Passare all'altra riva

Marco 4,35-41 -In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Visto che i problemi alle gambe mi impediscono di andare dove voglio, ieri con Gianni abbiamo deciso di prendere una sedia a rotelle, perchè io potessi godere del sole, del mare, delle bellezze del creato e degli incontri con le persone.

Con tutto ciò che mi parla di Dio.

Ma oggi il cielo si è coperto di nuvole spesse e grigie, il vento ha cominciato a soffiare e una pioggia violenta si sta abbattendo sul pezzetto di mondo che vedo solitamente dalla finestra e che volevo esplorare più da vicino.

Per fortuna che abbiamo fatto salire il Signore sulla nostra barca.

Anche se dorme, siamo certi che le onde non ci sommergeranno, perchè è Lui che ci tiene in vita.

2Corinzi 5,17
Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.

Leggi QUI

Appartenenze

Marco 12,18-27 -In quel tempo, vennero a Gesù dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: “Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l’hanno avuta come moglie”.
Rispose loro Gesù: “Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore”.

E’ incredibile come sia distante il linguaggio degli uomini da quello di Dio!

Noi siamo abituati ad avere, a prendere, a non lasciare , perchè pensiamo che solo ciò che possediamo ci dà valore.

Più cose abbiamo, più ci sentiamo importanti e autorizzati ad esercitatre il potere sugli altri.

Gesù risponde con il verbo della verità, il verbo essere, che definisce Dio nel suo rapporto con l’uomo e l’uomo nel suo rapporto con Dio.

Se proprio dobbiamo pensare ad un’appartenenza dobbiamo pensare a Lui, l’unico che può reclamare diritti su di noi .

Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe,
che ti ha plasmato, o Israele:
«Non temere, perché io ti ho riscattato,
ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.(Isaia 43,1)

La moneta di Dio

a09c676e40ae017da4e6d395f455a55b

Sovrapposizione Volto Santo di Manoppello-S. Sindone di Torino

Marco 12,13-17 -In quel tempo, i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono a Gesù alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?”. Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: “Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda”. Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”. Gli risposero: “Di Cesare”. Gesù disse loro: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. E rimasero ammirati di lui.

Noi, la moneta inestimabile e preziosa, a cui Gesù ha ridato dignità e bellezza, siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, dono d’amore a noi stessi e al mondo.

Il nostro corpo è l’ unico strumento per nutrire ed essere nutriti dal cibo di vita eterna ed entrare nella Sua immortalità.

Il Battesimo ci consacra re , profeti e sacerdoti, perchè diamo a Dio quello che è di Dio, consacrandolo a Lui e mettendolo al Suo servizio.

Isaia 55,1

O voi tutti assetati venite all’acqua,

chi non ha denaro venga ugualmente;

comprate e mangiate senza denaro

e, senza spesa, vino e latte.

Guaritori

Marco 9,14-29 .
In quel tempo, Gesù sceso dal monte e giunto presso i discepoli, li vide circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro.
Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: “Di che cosa discutete con loro?”. Gli rispose uno della folla: “Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”. Egli allora, in risposta, disse loro: “O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”. E glielo portarono.
Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando. Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?”. Ed egli rispose: “Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”. Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità”.
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: “Spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più”. E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: “È morto”. Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.
Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”. Ed egli disse loro: “Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera”. 

 
Si direbbe che gli apostoli non hanno pregato, prima di intervenire, visto come sono andate le cose.

Il padre, invece, riesce a guarire il figlio attraverso la sua fede imperfetta, ma sincera.

Chi rende possibile il miracolo, infatti è lui che, dopo essersi rivolto alle persone sbagliate, verrebbe da dire, incontra Gesù.

Non lo conosce bene.

" Se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci!"gli dice.

Vuole credere che Gesù sia in grado di guarire il figlio più dei suoi discepoli.

Il miracolo scaturisce dalla consapevolezza del proprio limite.

"Credo.Aiutami nella mia incredulità!".

La fede, piccola come un granellino di senapa, si apre alla preghiera più autentica e vera che troviamo nel Vangelo.

