Visite

” A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?”(Lc 1,43)
C’è sempre un momento in cui la madre del nostro Signore viene a visitarci.
Un momento particolare della nostra vita in cui abbiamo bisogno di lei, perchè ci porti Gesù, nella sua interezza, senza mistificazioni, il seme gettato dal cielo che attraverso di lei possa attecchire anche nella nostra terra dura all’aratro, inselvatichita, incapace di dare frutto.
Mi chiedo oggi quando la prima volta si è messa in viaggio per me, solo per me.
Devo tornare indietro nella memoria e mi sorprendo a scovare il primo segno della sua visita nel nome che porto, Maria, aggiunto al primo, come le mie sorelle, un nome che per mamma e papà era una garanzia per la nostra vita futura.
A capo del letto dei miei genitori pendeva un grande rosario e il rosario fu l’unico strumento che ho conosciuto ma mai usato per mettersi incontatto con il Padreterno, quando scoppiavano i temporali, quando bisognava sciogliere un voto, quando si doveva chiedere una grazia.
Nella mia casa di bambina non mi sono accorta che Maria veniva a trovarci, perchè viveva con noi e i grandi avevano con lei allacciato relazioni.
Non ricordo di aver mai fatto caso a tutto questo e non ricordo di essermi mai rivolta a lei se non una volta a Bologna, per intercedere a favore di un amica che desideravo passasse l’esame di storia greca, pur essendo impreparata.
Ricordo che in quell’occasione feci anche un voto, la prima ed unica volta che mi impegnai a rispettare una promessa con chi non conoscevo, andando a piedi a San Luca, perchè l’esame andò tanto bene che la ia amica prese il massimo e ci chiese pure la tesi.
Maria per me era unb optional negli anni del buio e della confusione, degli amori giovanili e delle speranze, della vita che ce l’hai in mano, chiusa in un pugno, forte del tuo volere è potere.
Ma si sa che i nodi vengono al pettine e i sogni tanto più vai in alto tanto più rischi di rotolare all’indietro e farti male molto male.
Così, senza riferimenti che non fossi io, mi trovai un giorno a divincolarmi dal dolore sul letto nella casa dei miei genitori.
Mio padre allora fece un gesto che mi lasciò molto stupita e scettica, un gesto di pazzia a mio parere, quello di rovesciarmi addosso una bottiglietta intera di acqua di Lourdes, gridando” Guarisci! Guarisci!”.
“Mio padre è impazzito”, pensai, ma poi gli eventi mi travolsero e ricordai questo particolare quando un’amica mi fece notare la data che io avevo annotato su un libro che avevo scritto sulla mia vita prima di incontrare il Signore, in cui parlavo dell’ultimo e decisivo incidente che aveva decretato la fine della mia attività lavorativa.
Era l’11 febbraio, ma a quel tempo non sapevo l’importanza di quella data, il suo valore storico e simbolico.
Maria era venuta a visitarmi, adesso ne sono più che certa, visto come poi sono andate le cose.
Maria è una donna discreta che c’è, ma ha imparato dal figlio ad aspettare che tu l’accolga nella tua casa.
Anche dopo la conversione continuai a pensare che fosse un optional perchè i rapporti li intrattenevo con il padrone di casa e potevo di lei fare a meno senza problemi.
Poi un giorno, molto provata dai prolungati silenzi di Dio, non riuscendo più a capire ciò che leggevo Libro della Vita, mi rivolsi al mio abituale interlocutore con queste parole: ” Io non ti capisco più. Adesso vado da tua madre che sicuramente ti capisce più di ogni altra persona e mi faccio spiegare come stanno le cose”
Cominciò nel 2007 il mio avvento, e con Maria a fianco mi sono messa in cammino per incontrare il vero Gesù.

Maria missionaria della gioia è venuta a visitarmi allora e continua a farlo ogni notte, infermiera, amica, sorella, madre, tutto ciò che posso desiderare per entrare nella casa di Dio di cui la grotta non è che lo scantinato.
Attraverso Maria entro nel castello del re, mi unisco allo sposo e con lei canto il mio magnificat.

