Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

VANGELO (Matteo 11,16-19 )
In quel tempo, Gesù disse alla folla: “A chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio.
È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.
Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere”.

Quante volte Signore ci chiami ad incontrarti attraverso gli eventi buoni o cattivi della nostra vita!

Ma noi non ti diamo ascolto, misurando tutto ciò che ci accade sul nostro metro umano limitato e fallace. Se abbiamo una gioia, non sentiamo il bisogno di ringraziarti, escludendoti dai nostri pensieri.

Se abbiamo un dolore è facile che lo attribuiamo a te, che non dovresti permettere che certe cose accadano.

Ci costruiamo un dio su misura, a nostra immagine e somiglianza, a cui attribuiamo pensieri e sentimenti che sono frutto della nostra incapacità di vedere oltre il nostro egoismo ed egocentrismo.

(Is 48,17-19)
Così dice il Signore tuo redentore, il Santo di Israele:
“Io sono il Signore tuo Dio
che ti insegno per il tuo bene,
che ti guido per la strada su cui devi andare.
Se avessi prestato attenzione ai miei comandi,
il tuo benessere sarebbe come un fiume,
la tua giustizia come le onde del mare.
La tua discendenza sarebbe come la sabbia
e i nati dalle tue viscere come i granelli d’arena;
non sarebbe mai radiato né cancellato
il suo nome davanti a me”.

Forse è il caso che rivediamo i nostri comportamenti e cerchiamo di capire dove stiamo sbagliando.

Gesù tu ci interpelli oggi, come 2000 anni fa, invitandoci a meditare su come viviamo la nostra storia alla luce della Tua Parola.

La S. Bibbia

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Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?

  

Cercando nei documenti un commento al vangelo di oggi, terza domenica d'Avvento anno A , mi sono imbattuta nel testo della trasmissione andata in onda su RADIO SPERANZA nel 2007, i cui contenuti mi sembrano ancora attuali.
 

Per chi ha voglia pazienza e tempo di leggere…..


 

FAMIGLIA:SEGNO DI SPERANZA

Rubrica radiofonica a cura di Gianni e Antonietta

19 dicembre 2007

 

Canto: “Cristo è risorto veramente (Risorto per amore)

 

Saluti

 

Per cinque famiglie non ci sarà il Natale. Così annunciava lo spiker giorni addietro, riferendosi alla strage di Torino che ha visto coinvolti cinque operai in un incidente sul lavoro.

C'è da chiedersi a quale Natale alludesse il giornalista. Ormai lo sappiamo: non è bello, non è di moda parlare di Gesù, il grande assente di queste orge virtuali, più che reali, di regali, divertimenti, pranzi, giochi e chi più ne ha più ne metta.

Nel Vangelo di Matteo leggiamo:

Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro?

Così manda a dire a Gesù Giovanni Battista , che era in carcere, avendo sentito parlare delle sue opere, per mezzo dei suoi discepoli.

Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me».

A leggere i giornali sembra che in pochi siano i beati, come ci mostra l'articolo comparso su Avvenire del 13 dicembre della giornalista Marina Corradi.

 

Un padre fiorentino scrive sbigottito al Giornale: la maestra di mio figlio, che fa la quarta elementare, ha detto ai bambini di fare un disegno sul Natale.

Mio figlio si è messo a disegnare la Natività ma la maestra glielo ha impedito. A noi genitori la maestra ha poi detto che sarebbe «una scemenza» associare la nascita di Cristo al Natale, e che in questo modo si rischierebbe di offendere il sentimento religioso dei non cristiani. La storia raccontata da questo padre introduce una variante sul tema, non nuovo e ripetuto, dei presepi proibiti nelle scuole per «non offendere» i fedeli di altre confessioni. Infatti, la prima obiezione della maestra fiorentina sarebbe stata ancora più radicale: è «insensato» associare la nascita di Gesù al Natale. Natale dunque, pare di capire, come una festa che ormai prescinderebbe totalmente dalla memoria di ciò che viene in quel giorno ricordato. Ci sarebbe dunque un 25 dicembre che 'una volta' celebrava la nascita di Gesù Cristo in Palestina. Ma ormai così sbiadita sarebbe questa tradizione, che la festa è diventata semplicemente un'amabile convenzione condivisa: si fa l'albero, si mangia il panettone e ci si scambiano regali, perché così si usa, ma niente a che vedere con quell'antica assurda storia di un neonato in una mangiatoia. Presumiamo che questo volesse dire quella maestra, se davvero ha detto che associare il Natale a Gesù è «una scemenza». Una tesi surreale, certo, ma che contiene in sé, radicalizzato, un pensiero che si va diffondendo. Il Natale cristiano – e sul copyright originario della ricorrenza non ci sono dubbi – se ci guardiamo intorno, appare spesso come un guscio svuotato.

