Epifanie

“E’ in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova”(Eb 2,18)
In questi giorni opulenti, pieni di confusione, di chiasso, di incarti, addobbi, coperture, tu hai scelto di nascere ancora, di renderti visibile al mondo.
Ma il mondo ti ha coperto con ogni genere di sporcizia, magari indorata e infiocchettata e noi non ti abbiamo visto, non ti abbiamo adorato, non ti abbiamo riconosciuto nella nostra follia collettiva che, man mano ci facciamo vecchi, percepiamo dannosa, ingiusta, perchè ci isola da tutto ciò che è buono, giusto, bello e salutare.
Nel Natale non c’è niente che ci porti a te, Signore, purtroppo e non vediamo l’ora che finisca lo spettacolo dei saltimbanchi, la follia collettiva che vuole cancellare la tua immagine mite e umile di cuore.
Per fortuna che il tempo nostro è un tempo che passa, un tempo che non si cristallizza sullo sporco che il Natale consumistico produce.
Per questo sono contenta di incontrarti in questa prima settimana del tempo ordinario, che inizia con il tuo Battesimo.
Ti preferisco grande Signore, perchè hai tante cose da insegnarmi e io ti voglio ascoltare con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta me stessa.
Certo che di te hanno parlato gli angeli, i pastori, i magi e poi tuo Padre, ma non ti abbiamo visto all’opera.
Vedi Signore di un bambino bisogna prendersi cura e a Natale tu ti mostri tanto piccolo e indifeso che l’unica cosa che può venire in mente di fare è quella di cercarti una copertina, come venne in mente a Giovanni quando ti vide e ti toccò la prima volta, o procurarti un po’ di cibo.
Ma quando siamo oppressi da tanti pensieri, un bambino ci può far tenerezza ma certo non ci risolve i problemi, anzi ce ne aggiunge qualcuno in più.
Il Natale,come lo festeggiamo oggi, è una gran brutta festa, perchè sa di finto, di stantio, di quelle cose che si riesumano dalle cantine umide buie e maleodoranti, perchè poco arieggiate.
Ora abbiamo disfatto il presepe e siamo tornati alla normalità, alla routine di un cielo senza comete, di strade senza luminarie, di negozi che svendono torroni e panettoni senza luci, senza colori.
Il bello forse sta nei saldi, negli sconti del fine Feste perchè a tutti piacciono le cose scontate. Sono pochi che vogliono pagare il prezzo per intero, fino all’ultimo spicciolo, e tu sei uno di questi.
Ma se noi cerchiamo lo sconto su ciò che è giusto pagare perchè noi ne traiamo benefici, per te le cose sono al contrario, perchè non solo non cerchi sconti, ma lo fai perchè altri ne abbiano un beneficio.
Mi piace che il primo miracolo riportato da Marco è la guarigione della suocera di Pietro.
Le battute su questo miracolo si sono sprecate, perchè una suocera è sempre una suocera e se, vogliamo dirla tutta, una rompiballe, che dovrebbe esistere solo quando ci serve senza mai esprimere un giudizio, un pensiero, astenendosi dal dare consigli. Le suocere sono un peso, e io so quanto sia difficile questo mestiere specie se sei madre di un figlio unico, maschio.
Il cammino di fede è proprio nella relazione tra suocera e nuora.
Tante volte mi è capitato di dare for-fait, di dire arrangiatevi, io non ci sono per nessuno, ma poi sono tornata a servire, ringraziandoti perchè mi avevi dato persone di cui prendermi cura.
Questa incapacità di servire, quando le relazioni diventano difficili o impossibili solo tu le puoi guarire, e per questo lo hai fatto.
La maggior parte dei matrimoni fallisce per le intromissioni della famiglia d’origine. Lo diciamo negli incontri con i genitori dei fidanzati, raccontando la nostra esperienza molto significativa.
Quando mamma a tutto campo si sostituì a me per la conduzione della casa, essendomi ammalata gravemente, appena nato il nostro primo e rimasto unico figlio, noi come coppia, non crescemmo nella comunione, anzi si aprirono baratri che ancora oggi ci impediscono di comunicare.
Tu ti sei ritirato a pregare alla fine della giornata, a parlare con la tua famiglia d’origine, non sei andato da Maria e Giuseppe, ma dal Padre a cui ti univa e ti unisce l’AMORE, lo Spirito Santo.
Dovremmo imparare tante cose da questo vangelo, perchè tutto quello che facciamo se non lo mettiamo ai piedi della croce non sappiamo mai se è buono o cattivo, la croce che unisce con i suoi bracci il cielo con la terra e gli uomini tra loro.
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E’ nato?

