Giustizia

 
 
Meditazioni sulla liturgia di 
domenica della  V settimana di Quaresima anno C
 
letture: Is 43,16-21; Salmo 125; Fil 3,8-14; Gv 8,1-11

“Va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 11)

M’interrogo Signore oggi, dopo aver letto la parola che hai consegnato alla tua Chiesa per darci istruzioni sul cammino che ci separa dalla Pasqua.
Non so cosa tu hai scritto per terra, ma sicuramente era cosa buona molto buona. Tu sei la parola, il verbo di Dio e solo qui, in questa occasione, in questo passo tu scrivi.
Ho pensato che non avevi a disposizione altro per emettere il giudizio che ti era stato richiesto, ma tu sei Dio e se avessi voluto avresti potuto trovare qualcosa di meglio per comunicare il tuo pensiero.
Sono stati scritti fiumi d’inchiostro sul mistero di quei segni che hai volutamente criptato.
La terra si sa è come la sabbia, basta un soffio di vento, qualcuno che ci cammini sopra e si cancella ciò che vi è scritto.
Forse è questo il messaggio che tu ci vuoi far passare. Davanti a te siamo tutti  adulteri,  chi più chi meno, perchè non ti mettiamo al primo posto e viviamo spesso come se non esistessi.
Siamo nel contempo anche accusatori di tutti quelli che non si comportano come dovrebbero.
I nomi degli accusati e degli accusatori oggi vedo scritti sulla quel foglio di terra che il vento è pronto a sollevare.
Tra due settimane celebreremo la Pasqua, entreremo nella terra promessa, dove non ci sono nomi scritti per terra, non ci sono condanne che pendono sul nostro capo.
Per questo Signore ti voglio lodare, benedire e ringraziare, perchè con il tuo sangue hai cancellato tutte le nostre colpe e ci hai costituiti un popolo di re, profeti e sacerdoti.
Sulla terra che ci hai preparato il vento non è riuscito a cancellare, nè mai potrà farlo la tua lettera di amore consegnata alla storia, una lettera dove emerge che noi siamo i destinatari della  tua misericordia  infinita.
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Fu vera gloria?

“Costui è l’erede. Su uccidiamolo!”( Mt 21, 38)
Ha vinto l’amore ha detto Renzi dopo che il senato ha approvato la legge sulle unioni civili.
Hanno ucciso l’amore mi viene da dire, hanno messo a morte il Signore oggi come 2000 anni fa, stabilendo e giudicando in base ad una maggioranza e non alla verità
Gesù è stato condannato e messo in croce, ma il terzo giorno è risuscitato. Ci sono vittorie e quella a cui allude Renzi è vittoria di Pirro, che manifesterà dai frutti la natura e la pericolosità della pianta.
Ci sono piante velenose che a vederle hanno i fiori e i frutti più belli, ma guai a mangiarne. Ne sanno qualcosa Adamo ed Eva e noi che abbiamo ereditato le conseguenze della colpa.
Le colpe dei padri ricadono sui figli è scritto ed è vero, perchè lo constatiamo ogni giorno.
Violenza, stupri, sopraffazioni, odi, omicidi, suicidi, furti e malvagità di ogni genere, il frutto di leggi ingiuste, di comportamenti egoistici dentro e fuori le famiglie.
L’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, maschio e femmina dove è andato a finire?
“Questi è l’erede, uccidiamolo!”
Quando si uccide Dio o si presume di poterlo uccidere, si uccide l’uomo, gli si nega ciò di cui ha più bisogno, il fine per cui è stato creato, l’amore non di un anno o di tanti anni, ma l’amore che dura in eterno.
“Dai  frutti li riconoscerete” è scritto.
Il mio cuore è triste fino alla morte e mai come questa mattina ho sentito le viscere stringersi, rivoltarsi il cuore affranto, ho partecipato al dolore di Cristo quando nel Getzemani fu lasciato solo a pregare.
Forse pensava a questo Gesù, e per questa causa ha dato la vita.
Come vorrei poter consolare il Signore, come vorrei non lasciarlo solo neanche un momento in questa che mi sembra la battaglia più dura, più dolorosa contro il nemico, in questa notte buia dove il demonio sembra avere la meglio.
Hanno approvato le unioni civili e all’apparenza i valori sostenuti sono quelli evangelici dell’unità, dell’amore, del rispetto per chi non la pensa come noi.
Ma come può essere possibile una così grande contraddizione?
“La verità vi farà liberi”.
La libertà è non frutto di una legge, ma della verità che ci abita.
Allora poichè non possiamo a nostro piacimento cambiare il progetto del nostro Creatore, del nostro progettista, confidiamo che uniti a Lui potremo godere dei frutti del suo sacrificio, non con la fiducia ad un governo del paese dei balocchi, ma con la fiducia in Lui che ha vinto il mondo checchè se ne dica.
Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

