Protesi


Ripensando al POST di Riccardo, ho riflettuto sull'esito della visita all'otorino di ieri.
Con l'età l'udito diminuisce e diventa un problema per chi parla e per chi deve ascoltare.
Mio marito ha insistito perchè ci andassi nella speranza che una protesi auricolare gli risolvesse il problema.
Già perchè lui vorrebbe che io lo capissi sempre, anche quando ha la faccia girata da un'altra parte e il televisore è acceso.
Per fortuna che la dottoressa ha detto che un rimedio siffatto oggi mi provocherebbe più fastidi che altro.
Mi ha dimostrato che la migliore protesi è fare silenzio, fermarsi e guardare in faccia l'interlocutore mentre parla, prestandogli attenzione.
Infatti di quello che mi ha detto ho capito tutto e ricordo tutto.
Eravamo sole nella stanza, sedevamo di fronte e io ero molto motivata ad ascoltarla.

Mi è venuto in mente il passo della Genesi relativo alla creazione della prima coppia.
Gn2,18 «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile», dove nel testo originario"simile" dice molto di più, perchè ha nella sua radice l'immagine dello specchio.
Gli voglio fare uno che gli stia di fronte, che lo guardi negli occhi, uno nel quale specchiarsi e riconoscersi, uno che lo definisca, gli risponda e risponda di lui, quindi.

 

Isaia 55, 1

O voi tutti assetati venite all'acqua,
chi non ha denaro venga ugualmente;
comprate e mangiate senza denaro
e, senza spesa, vino e latte.


A saperlo mi risparmiavo i soldi della parcella!

 

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Ogni giorno della vita, salvaci, Signore.

 

 Is 38, 10-14


Io dicevo: «A metà della mia vita
me ne vado alle porte degli inferi; *
sono privato del resto dei miei anni».

Dicevo: «Non vedrò più il Signore *
sulla terra dei viventi,
non vedrò più nessuno *
fra gli abitanti di questo mondo.

La mia tenda è stata divelta e gettata lontano, *
come una tenda di pastori.

Come un tessitore hai arrotolato la mia vita,

mi recidi dall'ordito. *
In un giorno e una notte mi conduci alla fine».

Io ho gridato fino al mattino. *
Come un leone, così egli stritola tutte le mie ossa.
Pigolo come una rondine, *
gemo come una colomba.

Sono stanchi i miei occhi *
di guardare in alto.
Signore, io sono oppresso; proteggimi.


Consolazione

Is 40,1-5.9-11
«Consolate, consolate il mio popolo
– dice il vostro Dio –.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,
la sua colpa è scontata,
perché ha ricevuto dalla mano del Signore
il doppio per tutti i suoi peccati».
Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato».
Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».

"Consolate, consolate il mio popolo!" è il grido appassionato di Dio che ci vede vagare nel deserto, come pecore senza pastore.

Abbiamo bisogno di Qualcuno di cui fidarci, a cui affidare le nostre pene, consegnare i nostri fallimenti, presentargli gli idoli in frantumi ai quali, di volta in volta ci siamo aggrappati.

Abbiamo tutti bisogno di verità, di giustizia, di pace e di senso da dare alla nostra vita, sballottati dall’uno all’altro padrone.

Il Signore viene, ma dobbiamo preparagli la strada su cui passare: abbassare i monti dell’orgoglio, abbattere i muri di divisione, smussare gli spigoli del nostro carattere intransigente e cocciuto.

Dio ci viene incontro in questo sforzo di purificazione, ci tende la mano e ci fa vedere la fonte alla quale attingere ciò che nel deserto e solo nel deserto capiamo essere essenziale.

In questo periodo d’Avvento, l’attesa sia colma di trepidazione, di preghiera, di silenzio, in una tensione umile, operosa e vigile perchè il Signore viene a salvarci.