Il divino panificatore

“Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1 Gv 4,8)
Le parole della Scrittura non sono sempre subito chiare, anzi spesso i concetti sembrano scollegati tra loro.
Come oggi.
Viene da chiedersi cosa c’entri l’amore di Dio, con il nostro amore, con la nostra capacità di amare.
Sfogliando i giornali o ascoltando la televisione o ciò che si dice in ambiti più ristretti, sembra che Dio non abbia niente a che spartire con l’amore umano.
Ieri in chiesa una donna di fede, mia amica, la cui figlia si era separata dal marito  da cui aveva avuto due bambini e si era messa con il padre di due bambine, sfasciando due famiglie, così mi ha risposto quando le ho chiesto come andavano le cose.
“Il matrimonio non può essere una malattia. Mia figlia si era ammalata stando con quell’uomo. Ora è guarita, scegliendo di porre fine a quel matrimonio”
I bambini in questione giocavano al parco con i miei nipotini, e io che li accompagnavo ho assistito alla degenerazione di quel raporto, sentendo e vedendo senza poter fare nulla,  come il tradimento comincia dalle cose più innocenti,  che scalzano dal primo posto il coniuge per altri interessi che aprono la crepa della divisione e aumentano a vista d’occhio le distanze.
“Il matrimonio non può essere una malattia”
Certo che così dovrebbe essere, ma anche per me la malattia comparve appena sposata. Un caso? Non so.
Gianni soleva dire che mia madre lo aveva ingannato spacciando per sana una figlia malata.
In seguito , erano gli anni terribili del silenzio e delle incomprensioni, pensai che ad ingannarmi era stato lui, visto che mi sono ammalata appena sposata.
Quindici anni fa abbiamo incontrato il Signore, gli abbiamo aperto il cuore e gli abbiamo permesso di curare le nostre ferite.
Non siamo ancora guariti, ma sappiamo che con Lui tutto cambia, perchè dove noi non possiamo arrivare arriva Lui e fa miracoli.
Non a caso oggi il vangelo ci parla dela moltiplicazione dei pani, che a ben guardare è l’arte del Divino panificatore che non fa che impastare il nostro pane ogni giorno, tenendo vivo, rigenerando quel poco che ogni giorno gli offriamo, perchè sia efficace e riesca a sfamare non solo noi ma tutti gli affamati d’amore.
Dio sa di cosa abbiamo bisogno, noi no, anche se abbiamo la presunzione di saperlo.
Per questo le nostre energie le spendiamo per avere ciò che ci sembra necessario e imprescindibile.
Ma il vuoto che si crea con l’ingestione di falsi pani, pani contraffatti o altro cibo dalle forme più appetibili, ma molto più dannosi si allarga a dismisura.
Un vuoto che porta ad un altro vuoto quando la molla dell’agire è cercare la propria soddisfazione egoistica.
Ricordo, quando ero bambina,  il pane raffermo che papà tagliava a quadretti sul tagliere, e che metteva a centro tavola la mattina, perchè li tuffassimo nelle nostre tazze fumanti di latte.
E  che dire del pane che mi metteva nonna  nel cestino, per il pranzo , con dentro la mortadella, o il suo profumo?
Avevo tanta fame allora che mio padre mi ribattezzò ” Ho fame”.
A casa nostra  il pane non è mai mancato, mentre il companatico sì, molto spesso.
Fu forse da allora che mi misi a cercare con sempre più impegno ciò che rendeva il pane più appetitoso.
E’ la storia degli Ebrei che nell’attraversamento del deserto si stancarono della manna, e chiesero a Dio qualcosa di più sostanzioso.
Fu allora che dal cielo piovvero le quaglie.
Io non ho chiesto a Dio il companatico, nè mai l’ho ringraziato di quel pane a cubetti, raffermo che ci riuniva felici la mattina attorno al tavolo e di cui sento ancora tanta nostalgia.
Eppure nel Padre Nostro che ci ha insegnato Gesù diciamo” Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, e se è Dio che ci suggerisce cosa chiedere dobbiamo essere certi che è la cosa giusta per noi.
Ma la nostalgia a ben pensarci non è tanto per quel pane che mangiavamo allora, quanto per l’atmosfera di pace, di gioia, di amore che si respirava attorno a quella tavola dove mamma e papà si prendevano cura di noi.
E’ l’amore che rendeva quel pane buono, fragrante, appetitoso, soddisfacente, il sapore è quello delle cose buone che non si dimenticano.
“L’amore è una malattia, quando cerchi nell’uomo la perfezione, ma è grazia quando quella perfezione la chiedi a Dio e aspetti che pian piano il suo lievito sia impastato con le tue lacrime, con le gioie e i dolori della vita, perchè ti rimanga nel cuore sempre il profumo e il sapore di buono di quando da piccola tuo padre e tua madre d’accordo preparavano la colazione .
La comunione, la condivisione, l’amore sono gli ingredienti del Pane del cielo che non vorremmo mai mancasse sulle nostre tavole.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, Signore.
Aiutaci a renderti grazie, anche se non è appetibile e non è quello che ci aspetteremmo.
Fa’ Signore che sappiamo attendrne i benefici con umiltà, pazienza e perseveranza, con fede ferma in te che hai fatto bene ogni cosa e ci ami di amore eterno.