C'è un parlare assordante del Natale in tv, nei negozi, e fra noi; ma discorriamo di strenne, di vacanze, di tacchini.

Dell'evento di quel giorno – istante che taglia e rivoluziona la storia – di quello taciamo, e spesso anche fra cristiani. È rimasto, e anzi s'è gonfiato in una massa ipertrofica, tutto il contorno della festa: ma è il nucleo, il centro di gravità che sembra mancare. La maestra di Firenze, con la sua affermazione apparentemente strabiliante, avrebbe estrinsecato ciò che galleggia sotto le parole in questi nostri giorni annegati nei pandori e nei babbi natale. Abbiamo sentito un sociologo alla radio teorizzare di un Natale trasformato in una «festa della bontà», che non darebbe fastidio agli islamici e agli altri. Il brillante studioso ha sintetizzato lo stesso spirito dei tempi espresso dalla maestra fiorentina: facciamo festa il 25 dicembre, ma Gesù Cristo, che c'entra? Ora, ciascuno a casa sua festeggia ciò che vuole, Allah, Hare Krishna, come meglio crede. Ma c'è un accento di violenza nella piccola storia del bambino fermato con la matita per aria mentre sta per disegnare la cometa. Disegna ciò che vuoi: alberi, Santa Claus, renne, ma Gesù Bambino, no. Quello non c'entra. Quello è una vecchia fiaba, di cui vogliamo dimenticarci – che fiaba assurda poi, un Dio che nasce da una donna, e vergine anche, e in una stalla. La Festa della Bontà è laica e illuminata, corretta e multietnica. Non vuol dire niente, quindi non dà fastidio a nessuno: ma incentiva positivamente i consumi.

Piccolo, togli quella sciocca stella e l'asino e il bue. Cancella. Il mix di politically correct e di un acido neo oscurantismo dei lumi si vanta di non tollerare censure, ma con un'eccezione. Quel Bambino in una culla di paglia non lo vuole vedere. Che resti pure il contorno della festa, le luminarie e le cornamuse e l'abbacchio. Ma, quel nucleo, quell'oscuro centro di gravità di duemila anni di storia, quello no.

Bambini, da bravi, disegnate le renne.

 

Canto: Emmanuel (Nelle tue mani)

 

Viene l'istinto di credere che la venuta del figlio di Dio sulla terra sia stata inefficace o non è venuto per niente, visto come vanno le cose.

Ecco perchè la maestra ha proibito di metterci il bambinello dentro al presepe.

 

Quest'anno noi non abbiamo fatto il presepe, perchè non abbiamo ritrovato le statuine.

Sono state assorbite dal disordine, dal caos della roba ammassata in cantina da cui non riusciamo a staccarci perchè può ancora servire.

Ciò che non usiamo non ci appartiene, sono solita ripetermi per decidermi a fare spazio per qualcosa per cui valga veramente la pena.

Per fortuna che Giovanni con la mamma e il papà ne aveva fatto uno bellissimo sul baule della sala e me l'aveva spiegato per bene, costringendomi a sedermi e ad ascoltare le cose che aveva da dirmi, le risposte alle domande che non io ma lui si era posto mentre lo stava allestendo.

Il castello di Erode in alto, più piccolo della capanna, i re Magi lontano, che guardano la stella cometa, i doni racchiusi negli zainetti dei pastori, i giocattoli per Gesù e l'angelo in cielo che canta il Gloria.

Lui non si è perso d'animo quando gli ho detto che non avevo neanche una capanna, un pastorello, una capretta, un Gesù per fare il presepe e che mi dispiaceva tanto.

Da quando ha cominciato a capire, il presepe di casa nostra è stato protagonista e spettatore della sua insaziabile sete di conoscenza, strumento privilegiato di trasmissione della fede.

Gli ho detto con le lacrime agli occhi che non ritrovavo il Presepe, pensando che quest'anno in cui anche il fratellino Emanuele avrebbe potuto capire, non avremmo avuto l'occasione di vivere intensamente l'attesa e la nascita del Salvatore.

Ma come dicevo non si è perso d'animo e prontamente mi ha consolato, dicendomi che il suo presepe era anche il mio e di tutto il mondo, di chiunque avesse varcato la porta della sua casa.

Ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono messa a cercare qualcosa che, senza spesa aggiuntiva, potesse parlare al cuore di tutti, grandi e piccini.

Così ho addobbato dei rami di una pianta sempreverde che abbiamo in giardino con fiocchi e luci multicolori, per simboleggiare il germoglio spuntato dal tronco di Jesse, e, attorno ad una natività in miniatura che giaceva seppellita tra i giochi dei piccoli, rispuntata quando meno me lo aspettavo, ho dispiegato gli angioletti preziosi, che non avevo mai avuto il coraggio di mischiare con le altre statuine..

