BAMBINI

” Lasciate che i bambini vengano a me.”
( Mc 10,14)
Certo è che per capire la parola di Dio bisogna che il tempo passi, che l’acqua, tanta acqua scorra sotto i ponti e che abbiano superato il livello di guardia non una ma cento, mille volte.
Peccato che ce ne accorgiamo tardi ma meglio tardi che mai.
Quando rimasi incinta del mio primo e rimasto unico figlio non trascurai di leggere tutto ciò che era necessario per conoscere ciò che io avrei dovuto dargli per farlo stare bene, per assicurargli un futuro di bravo e buon ragazzo, educato, rispettoso e pronto per affrontare senza timore le inevitabili battaglie della vita.
E di questo ne avevo avuto un assaggio indigesto non appena lo concepimmo, perchè fu allora che incappammo da subito in medici, medicine, ospedali, indagini, mala sanità inframezzata da qualche rarissimo spiraglio di cielo.
Perchè a ben pensarci, come commentò la mia amica dopo aver letto la storia, il mio primo e per ora rimasto unico libro che ho scritto fermo al 5 gennaio 2000, dobbiamo pregare per questi poveri medici su cui confluiscono le nostre aspettative puntualmente deluse.
La vita non è andata in vacanza da allora, anzi si è data da fare per farmi sentire viva, e quale corpo può dirsi morto fino a quando sente il dolore?
Se è per questo non sono viva ma stravivivissima e come dice la mia amica Michela Malagò vivisiima e strabenedetta, con cui lei, amica del Web mi saluta al mattino.
In questa settimana, poichè io sono scomparsa, sono scomparsi i saluti.
Chissà a quanti è venuto in mente che stavo male di più, se fosse stato possibile!
Tornando ai bambini su cui ti soffermi solo dopo dopo che ti sono venuti a mancare, ripenso al mio diventare orfana di figlio prima di metterlo al mondo, visto che a due mesi mi fecero l’anestesia totale per togliermi quel grumo di sangue che hanno chiamato gravidanza extrauterina ma che di extrauterino era solo il loro cervello, quello dei medici, che poi si sono inventati per coprire l’abbaglio che avevo una tuba cistica.
Un pezzo di giovane di 2 metri con tanto di moglie e di prole è la mia gravidanza mancata che mi fu restituita dopo 5 anni da mia madre.
E io ancora con la testa imballata su ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che dovevo dare non mi preoccupai minimamente di cosa poteva dirmi un bambino sconosciuto di 5 anni, pur essendo io quella che lo aveva partorito.
Ma siamo abituati a metterci in cattedra e non ci sfiora l’idea che i bambini hanno tanto da insegnarci.
Ne ho fatto esperienza con i figli di mio figlio, l’ex extrautereino, che infischiandosene che la scuola mi aveva messo in pensione perchè incapace di deambulare, affidò alle mie cure prima Giovanni e poi Emanuele di 4 anni più piccolo.
I miei libri di carne li chiamo, perchè il vangelo me l’hanno insegnato loro, aprendomi gli occhi e le orecchie alla meraviglia, facendomi rimpicciolire a tal punto da mettermi con loro nelle tane delle formiche o nei raggi di luce che si immillano quando al mattino il sole poggia i suoi raggi sul mare increspato dalla brezza leggera.
Giovanni li chiamò “scintillanti” e da allora ne andammmo in cerca, ne facemmo una professione, per riempire ogni giorno il nostro sacco di grazie a Gesù, a Maria, a Dio, a tutta la corte celeste.
Fu un ‘mpresa far entrare a 6 anni di distanza il piccolo Emanuele nel sacco lui che non conosceva il nostro linguaggio cifrato.
Emanuele diceva che a casa mia c’era il lupo ma lo Spirito santo non va in vacanza e mi suggerì quella volta e fu per sempre che, invece di consolarlo dicendo bugie sul rientro anticipato della madre con eventuale regalino, mi sono fatta lui, sono diventata Emanuele e con lui ho cominciato a entrare nel suo dolore parlandogli della mamma, di quanto era bella, di quanto morbide le sue braccia, dolci i suoi baci.
Che aveva ragione a piangere, anche io l’avrei fatto.
Si rasserenò quasi subito, un po’ quello che accadde a me qualche giorno fa in cui, presa dalla disperazione, tanto stavo male, mi si aprì la pagina delle LAMENTAZIONI.
Mi sono sentita dire che avevo ragione a lamentarmi e che Dio mi metteva in bocca la sua parola per non farmi sforzare.
Mi sono sentita dire che c’è spazio anche per il lamento, che non è peccato e che Dio attraverso un bambino gà anni prima me l’aveva suggerito per farmi guadagnare la fiducia in Lui che mi ama di amore eterno e sa cosa consola l’uomo.
C’è un tempo per ridere, un tempo per piangere, un tempo per ringraziare il Signore di quel pianto e di quel riso.