Pane quotidiano 2

Oggi Signore mi sento smarrita di fronte al pane quotidiano da impastare.
 Agli ingredienti soliti si è aggiunta la stanchezza,  perchè il farlo mi costa fatica e non sempre risulta buono e digeribile.
Il pane, che in questi giorni sono costretta a mangiare, è duro, pesante, non bello da vedere, non appetibile.
E’ forse questo il pane di cui ho bisogno?
Forse ho dimenticato qualche ingrediente.
Ho pensato che dovevo ancora chiederlo a te.
Con fatica mi sono vestita e sono venuta a casa tua. Forse avrei imparato qualcosa in più su come si fa il pane.
Intanto ne avrei  mangiato del tuo, quello che il Sacerdote avrebbe consacrato e che non ho fatto fatica a preparare. Ma alla fine della messa non ero contenta, non mi sentivo sazia.
Ho visto la lucina accesa nel confessionale, mentre stavo uscendo dalla chiesa.
Mi è venuta voglia di inginocchiarmi, sola,  davanti a te, per aprirti il cuore.
Non sapevo cosa avrei ricevuto da quell’incontro, ma ero sicura che non sarei tornata a casa a mani vuote.
Tu mi stavi aspettando, Signore, per benedire il mio ritorno a casa, per abbracciarmi, consolarmi, perdonarmi, darmi forza e coraggio.
In quello spazio angusto del confessionale, tu Signore, mi hai indicato la strada per ricominciare.
Per penitenza: tre Avemarie.
Ho scacciato dalla mente il pensiero che penitenze di questo genere non servono a nulla, e ho cercato un posticino davanti alla statua della Madonna, nonostante avessi fretta e la penitenza sono solita farla, mentre guido, dentro la macchina.
Mi sono dovuta fermare davanti a Lei per capire qual era l’ingrediente mancante.
Hai ragione Signore, avevo dimenticato tua madre, come consigliera e collaboratrice per fare il pane.
Avevo dimenticato che lei, di pane se ne intende, se con il suo sì ci ha dato te, Pane di Vita eterna, che  ogni giorno ti doni, sugli altari, a tutti gli affamati del mondo.

Il pane del cammino

Beata Vergine Maria del Rosario        
S. Giuseppe Sposo della B. V. Maria

13 settembre 1971 
13 settembre 2011

« Ricordatevi di tutto il cammino che il Signore vostro Dio vi ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarvi e mettervi alla prova, per sapere quello che avevate nel cuore e se voi avreste osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque vi ha umiliato, vi ha fatto provare la fame, poi vi ha nutrito di manna (man hu?, che cos’è?), che voi non conoscevate e che i vostri padri non avevano mai conosciuto, per farvi capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Il vostro vestito non vi si è logorato addosso e il vostro piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni»

(Cfr Dt 8,3-4).