Lo spirito e la legge


Questa mattina avevo deciso di non andare a messa. La nebbia si tagliava con il coltello, io non mi sentivo bene e non potevo permettermi il lusso di stare peggio, visto che questo pomeriggio devo affrontare un viaggio.
Ho pensato che avevo tutte le ragioni per rimanere a casa e sentirmi la messa alla radio.
Del resto questa notte avevo meditato abbondantemente la Parola di Dio, tanto che ci volevo fare un post sulla legge e sullo spirito della legge.

Poi mi sono ricordata delle parole di don Ermete.
"La Parola di Dio in un contesto liturgico opera efficacemente, perchè poi diventa pane che ci nutre e che ci rende capaci di nutrire anche gli altri".

Così sono andata alla Basilica della Madonna Addolorata, che ha le messe a tutte le ore e che è frequentata da persone di ogni specie.
Quelo che colpisce è il numero dei cosiddetti semplici in pianta stabile, che dall'abbigliamento e dai modi fanno capire che sono fuori di senno.

Poco prima che entrasse il sacerdote, una di queste si è staccata dai banchi e si è stesa per terra, davanti all'altare, aderendo con tutto il suo corpo al freddo marmo del pavimento, per un tempo a mio parere interminabile.
Ho sperato che qualcuno al posto mio la dissuadesse dal rimanere in quel luogo e in quella posizione, perchè era disdicevole e poi era tardi.
La messa stava per cominciare.

Nessuno si è mosso.
La donna ha continuato il suo rito e con calma si è spostata prima al lato sinistro, poi al centro, poi al lato destro dell'altare, genuflettendo entrambe le ginocchia e baciando la terra su cui era poggiata la Mensa Eucaristica.Infine si è diretta al tabernacolo e ha fatto una genuflessione ancora più profonda, più prolungata, e più appassionata, come il bacio che ha impresso su qulla terra sacra e benedetta.

"Lo sapevo che andando avrei imparato qualcosa di più", mi sono detta, quando ho sentito forte il desiderio di poter fare altrettanto senza vergogna.

(Gv 8,32) Conoscerete la verità  e la verità  vi farà liberi


Luca 6,1-5 –
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

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Quanti falsi sabati osserviamo, quanti ci pesano come un macigno!
Da quanti sabati dobbiamo essere liberati, Signore!
Quelli dell’ipocrisia, del dover essere, quelli della menzogna imbiancata di verità, quelli della compiacenza al più ricco, al più forte, al più famoso, al più…
Quelli che osserviamo per paura di essere giudicati da te e dagli uomini, quelli della compiacenza ad una prassi vuota di significato.

Signore liberaci da tutte le sovrastrutture che ci impediscono di cogliere lo spirito della legge, rendici capaci di distinguere il bene dal male, l’essenziale dal superfluo, la verità dalla menzogna.

Nella Bibbia per ben 365 volte ci ripeti “Non temere, non avere paura”.
365 volte, tanti quanto sono i giorni dell’anno.