Sacrificio

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“Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli….che non riceva già ora cento volte tanto” ( Mc 10,29)

Le letture che oggi la liturgia ci propone ci portano a riflettere che ciò che fa piacere a Dio è la nostra felicità.
Un Padre ha a cuore il bene, tutto il bene possibile per i suoi figli e sa cosa li fa stare bene.
Per questo ci invita a donargli, consegnare tutto nelle sue mani perchè sicuramente Lui saprà più e meglio di noi amministrare le nostre ricchezze materiali e spirituali.
A tale scopo ci ha dato una madre previdente e obbediente, umile, silenziosa e disinteressata che in perfetto accordo con Lui s’incarica di salvare con il nome ( parola presa dal linguaggio informatico) tutte le nostre offerte che comportano sacrificio, dolore, rinuncia(questo è importante), perchè poi il Figlio le moltiplichi e ci restituisca (brutta parola) cento volte tanto
Come la moltiplicazione dei pani partì da una presa di coscienza dei discepoli del bisogno della folla e si diedero da fare per cercare dove e come soddisfare quel bisogno, seguendo alla lettera le indicazioni, i consigli del Maestro così anche a noi viene chiesto di rovistare nelle nostre tasche, cercare e offrire anche l’ultimo spicciolo perché il Signore lo benedica e lo moltiplichi.
Non c’è dubbio che tutto questo costa fatica, ma se hai fiducia nella persona a cui ti affidi, di cui ti fidi, che hai accolto nella tua casa perchè, qualora te le dimenticassi, ti fa vedere quello che non vedi, trovare quello che serve a cui non hai dato peso, che ti sembra troppo poco, ti ricorda dove l’hai messo, ti stimola, ti aiuta, ti porta a vivere l’esperienza eucaristica senza fatica.
Un sì all’amore e non al proprio interesse trasforma la nostra vita.
Provare per credere.

Quando un tempo dovevo fare un regalo prima di tutto doveva piacere a me, poi doveva sembrare più costoso, rispetto a quanto l’avevo pagato e, se era troppo bello, ne compravo uno uguale anche per me, quando non sostituivo il regalo acquistato, che incameravo, con qualcosa che avevo e che mi piaceva di meno.
Con i regali ero diventata maestra illusionista, perchè cercavo sempre il mio tornaconto prima della felicità dell’altro.
Il regalo doveva portare a me, a quanto ero brava, generosa, dai gusti raffinati ecco ecc.

Voglio ringaziare il Signore perchè ha moltiplicato sempre la mia gioia, quando ho agito non per me ma per l’altro, quando l’amore donato mi ha ripagato abbondantemente di quanto io ero stata capace di dare nella mia inadeguatezza.

TRINITA’

“Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9)
“Mostraci il Padre e ci basta” esclama spazientito Filippo che vuole arrivare al dunque senza dover aspettare.
Anche a noi sarebbero venute in mente quelle parole, come quelle messe in blocca a Tommaso a proposito della via da seguire.
Ci sono al mondo molti credenti in Dio, convinti che quella sia la strada giusta per salvare la pelle, esonerandosi dagli optional.
Il Dio di Gesù Cristo lo conoscono in pochi perché è il Dio della croce e la croce non piace a nessuno.
Piace invece un Dio a nostra immagine e somiglianza, un Dio a cui va bene tutto (lo dice anche il papa!), che non si formalizza se siamo buoni o cattivi perché ci ama e ci perdona sempre a prescindere.
Pensiamo che l’amore di Dio consista nel permetterci di fare di testa nostra, attribuendogli pensieri e parole e azioni che non si è mai sognato di avere.
Oggi di Dio abbiamo un’immagine liquida, fumosa, imbrogliata come imbrogliati sono i nostri pensieri che non vanno oltre il nostro naso.
Di Gesù ci piace tutto quello che dice, basta che non tocchi i nostri interessi.
Anche gli apostoli ci sono cascati, nonostante la frequentazione del maestro per ben tre anni.
Ma a volte non basta una vita per conoscere Gesù se ci ostiniamo a dargli i nostri connotati.
Gesù è chiaro quando dice ” Chi ha visto me ha visto il Padre” perché come accade anche da noi, giudichiamo le persone in base alla famiglia di provenienza, cercando nei caratteri somatici, nel modo di fare, nelle attitudini, nelle parole e nelle azioni le somiglianze con i propri ascendenti.
Se lo facciamo abitualmente non sembra così insensato e scandaloso quello che dice Gesù.
Le colpe dei padri ricadono sui figli , purtroppo, ed è vero nel senso che ci portiamo la zavorra delle conseguenze del cattivo comportamento dei nostri avi.
Per Gesù il discorso non si pone perché è in tutto simile a noi tranne che per il peccato.
Abbiamo fatto esperienza di cosa comporti ereditare un terreno molto vasto, un tempo fiorente, esposto al sole e con tanti pozzi per l’irrigazione.
Ma gli eredi non l’hanno mai coltivato sì che a noi è pervenuta una selva di rovi inestricabile patria di bestie velenose e feroci.
Questo la dice lunga sull’identità di questi antenati lontani e vicini che non hanno imparato nè hanno trasmessa a noi figli e nipoti l’arte del contadino, l’amore per la terra.
Così non ne godiamo i frutti e siamo costretti a servirci dei supermercati dove non sai che veleno ci propinano.
Dio ci ha promesso una terra, una terra da coltivare, una terra che darà i suoi frutti se sarà fecondata dal seme dello Spirito.
Noi siamo quella terra , ognuno è quella terra perché Cristo è diventato Adam, il nuovo Adamo su cui il Padre ha soffiato il Suo Amore, il Suo Spirito.
Gesù vuole che noi ricaviamo frutti dalla sua terra, che è con il Battesimo anche nostra, vuole che attraverso di Lui possiamo vedere il Padre che è il Divino contadino, colui che ha amato a tal punto la sua terra da farcene dono.
Essendo un’azienda famigliare dove nessuno si tiene per se i suoi doni, ognuno si adopera perché non solo loro ma tutti quelli che vorranno potranno vivere dei frutti del bene comune che, attraverso Gesù, ci è stato recapitato dallo Spirito di Dio.

