Giornata della memoria

 

Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell’indifferenza. Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore. Poi… lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschwitz. Lo avevo smarrito… insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle mie lacrime… Lo avevo smarrito… nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria.
Ho ritrovato Dio… mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti. Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità. Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime.(Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, Marsilio Editori,1997)

http://www.sullastradadiemmaus.it/buona-settimana/2101-io-ho-visto-dio

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Luce della memoria

(Samuel Bak:Luce della memoria)


Oggi, 27 gennaio si celebra la giornata della memoria perchè non si dimentichino i crimini commessi nell’ultima guerra mondiale contro gli Ebrei.
Il pittore Samuel Bak, superstite dell’olocausto, rimasto cieco, continua a ricordare le ferite inferte a lui e al suo popolo con i suoi quadri.
Da essi si leva per noi una voce possente: non possiamo dimenticare quello che ha fatto l’uomo. Potrebbe riaccadere. Ma neppure possiamo ricordare solo ciò che ha fatto l’uomo: se morisse nel cuore la luce della fede e della preghiera, riaccadrà. Ricordiamo sì, l’antico dolore, ma per tenere desta in noi la memoria dell’Onnipotente. Fra gli edifici della morte ce ne sarà sempre uno in cui si custodisce fedele il fuoco della vita. E la speranza ci salverà.(fonte: Il Giornale)

Sul muro di una prigione hanno trovato scritto:

 


Credo nel sole
anche quando esso non
risplende.
Credo nell’amore
anche quando non lo sento.
Credo in Dio
anche quando tace.


eco del

Salmo 136
“Mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia”

 


Giovanni spesso mi chiede di parlargli della guerra in cui il nonno, che è andato in cielo a riabbracciare il suo papà, ha combattuto.
Io gli racconto del rosario detto mentre passava il fronte e  delle bombe  che tacquero all’amen finale, gli racconto di nonna Antonietta che, quando scoppiavano i temporali, ci  chiamava a raccolta sul grande lettone affidandoci alla Madonna, gli racconto di quando è nato, accompagnato dalle nostre preghiere.

2 novembre

li radunerà..

 

 

 

 

 

Oggi sono andata alla messa di don Ermete, un vecchio prete, che per l’età, è stato declassato a vice parroco, in una chiesa lontana dalla sua comunità, che ha piantato e fatto crescere attorno alla parola di Dio nei 34 anni di servizio pastorale nella baracca di ferro alla periferia della città, chiamata S.Lucia.

 

Era stato anche abate don Ermete, ma non se ne faceva un vanto, quando parlava con la gente a lui affidata, che man mano che procedeva con fede e determinazione, riempiva fino a farlo traboccare lo spazio angusto della piccola chiesa.

 

Le omelie spesso le faceva in dialetto per farsi capire dagli anziani di quella piccola comunità, ma quando poteva, ed era certo di non essere frainteso, parlava in italiano, con competenza e timor di Dio, riuscendo sempre a trasmettere il suo amore sconfinato per il Signore.

 

Ogni tanto lo andavo a trovare in quella che lui chiamava “la Basilica maggiore”.

 

La modestia e la povertà della costruzione non riuscivano, però, a nascondere la vita che pulsava al suo interno, di gente che aveva imparato ad amare la chiesa più della sua casa e trovava sempre il tempo per renderla bella e sicura, perchè il focolare fosse sempre acceso la domenica e tutte le feste e venissero in tanti a riscaldarvisi.

 

Ogni volta che entravo nella “Basilica”, sentivo il sangue fluire attraverso i  suoi muri scrostati, le tele imbrattate dalla pietà della  gente di lì, la linfa che irrorava le più intime fibre di quella chiesa fatta di carne.

 

 

 

Dicevo che oggi sono andata alla messa di don Ermete, nella nuova chiesa assegnatagli, perchè avevo voglia di sentire un’omelia senza doverla leggere su un lezionario o su Internet, perchè avevo nostalgia di una parola incarnata, di qualcuno a cui tremasse la voce, quando parla con Dio e di Dio.

 

Per don Ermete la messa è la Messa a prescindere dal numero delle persone che vi partecipano.

 

Avevo bisogno di qualcuno che mi ridesse la vita, mi rianimasse dal grigio di queste giornate prive di sole, di luce, di aria pura e generosa.

