Riconciliazione

 
 
Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello.( Mt 5,24)
 
Mi rendo conto di quanto sia difficile perdonare chi non mi accetta per quella che sono, chi mi giudica, chi rimette in discussione le mie certezze acquisite.
Il mio inferno è quando non sono in armonia con la mia storia e con le persone che con me l’hanno fatta.
Chiedo al Signore di appianarmi la strada del perdono, lo supplico perché mi dia buoni sentimenti e sulla mia bocca metta parole di pace.
Come posso pensare a quelli che non vedo, alle anime Sante del Purgatorio, se non riesco qui su questa terra a dare pace, perdono alle persone che mi hanno offeso?
In questo momento penso ad un’amica con la quale c’era un po’ di ruggine.
Ieri su Facebook ha scritto: “Riapro Skype” che significa riapro il cuore.
Così almeno l’ho intesa.
Un tempo ci parlavamo ogni giorno, ma da mesi non ci parliamo più, da mesi non ci guardiamo negli occhi, servendoci di questo strumento formidabile che ci permette, a chilometri di distanza, non solo di ascoltarci ma anche di vedere l’ambiente in cui uno si muove e anche tutto ciò che condiziona, favorisce la comprensione, l’accettazione o il rifiuto di quello che si sta dicendo.
” Riapro Skype”, è un messaggio di riconciliazione.
Questo lo so ma io non sono pronta.
Sono pronta a offrire i dolori per le anime del Purgatorio, a fermare le guerre (ci si sente onnipotenti ma vorrei che mai questo pensiero mi sfiorasse) , che aprire di nuovo la porta a questa amica tramite Skype.
Ho paura di soffrire, ho paura di sentire la non verità di un rapporto. Ho paura di essere aggredita, non capita. Ho paura delle non verità.
Lo so Signore che quando ti hanno condannato a morte tu hai smesso di parlare e il tuo corpo ha parlato per te.
Lo so, Signore, che il silenzio è più eloquente di qualsiasi discorso, se uno vede, apre gli occhi.
In fondo nella Via Crucis tu non parli se non per dire poche ed essenziali parole.
Me le voglio ricordare
“Ho sete!”
“Oggi sarai con me in Paradiso.”
“Padre perché mi hai abbandonato?”
“Sia fatta la tua volontà e non la mia.”
“Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno”
Di queste l’unica che oggi sento di poter fare mia è “ Ho sete!”
Sete di te Signore, della tua pace, della tua gioia, del tuo perdono.
Signore tu sei morto per i nostri peccati, sei morto per i miei no alla vita, i miei no ai fratelli, la mia durezza di cuore, il mio egoismo, la mia autosufficienza, il mio orgoglio .
Sei morto per me e, mentre stavi dando tutto a noi, hai detto:” Ho sete!”
Di cosa Signore avevi sete? L’ avevi detto anche alla Samaritana che era andata a prendere l’acqua al pozzo.
Volevi il suo contenitore, la sua brocca, per riempirla.
Tu Signore, per placare la tua sete hai bisogno di contenitori, però, di case che ti accolgano, che ti ospitino, che ti dichiarino Signore della vita.
Vuoi la mia brocca Signore?
Eccola!
Non garantisco che tenga, che sia pulita, non lesionata, capiente quanto basta.
Non garantisco nulla Signore, perché sei tu la garanzia del mio sì all’amore, si al perdono.

 
(2Cor 5,19)
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione

“Dio sia invocato con tutte le forze”.(Gio 3,8)

