La forza politica della santità coniugale

“La forza politica della santità coniugale”, questo il titolo del Convegno del RnS per la Pastorale Familiare, tenutosi a Montesilvano(Pescara) l’11 febbraio 2006. Relatore don Carlino Palumbieri, che, dopo aver fatto riferimento a Tiberiade, luogo dell’amicizia e della condivisione, luogo dell’ascolto della Parola, dove le risorse umane s’innestano in quelle di Dio, ha benedetto il Signore perché tutto questo è presente nella famiglia, Chiesa domestica,  quando c’è Maria che vigila a che non venga meno la gioia delle nozze.
Ha ringraziato il Signore, don Carlino, perché ha creato l’uomo e la donna e ci ha fatto conoscere l’amore.
A nozze si va su invito e l’invito è gratis. La prima bella notizia è che la vita è un invito a nozze, nozze che contano, perché lo Sposo è un personaggio speciale, fuori dal comune,uno Sposo che ha superato una distanza infinita per donarsi alla sua sposa.
Per il giorno delle nozze tutto deve essere, bello, gioioso, nuovo. L’abito, preparato con cura, non rattoppato, ma nuovo, adeguato, perché altrimenti si fa la fine di quell’invitato di cui parla Matteo, che fu cacciato via dal banchetto, perché non si era premurato di indossare la veste adatta all’occasione.
Ci ha invitato, don Carlino a sostare davanti ad una coppia di sposi , in silenzio, perché sono sacramento, non immagine del sacramento, sono il segno tangibile della presenza di Dio fra noi, nella relazione che intercorre tra loro.
Papa Giovanni Paolo II, nella Lettera alle Famiglie del 1994, ha detto che la Chiesa, senza la famiglia non può comprendere se stessa. La Famiglia è il grande mistero di Dio, non il problema. Nella famiglia si fa esperienza di amore filiale, genitoriale, fraterno, si fa esperienza di amore gratuito, si fa quindi esperienza di Dio.
Solo nella famiglia questo è possibile, perciò Dio ha dato alla coppia il compito di somigliargli, creando l’uomo e la donna, due diversi chiamati a diventare una carne sola per dare vita al mondo. Dio ha inventato la la famiglia, non la parrocchia per renderSi visibile al mondo.
Nell’Enciclica “Deus caritas est” il Papa ha detto che l’archetipo per eccellenza, l’esemplare assoluto dell’amore è l’amore tra uomo e donna.
Nel Concilio Vaticano II del 1965, bussola dei credenti del II millennio, sono state evidenziate 5 priorità: 1)Matrimonio e famiglia,2)cultura,3)vita sociale,4)vita politica,5)solidarietà tra i popoli.
Il rinnovamento della società passa prioritariamente dalla santità del matrimonio. E non serve e non è giusto chiamare la famiglia piccola Chiesa, ma a tutti gli effetti Chiesa domestica, profezia di Dio, non istituzionalizzabile, come tutte le profezie, ma oggetto di fede. Quando proclamiamo la nostra fede, dopo l’ascolto della Parola di Dio, non dimentichiamo di affermare con forza e con convinzione che crediamo alla Chiesa, una, cattolica e apostolica, tenendo gli occhi fissi alla famiglia da cui siamo nati e a quella che abbiamo formato con il nostro coniuge, alla nostra parrocchia, dove con altre famiglie, riceviamo i Sacramenti, per finire alla Chiesa, comunità di tutti i credenti.
Il matrimonio, non è un fascio di doveri ma una Grazia. Cinquanta anni fa ci si sposava per procreare, per allevare la prole, per disciplinare e dare uno sbocco al desiderio sessuale.
La Chiesa allora era gerarchizzata e ci si sentiva costretti dentro un cumulo di formule e di doveri.
La bella notizia che dobbiamo annunciare è che siamo chiamati personalmente a diventare santi insieme a tutti i battezzati nella Chiesa dove Dio ci ha chiamati.
La prima Chiesa è la famiglia, la più importante, perché nella famiglia s’impara ad essere santi e si può diventare santi nella famiglia e non “nonostante” la famiglia.
1)La santità non è privilegio di pochi.
2)La santità non è frutto di titoli, ma dono di grazia. Il segreto sta nel diventare ciò che già siamo.(Siamo di Dio, dobbiamo decidere di appartenergli sempre consapevolmente).