Nulla è impossibile a Dio

” Il Signore stesso vi darà un segno”( Is 7,14)
Signore aiutaci a riconoscere i tuoi segni, le tue benedizioni, aiutaci a non smarrirci di fronte alle cose che non conosciamo e che non siamo in grado di spiegare, manipolare, usare a nostro profitto. Aiutaci Signore a vederti in mezzo agli escrementi delle nostre stalle, delle nostre sporche e maleodoranti mangiatoie.
Signore quanto è difficile vivere nella fede più assoluta in te che non tradisci mai le tue promesse!
Siamo uomini Signore, tu ci hai creato e sai quanto siamo fragili e indifesi, se tu non ci aiuti, se tu non ci difendi dagli attacchi del nemico.
Tu sei padre e madre, tu come noi, quando ci nascono i figli, desideri il meglio, e quale più grande garanzia abbiamo che non sia il fatto che tu sei Dio, onnipotente e santo, creatore e Signore di tutto il creato?
Perchè ce ne dimentichiamo Signore quando ci accadono imprevisti a cui non sappiamo fare fronte?
Perchè Signore le tue promesse ce le gettiamo dietro le spalle e agiamo come se tutto dipendesse da noi, come se fossimo dio?
Perchè ricadiamo sempre negli stessi peccati, ripercorriamo sempre vie sbagliate, dimenticando, o volendo dimenticare che ci portano nel precipizio?
Signore la via è lunga e faticosa e spesso sono presa dal panico per tutto ciò che non riesco a gestire con il corpo, con la mente, con tutte le mie facoltà, ma anche con la fede, che mi rendo conto è grande solo a parole.
Come vorrei potermi fidare di te ciecamente Signore, come vorrei rimanere nelle tue braccia sempre e sentire l’appoggio sicuro e il calore che mi difendono da qualsiasi insidia!
Come vorrei Signore rimanere sempre piccola per non atterrire di fronte al buio della notte, e non aver a che fare con la la solitudine, la malattia, la vecchiaia, la morte!
Tra 6 giorni è Natale.
La liturgia ci racconta di annunci che tu mandi attraverso un angelo.
Annunci di vita, segni della tua presenza in mezzo a noi.
Da sempre tu hai scelto di nascere nelle situazioni più difficili e di incredulità totale, da sempre continui a mandare i tuoi angeli per annunciarci che tu sei con noi, cammini con noi e non dobbiamo temere.
Zaccaria, Acaz, la madre di Sansone, Giuseppe, Maria, i personaggi che in queste ultime ferie di Avvento ci sono presentati come destinatari di annunci di salvezza.
Ad ognuno di noi mandi un messaggio Signore, ma non sempre anzi raramente siamo in grado di riconoscere la tua voce, raramente Signore, perchè la tua logica è lontana dalle logiche del mondo e tu scegli ciò che è debole, insignificante agli occhi degli uomini per manifestare la tua grandezza.
“Lui deve crescere e io diminuire” disse Giovanni Battista che ti aveva riconosciuto quando ancora era nel grembo della madre.
Ci sono persone che capiscono subito la loro missione e la distanza che li separa da te.
Capiscono che ti devono fare spazio, che devono diventare solo voce suono, strumento di una mano perfetta che ha fatto bene ogni cosa e dirige l’orchestra del cielo il cui eco si estende su tutta la terra.
Diventare piccoli, per permettere a te di farci grandi Signore, lasciarti fare, non imponendoti condizioni o dandoti consigli.
Signore quanto siamo presuntuosi, quanto dobbiamo ancora scendere per riconoscere la distanza abissale che solo il tuo amore può colmare!
Signore perdonami per tutti gli atti di superbia, di orgoglio che ti hanno legato le mani, ti hanno impedito di aiutarmi, grazie perchè sei stato paziente e non mi hai privato della tua eredità, anche se i tuoi doni li ho sperperati in cose che non contano e che non servono.
Ti ringrazio per questo tempo che mi doni nel silenzio del mattino per stare con te e parlarti a cuore aperto, grazie perchè la tua parola mi nutre e mi rassicura.
Come Maria vorrei dire:” Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola” o come Giuseppe che decise di prendere con se Maria.
Maria è veramente colei che può portarmi te, Signore.
Non conosco le tue vie, nè angeli sono venuti ad annunciarmi cose straordinarie e risolutive.
Mi hai parlato attraverso un fermo della macchina, fermo degli occhi, dipendenza dagli altri, tutto per ricordarmi che la ma vita non dipende da me ma da te che non permetti mi accada alcun male.
Questo Natale vorrei farti nascere facendo felice qualcuno.
Ti offro il mio piccolo amore perchè tu lo trasformi in un grande abbraccio per chi ne ha più bisogno.
Voglio farti spazio perchè stabilmente tu venga ad abitare nella mia casa.