“Egli tornerà ad avere pietà di noi”( Mt 7,19)

 
Meditazioni sulla Liturgia 
di sabato della II settimana di Quaresima
 
VANGELO (Lc 15,1-3.11-32)
Non c’è che dire Dio ci stupisce sempre, con le sue soluzioni inaspettate e non proprio canoniche.
La parabola del padre misericordioso che un tempo chiamavamo del figliol prodigo, ci disorienta per il modo con cui questo genitore educa il figlio che non ci sembra poi tanto pentito dei suoi errori, quanto spinto a riconoscerli per suo esclusivo vantaggio. Quando hai fame, hai sete, non hai un tetto che ti ripari, quando sei costretto a fare un lavoro da bestia per sbarcare il lunario senza trarre vantaggi per la tua vita, senza salute, amici, decoro, relazioni, è normale tornare sui propri passi, ricordando la casa di tuo padre dove non ti mancava niente.
Quanti di noi, io per prima, non tornano a casa, non si rivolgono a Dio per orgoglio, perchè non riescono a perdonarsi il fatto di essersi così tanto allontanati da Lui e aver dilapidato tutte le sostanze che generosamente ci aveva dato.
Questo figlio non è pentito, ma riconosce di aver sbagliato, allontanandosi da casa dove non gli mancava niente.
Il primo passo della conversione è desiderare quello che si è perso allontanandosi da Dio e riconoscere che l’inferno non l’ha creato Dio per la nostra dannazione, ma ce lo creiamo noi quando ci allontaniamo dalla fonte della vita.
Per anni mi sono rifiutata di chiedere a Dio la guarigione, mi sono rifiutata di rivolgermi a Lui, perchè, dicevo, non è giusto che uno si ricordi di Lui quando è nel bisogno.
“Quando sarò guarita pregherò” rispondevo a quelli che mi volevano convincere del contrario e ci fu una persona che esclamò :”Quanta superbia!”.
Parole che non capii, perchè a me non è mai piaciuto usare le persone, figuriamoci Dio!
Dicevo all’inizio che Dio ci sconvolge con i suoi comportamenti e agisce molto meglio di quanto noi sappiamo fare o pensare.
Certo è che per fare esperienza di quanto grande sia la sua misericordia devi toccare il fondo, perchè quando l’orgoglio non ti serve a procurarti il cibo necessario per vivere, gli amici, il denaro, la salute, gli affetti, abbassi la testa e tendi la mano.
Così è avvenuto per me che, strada facendo, ho fatto esperienza di quanto conti poggiare sulle forze, sulla grazia di Dio per affrontare qualunque nemico.
Dio è in ciò che ci manca, ho letto da qualche parte ed è straordinariamente vero.
La giornata di ieri, se la racconto è da incubo con la corrente elettrica che è andata via dall’una della notte e ci ha lasciato senza acqua, luce, riscaldamento, telefono, televisione, connessione internet, ascensore(che sarebbe il meno, se io camminassi con le mie gambe).
A questo si aggiunga la chiusura delle scuole con i bambini che non sapevano, oltre i compiti, come passare il tempo, visto che anche la batteria e il basso che sono i loro inseparabili compagni di viaggio, vanno a corrente, come computer, telefonini, smartphone che nessuno aveva provveduto a mettere in carica.
Giovanni mi ha detto che era tutto morto, non funzionava niente e l’unica cosa da fare era …
Ci siamo inventata una giornata alternativa, parlando del tempo passato, quando tutte queste cose non c’erano.
Abbiamo avuto modo di giocare a indovina città, di ricordare i momenti belli e brutti della nostra vita, abbiamo letto e scritto pesie, abbiamo condiviso passioni, bisogni, ricordi, speranze.
Tutto questo in una giornata no da tutti i punti di vista, quasi tutti, perchè Dio sa di cosa abbiamo bisogno e la necessità ci fa stringere gli uni agli altri per non sentire la sferza del freddo.
E pensare che solo domenica, quando Giovanni mi è stato affidato perchè aveva la febbre , mi sono tanto arrabbiata con lui che gli ho detto parole che mai gli avevo detto, parole come spade che ti tagliano in due e ti dilaniano.
Gli ho chiesto scusa dopo, gli ho chiesto di perdonarmi perchè se lui si era comportato male chattando con il telefonino e guardando con il terzo occhio la TV mentre gli chiedevo cosa gradiva mangiare, io ero stata una cattiva educatrice, rispondendo al male con un male più grande che è quello di ritirare da lui ogni benedizione.
Un giorno di digiuno dalla follia mediatica e cnsumistica che ha avvicinato il cuore e ci ha ridato speranza.
Alla sera, stremata sarei andata volentieri a letto nascondendomi sotto mille strati di coperte.
Ma avevamo un impegno grande: quello di incontrare i genitori dei fidanzati.
Ogni volta che c’è questo appuntamento si scatenano le forze del male e i sintomi dolorosi si accentuano a tal punto da venire meno.
Succede, è successo sempre così.
Ma il Signore è la nostra forza e questa volta ha messo tutto lui, perchè eravamo proprio con le batterie a terra.
Neanche un foglio abbiamo potuto stampare delle cose da dire, ma alla rinfusa nel cassetto ho trovato ciò che forse mi sarebbe servito.
Nè con Gianni avevamo avuto modo di metterci d’accordo su come condurre l’incontro.
Ero così convinta che non sarebbe venuto nessuno che avevo pregato padre Vincenzo di rimandare tutto, ma non ne ha voluto sapere.
Dio ha provveduto a farli venire numerosi e a renderli attenti, interessati a quello che lui ci avrebbe ispirato.
Abbiamo per l’ennesima volta sperimentato che , quando non hai niente da portare porti Cristo nella sua interezza.
Io spero che se non proprio tutto, un frammento della sua luce, sì da far venire loro la voglia di incontrarlo di persona, l’abbiamo portato.
Per questo voglio ringaziare lodare e benedire il Signore che tiene sempre aperte le porte della sua casa perchè non ci facciamo problemi a ritornarvi nei momenti cruciali.

