Campo base

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“Chi viene a me non avrà più fame”.(Gv 6,35)

Signore dacci sempre questo pane, continua Signore a nutrirmi dite, della tua presenza, del tuo amore, della tua compassione, della tua parola.

Signore ho bisogno di te, sempre di più la mia fame e la mia sete aumentano, perché mi fai sperimentare le sorgenti della vita, mi dai la gioia piena, mi proietti nell’eternità e mi togli la paura.

Signore quanto sono dolci le tue dimore, i tuoi consigli mi stanno sempre dinanzi…

Come potrei tradirti Signore se tu sei con me ogni momento della mia vita?

Non abbandonarmi Signore al mio destino, non permettere che perda la speranza nella gioia che tu solo puoi donarmi .

Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia ti prometto fedeltà.

Signore, con il tuo aiuto il dolore sarà per me fonte di consolazione, di gratitudine a te che sei venuto a trovarmi con la sofferenza, il necessario viatico per arrivare a te ed essere nutriti dal tuo amore.

La mia eucaristia sia la gratitudine a te che mi hai aperto le porte del tuo cuore, le porte della vita, introducendomi nelle tue stanze più segrete.

Mi hai fatto bere alla tua coppa vino e miele stillanti, mi hai chiamato in disparte perchè mi hai scelto per essere tua sposa per sempre.

In modo de tutto inaspettato hai chiesto la mia mano.

Così fece Gianni, quando lo frequentavo perchè volevo favorire l’incontro tra lui e una persona che mi stava molto a cuore.

Ma tu ti sei innamorato di me, volevi me.

Attraverso le parole di Gianni riconosco le tue , attraverso di lui mi hai fatto sperimentare quanta gratitudine scaturisce dal sentirsi guardati, scelti senza aspettarselo, senza esserne degni.

La mia risposta all’uomo che sarebbe stato il mio sposo, allora fu un sì dovuto alla fiducia che mi ispirava , perchè era una persona di cui potevo fidarmi e che non mi avrebbe mai tradito né avrebbe approfittato di me.

Per questo gli dissi di sì come ho detto di sì a te.

La meraviglia dell’inizio!

Che bello scoprire nella propria storia tracce la tua presenza, del tuo passaggio!

Ma poi la storia non si è svolta come quella che ha legato te al popolo di Israele.

Siamo stati peccatori Signore, perché non abbiamo messo te al primo posto.

La parabola dell’amore umano, come icona e simbolo dell’amore divino non l’abbiamo capita, non siamo andati oltre i nostri umani e egoistici interessi.

Con Gianni ho fatto ciò che per anni ho fatto con te.

Ti ho dato gli ho dato i miei connotati, ho preteso di cambiare ciò che di lui non mi piaceva.

Solo ora capisco quanto mi sbagliavo a voler imporre connotati incompatibili con l’amore.

Questa mattina, meditando il Vangelo, ho pensato a quanto è bello vivere in una casa, in una famiglia unita che si spende perché ogni membro riesca nel progetto comune di dare vita.

Così mi sono commossa e rincuorata a pensare che tu, Gesù, quando stavi sulla terra non potevi mai sentirti solo, perché il Padre e lo Spirito Santo non erano mai separati da te e si adoperavano perché il progetto arrivasse a buon fine.

La tua, Gesù, è stata una spedizione molto pericolosa, ma il Campo Base, la Famiglia Divina era allestita e pronta per darti gli strumenti necessari per non farti morire definitivamente.

Hai molto sofferto, Signore Gesù, ma hai avuto accanto a te persone che ti hanno voluto bene, che si sono fidate di te, che si sono adoperate per te.

Tua madre, tuo padre, e poi le donne che tu hai riabilitato, a cui hai dato una vita nuova, e poi i discepoli che mi fanno pensare a Giovanni e ad Emanuele, i libri di carne che mi hai mandato a domicilio, dove l’amore e l’egoismo nell’espressione dei loro caratteri emergono e confliggono.

Mi commuovo a pensare a questi piccoli che mi hai dato accudire, nonostante la malattia, mi commuovo anche delle loro debolezze, delle loro velleità di agire di testa propria o di manipolarmi.