Kaìre

” Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28)
C’è poco da rallegrarsi se mi guardo intorno, se penso a questa mia vita sempre più tribolata, alla nostalgia dei natali della mia infanzia dove non si parlava di Gesù, tanto come ora che lo si combatte senza esclusione di colpi.
Del Natale ricordo il profumo di buono che usciva dalla cucina, l’affaccendarsi gioioso di noi tutti perchè il banchetto di grasse vivande ci riunisse attorno ad un unica mensa, noi che eravamo costretti a mangiare a turni per via del lavoro di mamma e papà.
Allora la festa era la festa e i negozi rimanevano chiusi, e se ti eri dimenticato qualcosa il vicino non si scandalizzava se glielo chiedevi, anzi ti dava anche in aggiunta il suo che aveva preparato e che voleva che tu assaggiassi.
Mi manca il calore della famiglia, la spensieratezza di quando ero bambina e il mio compito era solo quello di nascondere le nostre letterine nel tovagliolo di papà senza che se ne accorgesse. Infatti eravamo quattro e io la più grande, quella a cui mamma affidava gli incarichi di più grande responsabilità.
Il calore di quei giorni prima e dopo la festa ancora mi percorre le vene, ma se mi guardo intorno oggi vedo solo deserto.
I natali mi fanno paura, mi mettono ansia, mi scomodano a tal punto che vorrei saltarli a piè pari. Un tempo le feste di Natale coincidevano con le feste a scuola e siccome mamma faceva l’insegnante, finalmente ce l’avevamo a casa tutta per noi.
Mi chiedo come sia possibile che ti rimanga il profumo e il sapore di una festa senza che si parli del festeggiato, fatta eccezione delle letterine che le suore ci facevano scrivere a scuola.
Davvero questo Dio che celebro nelle mie carte, che mi ha cambiato la vita è un Dio misterioso, lascia tracce dappertutto e ci invita a fare la caccia al tesoro.
Penso che questo è il bello della nostra fede, di non sentirsi mai arrivati, ma di avere il cuore sempre aperto alla speranza che la carta successiva sia quella vincente.
Il Natale dei miei anni spensierati era anche e soprattutto tempo di gioco, insieme con pochi spiccioli continuavamo la festa, il banchetto, cambiando solo la tovaglia, il terreno su cui dovevamo passare con le nostre scarpe.
Il denaro non era il protagonista di quei giochi innocenti tra gli adulti che ridiventavano bambini, ma la gioia di avere complici, compagni di viaggio, maestri gli stessi che durante l’anno non avevano tempo per noi quando li cercavamo per giocare insieme.
Non ricevevamo regali, perchè il regalo era lo stare insieme.
Ti accorgi che ti sei fatto vecchio quando non hai voglia di regali, ma di persone.
E’ arrivato anche il mio turno e la nostalgia è più grande quanto più la casa ti sta larga man mano che la caccia al tesoro procede.
Quando gli spazi si allargano, diventa più difficile trovare la carta vincente.
La Parola di Dio ci ha convocato nel deserto, e in questo luogo aspro e desolato dobbiamo cercare  quel profumo, quel sapore di buono che ti spinge ancora a cercare, che non ti spegne la speranza che potrai anche tu, come un tempo sedere al banchetto preparato per tutti i popoli, un banchetto di grasse vivande dove nessuno saà deluso e la festa sarà festa eterna perchè le scuole saranno chiuse per sempre, e noi per sempre avremo  Chi  si fermerà con noi a giocare senza che aspettiamo il Natale.
La festa di oggi è occasione per riflettere sulla gioia che vorrei fosse piena, ma che pregusto come quando da piccola assistevo e in minima parte collaboravo alla realizzazione della festa.
A Maria l’angelo disse”Rallegrati!, piena di grazia, i Signore è con te”. Mi piace pensare che queste parole sono rivolte anche a me oggi, in cui ho il morale a terra perchè non c’è più nessuno di quelli con cui ho festeggiato i natali di un tempo, vorrei sentirmi confermata nell’amore di Dio che mi ama così come sono, anche se non sono senza peccato, vorrei tanto che la sua grazia riempisse il vuoto che sento dentro di me per tutto ciò che sono stata costretta a lasciare, strada facendo, a riconsegnargli con dolore e fatica.
Chiedo a Maria di potermi unire a lei in questo straordinario viaggio per imparare come  anche da vecchi si può dare alla luce Gesù.
“Nulla è impossibile a Dio!”dice l’angelo a Maria, perchè non dovrebbe poterlo dire anche per tutti quelli che come me  conservano il profumo e il sapore dell’amore condiviso.

