ricevere da un uomo, Giovanni, ciò che lui è venuto a portare, rinnovando quel lavacro di acqua, con lo Spirito su di lui effuso.
Tu vieni da me? “ dice Giovanni, quando vede Gesù.
Gesù, nato tra gli escrementi, in una stalla, a Betlemme, viene da noi, viene incontro all’uomo, nel fango del fiume Giordano, allora, nella nostre case in disordine e maleodoranti, ora.
Tu vieni da noi, Gesù, ci viene da dire, non siamo noi che ti abbiamo scelto, sei tu che mi sei venuto a cercarci . Che cosa straordinaria, Signore, che tu ti sia ricordato di noi!
Il regalo è tanto più bello, quando giunge inaspettato, quando ti accorgi, scartandolo, che è quello che ti serviva, quello che non osavi nemmeno sperare .
Che bello Signore continuare, anche ora che siamo diventati grandi, a scartare i tuoi regali, che non finiscono mai, regali di cui non si butta niente, neanche il contenitore.
Certo perchè il contenitore che ti sei scelto è di carne e si chiama Maria, la madre che vuoi condividere con noi.
Grazie Signore per tua madre, grazie della pubblicità gratuita che abbiamo letta sulla Sacra Scrittura, grazie, perchè non paghiamo un prezzo aggiuntivo per lo sponsor, anzi il contrario.
Signore quanto sei grande, quanto infinita è la tua misericordia!
Lui deve crescere e io diminuire” dice Giovanni Battista.
Lo sappiamo, Signore, che noi dobbiamo diminuire e tu crescere, altrimenti come possiamo continuare a fare regali ai nostri figli, sì che non rimangano senza quando diventiamo vecchi o non ci siamo più?
Che straordinaria Befana sei Signore Dio Padre Onnipotente!
Saluti
Canto: “Cristo è risorto veramente” (Risorto per amore – CD1)

La nostra famiglia

Questa è l’immagine della Sacra Famiglia, che i miei bisnonni avevano appesa sul letto e che oggi occupa il posto d’onore nel salotto della nostra casa. Scampata alle bombe, ai crolli, alle rapine della guerra, ai topi, alla muffa, agli allagamenti delle cantine, ai tanti traslochi subiti dalla mia famiglia d’origine, è stata ritrovata per caso nel doppio fondo dell’armadio di nonna e consegnato a me perchè ne avessi cura.

Così Giovanni, il mio nipotino di cinque anni, ha rappresentato la sua famiglia, quella che ha e quella che desidera. Nella casa roulotte, affacciati alla finestra per salutare ci sono, a partire da destra: la mamma, una sorellina grande, che lui avrebbe voluto al posto di Emanuele, che è piccolo e maschio, perchè se la voleva sposare, il papà e la nonna. Il nonno sta al piano di sopra e Giovanni ha costruito una scala per andare a raggiungerlo e vedere cosa sta facendo. Il cuore rosso con i raggi, sopra la casa, significa che tutti si vogliono bene. La croce indica  che tutti vogliono bene a Gesù. Il trattore a destra del disegno, ha anch’esso la croce, perchè è Gesù che lo guida e traina la casa.

Nella ricorrenza della Sacra Famiglia mi è sembrato bello associare queste immagini che testimoniano come la famiglia sia un bene che non si deteriora, se a guidare le nostre scelte è il Signore. Auguriamoci che i bambini abbiano sempre chi consegna loro il testimone e li educa ad accettare anche i fratelli indesiderati.

21 Famiglia oggi:riflessioni di coppia

 


Rubrica radiofonica a cura di Gianni e Antonietta

Canto: Cristo è risorto veramente (CD – “Risorto per amore” – 1)