Fu vera gloria?

“Costui è l’erede. Su uccidiamolo!”( Mt 21, 38)
Ha vinto l’amore ha detto Renzi dopo che il senato ha approvato la legge sulle unioni civili.
Hanno ucciso l’amore mi viene da dire, hanno messo a morte il Signore oggi come 2000 anni fa, stabilendo e giudicando in base ad una maggioranza e non alla verità
Gesù è stato condannato e messo in croce, ma il terzo giorno è risuscitato. Ci sono vittorie e quella a cui allude Renzi è vittoria di Pirro, che manifesterà dai frutti la natura e la pericolosità della pianta.
Ci sono piante velenose che a vederle hanno i fiori e i frutti più belli, ma guai a mangiarne. Ne sanno qualcosa Adamo ed Eva e noi che abbiamo ereditato le conseguenze della colpa.
Le colpe dei padri ricadono sui figli è scritto ed è vero, perchè lo constatiamo ogni giorno.
Violenza, stupri, sopraffazioni, odi, omicidi, suicidi, furti e malvagità di ogni genere, il frutto di leggi ingiuste, di comportamenti egoistici dentro e fuori le famiglie.
L’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, maschio e femmina dove è andato a finire?
“Questi è l’erede, uccidiamolo!”
Quando si uccide Dio o si presume di poterlo uccidere, si uccide l’uomo, gli si nega ciò di cui ha più bisogno, il fine per cui è stato creato, l’amore non di un anno o di tanti anni, ma l’amore che dura in eterno.
“Dai  frutti li riconoscerete” è scritto.
Il mio cuore è triste fino alla morte e mai come questa mattina ho sentito le viscere stringersi, rivoltarsi il cuore affranto, ho partecipato al dolore di Cristo quando nel Getzemani fu lasciato solo a pregare.
Forse pensava a questo Gesù, e per questa causa ha dato la vita.
Come vorrei poter consolare il Signore, come vorrei non lasciarlo solo neanche un momento in questa che mi sembra la battaglia più dura, più dolorosa contro il nemico, in questa notte buia dove il demonio sembra avere la meglio.
Hanno approvato le unioni civili e all’apparenza i valori sostenuti sono quelli evangelici dell’unità, dell’amore, del rispetto per chi non la pensa come noi.
Ma come può essere possibile una così grande contraddizione?
“La verità vi farà liberi”.
La libertà è non frutto di una legge, ma della verità che ci abita.
Allora poichè non possiamo a nostro piacimento cambiare il progetto del nostro Creatore, del nostro progettista, confidiamo che uniti a Lui potremo godere dei frutti del suo sacrificio, non con la fiducia ad un governo del paese dei balocchi, ma con la fiducia in Lui che ha vinto il mondo checchè se ne dica.
Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

Sacerdozio

Cristo Sposo della Chiesa sposa

 

“Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato”(Eb 5,5)

Oggi voglio meditare su questa parola che sento rivolta a me, oggi che ho bisogno di forza dall’alto, di appoggiarmi ad un sostegno sicuro, oggi che la paura mi schiaccia e mi rende infelice, oggi che mi sento debole, incapace, malata, senza risorse che non sia tu o mio Signore.
Tu mi hai consacrato con il Battesimo, re, profeta e sacedote, mi hai unto con l’olio della tua tenerezza, mi hai coperto con il manto regale, mi hai posto al sicuro su una culla di stelle, tu Signore mio Dio hai pagato un prezzo spropositato per la mia vita, per amore, perchè non volevi consegnarmi alle ombre della notte ma mi volevi far vivere nella luce.
Tu, Signore mio Dio sei qui, vicino a me a ricordarmi che sei mio Padre, che non dimentichi il frutto delle tue viscere e che lotterai con me fino a quando l’ultimo respiro avrà detto l’ennesimo sì alla tua volontà di salvarmi, di amarmi, di volermi con te per sempre, in eterno.
Signore so, credo che tu lo fai e lo farai, lo hai sempre fatto, anche quando non mi accorevo della tua presenza e non ti ringraziavo per nessuna cosa, quando davo tutto per scontato e pensavo che il bene veniva da me e il male dagli altri.
Così ho cercato di migliorarmi per combattere il male che mi si era appiccicato addosso.
Ho cercato tutte le strade per far trionfare la giustizia e la verità, cercando la verità dovunque , quando la mia non mi convinceva, ma senza di te.
Signore tanto più è stata difficile e faticosa la ricerca, tanto più esaltante è l’aver trovato la misura di tutte le cose, la mia misura, non nei sepolcri dove nessuno può imprigionarti, ma fuori nel giardino di cui sei sempre stato il custode.
Signore io che non vedevo il colore di fiori, non sentivo il loro profumo, grazie a te ho scoperto la vita che scorre in un prato dai mille colori.
Tu fai piovere, tu fai crescere, tu ad ogni elemento del creato hai dato un’unicità irripetibile.
Così io mi sento, così tu mi fai sentire: un fiore del tuo giardino, un fiore profumato che è delizia agli occhi e rendimento di grazie all’autore di tanta bellezza.
Io Signore non sono bella, nè lo sono mai stata.
Quando sono nata ero così brutta che non sembravo neanche figlia di mia madre e di mio padre.
Ero nera, un colore che non appartiene alla mia famiglia d’origine, ma mio padre mi raccontano che disse:” Peccato che sia femmina( non mi avrebbe sposato nessuno), ma è mia e guai a chi me la tocca!”.
Parole profetiche perchè non mio padre, ma tu hai pronunciato quelle parole da quando mi hai pensata prima che fossi intessuta nelle viscere di mia madre.
Per quanto riguarda il matrimonio, vedo anche lì la profezia, ma tu che non sei uomo ma Dio, non eri dispiaciuto perchè non avrei trovato marito, perchè avevi destinato a me uno Sposo che è al di sopra di ogni altro sposo umano, avevi destinato a me te stesso e le nozze eterne con l’agnello immolato.
Signore cosa dirti se non grazie di questo cammino in tua compagnia, di questa cura costante nei riguardi del vermiciattolo di Giacobbe, della donna che tu hai sollevato dalla polvere e hai vestito come una regina e trattato come una regina?
Per questo oggi voglio pregare perchè io possa essere all’altezza del compito a me assegnato nella gratitudine eterna al mio Dio che mi ha creata per amore e mi ha reso pane per l’offerta sacrificale.
Mi consacro a te Gesù, a te voglio dare il profumo e la fragranza del pane appena sfornato, ma anche l’umiltà del più piccolo e insignificante filo d’erba che vive e cresce per tua grazia.
A Maria chiedo di aprirmi sempre più all’accoglienza della tua volontà, lei che fu da te scelta per la sua fede umile ed operosa, perfetta figlia, perfetta madre, perfetta sposa.