25 dicembre 2015
“Veniva nel mondo la luce vera, che illumina ogni uomo”(Gv 1,9)
2015 anni fa nascevi Signore mio Dio.
Non c’era posto per te negli alberghi, nelle case, in luoghi comodi e accoglienti, ma tu ti sei accontentato di una mangiatoia, di una stalla, in un paese piccolo e sperduto,  Betlemme che, guarda caso, significa casa del pane.
“Io sono il cibo di vita eterna”  dirai, una volta diventato grande e nell’ultima cena, dopo aver benedetto il pane e il vino, “prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo, questo è il mio sangue…fate questo in memoria di me”.
Diventare pane, diventare cibo per tutti quelli che si lasciano ammaliare dagli incarti, dalle etichette, dalle promesse del cibo facile e a buon mercato.
Non potevi che nascere nella casa del pane e non potevi mascherare ciò che in effetti noi siamo: stalle maleodoranti e sporche, destinate ad ospitare animali non uomini fatti a tua immagine e somiglianza.
Rifletto su questo tuo non scandalizzarti per quello che siamo, su dove viviamo e come viviamo, rifletto e mi vergogno.
La casa è ancora immersa nel silenzio , perchè ieri si è fatto tardi per il cenone della vigilia.
Alla veglia di mezzanotte non siamo venuti perchè eravamo stanchi, troppo stanchi dopo l’orgia consumistica che ci ha fatto dimenticare chi stavamo aspettando.
Di presepi e di Gesù bambini e angioletti ho riempito gli scaffali, i tavoli, le librerie per contestare quelli che non hanno voluto che quest’anno nelle scuole si festeggiasse il tuo compleanno.
Mi sono indignata per questo, ma in questa pace e in questa quiete mi interrogo se anche io ti ti ho trattato alla stessa maniera.
C’è posto per te in questa casa così grande che mi ci perdo, c’è posto per ospitare chi è al freddo e al gelo, chi non ha dove posare il capo, chi sotto i cartoni si è costruito un rifugio alla stazione e lì ha passato la notte?
C’è posto per te in questa mia casa comoda e calda, con tante stanze e tante poltrone?
Tutto e niente parla di te in questo  mio albergo, dove l’ingresso è riservato ai più stretti congiunti che non creano problemi.
Non posso dire che non sapevo con chi, oltre la famiglia di mio figlio avrei potuto condividere il cibo abbondante compresso nel frigo o sistemato al fresco sul balcone, dove la temperatura è più bassa.
Spesso penso alla persona che mi abita sotto che vive sola e che forse avrebbe piacere a ricevere un nostro invito.
Peccato che abbia un brutto carattere.
Non ho avuto coraggio, forza, determinazione  a invitarla, ho avuto paura che avrebbe portato scompiglio nella nostra  calma e collaudata routine.
Non mi sono fidata di te e ho fatto appello solo alle mie forze. Per questo ho taciuto e  ho fatto finta di niente.
Signore aumenta la mia fede, in te, non in me, perchè chi dà valore e importanza al piatto è solo il suo contenuto.

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

(Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Certo che se non avessi insegnato lettere per tanti anni, se non avessi corretto tanti temi e sottolineato tanti periodi sospesi per mancanza del verbo, non so quanto avrei capito di questa pagina fondamentale del vangelo.
Ci ho riflettuto quando Giovanni, mentre faceva i compiti di grammatica, mi ha chiesto cos’era un verbo.
Gli ho risposto che è la parola più importante, quella che dà senso al discorso, quella che permette agli uomini di comunicare.
E poichè doveva leggere e riassumere una storia, gli ho cancellato tutti i verbi per dimostrargli che non ci si capiva più niente.
Visto che si sta preparando per la Prima Comunione , ne ho approfittato per parlargli di Gesù, il Verbo di Dio, e di quanto sia importante la sua venuta per dare senso ai nostri discorsi e alla nostra vita.

 

Doni

Una simpatica leggenda natalizia narra che tra i pastori che accorsero la notte di Natale ad adorare il Bambino ce n’era uno tanto poverello che non aveva proprio nulla da offrire e si vergognava molto.