“Dio sia invocato con tutte le forze”.(Gio 3,8)
Signore dammi la forza, le forze per continuare ad invocarti, a chiamarti in mio aiuto, continua a tenere sollevate le mie braccia perchè non si stanchino ad essere sollevate in alto.
Ogni momento della mia vita riempilo di sete , di fame, di desiderio di ciò che per me è buono, giusto e salutare, ogni momento Signore in te veda la salvezza, il perdono, l’accoglienza, l’amore.
Le braccia sono stanche, le membra appesantite da carichi troppo pesanti, i piedi sono gonfi per tanta strada su percorsi accidentati e poco battuti, il corpo è in rovina, una maceria desolata e tu solo puoi tenermi in piedi, Signore Gesù.
Non mi voglio mai stancare di tessere le tue lodi Signore, mai dimenticare il tuo nome.
Sulla mia bocca sia sempre la tua lode e la spada a due tagli per allontanare il male.
Cosa posso questa mattina offrirti che non sia il mio solito carico di sofferenza, di persecuzioni incessanti, di deserto e di arsura, di buio e di ricerca?
Cosa Signore oggi posso darti che non sia il mio grazie perchè tieni viva la speranza di rimanere in vita e di poterne godere con te per l’eternità?
Vivo in questo mondo ma è come se non ci fossi, come fossi partita per un lungo viaggio, su una mongolfiera che si solleva man mano che mi disfo della zavorra.
Il tuo Spirito mi solleva sempre più in alto e il mondo lo vedo rimpicciolirsi, cambiare i connotati, mentre il cielo diventa specchio luminoso della verità che riflette.
Gli occhi che sembravano non funzionare per vedere da vicino, ora che ho preso le distanze da tutto ciò che appartiene al mondo hanno recuperato un’acutezza e una visione d’insieme estremamente più confortante e vera soprattutto.
Vedo te che sei continuamente all’opera per saldare i fili spezzati, per ridare colore e splendore a fatti e persone perse nella memoria, che avevo dimenticato.
Man mano che mi sollevo da terra il mondo mi sembra un gioiello da tenere in grande considerazione, da ripulire dalle ingrommature del tempo, dello smog e dalla cattiva e insipiente gestione di chi non sapeva quanto fosse prezioso.
Tutto Signore hai messo ai nostri piedi, ci hai resi partecipi della tua ceazione, ci hai chiamati a collaborare alla tua redenzione, ci sostieni ogni giorno in tutto ciò che manca per compiere l’opera e portarla a perfezione.
La carne è pesante, purtroppo e ci riporta a terra.
Dalla visione torniamo bruscamente alla nostra quotidiana battaglia dove i mostri ci sembrano invincibili e troppo grandi per essere sconfitti con le sole nostre forze.
Signore così trascorre la nosta vita, con poche ma intense ascensioni, e molte cadute nei sentieri ingombri di letame di questo mondo cieco e sordo al tuo richiamo d’amore.
Voglio continuare ad invocarti con tutte le mie forze, non perchè mi levi dal mondo, ma perchè il mondo creda che tu sei il Signore, creda che senza di te non possiamo fare nulla ma con te tutto è possibile.

Preghiera

“Io sono Gesù Nazareno che tu perseguiti”(At 9,5)
Oggi si celebra l’incontro tra Paolo e Gesù risorto, Gesù vivo che cammina sulle strade del mondo e si nasconde in ogni fratello .
Con Maria mi voglio rallegrare per la gioia che contraddistinse il mio primo incontro con Lui, la gioia dei fratelli riuniti in preghiera per l’ufficio delle lodi, la gioia che trasudava dai salmi che investiva tutta la natura in festa per la salvezza che era alle porte.
Con Maria ho sgranato il rosario, pensando al mistero dell’incontro con Dio, il Vivente, che mi aveva scalzato dalla cavalcatura per essere aggiogata al suo carro.
Ho ripensato all’entusiasmo dei primi tempi che mi ha portato a ritenermi depositaria della verità tutta intera, che mi ha fatto discriminare i fratelli cristiani che non si comportavano come io credevo fosse giusto.
Nei misteri della gioia ho chiesto a Maria la dovuta e necessaria umiltà per avvicinarmi a qualsiasi persona senza giudizi, nè pregiudizi.
Rispettandoli, amandoli, testimoniando anche in silenzio che Dio era ed è in ogni incontro sollecitato dall’amore, dalla risposta al bisogno di aiuto, le ho chiesto di andare oltre le apparenze, per vedere di cosa l’uomo ha veramente bisogno.
Mi sarei messa in viaggio con lei, facendo un trasloco dall’io al tu, passando per strade accidentate, lunghe, in salita, purchè arrivassi lì dove lei non aveva avuto paura di andare.
Un trasloco a piedi o a bordo di un asino, su cui ho fatto salire Gesù.
Perchè io mi sono sempre sentita quell’asino di cui Gesù aveva bisogno, quando entrò a Gerusalemme la domenica delle palme.
E poi nel terzo mistero mi sono trovata con Maria ad accudire i piccoli che il Signore ha messo sulla mia strada, i poveri, gli storpi, i ciechi, i malati, i soli.
Ho chiesto a lei di aiutarmi a sfamare, prendere in braccio, curare, vigilare su tutti i fratelli con cui vivo fianco a fianco in famiglia, in parrocchia, al lavoro e sulle piattaforme virtuali,specie quelli che danno cattivo odore e non sono amabili.
Poi nel quarto mistero con lei ho presentato al tempio questi fratelli, figli di un unico Padre, ho deposto in pegno il mio corpo, i miei dolori, la mia malattia, la mia vita non separata da Lui, illuminata dallo Spirito di Dio, perchè li benedicesse e li moltiplicasse nell’amore ad un unico e sommo bene.
E poi nell’ultimo mistero ho meditato sulle mie distrazioni, su quante volte mi dimentico di Gesù per continuare il mio viaggio.
Gesù che magari si è fermato per fare una cosa importante, che sta combattendo una grande battaglia che io ignoro e a cui non do peso.
E’ stato questa notte il momento più doloroso, anche se il mistero era della gioia, in quanto, nel quinto, si medita il ritrovamento di Gesù nel tempio.
Ma io con Maria ho meditato sulle volte che perdo di vista i miei fratelli, o mi sento da loro abbandonata. E non li cerco e mi dimentico di loro.
E’ stato bello accostarmi a Gesù in compagnia della madre, in occasione della festa della conversione di San Paolo.
Gesù è vivo, Gesù è risorto, Gesù vuole che ci prendiamo cura di Lui.
” Forse mi passa se abbraccio qualcuno!” disse Giovanni, il mio nipotino, in piena crisi d’asma.
Da lì sono partita per andare a trovare i fratelli uniti nell’unica fede in Cristo Gesù, figlio di Dio..