Carissimi amici benvenuti all’ascolto di questa trasmissione. Dagli studi di Radio Speranza vi salutano Gianni e Antonietta.
Man mano che andiamo avanti in questo servizio, sempre più ci rendiamo conto di quanto siano insufficienti le parole per annunciare il Vangelo, per accostarsi, senza profanarlo, al mistero racchiuso in ogni uomo, fatto ad immagine e somiglianza di Dio.
Abbiamo in questi giorni assistito alla folla oceanica che, incurante del caldo, del freddo, della fame e della fatica ha sentito il desiderio insopprimibile di rendere omaggio al nostro pontefice, che nella compostezza immobile del corpo mostrava ai visitatori il rigido e freddo volto della morte.
L’immagine e la somiglianza con Dio non sappiamo se tutti l’hanno vista nell’uomo sofferente e crocifisso, più che nella straordinarietà della sua vita e del suo ministero.
Il numero straordinario di persone, di gruppi, paesi, città, nazioni, mobilitati per l’evento, ci ha portato a riflettere su quanta sete di Dio abbia la nostra civiltà, quanto senta il desiderio, l’esigenza di punti di riferimento forti e credibili.
Se i potenti della terra, dimenticando vecchie o recenti inimicizie, si sono dati appuntamento davanti ad una bara su cui era stato deposto un Vangelo, non è un caso. L’immagine delle pagine che venivano sfogliate dal vento sulla semplice e austera cassa di cipresso, mentre le rosse cappe dei cardinali fluttuavano nell’aria leggere, è profetica. La Parola di Dio che la Chiesa ha portato e continua a portare, mossa dal vento dello Spirito, è l’unica arma che il mondo conosce per trovare la pace.
Abbiamo pensato se questa considerazione che a noi pare ovvia, lo sia anche per tutti quelli che hanno partecipato ai funerali del papa. Se Marco, che si sta preparando alla Prima Comunione, avesse avuto modo di conoscere più da vicino le gesta del nostro pontefice come quelle di Madre Teresa di Calcutta, alla domanda su cosa ci ha lasciato, avrebbe risposto allo stesso modo: “ Con Gesù si può fare tutto”
E pensare che questo stupendo dono del Signore, questa creatura, a parere dei medici, sarebbe stato meglio che non nascesse per via del fatto che il fratellino era affetto da una rara malattia genetica, che avrebbe potuto colpire anche lui.
Marco, ogni giorno di più, stupisce per la ricchezza del suo mondo interiore, per la sensibilità e l’intelligenza di fronte alle cose di Dio.
Il mondo ha bisogno di piccoli e grandi profeti, ha bisogno di famiglie che insegnino ai propri figli a parlare il linguaggio di Dio, a riconoscerlo e a farlo proprio.
Chissà perché ci è venuto in mente di associare la figura del grande Papa a quella di un bimbo sconosciuto. La verità è che ogni uomo è profezia di Dio e, se le grandi imprese servono a catalizzare l’attenzione di milioni di persone per portarle ad ammirare lo splendido arazzo che il Signore ha tessuto attraverso persone particolarmente dotate, altrettanto possono fare le piccole e impercettibili gocce che trasudano dalle pareti delle grotte, quando insieme, raggrumandosi, riescono a creare stupendi arabeschi.