Per le foto della cerimonia QUI

IL MAESTRO

Marco 6,30-34 –

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Gesù si dona a tutti, per tutti prova compassione.
E’ bisognoso di Lui chi annuncia il Vangelo e deve trovare spazio per la preghiera, la meditazione, l’ascolto della Parola, l’adorazione.
Non avevano tempo neanche per mangiare, i discepoli.
Gesù, pane di vita, si offre per saziare la loro fame ma anche per moltiplicare quel poco che gli viene offerto.
E’ l’Eucaristia che rende capaci di portare quel pane fino ai confini della terra.
Ci sono poi quelli che non hanno punti di riferimento, che cercano parole di vita, persone allo sbando che hanno bisogno di Lui, di loro, i discepoli a suo servizio.
Per questo la sosta è breve.
Ma hanno ancora tanto da imparare i discepoli.
Quando lo Sposo verrà loro tolto, il digiuno diventerà il loro maestro.

Risposte

 

 

 

 

 

 

 

Qualunque cosa rispondo, che non sia, "bene grazie", quando mi chiedono come sto, è commentato alla stessa maniera.

Dipende sicuramente dal tempo, anche se il cielo è terso e il sole spacca le pietre.

Ho finito per glissare sulla risposta e chiedere a mia volta la stessa cosa al mio interlocutore.

Se il bisogno è quello di essere ascoltati, "eccomi qui!", mi sono detta.

Così facendo, finisco per vivere la vita che vogliono gli altri, senza mai fermarmi su quella vera.

Questa mattina, il titolo di un giornale, dimenticato in cucina, mi ha rivolto la stessa domanda..

" Come stai?"

Mi sono chiesta cosa avrei risposto.

Poi sono tornata in camera e ho visto i segni della notte passata, lasciati sul comodino.

E ho scattato la foto.

Speriamo che si capisca.

Sono io, non temete!

(Giovanni 6,16-21 )

Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao.
Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro:
“Sono io, non temete”.
Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti. 
 

 Lorenzo Ghiberti  "Gesù cammina sulle acque".

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I discepoli dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, sicuramente erano stanchi, perchè, anche se c’era stato il miracolo, avevano dovuto provvedere a fare le distribuzioni e non è a dire che la gente, quando ha fame, sia calma e ordinata.

Così, stremati dal servizio ordinario e straordinario, umanamente era anche giusto che desiderassero andare a riposarsi, visto che la giornata volgeva al termine e stava facendo buio.

Ma proprio quando pensiamo che le emozioni e la fatica del giorno siano finite, quando lo stress emotivo è arrivato al limite, ecco l’imprevisto che ci chiama a mettere mano ai remi e a rimettere in discussione le sicurezze acquisite.

Gesù ci siamo scordati anche che faccia abbia, impegnati a fare più che a contemplare.

Eppure lui ci aveva detto di mettere da parte i pani avanzati, perchè nulla andasse sprecato.

Che non avesse previsto che di lì a poco saremmo rimasti di nuovo in panne e che ne avremmo avuto sicuramente bisogno?

Ma Gesù non ci giudica, ci guarda e sorride. " Non temete, sono io" e sale sulla barca. Lo sa che noi lo vogliamo sempre vicino e che non sempre il Pane Eucaristico ci parla di Lui.

Buona domenica

Cari amici, oggi qui c’è un sole sfolgorante, il cielo è sgombro di nubi, l’aria è tiepida, la luce s’irradia dapertutto.

Sono tornata dalla messa, ho acoltato la parola di Dio e il cuore mi si è spalancato. Mi è tornata la voglia di vivere, di fare, di dire la gioia che mi ha dato un così bell’inizio di settimana. Ebbene sì, oggi è il primo giorno della settimana, non l’ultimo come fino a poco tempo fa credevo. Pensare la domenica come termine, chiusura di una settimana di fatiche è schizofrenico, per noi cristiani è inammissibile.

Voglio ringraziare il Signore per questo ottavo giorno della settimana, perchè, grazie ad esso tutti gli altri hanno un senso.