Riesco ancora a dirti di sì. Fino a quando?

Signore riesco ancora a dirti di sì, anche quando le cose non vanno per il verso giusto e i no della vita si moltiplicano.

Riesco a dirti di sì ancora e a ripetere: “Tu sei il mio Signore, il Salvatore”, quando il tuo silenzio si prolunga e mi trafigge l’anima, quando non percepisco il senso di ciò che accade, quando mi chiedi di continuare il cammino sotto la sferza dei raggi infuocati del sole nel deserto senza ombra, nè riparo.

Tu sei la mia forza, Signore, perchè so che mi ami. Di questo sono certa.

L’inferno che mi sono lasciata alle spalle è ancora davanti ai miei occhi: la cecità che mi ha tarpato le ali, la commozione per i segni che continuavi a lasciare sul mio cammino, le tracce che mi hanno incuriosito, svegliata dal sonno e mi hanno fatto decidere di scoprire il tuo volto.

Signore come posso dire che ti amo, io che devo ancora imparare l’ABC dell’amore?

So che solo tu mi puoi fare da maestro.

Ti voglio seguire Signore, per le vie impervie e sconosciute che solo tu conosci.

Aiutami a districarmi dalle insidie, a non cedere alla tentazione di cercare altrove ciò che solo tu mi puoi dare.

Il pane della vita, la gioia senza fine.

I sì

Oggi, 31 maggio, festa della Visitazione di Maria vergine alla cugina Elisabetta, ci sono venuti in mente i nostri amici: Sergio ed Elisabetta che non si sono rassegnati al fatto che dopo 13 anni il sospirato figlio non venga e continuano a chiedersi cosa il Signore voglia da loro;abbiamo pensato a Simona e Marco che non sono andati tanto per il sottile per averlo e hanno fatto ricorso più volte all’inseminazione artificiale, spendendo anche ciò che non avevano e il nostro cuore si è stretto per le due creature nate dall’esperimento, gravemente malate, a cui è affidato il compito di riempire il vuoto affettivo dei loro genitori.
Abbiamo pensato a Tommaso, affetto da una rara malattia genetica, cuore di una famiglia unita nell’amore, a Luciano che da 55 anni dipende dalle cure di sua madre a cui continua a regalare sorrisi, a quel bimbo ucraino, rimasto nell’istituto, che Letizia e Lorenzo non se la sono sentiti di prendere, perché all’Adozione Internazionale avevano precisato che lo volevano sano e che sano non era, alle due sorelline che stanno aspettando di essere date in affido alla coppia, qui in Italia, perché non è mai troppo tardi per cominciare ad amare; abbiamo ricordato il dramma di Elvira con una storia familiare disastrosa alle spalle, legata ad un tossico che non ce l’ha fatta a dire di sì al bimbo che portava nel seno, come non ce l’hanno fatta Mauro e Marcella, dopo sei mesi di attesa spensierata e serena, ad accettare che il bimbo che aspettavano, presentava qualche malformazione e hanno fatto ricorso, consigliati dai medici, all’aborto terapeutico.
Abbiamo aperto la Bibbia e ci è balzata davanti la figura di Abramo, l’uomo di Dio, il prototipo del credente, colui a cui il Signore ha dato tutto perché è stato disposto a tutto, anche a sacrificare sopra l’altare quell’unico figlio che Dio gli aveva concesso in tarda età e che voleva riprendersi subito.
La storia della fede è la storia di tanti sì, quelli che hanno cambiato la storia, come il sì di Abramo e il sì di Maria, ma anche tutti quei piccoli sì che ogni giorno pronunciamo per portare cemento alla casa del Padre, i nostri sì ripetuti con fatica, con sofferenza, con rabbia, con rassegnazione, che confluiscono nell’oceano accogliente e generoso della misericordia di Dio.
Abbiamo istintivamente sentito il desiderio di pregare per quelli che non lo fanno, per quelli a cui tutto è dovuto, per quelli che non riescono a fare il salto, e non riescono a godere dei frutti della promessa.
Ci siamo uniti al coro dei bambini mai nati che insieme agli angeli celebrano la gloria di Dio e pregano per i loro genitori perché Dio allarghi loro le braccia e gli apra il cuore.
Poi ci è venuto in mente Giovanni, il nostro nipotino, a parere di molti nato troppo presto, perché i genitori potevano godersi un poco la vita, i primi anni di matrimonio, e non l’hanno fatto, il profeta che il Signore ci ha mandato a domicilio per istruirci delle cose che Lo riguardano e ci riguardano.
E un altro Giovanni ci è venuto alla mente, il bimbo nato a Monica e Alberto dopo 13 anni di matrimonio, frutto di un’attesa lunga ma serena in compagnia di Gesù.
Abbiamo sentito forte il desiderio di ringraziare, lodare e benedire il Signore per la vita che vediamo e per quella che cova nascosta nel grembo della natura, nel grembo della madre, per la vita di ogni uomo chiamato a mettere in circolazione l’amore.
31 maggio 2003
Da "Famiglia oggi:riflessioni di coppia" (Rubrica radioifonica a cura di Gianni e Antonietta)