Nessun uomo è un’isola,in sé completa, ognuno è un pezzo di un continente, la parte di un tutto”è il pensiero che sottoponevo alla riflessione dei miei alunni ogni anno, cercando nelle loro risposte la luce che non ancora avevo trovato. Spesso, di fronte agli uomini grandi, ci troviamo smarriti e impotenti, incapaci di dire o di fare, perché ci sentiamo troppo piccoli per reggere il confronto e ci convinciamo che non vale la pena provare.
Mai nessuno, come il nostro Papa, da poco scomparso, ha portato la gente a riflettere sulla santità, come opportunità e grazia dati ad ogni credente, qualunque siano le doti e le capacità naturali, portando agli onori degli altari gente comune che non si è sottratta all’azione dello Spirito, favorendo l’ingresso della grazia che viene dall’alto. I Santi sono matite di Dio, come madre Teresa amava dire di se, e noi sappiamo che un bel disegno viene non tanto dalla grandezza della matita, quanto dalla capacità dell’artista di usarla nel modo più conveniente.
Quante cose si possono fare con Gesù! E’ proprio vero, ma bisogna che ne facciamo esperienza.
Da poco abbiamo cominciato una collaborazione con la nostra parrocchia per accompagnare le coppie che chiedono il Battesimo per i propri figli. L’iniziativa di affiancare al sacerdote una coppia per la preparazione al Sacramento dell’Iniziazione cristiana è recente e si affianca a quello di avvalersi della collaborazione delle famiglie da parte dei presbiteri, in tutte le altre iniziative pastorali. Il Sacramento dell’Ordine e quello del Matrimonio, l’abbiamo scoperto strada facendo, sono Sacramenti ministeriali, vale a dire servono per il bene della comunità, a differenza degli altri che sono a beneficio della persona che li chiede.
Ci sembra utile e bello ricordare, specie ora che Giovanni Paolo Secondo non può più parlare, ciò che ha scritto nella Familiaris Consortio al numero 49:” Tra i compiti fondamentali della famiglia cristiana si pone il compito ecclesiale: essa, cioè , è posta al servizio dell’edificazione del Regno di Dio nella storia, mediante la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa. I coniugi e i genitori cristiani, in virtù del Sacramento, hanno nel loro stato di vita e nella loro funzione il proprio dono in mezzo al popolo di Dio, perciò non solo ricevono l’amore di Cristo diventando comunità salvata, ma sono anche chiamati a trasmettere ai fratelli il medesimo amore di Cristo, diventando così comunità che salva
Quando Dio ha creato l’uomo maschio e femmina, a detta di monsignor Bonetti, non aveva in mente la parrocchia, ma la famiglia..Sembra un paradosso, ma così non è, perché Dio ha dato il compito di somigliargli per prima ad una coppia, Adamo ed Eva, a loro il mandato di renderlo visibile al mondo.
Un uomo e una donna che si amano e si donano reciprocamente sono la più bella icona di Dio.
A ragion veduta, chi è ancora legato al vecchio Testamento, come Ebrei e Mussulmani, non avendo accolto Cristo, che ha mostrato il vero volto del Padre, il volto dell’amore speso fino all’ultima goccia di sangue, continua a immaginare un Dio senza volto, un Dio nascosto nella nube e nel fuoco, un Dio a cui è difficile somigliare. L’amore di Cristo è il battistrada per sapere chi siamo e a cosa siamo chiamati.

Canto: Re dei re (MC – “Eterna è la tua misericordia” – A6)

Giovanni, il nostro nipotino, il 6 aprile, giorno del suo compleanno, ha ricevuto tanti regali. Molti, non ha avuto bisogno di chiedere come funzionassero, perché ci è arrivato da solo, ma di un gioco elettronico, con tanti pulsanti e un libro di istruzioni che non è ancora in grado di leggere e capire, ha chiesto a noi spiegazioni.
La fede è un dono che tutti ricevono con il Battesimo, ma è necessario che qualcuno ci spieghi come funziona, altrimenti succede che la mettiamo da parte e ci dimentichiamo di averla.
Quando Franco era piccolo gli abbiamo fatto tanti regali e tra questi un’enciclopedia dal titolo “Come funziona”.L’esigenza di dare a nostro figlio gli strumenti per conoscere il funzionamento di ogni tipo di macchina l’abbiamo sentita, peccato che non ci siamo preoccupati di comprargli qualcosa che lo aiutasse a capire come funziona l’uomo e di quale carburante ha bisogno per arrivare sicuro alla meta.
Chissà se a Piazza San Pietro e dintorni, nella settimana passata, c’era qualche strumento umano, in grado di misurare l’energia che ha fatto muovere migliaia di persone verso la stessa direzione!
Ma come funziona questo Spirito Santo, capace di annullare le distanze, di creare comunione, di trasformare la Babele degli uomini in città della pace?
La ninna nanna cantata dagli angeli, quando nacque Gesù diceva: ”Gloria a Dio negli nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore”, La stessa pace che , una volta risorto, annunciò agli Undici, entrando nel cenacolo a porte chiuse. ”Pace a voi”, nonostante il tradimento, l’abbandono, la poca fede dei discepoli. Pace, la parola che accompagna il Salvatore dalla culla alla croce. “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” fino a risuonare festosa, nel cuore ancora incredulo dei discepoli, i giorni appena dopo la Pasqua.
La pace dello Spirito permette di affrontare qualunque situazione, senza spezzarsi, disgregarsi e disgregare, permette all’uomo di uscire fuori da se stesso e diventare operatore di pace.
La pace comporta il prezzo alto di rischiare di perdere la propria perché gli altri la trovino. Così ha fatto Gesù, così il nostro papa che ne ha seguito l’esempio, non sottraendosi al rischio di venire rifiutato, beffeggiato, deriso.
La pace del mondo parte dalla capacità della famiglia di creare operatori di pace. Beati gli operatori di pace, perché vedranno Dio, dice Gesù e nelle famiglie in cui la pace viene costruita giorno per giorno Dio non ha bisogno di quadri che lo rappresentino.
La carità, vale a dire l’amore, è il dono che ci viene recapitato insieme alla fede e alla speranza il giorno del Battesimo, e che non è possibile coltivare senza credere nell’amore sconfinato di Dio che è alla base della nostra speranza ed è garanzia di salvezza.