Mi commuovo perché mi parlano di come noi siamo e di come tu agisci nei nostri confronti, scoprendo in me gli stessi sentimenti che tu hai nutrito per l’uomo traditore e peccatore.

Certo che il paragone è molto azzardato perchè nella nostra imperfezione noi vediamo come in uno specchio.

Il Vangelo mi parla di quanto disti la perfezione che io cercavo dalla giustizia che tu vuoi, la giustificazione che dai ad ogni uomo, qualunque sia il suo comportamento.

Sei tu Signore che ci rendi giusti, non siamo noi che meritiamo la tua giustizia che è poi la tua grazia.

Questa mattina penso a tutto questo e a quanto piccola io mi senta nelle tue mani, penso che tutto ciò che oggi ho, ciò di cui godo è tuo dono, è fonte di grazia, anche se a volte non riesco a capire , né riesco a ringraziare per cose eccessivamente dolorose e pesanti.

Ci sono momenti in cui tu taci, rimani nascosto.

Sono i momenti bui del mio cammino.

È tremendo vivere nel deserto, nel silenzio , non sentire neanche il cuore che batte, né il mio, né quello di qualsiasi altro viandante che percorre la mia strada.

Sono quelli i momenti che mi sembrano interminabili, quando non riesco a fare neanche una preghiera e la paura mi paralizza le ossa.

Mi succede spesso in questi ultimi tempi, lo sai, Signore, per questo ti chiedo sempre la gioia , la serenità, la pace di sapere che c’è un campo base che mi aspetta, una base dove posso riposare.

La notte chiamo tua madre che poi è anche la mia, tu me l’hai regalata come l’hai regalata a tutti noi, la chiamo e le chiedo di farmi da infermiera.

Lei non si limita a massaggiarmi le parti dolenti, ma mi comunica la strada per incontrarti e portarmi in paradiso.

Da qualche tempo nella preghiera mi viene in mente la tua famiglia Signore, la Trinità che ha dato vita a tanti figli, ha reso possibili tanti sì attraverso il sacrificio di uno solo solo.

Ma non penso che, quando tu sei venuto sulla terra, il resto della FAMIGLIA sia rimasta a dormire tranquilla ad aspettare in cielo, ma come una vera famiglia avete messo in gioco tutto, perchè la missione fosse portata a termine con successo.

Del resto, quando noi mandiamo un razzo ad esplorare l’universo, le attrezzature e gli uomini che lavorano al progetto sono qui sulla terra e da qui possiamo sapere, comunicare, aiutare chi è andato in missione.

Per questo Signore ti lodo e ti benedico e ti ringrazio, perchè non mi sento sola ad affrontare la missione della vita .

Fa’ che al termine tu mi trovi degna di tornare alla base.