Ho sentito forte l'esigenza di ridurre il presepe all'essenziale: Gesù, la Madonna, San Giuseppe, gli angeli, la stella cometa.

Da quel cielo, punteggiato di stelle emerge un pezzetto di roccia, con sopra poggiata una capanna dove ho messo il tesoro, il Dono che abbiamo perso di vista.

Ai personaggi continua a pensarci il Signore, che da 2000 anni cerca di rianimarli, qualunque sia il ceto, la condizione sociale, la lingua, la razza, l'opinione politica, tutti quelli che sentono gli manca qualcosa e si mettono in viaggio, alla ricerca di Chi quel vuoto vuole riempire.

Un Dio ci attende perchè ha tante cose da dirci, tante domande a cui rispondere. Intanto ci sono gli angeli che cantano il gloria e annunciano che Gesù è nato ed è venuto a portare la pace.

A loro non si può non credere, perchè sanno quello che dicono, lo vedono, lo conoscono da molto più tempo di noi.

A noi il compito di allestire intorno alla mangiatoia un banchetto, dove trovi posto chiunque abbia bisogno d'amore.

Gesù è venuto a mostrare il vero volto dell'amore, ma è necessario che qualcuno ce lo sappia anche spiegare con parole che possano comprendere anche i bambini.

Così abbiamo spiegato a Giovanni i motivi dell'incarnazione, pescando sul web questa bella storia dal titolo: ora capisco…

 

Era una persona fedele e generosa con la sua famiglia e corretta nel rapporto con gli altri, però non credeva che Dio si fosse fatto uomo come, secondo quanto afferma la Chiesa, è successo a Natale. Era troppo sincero per far vedere una fede che non aveva.

"Mi dispiace molto, disse una volta a sua moglie che era una credente molto fervorosa, però non riesco a capire che Dio si sia fatto uomo; non ha senso per me.

" Una notte di Natale, sua moglie e i figli andarono in chiesa per la messa di mezzanotte.

Lui non volle accompagnarli. "Se venissi con voi mi sentirei un ipocrita. Preferisco restare a casa. Vi starò ad aspettare. "Poco dopo la famiglia uscì mentre iniziò a nevicare.

Si avvicinò alla finestra e vide come il vento soffiava sempre più forte.

"Se è Natale, pensò, meglio che sia bianco". Tornò alla sua poltrona vicino al fuoco e cominciò a leggere un giornale. Poco dopo venne interrotto da un rumore seguito da un altro e subito da altri. Pensò che qualcuno stesse tirando delle palle di neve sulla finestra della sala da pranzo. Uscì per andare a vedere e vide alcuni passerotti feriti, buttati sulla neve. La tormenta li aveva colti di sorpresa e, per la disperazione di trovare un rifugio, avevano cercato inutilmente di attraversare i vetri della finestra. "Non posso permettere che queste povere creature muoiano di freddo… però come posso aiutarle? "Pensò che la stalla dove si trovava il cavallo dei figli sarebbe stato un buon rifugio, velocemente si mise la giacca, gli stivali di gomma e camminò sulla neve fino ad arrivare nella stalla, spalancò le porte e accese la luce. Però i passerotti non entrarono. "Forse il cibo li attirerà," pensò. Tornò a casa per prendere delle briciole di pane e le disseminò sulla neve facendo un piccolo cammino fino alla stalla. Si angustiò nel vedere che gli uccelli ignoravano le briciole e continuavano a muovere le ali disperatamente sulla neve. Cercò di spingerle in stalla camminando intorno a loro e agitando le braccia. Si dispersero nelle diverse parti meno che verso il caldo e illuminato rifugio. "Mi vedono come un estraneo che fa paura", pensò.

"Non mi viene in mente nulla perché possano fidarsi di me… Se solo potessi trasformarmi in uccello per pochi minuti, forse riuscirei a salvarli! "In quel momento le campane della chiesa cominciarono a suonare. L'uomo restò immobile, in silenzio, ascoltando il suono gioioso che annunciava il Natale. Allora si inginocchiò sulla neve: "Ora si, ora capisco", sussurrò. "Signore, ora capisco. Ora capisco perchè ti sei fatto uomo… "

 

Sono nato povero, dice Dio

perchè tu possa considerarmi l'unica ricchezza.

Sono nato debole,

perchè tu non abbia mai paura di me.

Sono nato perseguitato,

perchè tu sappia accettare le difficoltà.

Sono nato per Amore,

perchè non dubiti mai del mio Amore.

 

Canto: Il tuo amore è grande (Il tuo amore è grande)

 

Gesù, il nuovo Adamo è venuto ad insegnarci come si costruisce la pace, come ci si riconcilia, come si testimonia l'amore.

Beati gli operatori di pace” troviamo scritto, “perché saranno chiamati figli di Dio”.