Annunciazione

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VANGELO (Lc 1,26-38)
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Oggi è la festa di due “sì'”: quello di Gesù e quello di Maria al Padre. 
E’ la festa di fidanzamento di una coppia che celebrerà il matrimonio sotto la croce.
CRISTO SPOSO DELLA CHIESA SPOSA  

Madonna di Lourdes

 
Di automobilisti distratti ce ne sono molti e chissà quante storie si possono raccontare sui colpi di frusta.
Quell’11 febbraio 1998, mentre, sovrappensiero, tornavo dall’ennesima terapia (questa volta alla spalla destra), un altro sovrappensiero mi piomba addosso, facendo volare in frantumi gli occhiali multifocali che avevo da poco comprato. Il colpo non fu tanto violento, ma la paura sì, tanta, tanta da farmi irrigidire come una lastra di marmo, così da sentirmi sulla testa, sul collo e su tutta la colonna un dolore lancinante di corde spezzate.
Con gli occhiali quell’11 febbraio andarono in frantumi i miei sogni, le mie speranze, la mia forza di reagire, andarono in frantumi le certezze, quelle mie, quelle del medico che mi aveva in cura, fu rimesso in discussione tutto il programma di rieducazione posturale, il mio rendimento sul lavoro, le mie relazioni, la mia identità, tutto.

Oggi, festa della Madonna di Loudes, voglio ringraziare il Signore per tutti quelli che direttamente o indirettamente mi hanno parlato di Lui, mi hanno portato a Lui, per tutti quelli dei quali si è servito per accompagnarmi, curarmi amarmi…
A cominciare da mia madre…, per le sue novene e i suoi rosari, per tutte quelle preghiere che mi infastidivano e mi indispettivano, perché sembravano sortire l’effetto contrario.
Voglio ringraziare mio padre per quella boccetta di acqua di Lourdes che mi gettò addosso con fede, con rabbia, con disperazione, quando un giorno mi vide dibattermi nel letto in sofferenze a cui nessuno riusciva a trovare rimedi.
Voglio ringraziare la nostra Mamma Celeste perché mi ha aperto gli occhi ad una nuova dimensione, quella della fede, che non ha bisogno di lenti per stupire di fronte a tutto ciò che esce dalle mani di Dio.

L’augurio di Dio

 

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

La liturgia odierna ci mette davanti la figura di Dio padre, potente e ricco di misericordia, da cui proviene ogni benedizione, la figura del Figlio grazie al quale possiamo entrare in comunione con Lui, la figura di Maria, la madre, benedetta tra tutte le donne, la piena di grazia, colei che sola poteva accogliere la grande benedizione di Dio, Gesù.
Dio oggi ci benedice, ci fa gli auguri, attraverso il dono di sua madre.
Grazie Signore perché oggi ci ricordi di quali auguri abbiamo bisogno, non quelli che traggono forza dalla quantità di lenticchie o di uva che riusciamo a mangiare la notte dell’anno, perché fanno “soldi”, per il colore rosso degli indumenti che indossiamo, ma quella che ci garantisce la tua alleanza, la tua fedeltà ora e sempre.
Di cosa abbiamo bisogno Signore?
Forse dei soldi, forse della salute, di affetti stabili, di amori corrisposti, del lavoro, della casa, di un governo che funzioni, della pace, della giustizia sociale, di tutte queste cose insieme.
Sicuramente sentiamo il bisogno che il il mondo si metta a girare nel verso giusto, che la gente cominci a pensare un po’ meno a se stessa e un po’ più agli altri, che i giovani trovino un riferimento stabile nella famiglia, nella chiesa, nello stato, nella giustizia, che gli anziani non perdano la dignità, quando cessano di essere produttivi, che i figli non siano abortiti dopo essere dati alla luce per mancanza d’amore, che i senza famiglia non si sentano esclusi dal bene comune e trovino chi si prende cura di loro e li adotti, perché abbiano un futuro migliore.
Che tutto questo avvenga è certezza, se in te riponiamo la fede, la speranza. In te che non ti stanchi mai di riaprirci le porte del paradiso, in te che nell’Arca dell’alleanza, Maria, hai messo il tuo cuore di carne,Gesù.
Nel tuo cuore di carne, Signore, ci ritroviamo tutti, buoni e cattivi, parenti, amici e conoscenti, vivi e defunti, quelli che ci hanno preceduto e quelli che ci seguiranno.
Oggi penso che il primo a cambiare sei stato tu, sostituendo te stesso alle tavole di pietra dell’Antica Alleanza e ti chiedo di poter fare altrettanto con l’aiuto di Maria.
Lei, anche se ti perdiamo di vista e ti rinneghiamo, custodisce quel cuore di carne e lo alimenta con il suo sì ripetuto all’infinito, la sua benedizione costante, il suo umile e mite servizio a tutta l’umanità.
Grazie Signore, perché ci hai dato una madre che ci benedice.
Grazie Grazie per tutti quei genitori che benedicono i figli, perché credono che non loro, ma tu sei la garanzia per i loro giorni futuri.