Terra promessa

Meditazioni sulla liturgia
di giovedì della IV settimana del Tempo Ordinario
anno pari
letture:letture:1 Re 2,1-4.10-12;Salmo  (1Cr 29,10-12) ” Tu, o Signore, dòmini tutto!”; Mc 6, 7-13
“Sii forte e mostrati uomo”( 1 Re 2,2)
Cosa significa mostrarsi uomini, mi viene da domandarmi, mentre mi accingevo a riflettere sulla povertà che deve contraddistinguere il discepolo di Cristo, l’annunciatore del regno di Dio, il testimone della sua alleanza che dura in eterno.
A volte le letture che la liturgia ci propone mi sembrano scollegata a tal punto he decido di privilegiare per la meditazione quella che più in quel momento sento più vicina al mio vissuto, al mio impegno a camminare nella luce di Cristo.
La parola evidenziata sul calendario liturgico mi ha fatto chiedere in cosa consista la forza dell’uomo e cosa significhi vivere la propria umanità fino in fondo.
La Cristologia al servizio dell’Antropologia fu la conclusione illuminante di un seminario in cui nessuno aveva capito niente e men che meno io.
” Chi è l’uomo perchè te ne curi, chi è l’uomo perchè te ne ricordi?” recita un Salmo.
Ce lo dovremmo chiedere spesso, più spesso davanti ad un crocifisso, per capire queste parole e vivere di conseguenza.
Dio, se avesse voluto creare dei supereroi, dei mandrake, certo non avrebbe usato la terra per impastarci, quella terra che ci ha promesso, dopo averla perduta,  e  che ci ha dato da coltivare insieme a Lui.
Se ci pensiamo bene l’essere uomini comporta la consapevolezza di essere terra donata da Dio e su cui Dio fa piovere e fa crescere.
Non siamo padroni della terra ma custodi e responsabili, non solo della nostra ma anche di quella altrui.
” Nessun uomo è un isola, ognuno è un pezzo di un continente, la parte di un tutto”(Donne)…
Era il tema preferito che ogni anno assegnavo agli alunni senza capirne a fondo il senso…
Senza di te non possiamo fare nulla, Signore, con te tutto è possibile…
Quando non hai nulla, non possiedi nè ti porti appresso nulla è allora che porti Gesù nella sua interezza…
Pensieri, ricordi, riflessioni che affiorano nella memoria…
La preghiera di Gesù e tutta la sua vita mi hanno introdotto nel mistero straordinario dell’appartenere ad un unico corpo di cui Gesù è il capo, un’unica terra da coltivare per noi  e per la nostra vera e unica famiglia.
Figli di un unico Padre, fratelli in Gesù.
E ci credo non perchè l’ho letto da qualche parte, cosa che sicuramente è avvenuta, ma perchè ho sperimentato quanto conti farti spazio Signore, quanto tu ci tenga a vivere in comunione con me e a essere con me una cosa sola.
Questo significa che tutto quello che ho è dono, è tuo e non posso che rendertene grazie.
La mia disabilità, la mancanza di tante cose che hanno contraddistinto la mia giovinezza non mi facciano sentire meno donna, meno importante per te, per il tuo progetto d’amore.
Mi basta la tua grazia Signore e con te, ne sono certa farò cose grandi a tua gloria e per la nostra salvezza.
So Signore che tu non hai bisogno di nulla, siamo noi che abbiamo bisogno di tante cose, la prima delle quali è la consapevolezza di essere terra abitata dal tuo Spirito.
Su questa terra arida e riarsa soffia Signore, continua a soffiare l’alito di vita.
Ti cercherò in tutto ciò che mi manca e ti renderò per questo grazie in eterno.

Vasi di creta

(2Cor 4,7-10)
Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.

Il volto di Gesù


In Sicilia, il monaco Epifanio un giorno scoprì in sé un dono del Signore: sapeva dipingere bellissime icone.
Voleva dipingerne una che fosse il suo capolavoro: voleva ritrarre il volto di Cristo. Ma dove trovare un modello adatto che esprimesse insieme sofferenza e gioia, morte e risurrezione, divinità e umanità?
Epifanio non si dette più pace: si mise in viaggio; percorse l’Europa scrutando ogni volto. Nulla. Il volto adatto per rappresentare Cristo non c’era.
Una sera si addormentò ripetendo le parole del salmo: "Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto".
Fece un sogno: un angelo lo riportava dalle persone incontrate e gli indicava un particolare che rendeva quel volto simile a quello di Cristo: la gioia di una giovane sposa, l’innocenza di un bambino, la forza di un contadino, la sofferenza di un malato, la paura di un condannato, la bontà di una madre, lo sgomento di un orfano, la severità di un giudice, l’allegria di un giullare, la misericordia di un confessore, il volto bendato di un lebbroso. Epifanio tornò al suo convento e si mise al lavoro.
Dopo un anno l’icona di Cristo era pronta e la presentò all’Abate e ai confratelli, che rimasero attoniti e piombarono in ginocchio. Il volto di Cristo era meraviglioso, commovente, scrutava nell’intimo e interrogava.
Invano chiesero a Epifanio chi gli era servito da modello.

Non cercare il Cristo nel volto di un solo uomo, ma cerca in ogni uomo un frammento del volto di Cristo.


(Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole)


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Io sono il Signore Dio tuo

Matteo 16,24-28 – Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

"Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua."

Rinnegare se stessi non è facile, è estirpare con la grazia del sacramento battesimale, il peccato originario.

Accettare regole imposte dall’alto non ci piace, specialmente se non capiamo perchè dobbiamo rispettarle e non conosciamo chi ce le impone.

