Vedere

Mc 10,46-52 In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Quando ero piccola invidiavo mia sorella perchè aveva gli occhi neri e grandi e ciglia lunghe e folte. Ben presto, però, dovette mettersi gli occhiali, perchè era molto miope.
Mi presi la rivincita perchè ero l'unica della famiglia che non portava occhiali, ovviando all'inconveniente degli occhi piccoli con un trucco sapiente.
A 35 anni, poiché le immagini del televisore che ci avevano regalato per il matrimonio, non erano nitide, convinsi mio marito a comprane uno nuovo, salvo poi accorgermi che ero io che non ci vedevo, per via dell'astigmatismo che si manifesta con il progredire degli anni.
Un bel paio di occhiali firmati, oltre a ridarmi una vista perfetta, contribuirono a caratterizzare il mio viso, a mio parere, brutto, scialbo e per nulla espressivo.
Poi mi sono venute le allergie che mi hanno costretto a rinunciare al trucco.
Oggi sto constatando che ci sono malattie per le quali non esistono nè occhiali, né cure.
Leggendo la storia di Bartimeo ripenso agli occhi piccoli, ai trucchi, agli occhiali, a tutte le cose che hanno condizionato la mia vita.
Penso a questa mattina, quando ho trovato scritte le parole che mi urgevano dentro e che ho potuto meditare insieme ai fratelli durante la messa.

(Sir 42,15-26)
Ricorderò ora le opere del Signore
e descriverò quello che ho visto.
Per le parole del Signore sussistono le sue opere,
e il suo giudizio si compie secondo il suo volere.
Il sole che risplende vede tutto,
della gloria del Signore sono piene le sue opere.
Neppure ai santi del Signore è dato
di narrare tutte le sue meraviglie,
che il Signore, l’Onnipotente, ha stabilito
perché l’universo stesse saldo nella sua gloria.
Egli scruta l’abisso e il cuore,
e penetra tutti i loro segreti.
L’Altissimo conosce tutta la scienza
e osserva i segni dei tempi,
annunciando le cose passate e future
e svelando le tracce di quelle nascoste.
Nessun pensiero gli sfugge,
neppure una parola gli è nascosta.
Ha disposto con ordine le meraviglie della sua sapienza,
egli solo è da sempre e per sempre:
nulla gli è aggiunto e nulla gli è tolto,
non ha bisogno di alcun consigliere.
Quanto sono amabili tutte le sue opere!
E appena una scintilla se ne può osservare.
Tutte queste cose hanno vita e resteranno per sempre
per tutte le necessità, e tutte gli obbediscono.
Tutte le cose sono a due a due, una di fronte all’altra,
egli non ha fatto nulla d’incompleto.
L’una conferma i pregi dell’altra:
chi si sazierà di contemplare la sua gloria?

 

Penso al Signore che mi ha guarito, senza che lo riconoscessi, senza neanche sapere che lo avrei incontrato sulla mia strada.

 

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