Se riuscissimo, anche solo per un momento, a convincerci che non parli a vanvera, che sei Padre e non giudice, che ci ami non per quello che facciamo, ma perchè ci hai creato e siamo tuoi

Se riuscissimo…

Signore forse ci è capitato di sperimentare la tua grazia, la tua dolcezza, la tua sollecitudine…
Forse più di una volta ci siamo sentiti guardati e guariti da te che ci hai aperto la mente e il cuore, abbattendo il muro di divisione dietro al quale ci eravamo nascosti per non mostrare la nostra nudità, fragilità, impotenza.
Più di una volta, Signore forse è successo… ma abbiamo la memoria corta e tendiamo a dimenticare tanti tuoi benefici.
Per questo continui a ripetere” Ascolta Israele..Israele, se tu mi ascoltassi!”
Il grido accorato di chi ci ama, vedendo il precipizio in cui irrimediabilmente abbiamo diretto la nostra corsa.

Ma un dio straniero ci ha chiuso le orecchie.

Signore perdonaci per tutte le volte che ti diamo per scontato, per quando ti attribuiamo colpe che non hai, per quando pensiamo che tu godi a mandarci le croci, a sottrarci il tempo allo svago, al divertimento, al lavoro, alla famiglia, ai figli, agli amici, per darlo a te.

Perdonaci quando non rispondiamo alla tua chiamata con gioia e ti obbediamo solo per paura.

Vecchio e nuovo

Matteo 13,47-53 – In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Il paradiso non è questione di meriti.
Dio ci ha creati per amore e ci ha chiamati all’amore.
Lui il progettista, il costruttore della straordinaria macchina che è l’uomo, sa di quale carburante abbiamo bisogno, quali accorgimenti usare per non soccombere.
Le regole, i comandamenti, non sono altro che il libretto d’istruzioni per realizzare in pieno la nostra umanità, ciò per cui siamo stati creati.
Gesù è venuto per mostrarci che lo spirito della legge è l’amore del Padre, sotteso ad ogni Parola uscita dalla sua bocca.
Parola di perdono, parola di speranza, parola di vita.

Lo toccò

Marco 1,40-45 – In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi guarirmi!”.
Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci!”. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: “Guarda di non dir niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro”.
Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

” Lo toccò”

 Tutto quello che fa Gesù in questo passo del Vangelo sembra insensato.

Tocca un lebbroso, cosa proibita dalla legge mosaica.

Non si cura del fatto che la lebbra è infettiva.

Dice al lebbroso di presentarsi al sacerdote come prescriveva la legge, dandole l’importanza che prima le nega.

Non vuole che si sparga la voce dei suoi miracoli.

A Gesù interessa l’uomo e la sua salvezza.

Per questa lui è disposto a correre anche il rischio di morire( cosa che poi ha fatto), toccando un uomo infetto, ma anche il rischio di essere rifiutato dai sommi sacerdoti e dagli scribi, i depositari della legge.

Gesù con il suo agire mostra che la legge è per l’uomo e non l’uomo per la legge.

Quando ci troviamo di fronte all’esigenza di andare incontro al bisogno di un fratello, dobbiamo tenetre fissi gli occhi a Gesù, che non ha avuto paura di sporcarsi e di contaminarsi, per toglierci dal fango, nè ha agito per farsi pubblicità.

Il nostro atteggiamento deve sempre essere quello di porgere la mano al fratello in difficoltà, sì che possa sollevarsi, sentendo l’obbligo prioritario non di ringraziare noi, ma il Signore.

 

Pietà e tenerezza è il Signore (Sal 110,4)


Un sabato Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Davanti a lui stava un idropico.
Rivolgendosi ai dottori della legge e ai farisei, Gesù disse: “È lecito o no curare di sabato?”. Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse: “Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà subito fuori in giorno di sabato?”. E non potevano rispondere nulla a queste parole.( Lc 14,1-6 )


Leggendo le parole del vangelo di oggi ho pensato che molto spesso anche noi ascoltiamo le parole, dimenticando Chi sta parlando.

Il Salmo 110, che oggi la liturgia ci fa pregare, ce lo ricorda .

“Pietà e tenerezza è il Signore”(Sal 110,4)