Il primo patto all'interno della società è quello matrimoniale, quello su cui si basa l'educazione alla pace, perché le “colpe dei padri ricadono sui figli”.

 

Con noi il Signore è stato clemente.

Nostro figlio è nato il 17 dicembre di 35 anni fa , dopo 9 mesi di attesa e di inenarrabili sofferenze.

Quando nacque non ci preoccupammo di ringraziare chi ci aveva fatto recapitare quel dono in un modo così rocambolesco e sofferto.

A ridosso del Natale, la meta pensavamo di averla raggiunta, con qualche giorno d'anticipo.

Poi il travaglio, quello vero, è venuto, con la malattia.

Abbiamo perso di vista quel dono negli anni che ci tennero simbolicamente lontani da casa alla ricerca di qualcuno o qualcosa che potesse guarirmi.

Lo riabbracciammo quando aveva 5 anni e ci trovammo davanti uno sconosciuto.

Da allora non abbiamo mai smesso di riconquistare il suo cuore, ma il filo sembrava definitivamente spezzato.

Nella nostra latitanza genitoriale lo affidammo alla Chiesa, perchè si prendesse cura di lui. lo avrebbe salvaguardato dai pericoli, mentre mia madre provvedeva ai suoi e ai nostri bisogni materiali.

Non abbiamo mai preparato con lui presepi, né alberi, né dolci per il Natale. Lui, insieme ai suoi amici scout, li preparava in chiesa e faceva la veglia alla vigilia e cantava e pregava unito al branco, accompagnato dalla chitarra, sua inseparabile compagna.

Noi, soli in casa, aspettavamo che ritornasse, perchè la malattia m'impediva di soddisfare anche la più elementare curiosità di vedere cosa faceva.

Poi l'amore trovato a 17 anni, in quel contesto di servizio, di gioco e di preghiera.

A giugno del 2001 si è sposato con Monia.

Oggi questo figlio, a fatica riconquistato, affidandoci i suoi bambini, ci dà l'opportunità di scoprire quanto è grande l'amore di Dio, attraverso i simboli del suo ingresso nella storia.

In occasione della festa di compleanno, primo giorno della novena di Natale, abbiamo acceso al centro della tavola apparecchiata tre delle quattro candele dell'Avvento invitando tutti, grandi e piccini al silenzio per ascoltare quello che si dicevano.

 

Le quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente.

Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro conversazione.

La prima diceva:

"IO SONO LA PACE, ma gli uomini non mi vogliono:

penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!"

Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.

La seconda disse:

"IO SONO LA FEDE purtroppo non servo a nulla.

Gli uomini non ne vogliono sapere di me, non ha senso che io resti accesa".

Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.

Triste triste, la terza candela a sua volta disse:

"IO SONO L'AMORE non ho la forza per continuare a rimanere accesa.

Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza.

Troppe volte preferiscono odiare!"

E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.

…Un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente.

"Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!"

E così dicendo scoppiò in lacrime.

Allora la quarta candela, impietositasi disse:

"Non temere, non piangere: finché io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele:

IO SONO LA SPERANZA"

Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre.

CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA DENTRO IL NOSTRO CUORE…

…e che ciascuno di noi possa essere lo strumento, come quel bimbo, capace in ogni momento di riaccendere con la sua SPERANZA, la FEDE, la PACE e l'AMORE

Siamo arrivati al termine di questa trasmissione e non possiamo non ringraziare il Signore per la candela della speranza che continua ad alimentare tutte le altre nella nostra famiglia.

Vi augurano tanta serenità e pace Gianni e Antonietta, insieme a Franco, Monia, Giovanni ed Emanuele, involontari protagonisti di questi incontri.

 

Canto: Emmanuel (Nelle tue mani)

  

Il Messia

Gv 1,40-43 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. [41]Egli incontrò per primo suo  fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il  Cristo)» [42]e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui,  disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol  dire Pietro)».43]Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse:"Seguimi". [44]Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. [45]Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret»

"Abbiamo trovato il Messia". Come spiegare il fatto che in così breve tempo i primi chiamati abbiano riconosciuto il Messia?
Anche le parole che hanno sentite da San Giovani l’Immergitore non sono sufficienti a spiegare il fenomeno.Me lo sono chiesta e ho cercato in altri passi del Vangelo la risposta

Mc 10,21 Gesù fissatolo lo amò
Gv 1,50 E Gesù: "Tu credi solo perché ho detto che ti ho visto
sotto
il fico?
Vedrai cose ben più grandi di questa.

Penso che per tutti si sia trattato di uno sguardo, di un sentirsi penetrati dai Suoi occhi, dalla mitezza e dalla forza di quella finestra aperta sul mondo, su ognuno di loro, guardati e amati, per la prima volta, in modo nuovo, unico e vero. 

L’aver finalmente trovato un amore più grande!