Ecco l'agnello di Dio


Gv 1,29-34
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Ancora una volta, a distanza ravvicinata, la liturgia ci mette davantila figura di Giovanni Battista. Sembrano un po' tutte uguali queste letture, Signore.
Tu che, dopo trenta anni di silenzio, esci allo scoperto in modo così inaspettato, inusuale per il figlio di Dio, se dobbiamo crederti sulla parola.
Ti sei messo in fila ad aspettare il tuo turno.
La cosa che odiamo di più è aspettare, Signore, lo sai.
I più grandi peccati li facciamo perchè non abbiamo pazienza e vogliamo che tutto venga in fretta, perchè abbiamo sempre qualcosa di più importante da fare.
Eppure tu hai fatto dell'attesa un tempo speciale, il tempo delle opprtunità da cogliere, il tempo dell'incontro con un oltre che ci aspetta e non si stanca di fare la fila.
Signore, quando è arrivato il tuo turno e il Battista ti ha visto, si sono aperti i cieli ed è scesa su di te una colomba, lo Spirito di Dio, e una voce diceva:”Ecco mio figlio del quale mi sono compiaciuto!”.
Giovanni era un profeta, lo avevi costituito tu profeta, ma la sua parola aveva bisogno di essere confermata da qualcuno al di sopra di lui, al di sopra di tutti.
Perchè Signore ci riproponi la stessa scena di domenica scorsa?
Non bastava una volta per meditare sul tuo Battesimo?
O forse vuoi farci un po' riflettere sul nostro battesimo, visto che sono passati tanti anni ed è perso nella memoria?
“Ti costituirò luce tra le genti”, dice il passo di Isaia.
“Ecco l'agnello di Dio” dice Giovanni.

Dono

Lc 21,1-4

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

“ Ha gettato tutto quello che aveva per vivere.”
Molto spesso non diamo, perchè non sappiamo di avere, perchè guardiamo sempre a quello che ci manca, non a quello che c'è.
Perciò siamo così parsimoniosi.
Ci accorgiamo dei tesori che Dio ci ha consegnato tra le mani solo quando li perdiamo.
Il più grande dei doni, insieme alla vita, è il tempo.
Ne abbiamo sempre troppo poco per gli altri, per uno sguardo, un sorriso, una parola che li renda visibili, li faccia esistere, restituisca la dignità a chi l'ha perduta.
Uno sguardo che faccia uscire dalla solitudine, dall'isolamento, dalla non vita chi si trova in situazioni di disagio e di sofferenza.
Oggi voglio meditare su come impiego il mio tempo e chiedere al Signore di poterlo gettare nel tesoro del Suo Corpo, il Tempio di pietre vive, dal quale sono nutrita, anche quando non me ne accorgo.