Gesù è venuto a svelarci i misteri del regno, a mostrarci il volto del Padre, ma bisogna seguirlo sulle strade che ci indica, specie quelle in salita, come il Tabor, il Getzemani, il Golgota, il monte delle beatitudini.

Conoscere Gesù è la via che conduce alla verità tutta intera di un Dio che ha fatto bene ogni cosa.

Adamo ed Eva vollero prescindere da chi ne sapeva più di loro su come far durare in eterno la permanenza dell’uomo nell’Eden, la casa di Dio, destinata non solo a loro, ma a tutte le generazioni future.

Adamo ed Eva vollero fare di testa loro, come spesso capita anche a noi, pensando di saperne più del Padreterno sul nostro futuro, sulla qualità e sulla durata della nostra vita.

Agiamo come se dovessimo vivere in eterno, ma facciamo tutto il contrario per raggiungere lo scopo.

Oggi il Vangelo ci invita ad assumerci le nostre responsabilità sul destino individuale e comunitario, chiedendoci di portare ognuno la propria croce, vale a dire il sì alla volontà di Dio, che è volontà di bene per ogni creatura.

VERGOGNA!

Comunicato n° 28 del 13 Novembre 2008

SCIENZA & VITA: “ELUANA CONDANNATA A MORTE:
L’ESECUZIONE SIA PUBBLICA, CON TESTIMONI E VIDEO ”

“Consapevoli che la sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione in riferimento al caso di Eluana Englaro non possa non essere rispettata e applicata, ci permettiamo però, da liberi cittadini di uno Stato libero, di dissentire. E chiediamo che alla lunga fine di Eluana, proprio perché si tratta di una vera e propria condanna a morte in età repubblicana, non solo assistano alcuni testimoni, ma possa essere registrata in video e messa a disposizione di quanti ne facciano richiesta. Come accade nei Paesi che prevedono la pena di morte per i propri cittadini. Così i nostri figli e i nostri nipoti potranno scoprire come un cittadino italiano possa essere condannato da un giudice di uno Stato civile e democratico a morire di fame e di sete”. Questa la reazione dell’Associazione Scienza & Vita alla sentenza che “condanna a morte Eluana”.
“La decisione della Suprema Corte – osserva l’Associazione – di fatto autorizza la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione che restano secondo noi, e anche per una larghissima parte dell’opinione pubblica italiana, semplici sostegni vitali e non terapie”.
“Da questa scelta consegue – rimarca Scienza & Vita – un’interpretazione riduttiva della vita, quale non degna di essere vissuta. E soprattutto l’idea che la vita umana sia disponibile. Ovvero, che ciascuno di noi possa esercitare addirittura un diritto di morire con il corrispettivo dovere di uccidere (perché qualcuno deve pure eseguire la sentenza). Diritto di morire che non è contemplato nella Costituzione e che sfida il criterio umanistico del favor vitae a cui essa si ispira”.

Associazione Scienza&Vita
Lungotevere dei Vallati 10, 00186 Roma
tel.: 06.6819.2554 fax: 06.6819.5205
e-mail: segreteria@scienzaevita.org

Grazie

O Gesù, che ti sei fatto così piccolo da essere contenuto in una piccola teca di cristallo, umile a tal punto da non sdegnare di essere toccato dalle nostre mani impure!

Grazie Signore perchè sei disposto ogni volta a morire ancora, quando ci cibiamo di te, liberando al tuo passaggio le vene e le arterie indurite del nostro cuore dalle scorie velenose che portano alla morte.

Noi ti adoriamo e ti benediciamo.

Signore della vita, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!

L’uomo insensato non intende, non può capire.

Come sono belle le tue tende, quanto è dolce il tuo miele. La mia anima anela a te Signore.

Non ci sono parole, Signore, per esprimere la grandezza, la bellezza, la profondità del mistero di cui ci fai dono.

Grazie Signore perchè hai aperto il nostro cuore e lo hai inondato di te, del tuo amore, del tuo perdono, della tua consolazione.

Grazie Signore di tutto, grazie per tutto.