3)Nella famiglia c’è la pienezza della carità, perché si sperimenta la pienezza dell’amore.
4)La santità serve nella città terrena ad avere un tenore di vita più umano, vale a dire che “LA SANTITA’UMANIZZA IL MONDO”.
5)Non c’è una santità standard.Nella “Lumen Gentium” si dice che tutti siamo chiamati alla perfezione della carità, all’amore, alla pienezza della vita in Dio.
Sposarsi in Gesù Cristo è una chiamata per la quale si chiede una virtù fuori del comune. Nella “Lumen Gentium” infatti si dice che i coniugi significano il mistero di unità di Cristo con la Chiesa.
Si diventa santi nel, con e per il matrimonio, perché due diventano una carne sola nel matrimonio, non un solo spirito. La santità dei coniugi Beltrame Quattrocchi c’insegna che la via seguita è quella ordinaria di una coppia che si ama in Cristo.
Il giorno delle nozze Dio non ci dice “Auguri” ma dona la capacità di amare sempre e nonostante tutto il coniuge a cui si è promessa la fedeltà.
La fedeltà è alla comunione, all’alleanza, non alla persona. Dio  dona la capacità di non rompere l’alleanza, anzi di renderla più salda attraverso l’esercizio del perdono, dono totale e gratuito fino alla morte. Morire per dare vita all’altro, questo è quello che Dio ci chiede nel matrimonio, essendo i coniugi datori di vita, il primo parto è quello dell’altro, dello sposo o della sposa.
Sposarsi in chiesa è pura follia, perché è amare a braccia inchiodate.
Il coniuge deve aiutare l’altro non a vivere ma a salvarsi, a vivere senza peccato, a superare le difficoltà che derivano dal peccato, a fargli fare esperienza di Dio.
Quella degli sposi è una santità laica, che non possono avere i preti o i monaci.
La santità è nella realtà che viviamo, rendendo straordinarie le cose ordinarie. Ogni coppia deve trovare espressioni di vita, di culto, di preghiera specifiche, non oggetto di letteratura.
Nella”Cristi fideles laici”si parla del rischio di clericizzare i laici, che nella famiglia realizzano ciò che sono. Due realtà non finiranno mai:la famiglia e la Chiesa.
La SPIRITUALITA’ CONIUGALE ha come sua specificità la coniugalità, la relazione, che diventa grazia.
Il Sacramento del matrimonio come quello dell’ordine sono sacramenti di ministero.
La grazia donata deve essere messa in circolo. L’amore diventa grazia per gli altri, perché si diventa canali d’amore e si porta gli altri ad amare nel modo giusto, se ci si conforma a Cristo.
Il giorno delle nozze l’amore viene comandato, diventa il sacramento. Da quel momento si sta insieme per scelta, non per sentimento. Come il rapporto con il figlio è naturale, così lo è quello degli sposi.
Con il matrimonio la coppia naturalmente sta insieme, naturalmente si ama, non perché sia facile, ma perché è nella natura del sacramento amarsi “a prescindere”.
La prima specificità della forza politica della santità coniugale è quella di aprire la porta della nostra casa per permettere agli altri di entrare.
Vediamo gli sposi cristiani chiusi nel bunker dell’appartamento e o possedere case che non abitano.
Gli sposi cristiani hanno un ministero sociale, politico e non possiamo defilarci dicendo che la politica è sporca.
Le opere di misericordia corporali ci ricordano che è dovere occuparsi degli affamati, assetati, ignudi, pellegrini, carcerati, morti, senza contare le opere di misericordia spirituali.
SAREMO GIUDICATI SULL’AMORE.
Mosè, vive 120 anni, i primi 40 in Egitto, poi 40 a Madian cerca di vedere che vita facevano i suoi fratelli e uccide l’egiziano, facendosi giustizia da se. A 80 anni Dio gli comanda di occuparsi del suo popolo che accompagnerà fuori dall’Egitto attraverso il deserto.
Nella parabola del buon Samaritano i verbi sono 10
Lo vide
Si mosse a pietà
Si curvò su di lui
Gli fasciò le ferite
Gli versò l’olio
Lo caricò sul giumento
Lo portò in albergo
Si prese cura di lui
Tornò indietro a pagare.
Questo spirito, questa disponibilità, questo amore rende vivibile la polis e la trasforma in una famiglia.
 
11 febbraio 2006.
 
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