Epifanie

“E’ in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova”(Eb 2,18)
In questi giorni opulenti, pieni di confusione, di chiasso, di incarti, addobbi, coperture, tu hai scelto di nascere ancora, di renderti visibile al mondo.
Ma il mondo ti ha coperto con ogni genere di sporcizia, magari indorata e infiocchettata e noi non ti abbiamo visto, non ti abbiamo adorato, non ti abbiamo riconosciuto nella nostra follia collettiva che, man mano ci facciamo vecchi, percepiamo dannosa, ingiusta, perchè ci isola da tutto ciò che è buono, giusto, bello e salutare.
Nel Natale non c’è niente che ci porti a te, Signore, purtroppo e non vediamo l’ora che finisca lo spettacolo dei saltimbanchi, la follia collettiva che vuole cancellare la tua immagine mite e umile di cuore.
Per fortuna che il tempo nostro è un tempo che passa, un tempo che non si cristallizza sullo sporco che il Natale consumistico produce.
Per questo sono contenta di incontrarti in questa prima settimana del tempo ordinario, che inizia con il tuo Battesimo.
Ti preferisco grande Signore, perchè hai tante cose da insegnarmi e io ti voglio ascoltare con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta me stessa.
Certo che di te hanno parlato gli angeli, i pastori, i magi e poi tuo Padre, ma non ti abbiamo visto all’opera.
Vedi Signore di un bambino bisogna prendersi cura e a Natale tu ti mostri tanto piccolo e indifeso che l’unica cosa che può venire in mente di fare è quella di cercarti una copertina, come venne in mente a Giovanni quando ti vide e ti toccò la prima volta, o procurarti un po’ di cibo.
Ma quando siamo oppressi da tanti pensieri, un bambino ci può far tenerezza ma certo non ci risolve i problemi, anzi ce ne aggiunge qualcuno in più.
Il Natale,come lo festeggiamo oggi, è una gran brutta festa, perchè sa di finto, di stantio, di quelle cose che si riesumano dalle cantine umide buie e maleodoranti, perchè poco arieggiate.
Ora abbiamo disfatto il presepe e siamo tornati alla normalità, alla routine di un cielo senza comete, di strade senza luminarie, di negozi che svendono torroni e panettoni senza luci, senza colori.
Il bello forse sta nei saldi, negli sconti del fine Feste perchè a tutti piacciono le cose scontate. Sono pochi che vogliono pagare il prezzo per intero, fino all’ultimo spicciolo, e tu sei uno di questi.
Ma se noi cerchiamo lo sconto su ciò che è giusto pagare perchè noi ne traiamo benefici, per te le cose sono al contrario, perchè non solo non cerchi sconti, ma lo fai perchè altri ne abbiano un beneficio.
Mi piace che il primo miracolo riportato da Marco è la guarigione della suocera di Pietro.
Le battute su questo miracolo si sono sprecate, perchè una suocera è sempre una suocera e se, vogliamo dirla tutta, una rompiballe, che dovrebbe esistere solo quando ci serve senza mai esprimere un giudizio, un pensiero, astenendosi dal dare consigli. Le suocere sono un peso, e io so quanto sia difficile questo mestiere specie se sei madre di un figlio unico, maschio.
Il cammino di fede è proprio nella relazione tra suocera e nuora.
Tante volte mi è capitato di dare for-fait, di dire arrangiatevi, io non ci sono per nessuno, ma poi sono tornata a servire, ringraziandoti perchè mi avevi dato persone di cui prendermi cura.
Questa incapacità di servire, quando le relazioni diventano difficili o impossibili solo tu le puoi guarire, e per questo lo hai fatto.
La maggior parte dei matrimoni fallisce per le intromissioni della famiglia d’origine. Lo diciamo negli incontri con i genitori dei fidanzati, raccontando la nostra esperienza molto significativa.
Quando mamma a tutto campo si sostituì a me per la conduzione della casa, essendomi ammalata gravemente, appena nato il nostro primo e rimasto unico figlio, noi come coppia, non crescemmo nella comunione, anzi si aprirono baratri che ancora oggi ci impediscono di comunicare.
Tu ti sei ritirato a pregare alla fine della giornata, a parlare con la tua famiglia d’origine, non sei andato da Maria e Giuseppe, ma dal Padre a cui ti univa e ti unisce l’AMORE, lo Spirito Santo.
Dovremmo imparare tante cose da questo vangelo, perchè tutto quello che facciamo se non lo mettiamo ai piedi della croce non sappiamo mai se è buono o cattivo, la croce che unisce con i suoi bracci il cielo con la terra e gli uomini tra loro.