Grazie del dono della vita, grazie del dono degli amici, grazie del dono della sofferenza, della malattia, grazie degli errori che mi fanno crescere, grazie della tua presenza costante al mio fianco.

Signore quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!

Noi ti invochiamo, vieni Signore!

La scala

 

Alessia sta morendo. Ormai non c’è più nulla da fare.

A Natale si è scusata perchè non poteva farci gli auguri di persona, per via dell’influenza. "Appena passa verremo con i bambini  e faremo una bella tombolata", ci disse per telefono.

Il marito e la madre sono andati a comprarle i vestiti di una taglia più grande, perchè i medici hanno detto che si gonfierà, dopo.

Martina, la figlia di 13 anni, ha voluto sapere perchè sono stati via tanto tempo, la nonna e il padre.

Gliel’hanno detto. Si è accasciata sulla poltrona, con lo sguardo fisso nel vuoto.

Qualcuno le si è avvicinato e le ha chiesto se voleva parlarne. Ha scosso la testa, nascondendola nell’abbraccio muto e poderoso della persona amica,  fermando il tempo nel calore di quelle braccia.

La psicologa ha detto di non portare il piccolo Lorenzo a vedere la madre, perchè potrebbe rimanere traumatizzato per sempre, vedendola ridotta in quel modo.
Stiamo aspettando che ci dicano che è finita. I turni all’ospedale, il colloquio con i dottori, le analisi, le risposte, il suo viso spegnersi ogni giorno di più, la vita, man mano venir meno, le preghiere.
Chi dobbiamo pregare e cosa dobbiamo continuare a chiedere, quando la sentenza è irrevocabile e, a meno di miracolo, non c’è via d’uscita?
“Non posso pensare che Dio sia buono se toglie la mamma ai suoi due piccoli ”, mi ha detto la sua amica più cara. Perchè è diverso togliere ad una mamma un figlio, ad uno sposo la sposa?
Da cosa misuriamo la bontà di Dio?
Ho sempre pensato che il dolore è merce preziosa per Dio, da quando la morte prematura di mio fratello, l’apparente distrazione dell’Altissimo nel far nascere due bimbi malformati, sono stati il canale privilegiato per incontrarlo e riconoscerlo.
E’ da lì che sono partita, guardando non il mio dolore, ma quello degli altri, cercando di coglierne il senso, osservandone l’effetto su chi è vicino a chi soffre.
L’uscire fuori da me mi ha introdotto nell’amore di un Dio che non si diverte a far soffrire i suoi figli, ma vuole che entriamo nella dinamica di un amore più grande, essenziale, in cui sono conservati e custoditi i nostri piccoli e imperfetti amori, scintille della sua incommensurabile luce.
Siamo in attesa che il destino si compia, per Alessia.
La nostra preghiera non è più per lei.
Stiamo certi che c’è Chi veglia al suo capezzale e la sta guidando verso una strada di luce.
Il nostro pensiero va ai suoi piccoli, alla madre, al padre, allo sposo perchè vedano la scala che il Signore sta gettando dal cielo, come fu per Giacobbe, sulla quale angeli salivano e scendevano, nella notte più buia della sua vita.
Preghiamo perchè possiamo dire come lui:”Certo il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo!”