 

Ha esordito dicendo che la morte è una gran brutta cosa e che non piace proprio a nessuno, perchè del dopo, ne sappiamo poco o nulla , visto che non c’è chi sia tornato da lì, per  raccontarcelo.

 

A meno che non ti fidi della Parola che questa mattina, a proposito, così recitava nell’antifona d’ingresso :

 

Gesù è morto ed è risorto;

 

così anche quelli che sono morti in Gesù

 

Dio li radunerà insieme con lui.

 

E come tutti muoiono in Adamo,

 

così tutti in Cristo riavranno la vita. (1Ts 4,14; 1Cor 15,22)

 

Quel “li radunerà” gli ha fatto pensare ai suoi cari che sarebbe andato a trovare, a celebrazione ultimata, nel suo paese d’origine, arroccato sulla montagna, a sua madre, a suo padre, a suo fratello, con i quali si sarebbe ritrovato un giorno magari attorno al focolare, in un cantuccio appartato del cielo.

 

Ci ha fatto sognare, mentre immaginava tutte le famiglie riunite, nonni, nipoti, genitori, figli, fratelli e sorelle e quanti hai amato e quanti ti hanno amato.

 

Lui non ci poteva dimostrare che è vero, ma la Parola non poteva mentire: Dio radunerà tutti quelli che sono morti in Cristo, perchè Cristo non mente, in quanto è l’unico che è tornato per raccontarci come si sta in Paradiso.

 

Ho pensato ai miei cari: mamma, papà, mio fratello…i nonni, ho avuto nostalgia di quel tavolo che nei giorni di festa ci vedeva riuniti, quando eravamo piccini.

 

Ho pensato alla tavola che ci ha visti insieme con le nostre famiglie l’ultima volta a Natale di 8 anni fa, con la diagnosi appena sfornata dall’ospedale, di “malato perso” per mio fratello, che in fondo aveva solo un piede che gli dava fastidio, e alle foto scattate in quell’occasione, mentre ci chiedevamo a chi sarebbe toccato di nuovo e chi sarebbe sopravvissuto all’appello dell’anno dopo.

 

 

 

Siamo sempre di meno a rispondere all’appello, man mano che passano gli anni, quando è Natale.

 

Due anni fa la tavola l’abbiamo imbandita sulla pancia di mamma, che stava morendo, nel letto dell’ospedale.

 

Anche lei aveva sentito il richiamo di una mensa più grande e ci aveva lasciato, a stretto giro di posta, dopo papà.

 

Ma, passati i 90 anni, non ti fanno neanche le condoglianze e il vuoto lo devi riempire da solo, con l’aiuto di Dio, specie quando arriva novembre e si avvicina il Natale.

 

 

 

Mentre don Ermete parlava, nella foto che avevo scattato, nessuno mancava all’appello.

 

Dio non aveva aspettato a riunirci, in quel cantuccio di cielo, attorno al Suo focolare.

TE DEUM

Impegnati a pensare a cosa ci avrebbe portato l’anno nuovo, molti di noi si sono dimenticati di ringraziare il Signore per quello che ci ha dato lo scorso anno e tutti gli anni della nostra vita.
Pur avendolo fatto nel segreto dell’anima, anche io, come tanti, ho fatto gli auguri pensando al futuro, senza attingere nello scrigno della memoria tanti Suoi benefici.
Per questo oggi voglio pregare così, immergendomi nell’eterno presente di Dio.

Noi ti lodiamo, Dio *

ti proclamiamo Signore.

O eterno Padre, *

tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *

e tutte le potenze dei cieli:

Santo, Santo, Santo *

il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *

sono pieni della tua gloria.

Ti acclama il coro degli apostoli *

e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *

la santa Chiesa proclama la tua gloria,

adora il tuo unico figlio, *

e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *

eterno Figlio del Padre,

tu nascesti dalla Vergine Madre *

per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *

hai aperto ai credenti il regno dei cieli.

Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *

Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *

che hai redento col tuo sangue prezioso.

Accoglici nella tua gloria *

nell’assemblea dei santi.

Salva il tuo popolo, Signore, *

guida e proteggi i tuoi figli.

Ogni giorno ti benediciamo, *

lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, *

di custodirci senza peccato.

Sia sempre con noi la tua misericordia: *

in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, *

pietà di noi.

Tu sei la nostra speranza, *

non saremo confusi in eterno.