Rinascita

” Tu sei il mio Figlio, l’amato” (Lc 3,22)
La scena che oggi la liturgia ci presenta mi ha sempre fatto commuovere, perchè ci mostra Gesù che si mischia alla gente nel fango del Giordano e si mette in fila per farsi battezzare.
Gesù non si risparmia niente di ciò che riguarda i comuni mortali, non si fa sconti perchè è Dio, figlio di Dio.
La stalla, la mangiatoia, la persecuzione e la fuga in Egitto.
Non si è fatto mancare niente Gesù, sin dall’inizio.
La sua non è stata una vita contrassegnata dai privilegi che derivano dall’essere figli di re, e lui a buon diritto era ed è figlio del Re dei re e qualcosa poteva risparmiarsela.
Penso a quante cose ho avuto nella mia infanzia che a Lui non sono toccate, cose che non mi sono piaciute o che non ho apprezzato.
Penso a tutto ciò che mi è stato tolto, negato, non sempre per incuria, cattiva volontà, ma per necessità.
Mi rammarico dell’infanzia negata per via del lavoro di mia madre e delle responsabilità che mi sono piovute addosso essendo la più grande di 4 figli, della continua nostalgia della casa materna( chissà perchè non mi viene da dire paterna! Forse perchè papà faceva il ferroviere e solo turni di notte. Il giorno dormiva e bisognava stare in silenzio.)
Leggendo la vita di Gesù, mi vergogno di tutte le lamentele i rigurgiti acidi verso le persone e le situazioni che non mi hanno fatto vivere un’infanzia felice e spensierata.
Pur essendo stata educata in un istituto di suore, nessuno mai mi ha insegnato a ringraziare il Signore a lodarlo e a benedirlo.
Mi sono sentita sempre la più sfortunata, il brutto anatroccolo che nessuno voleva.
Sono nata grande, dicevo, e invidiavo, quando ho cominciato (tardi ahimè!) a leggere la parola di Dio, gli agnellini che Gesù portava in braccio.
Quante volte ho chiesto al Signore di poter essere uno di quegli agnellini!
” Bisogna rinascere dall’alto” ha detto Gesù a Nicodemo e all’inizio come Nicodemo mi sono chiesta come avrei potuto rientrare nell’utero di mia madre.
Sono nata in tempo di guerra, in un paesino sul fronte, durante un coprifuoco.
Le bombe non le campane hanno salutato il mio ingresso nel mondo.
Ma sono stata battezzata lo stesso giorno, perchè allora si credeva che, se il bimbo fosse morto prima di ricevere il Sacramento, non sarebbe andato in paradiso.
Adesso a nessuno interessa granchè quale fine facciano i bimbi non battezzati anzi fanno a gara ad ucciderli prima che vengano alla luce se non sono in sintonia con i desiderata di chi si deve prendere cura di loro.
Io e Gianni ci siamo trovati a occuparci della catechesi prebattesimale nella nostra parrocchia per puro caso ( dioincidenza è il termine più appropriato),  e man mano che procediamo ci accorgiamo di quanta poca fede accompagni quei pochi che scelgono di battezzare i propri figli.
Anche noi non ne avevamo quando decidemmo di fare ciò che per tradizione si faceva, pensando solo alla festa e al vestito e non alla grazia che sarebbe piovuta abbondante su nostro figlio e su di noi.
Fu lui che ci riportò in chiesa, perchè il Signore non lascia orfano nessuno e , poichè, grazie a Dio, mi ammalai quasi subito, mia madre gli insegnò il segno di croce e gli parlò di Dio.
Oggi siamo una famiglia che è ancora nel travaglio del parto, ma sicuramente si sta sforzando di passare da quella ferita da cui sgorgò acqua e sangue, simbolo dei Sacramenti, dono di Dio agli uomini, quando il soldato, per l’ennesima beffa, lo trafisse con una lancia.
Oggi voglio ringraziare il Signore per questo parto, non indolore per Lui che ci sta rendendo capaci di metterci in fila e dire:” Domine non sum dignus”, consapevoli che
solo lui ci rende degni di essere presi in braccio e di sentire il suo cuore battere sul nostro.
Grazie Gesù perchè ti sei messo in fila e hai atteso il tuo turno, senza raccomandazioni.
Il Padre  oggi attraverso di te ci dice di quali raccomandazioni abbiamo bisogno.
Grazie Signore  perchè ad ognuno di noi oggi ricordi che si può ridiventare bambini e saltare nelle tue braccia.