Una sedia per Gesù

 sedia per GesùLa preoccupazione più grande di Giovanni, il nipotino di 5 anni di cui mi prendo cura, quando mamma e papà sono a lavoro, è dove trovare Gesù, perché non lo vede e lo vuole abbracciare.
Ogni giorno la stessa domanda, che è diventato un assillo.
Le storie di Gesù lo affascinano sempre di più, rispetto a quelle inventate e scritte sui libri di favole, perché sono vere, verissime, grazie a Dio, vedendo ogni giorno i miracoli che fa e che insieme abbiamo imparato a scoprire.
Ho cercato affannosamente una risposta convincente alle sue pressanti domande, ma non sono riuscita ad andare oltre il fatto che, se ci siamo, se c’è il sole, la luna, le stelle e tutto il creato, (e lui aggiunge:” gli alberi, i fiori, l’arcobaleno”), c’è qualcuno che ce li ha messi.
Ma evidentemente non ne esce convinto, perché ogni giorno mi rifà la domanda su dove e come trovare Gesù.
Poi l’intuizione, la sua, non la mia, l’altro ieri, mentre cercavo di trovare le parole per spiegargli chi era lo Spirito Santo, l’altro Consolatore che Gesù ci aveva lasciato, quando era salito in cielo.
L’idea del consolatore gli era piaciuta parecchio, quando gliel’avevo detto la prima volta.
Ma l’impresa di descriverglielo non era facile,  anche se a chiedermelo  fosse stato uno  più grande di lui.
Giovanni è diventato molto esigente e, dall’ultima volta che ne abbiamo parlato, è cresciuto non solo in altezza.
Ma poi, dopo aver chiesto perdono a Dio per l’eventuale eresia, mi è venuto di dire: “ Lo Spirito Santo è una persona che abita con Gesù, uno della sua famiglia, un suo amico carissimo, che vive con lui e con suo Padre, di cui si fida ciecamente e che ci ha lasciato, per rivolgergli le nostre preghiere e per chiedergli aiuto nei momenti di difficoltà”.
Il problema della visibilità però rimaneva.
”Perché, quando mangiamo, non mettiamo una sedia vuota, così Gesù ci si può sedere e noi lo vediamo?”, ha esclamato con un fremito improvviso negli occhi.
”Chi te l’ha detto, Giovanni della sedia? Qualcuno te ne ha parlato!”, lo incalzo, sicura che all’asilo la suora gli ha raccontato una storia di questo genere.
“ No nonna, ci ho pensato da solo”, mi ha risposto con calma e determinazione. Poi, preso da un crescente entusiasmo, ha aggiunto:”Così ce lo possiamo portare anche in camera la sera, quando andiamo a dormire, e in viaggio, anche se stiamo un po’ stretti ed Emanuele lo vede da dietro!”.
Emanuele è il fratellino di 15 mesi che, insieme alla mamma, occupa il sedile posteriore della macchina, quando la famiglia si sposta.
Ci siamo abbracciati per la contentezza,  mentre gli dicevo che quella cosa bellissima che gli era venuta in mente, gliel’aveva suggerita lo Spirito Santo e che, che attraverso lo Spirito, era Gesù che gli parlava.
Gli si sono illuminati gli occhi e anche a lui sono spuntate le lacrime, mentre ci rotolavamo felici sul grande lettone, dove viene a rifugiarsi, quando torna da scuola.
Mi sono chiesta il giorno dopo che fine avesse fatto quella sedia, se aveva continuato a pensarci.
Così, mentre lo accompagnavo all’asilo, gli ho chiesto come aveva risolto il problema della sedia, la sera, nella cameretta dove dorme con il fratellino e dove non c’è posto neanche per passare, per via dei giocattoli che la riempiono.
“Non c’è problema nonna”, mi sono sentita rispondere, “ Gesù non ne ha avuto bisogno, perchè gli ho fatto spazio nel letto e me lo sono abbracciato”.

La dimora di Dio

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23)

Questa sì che è una bella notizia! Dio verrà ad abitare presso di noi!

E pensare che, fino a qualche anno fa, Dio lo pensavo lontano, assiso sul suo trono di luce, impegnato a risolvere i grandi problemi del mondo a tavolino, senza sporcarsi più di tanto con le nostre miserie.

Un Dio lontano  chi può pregarlo, se non per paura?
Oggi la Parola mi ribadisce che Dio mi ama e che, se lo amo, verrà a casa mia, verrà ad abitare con me.
Quante cose ho da dirgli, quante da raccontargli, quante da chiedergli! Avere Dio come ospite fisso della nostra casa è garanzia perchè essa non crolli.

A ragione, non deve essere turbato il nostro cuore, non dobbiamo avere paura.
Lo Spirito Santo, non è un optional, un qualcosa di aggiunto per complicare le cose, offuscare la mente per possederla, ma una splendida e insperata realtà.
Il Vangelo, con Lui, non sarà solo un bel libro di lettura, riservato alla domenica, ma un manuale da usare in ogni momento della nostra vita.
Non dovremo aspettare di morire per vivere, perchè la festa è già cominciata.
Buona domenica a tutti