“…e anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

“…e anche a te una spada trafiggerà l’anima”. (Lc 2,35)
L’anima mia magnifica il Signore e il mio cuore esulta in Dio mio Salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cosa ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” .
Così Maria rispondeva al saluto della cugina Elisabetta che aveva riconosciuto in lei la madre di Dio,
“…e anche a te una spada trafiggerà l’anima” le dice il vecchio Simeone dopo parole piene di gioia e di speranza.
C’è sempre una spada che pende sul nostro destino, una spada da cui non possiamo prescindere, specie quando le cose sembrano andare per il verso giusto, quando ci sentiamo a posto con gli uomini e con te, quando osserviamo la legge.
Continuiamo a bruciare vittime sopra gli altari senza conoscere i destinatari dell’offerta o senza essere pienamente consapevoli di ciò che facciamo automaticamente.
“…anche a te una spada ti trafiggerà l’anima”
Non è una profezia che ci piace quella che riguarda l’anima, il cuore, la parte più profonda di noi, una spada che decide ciò che abbiamo di più caro, lo separa,lo divide da noi.
Quante cose abbiamo che ci sembrano importanti!
La vita pian piano ci fa capire la differenza e ci fa dare la priorità a ciò che dura che rimane saldo.
“…anche a te una spada ti trafiggerà l’anima”
Una profezia fatta proprio nel giorno in cui la Sacra Famiglia si presenta a te per offrire ciò che ha di più prezioso, di più caro ha: il figlio.
Allora furono sufficienti due colombe per riscattarlo, ma sul Calvario non ci sarà nessuna sostituzione, come avvenne per Isacco.
Non sono tutti uguali i sacrifici.
Alcuni non ci pesano, altri invece ci distruggono, specie quando li dobbiamo fare per forza o quando sono inaspettati e si aggiungono agli altri e ci spiazzano e ci lasciano senza parola.
A quel sacrificio che manca ai tuoi patimenti, Gesù, io sto pensando oggi, per la redenzione del mondo
Sembra un controsenso, che tu chieda a noi quello che tu puoi fare da solo senza fatica.
Ma tu sai di cosa l’uomo ha bisogno, sai che l’unico modo per partecipare e godere del dono è collaborare alla sua realizzazione.
Lo sappiamo che se sbagliamo tu rimedi a tutti i nostri errori e, quando non ne abbiamo voglia non ci lasci senza mangiare.
Mi viene in mente quanta gioia c’è nei bambini, quando li chiamo ad aiutarmi per fare un dolce.
Anche se fanno pasticci, si divertono, imparano e godono soddisfatti del nostro sforzo comune, quando poi lo porto in tavola.
Rivestimi delle armi della luce perché di fronte ai no della vita io possa continuare a dirti di sì, Signore.
Che io possa fare buon uso Signore di tutte le occasioni di grazia che mi metti davanti.
Che io possa dire come Maria“L’anima mia magnifica il Signore e il mio cuore esulta in Dio mio Salvatore perchè
grandi cosa ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome”.