Il divino panificatore

“Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1 Gv 4,8)
Le parole della Scrittura non sono sempre subito chiare, anzi spesso i concetti sembrano scollegati tra loro.
Come oggi.
Viene da chiedersi cosa c’entri l’amore di Dio, con il nostro amore, con la nostra capacità di amare.
Sfogliando i giornali o ascoltando la televisione o ciò che si dice in ambiti più ristretti, sembra che Dio non abbia niente a che spartire con l’amore umano.
Ieri in chiesa una donna di fede, mia amica, la cui figlia si era separata dal marito  da cui aveva avuto due bambini e si era messa con il padre di due bambine, sfasciando due famiglie, così mi ha risposto quando le ho chiesto come andavano le cose.
“Il matrimonio non può essere una malattia. Mia figlia si era ammalata stando con quell’uomo. Ora è guarita, scegliendo di porre fine a quel matrimonio”
I bambini in questione giocavano al parco con i miei nipotini, e io che li accompagnavo ho assistito alla degenerazione di quel raporto, sentendo e vedendo senza poter fare nulla,  come il tradimento comincia dalle cose più innocenti,  che scalzano dal primo posto il coniuge per altri interessi che aprono la crepa della divisione e aumentano a vista d’occhio le distanze.
“Il matrimonio non può essere una malattia”
Certo che così dovrebbe essere, ma anche per me la malattia comparve appena sposata. Un caso? Non so.
Gianni soleva dire che mia madre lo aveva ingannato spacciando per sana una figlia malata.
In seguito , erano gli anni terribili del silenzio e delle incomprensioni, pensai che ad ingannarmi era stato lui, visto che mi sono ammalata appena sposata.
Quindici anni fa abbiamo incontrato il Signore, gli abbiamo aperto il cuore e gli abbiamo permesso di curare le nostre ferite.
Non siamo ancora guariti, ma sappiamo che con Lui tutto cambia, perchè dove noi non possiamo arrivare arriva Lui e fa miracoli.
Non a caso oggi il vangelo ci parla dela moltiplicazione dei pani, che a ben guardare è l’arte del Divino panificatore che non fa che impastare il nostro pane ogni giorno, tenendo vivo, rigenerando quel poco che ogni giorno gli offriamo, perchè sia efficace e riesca a sfamare non solo noi ma tutti gli affamati d’amore.
Dio sa di cosa abbiamo bisogno, noi no, anche se abbiamo la presunzione di saperlo.
Per questo le nostre energie le spendiamo per avere ciò che ci sembra necessario e imprescindibile.
Ma il vuoto che si crea con l’ingestione di falsi pani, pani contraffatti o altro cibo dalle forme più appetibili, ma molto più dannosi si allarga a dismisura.
Un vuoto che porta ad un altro vuoto quando la molla dell’agire è cercare la propria soddisfazione egoistica.
Ricordo, quando ero bambina,  il pane raffermo che papà tagliava a quadretti sul tagliere, e che metteva a centro tavola la mattina, perchè li tuffassimo nelle nostre tazze fumanti di latte.
E  che dire del pane che mi metteva nonna  nel cestino, per il pranzo , con dentro la mortadella, o il suo profumo?
Avevo tanta fame allora che mio padre mi ribattezzò ” Ho fame”.
A casa nostra  il pane non è mai mancato, mentre il companatico sì, molto spesso.
Fu forse da allora che mi misi a cercare con sempre più impegno ciò che rendeva il pane più appetitoso.
E’ la storia degli Ebrei che nell’attraversamento del deserto si stancarono della manna, e chiesero a Dio qualcosa di più sostanzioso.
Fu allora che dal cielo piovvero le quaglie.
Io non ho chiesto a Dio il companatico, nè mai l’ho ringraziato di quel pane a cubetti, raffermo che ci riuniva felici la mattina attorno al tavolo e di cui sento ancora tanta nostalgia.
Eppure nel Padre Nostro che ci ha insegnato Gesù diciamo” Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, e se è Dio che ci suggerisce cosa chiedere dobbiamo essere certi che è la cosa giusta per noi.
Ma la nostalgia a ben pensarci non è tanto per quel pane che mangiavamo allora, quanto per l’atmosfera di pace, di gioia, di amore che si respirava attorno a quella tavola dove mamma e papà si prendevano cura di noi.
E’ l’amore che rendeva quel pane buono, fragrante, appetitoso, soddisfacente, il sapore è quello delle cose buone che non si dimenticano.
“L’amore è una malattia, quando cerchi nell’uomo la perfezione, ma è grazia quando quella perfezione la chiedi a Dio e aspetti che pian piano il suo lievito sia impastato con le tue lacrime, con le gioie e i dolori della vita, perchè ti rimanga nel cuore sempre il profumo e il sapore di buono di quando da piccola tuo padre e tua madre d’accordo preparavano la colazione .
La comunione, la condivisione, l’amore sono gli ingredienti del Pane del cielo che non vorremmo mai mancasse sulle nostre tavole.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, Signore.
Aiutaci a renderti grazie, anche se non è appetibile e non è quello che ci aspetteremmo.
Fa’ Signore che sappiamo attendrne i benefici con umiltà, pazienza e perseveranza, con fede ferma in te che hai fatto bene ogni cosa e ci ami di amore eterno.

