KAIRE

 

Questa notte ho ripensato a quando la malattia mi aveva isolato dal mondo, quando la solitudine non scelta mi schiacciava, quando la parola di Dio sembrava rivolta ad altri.
Ricordo che a svegliarmi furono le parole scritte sul calendario liturgico ” liberaci dal male”di quella giornata speciale.
Era prossima l’alba.
Mi misi a recitare il Padre Nostro, per vedere se succedeva qualcosa, con la consapevolezza sempre più tangibile che stavo combattendo con il nemico della gioia, ii nemico che mi stava convincendo a gettare la spugna.
Pensai che, se avevo sbagliato strada, dovevo ricominciare da capo.
Mi rivolsi a Maria. “Tu sì che capisci tuo figlio” le dissi. ” tu solo mi puoi insegnare la via dell’amore”
Sentii riecheggiare nella stanza quel” kàire, rallegrati!” che l’angelo le rivolse e che percepii in quel momento rivolto a me.
Oggi, festa dell’Immacolata, quel “kàire”, l’ho sentito risuonare più forte.

Rallegrati, non perchè sei bella, sei brava, sei buona, rallegrati perchè io ti amo, perchè sei mia, perchè sono con te sempre, anche quando non riesci ad amare, a dare, anche quando non ne hai voglia e desideri attenzioni solo per te.
Ti amo sempre e comunque.
Smetti di pensare a quello che devi fare e vivi la tenerezza del mio sguardo poggiato sulle tue ferite, sulle tue deformità.
La pecora madre nella quale ti sei sempre identificata può rientrare nell’utero di Chi l’ha generata per poi venire alla luce di nuovo, ed essere portata in braccio come un agnellino appena nato.

Grazie perchè mi avete portato in braccio con le vostre preghiere.

Is 43, 1

Così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.