Ci sono genitori che scelgono il cibo, i vestiti, la lingua, la città gli amici per i propri figli e poi si rifiutano di farli battezzare per rispettare la loro libertà di scelta, dimenticando che lo stesso problema non se lo pongono quando danno loro da mangiare e da bere ciò che i figli non hanno scelto o quando per loro chiamano il medico o acquistano medicine.
C’è chi lo fa controvoglia, come ci è capitato di constatare, pensando che la Chiesa lo fa apposta per complicare le cose. Ma ci siamo resi conto di quanto sia importante avvicinare le coppie e mettere in comune le esperienze di vita e di fede.
Fino a poco tempo fa non eravamo consapevoli del fatto che i genitori sono i primi testimoni del Vangelo per i propri figli e che la loro credibilità nasce dalla capacità che hanno di amarsi, accettarsi, accogliersi, e perdonarsi. Anzi, l’abbiamo già detto da questi microfoni, pensavamo che la Chiesa fosse una distributrice di certificati, previa frequenza di un corso. Ci sarebbe da vergognarsi se non fossimo certi della misericordia di Dio che ci ha aperto gli occhi e ci ha fatto desiderare di aprirli anche agli altri.
I figli, abbiamo capito, per sapere ciò che è importante, guardano prima di tutto chi vive con loro, prima ancora della tv molto spesso chiamata in causa per deresponsabilizzare chi è preposto alla loro educazione..
Ci vogliamo far aiutare da questa pagina, tratta da “Cosa conta?” di Solarino, per riflettere insieme su come un genitore si pone di fronte all’educazione dei propri figli. Sul diario messo a disposizione di tutti i componenti la famiglia, una sera rincasando tardi dal lavoro, il padre così scrive e si interroga.