Quaresime

Il Vangelo ci parla dei quaranta giorni in cui Gesù fu tentato nel deserto.Anche Lui si prese un tempo di riflessione, di preghiera per affrontare il tempo pieno, i kairos della sua uscita allo scoperto, per mostrare la sua vera identità di figlio di Dio.
La Chiesa ci invita, in questo tempo forte dell’anno liturgico, ad imitare Gesù, a ritirarci nel deserto, a fare digiuno, per capire di cosa abbiamo veramente bisogno, quali appetiti dobbiamo soddisfare, quali eludere, a cosa dobbiamo aspirare, cosa dobbiamo possedere.
“A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che non ha”, dice il Signore. Il potere di Cristo è in quelle sue braccia inchiodate alla croce, un abbraccio inchiodato per un amore che oltrepassa i confini dello spazio e del tempo.
L’uomo di cosa ha bisogno?
Domenica scorsa, guardando fuori dalla casa incompiuta, che abbiamo in campagna, mi sono fermata ad osservare il muro in cemento armato lasciato a metà, all’interno del quale si è andata a depositare ogni genere di sporcizia, la crepa del terrazzo più estesa dell’ultima volta, il gazebo divelto dalla furia del vento, lo scivolo e l’altalena dei bimbi, scaraventate lontano, l’erba alta che aveva invaso la strada.
Quante cose da riparare, mi sono detta, quante ancora da fare!

“L’unica cosa buona sono le fondamenta”, dice Gianni che è del mestiere e, anche se il prezzo pagato per farle è stato elevato, pur tuttavia ne garantiscono la tenuta. Ma quelle non si vedono e passiamo il tempo a guardare che le cose non vanno, tanto da decidere di tanto in tanto che non vale la pena proseguire.
Quarant’anni di deserto, quarant’anni che si aggiungono ad altri quaranta e poi altri fino alla morte.
E mentre Gianni nel frutteto cercava di tagliare i rami in eccesso, per la prima volta improvvisandosi contadino, io ripensavo al passo del Deteuronomio che monsignor Brambilla ci aveva commentato nel convegno a cui avevamo partecipato insieme due anni fa, sul pane del cammino di una vita riconciliata


<< Baderete di mettere in pratica tutti i comandi che oggi vi dò, perché viviate, diveniate numerosi ed entriate in possesso del paese che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri.
Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. >>

e così ho pregato

“Quanti deserti, Signore, quante quaresime non scelte, non desiderate, rifiutate. Quante solitudini non accettate, Signore, quanti fallimenti non digeriti, quante morti!
“Non di solo pane vive l’uomo , ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”
E’ vero Signore, che la tua parola è l’unico alimento della nostra vita. Sei tu Signore che ci permetti di attraversare il deserto senza che si logori la veste e si gonfino i piedi.
Oggi sono tornata in quella che ritenevo la casa perfetta, lontana dai rumori della città, in un luogo elevato, in collina, dove non possono toccarci le beghe e i problemi di ogni giorno, una casa per isolarci dal mondo e dalle persone.
Ci sono tornata per riconciliarmi con la mia e nostra storia, per meditare sui nostri fallimenti, per mettere davanti a te il nostro limite e offrirtelo Signore, perché lo benedica e lo trasformi in grazia.
Davide, il tuo consacrato peccò molto, Signore, si macchiò di un crimine, il tradimento, che porta alla morte, ma si pentì e tu lo perdonasti e non ritirasti da lui la tua mano.
Davide colpì con un sasso scagliato da una fionda il gigante terribile, Golia. Un sassolino colpì la statua del sogno di Nabucodonosor. Penso al masso di Sisifo che per tanto tempo pensai di trasportare e che puntualmente mi ripiombava addosso, appena raggiunto il culmine della montagna.
Qualcuno mi disse che il senso di quella fatica era il portare il masso e vederselo rotolare giù nella china.
Ho pensato spesso che io ero un titano condannato ad espiare tutte le colpe del mondo, l’ho pensato, Signore prima di incontrarti.
Solo ora capisco che sulle tue spalle ti sei caricato il peso dei nostri peccati, tu, l’Innocente; solo ora comprendo che una casa è salda se ha te come testata d’angolo, pietra scartata dai costruttori. Guardo la nostra casa Signore e mi chiedo se questa pietra l’abbiamo veramente trovata e messa nel posto giusto. Se abbiamo dato a te e non a noi il primato.
“Adorerai il Signore Dio tuo” rispondi al Diavolo che ti voleva offrire il potere su tutti gli uomini.
Signore noi vogliamo mettere te al primo posto, lo sai, ma non ne siamo capaci. Spesso ti confondiamo con altro. Facci riscoprire la meraviglia dell’inizio, facci dire di noi: “E’ cosa buona, molto buona”
Tu lo hai detto di ogni uomo, Signore, non necessariamente sposato, ma hai detto cosa molto buona la relazione d’amore.
Signore fa che continuiamo a crederci. Gianni sta potando gli alberi del frutteto, non so se l’abbia mai fatto. Ma in quel suo gesto voglio cogliere un segno di speranza, per un futuro che dipende da noi in misura minima.
“Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”
Signore ricostruisci la nostra casa, ancora, non ti stancare mai di rimediare ai nostri errori.
Noi ti ringraziamo, lodiamo e benediciamo per tutto quello che ci fai vedere, capire toccare. Grazie Signore dell’erba e dei fiori dei prati, degli alberi, della terra e delle pietre, dele nuvole e dell’azzurro, degli uccelli e degli insetti, degli errori che commettiamo perchè anche di quelli abbiamo bisogno, per vivere e crescere nella comunione con te e con tutto il creato.
La bietolina spuntata spontanea alla base degli alberi, nascosta tra le erbe e i fiori odorosi dei campi è lì a ricordarci che non ti sei dimenticato di noi.