Giunti alla grotta, tutti facevano a gara a offrire i loro doni. Maria non sapeva come fare per riceverli tutti, dovendo tenere in braccio il Bambino.

Allora, vedendo il pastorello con le mani libere, prende e affida a lui Gesù. Avere le mani vuote fu la sua fortuna e, su un altro piano, sarà anche la nostra.

“Quando non abbiamo niente da portare, è allora che portiamo Cristo nella sua interezza”

pastorello Gesù

Ci ha salvati per la sua misericordia.

 

Quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.(Tt 3,4-7)

Lieti nella speranza accogliamo il Signore!

 BUON NATALE! 

Ora capisco

 

 

 


Era una persona fedele e generosa con la sua famiglia e corretta nel rapporto con gli altri, però non credeva che Dio si fosse fatto uomo come, secondo quanto afferma la Chiesa, è successo a Natale. Era troppo sincero per far vedere una fede che non aveva.

 

“Mi dispiace molto, disse una volta a sua moglie che era una credente molto fervorosa, però non riesco a capire che Dio si sia fatto uomo; non ha senso per me.

 

” Una notte di Natale, sua moglie e i figli andarono in chiesa per la messa di mezzanotte.

 

Lui non volle accompagnarli. “Se venissi con voi mi sentirei un ipocrita. Preferisco restare a casa. Vi starò ad aspettare. “Poco dopo la famiglia uscì mentre iniziò a nevicare.

 

Si avvicinò alla finestra e vide come il vento soffiava sempre più forte.

 

“Se è Natale, pensò, meglio che sia bianco”. 

 

Tornò alla sua poltrona vicino al fuoco e cominciò a leggere un giornale. 

 

Poco dopo venne interrotto da un rumore seguito da un altro e subito da altri. Pensò che qualcuno stesse tirando delle palle di neve sulla finestra della sala da pranzo. 

 

Uscì per andare a vedere e vide alcuni passerotti feriti, buttati sulla neve. La tormenta li aveva colti di sorpresa e, per la disperazione di trovare un rifugio, avevano cercato inutilmente di attraversare i vetri della finestra. 

 

“Non posso permettere che queste povere creature muoiano di freddo… però come posso aiutarle? “Pensò che la stalla dove si trovava il cavallo dei figli sarebbe stato un buon rifugio, velocemente si mise la giacca, gli stivali di gomma e camminò sulla neve fino ad arrivare nella stalla, spalancò le porte e accese la luce. 

 

Però i passerotti non entrarono. 

 

“Forse il cibo li attirerà,” pensò. 

 

Tornò a casa per prendere delle briciole di pane e le disseminò sulla neve facendo un piccolo cammino fino alla stalla. Si angustiò nel vedere che gli uccelli ignoravano le briciole e continuavano a muovere le ali disperatamente sulla neve. Cercò di spingerle in stalla camminando intorno a loro e agitando le braccia. Si dispersero nelle diverse parti meno che verso il caldo e illuminato rifugio. 

 

“Mi vedono come un estraneo che fa paura”, pensò.

 

“Non mi viene in mente nulla perché possano fidarsi di me… Se solo potessi trasformarmi in uccello per pochi minuti, forse riuscirei a salvarli! “In quel momento le campane della chiesa cominciarono a suonare. L’uomo restò immobile, in silenzio, ascoltando il suono gioioso che annunciava il Natale. 

Allora si inginocchiò sulla neve: “Ora si, ora capisco”, sussurrò. “Signore, ora capisco. Ora capisco perchè ti sei fatto uomo… ”

http://www.pensieridelgufo.it

Chi crede nel Signore vedrà la sua salvezza (Salmo 116)


 

L'immagine l'ho presa, senza chiedere il permesso, dal blog di Riccardo, perchè sono una frana a fare le foto.
La Parola di Dio scritta sul sasso che se per 6 anni rimase seppellito nel mio cassetto, non sapevo che avrebbe fatto tanta strada, quando a Loreto ce la consegnarono a conclusione di una settimana di spiritualità coniugale.
La regalai a Riccardo, quando venne a trovarmi, non avendo niente altro da dargli in cambio della gioia di quell'incontro che da virtuale stava diventando reale.

 

Grazie Gesù, perchè vieni alla luce
ogni volta che ci spogliamo di qualcosa.
Grazie perchè continui a nascere
anche quando non ti facciamo spazio
e ti releghiamo in un cassetto.