Vi sto insegnando?
Stanotte sono tornato tardi! Sono venuto nelle vostre stanze e sono rimasto un po’ a guardarvi.
Vi sto trascurando in questo periodo, e sto rischiando di far passare il messaggio che i miei impegni sono più importanti di voi. Non è così, e sono grato a Dio perché ci siete e perché siete la cosa più bella che a me e a mamma potesse capitare. Piano piano, continuando a guardarvi, l’inquietudine ha preso il posto della gratitudine.
Mi inquietano e mi intimoriscono le tragedie di queste settimane.
Mi spaventa pensare a quanta strada ha fatto Caino, fino a Omar ed Erika. Mi intimorisce il moltiplicarsi degli incidenti sulle nostre strade. Mi strazia pensare alla morte di bravi ragazzi e al dolore dei genitori, alcuni dei quali conosco e voglio bene.
Ho cominciato a pregare! Ho pregato per loro, per voi, per me.
Ho pregato che il ritmo della morte non si interrompa traumaticamente. Se muore prima il nonno, poi il padre e poi il figlio la vita e la morte hanno riservato un grande privilegio.
Un figlio morto prima del padre è contro natura.
Ho pregato di potervi essere accanto fino a quando sarete capaci di farcela da soli, per capire qualcosa in più sul mistero della vita e della morte.
Pensando a Caino, a Omar e ad Erìka mi sono chiesto che cosa vi sto insegnando.
Vi sto insegnando a riconoscere ciò che passa da ciò che è duraturo? Ciò che illude da ciò che fa crescere? Ciò che seduce da ciò che è importante?
Vi sto insegnando ad aprire il cuore a Dio? Ad aprire il vostro cuore? Ad appassionarvi per gli altri? A non coltivare pregiudizi e odio?
Vi sto insegnando a sentire compassione per il dolore? A godere del vostro successo? A non invidiare il successo dei vostri amici e a provare la gioia di condividerlo ?
Vi sto insegnando a contare sulle vostre forze e nello stesso tempo a chiedere sostegno quando sperimentate di non farcela da soli?
Vi sto insegnando a guardare oltre i confini per esplorare nuovi territori e ammirare nuovi orizzonti? A chiedervi perché siete al mondo, e a cercare il progetto che Dio ha pensato per voi?
Vi sto insegnando a saper godere delle cose, senza essere schiavi delle cose, senza far diventare il denaro e le quotidiane eccitazioni i vostri padroni?
Vi sto insegnando che l’amicizia, l’affetto, la stima, l’onore, la verità, la dignità non hanno prezzo e che solo essi riempiono l’anima e vi fanno sentire vivi?
Vi sto insegnando a non dire si con le labbra, se il vostro cuore vuole dire no? A esprimere i vostri sentimenti? A piangere, se siete tristi? A proteggervi, se siete .spaventati? Ad arrabbiarvi, se alcune cose non vanno?
Vi sto insegnando che ci vuole più coraggio ad avere paura, che a fare finta di ignorarla, che essere forti non significa perdere il contatto con le proprie fragilità, esaltarsi o disprezzarsi, essere superuomini o superdonne, ma creature?
Vi sto insegnando che, se commettete degli errori, non vuol dire che siete sbagliati?
Vi sto insegnando a dedicarvi tempo per riposare, per rilassarvi, per contemplare, per entrare in contatto con l’anima, il mondo, Dio? A non armarvi di cinismo, di indifferenza, di abbandono, di disperazione, ma ad indossare lo scudo della fede?
Vi sto insegnando..,. ma io tutto ciò l’ho appreso?
So che dal pozzo della vita ho tirato un secchio con poca acqua. Mi piace però pensare alla possibilità di tirare il secchio insieme a voi.
Mi interrogo, vi interrogo e prego!
Prego di abbandonare l’illusione di controllare la mia e la vostra vita e l’illusione di sapervi proteggere totalmente.
I ceffoni della vita a volte arrivano inaspettati.
Mi aggrappo alla speranza che quello che tento di insegnarvi possa farvi da "casco" protettivo.
Prego perché possa imparare a fidarmi di me; perché riesca a testimoniarvi che ho fiducia in voi; perché possiamo conservare il gusto della vita, che rimane bella nonostante i ceffoni, e perché cresca la fede in Dio che è sì il Signore della morte, ma innanzitutto il Signore della vita.

Concludiamo con questa preghiera che abbiamo trovato per caso e che ci aiuta a riflettere su come possiamo parlare ai nostri figli di Dio.
Quando amiamo i nostri figli mostriamo la tua bontà, o Dio,
quando giochiamo con loro, parliamo della Tua simpatia,
quando li accarezziamo, testimoniamo la Tua tenerezza,
quando li lasciamo essere se stessi, raccontiamo la Tua libertà,
quando li correggiamo, riveliamo la Tua giustizia,
quando li ascoltiamo, mostriamo la Tua delicatezza,
quando li perdoniamo, parliamo loro della Tua fedeltà,
quando soffriamo, testimoniamo la Tua croce,
quando ci inginocchiamo, raccontiamo il Tuo desiderio di intimità,
quando ci commoviamo, riveliamo il Tuo cuore,
quando ci feriscono, mostriamo la Tua vulnerabilità,
quando diamo loro un comando, parliamo della Tua autorità,
quando, sconfitti, ricominciamo, testimoniamo la Tua resurrezione,
quando contempliamo il creato, raccontiamo la Tua intelligenza,
quando li proteggiamo, riveliamo la Tua affidabilità,
quando ammettiamo di aver sbagliato, mostriamo la Tua umiltà,
quando lavoriamo, parliamo della Tua creazione,
quando li consoliamo, testimoniamo la Tua sensibilità,
quando insieme ascoltiamo la Parola, raccontiamo i Tuoi pensieri,
quando li benediciamo, riveliamo il Tuo sogno
. Perdonaci o Dio,
quando di Te diciamo male o non diciamo nulla.

Canto: Cristo è risorto veramente (CD – “Risorto per amore” – 1)
11 aprile 2005