E tocca il cuore di Dio.

La tenda

Marco 9,2-13 In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè, che discorrevano con Gesù.
Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!”. Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.
Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: “Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!”. E subito, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti. E lo interrogarono: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”.
Egli rispose loro: “Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui”.

“Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!”.

La fede è ascolto,è credere che Dio continua a parlare all’uomo ancora oggi e a farci salire sul monte per essere trasfigurati e risplendere della sua luce.

Pietro voleva fare tre tende sul monte Tabor e rimanerci.

Una per Gesù, una per Mosè, una per Elia, perché non sapeva cosa dire ed era stato con gli altri preso dallo spavento.

Lo spavento viene dalla paura di ciò che non conosciamo, paura dell’imprevedibile incursione di Dio nella nostra storia.

Pietro, come noi, vuole assicurarrsi una vita senza incognite, rischi, bruschi cambiamenti di direzione.

Una vita lontana da ogni pericolo di fallimento, morte, dolore.

La paura condiziona le nostre scelte e ci impedisce di ascoltare la voce che viene dal cielo.

Di riconoscere che Dio è qui, ora, in ogni momento, situazione, incontro, relazione che stiamo vivendo.

E’ presente, come lo era nella nube, quando parlò a Mosè, ma anche quando parlò ad Abramo.

Dio è presente nel creato, come quando pronunciò il Fiat per dargli inizio.

Dio continua a dare vita al mondo, continua ad amare anche attraverso i segni contraddittori che appaiono ai nostri occhi.

Non c’è bisogno di piantare una tenda, per vederLo, ma di portarla arrotolata sopra le spalle.

Perchè possiamo piantarla ovunque un uomo abbia bisogno di un altro uomo che gli offra un riparo.

Capire

Marco 8,14-21 -In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. Allora Gesù li ammoniva dicendo: “Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!”.
E quelli dicevano fra loro: “Non abbiamo pane”. Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: “Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?”. Gli dissero: “Dodici”. “E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?”. Gli dissero: “Sette”. E disse loro: “Non capite ancora?”.

Gesù ci invita ad aprire le orecchie e gli occhi alla fede in Dio che opera nella nostra storia, ieri, oggi, sempre.

Ma la fede è frutto di una memoria, di un ricordo, di qualcosa che ci ha visti spettatori e partecipi del miracolo della moltiplicazione dei pani, della vita che non viene meno anche dopo 40 giorni di diluvio o 40 anni di deserto.

C’è un Dio che mantiene viva la speranza, se mantieni aperte le orecchie alla sua Parola e gli occhi allo stupore di un ramoscello d’ulivo portato nel becco da una colomba o dell’acqua che sgorga improvvisa dalla roccia.

 Segni di una presenza che risplende nel naufragio delle nostre certezze, nella vanità dei nostri lieviti farisaici.

Il segno.

Marco 8,11-13 – Perché questa generazione cerca un segno?
In quel tempo, vennero i farisei e incominciarono a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli, con un profondo sospiro, disse: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione”. E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda.

“ Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato.”

Così troviamo scritto nella Genesi.

I farisei chiedono un segno dal cielo per mettere alla prova Gesù.

Vale la pena interrogarsi per vedere se c’è differenza tra noi e i farisei, tra i contemporanei di Gesù e noi, che abbiamo avuto modo di conoscere anche il seguito della storia.

Ma noi continuiamo a chiedere segni dal cielo, interventi miracolistici che ci tolgano dal panne, che ci risolvano con la bacchetta magica i problemi da cui siamo afflitti.

Gesù dice che questa generazione non avrà alcun segno.

A ragione, se lo cerchiamo nel cielo, fuggendo dalla nostra vita reale, dalle persone che ci rendono complicata la vita.

Lui, il segno inequivocabile di un amore che non si misura, di un perdono che si estende anche ai peggiori assassini, ci ricorda che non c’è uomo, per quanto indegno, che non sia nel cuore di Dio.

Il segno, che cambia la storia e lo rende visibile al mondo, è l’amore gratuito donato ad ogni persona, su cui il Creatore ha posto il sigillo.