Ai nostri governanti

LA RICERCA DELLA SAPIENZA
Il giudizio del Signore su chi esercita il potere

 Ascoltate dunque, o re, e cercate di comprendere;
imparate, o governanti di tutta la terra.
Porgete l'orecchio, voi dominatori di popoli,
che siete orgogliosi di comandare su molte nazioni.
Dal Signore vi fu dato il potere
e l'autorità dall'Altissimo;
egli esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi:
pur essendo ministri del suo regno,
non avete governato rettamente
né avete osservato la legge
né vi siete comportati secondo il volere di Dio.
Terribile e veloce egli piomberà su di voi,
poiché il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto.
Gli ultimi infatti meritano misericordia,
ma i potenti saranno vagliati con rigore.
Il Signore dell'universo non guarderà in faccia a nessuno,
non avrà riguardi per la grandezza,
perché egli ha creato il piccolo e il grande
e a tutti provvede in egual modo.
Ma sui dominatori incombe un'indagine inflessibile.
Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole,
perché impariate la sapienza e non cadiate in errore.
Chi custodisce santamente le cose sante
sarà riconosciuto santo,
e quanti le avranno apprese vi troveranno una difesa.
Bramate, pertanto, le mie parole,
desideratele e ne sarete istruiti.(Sap 6,1-11)

Amore

Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un’ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice.

Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9,00.

Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un’ora prima che qualcuno potesse vederlo.

Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi,

dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.

Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.

Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.

L’anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.

Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall’Alzheimer.

Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po’ tardi.

Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni.

Ne fui sorpreso, e gli chiesi:

“E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi è lei?”

L’uomo sorrise e mi battè la mano sulla spalla dicendo:

“Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi è lei…”

Fonte:http://www.pensieridelgufo.it/

Oltre il dio ignoto

(Mario D'Anna)


(At 17,15.22-18,1)

In quei giorni, quelli che accompagnavano Paolo lo condussero fino ad Atene e ripartirono con l’ordine, per Sila e Timòteo, di raggiungerlo al più presto.
Paolo, in piedi in mezzo all’Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che, in tutto, siete molto religiosi. Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare con l’iscrizione: “A un Dio ignoto”.
Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”.
Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’ingegno umano. Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».
Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dicevano: «Su questo ti sentiremo un’altra volta». Così Paolo si allontanò da loro. Ma alcuni si unirono a lui e divennero credenti: fra questi anche Dionigi, membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.
Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto.

La liturgia di mercoledì, VI settimana di Pasqua, ci mostra Paolo che, per crearsi i favori dell'Areopago, cerca di partire da ciò che lo accomuna ai pagani, per annunciare il Vangelo.
Ma fin quando si parla di Dio, creatore del cielo e della terra, tutti ascoltano, quando il discorso si posa su Cristo, l'atteggiamento degli interlocutori cambia di colpo, tanto da farsi beffe di quello che dice l'apostolo e allontanarsi di conseguenza.
Quelli che ascoltavano Paolo erano pagani, impreparati ad accogliere un annuncio così scandaloso da sembrare inverosimile e del tutto inventato, anche se poi alcuni si convertirono dopo quel discorso.
Oggi c'è da chiedersi se la situazione è cambiata , se gli uomini sono rimasti al Dio sconosciuto, di cui si può tranquillamente affermare che ha creato il mondo e quanto contiene senza che interferisca nelle nostre scelte di vita, oppure si sono convertiti a Cristo, il figlio di Dio, morto e risorto per noi.
Le vicende di questi giorni e non solo, confermano che Cristo è l'illustre sconosciuto dei nostri tempi, anche da parte di chi si professa cattolico praticante.
E quando il Papa ricorda ciò che ci contraddistingue, lo si accusa di non farsi i fatti propri perchè viviamo in uno stato laico.
C'è uno strano concetto di laicità che viene adoperato a seconda dell'estro, ma sicuramente, nella stragrande maggioranza dei casi per distinguere gli obbiettivi, i valori e l'operato proprio o di una classe politica o di un partito da quelli della Chiesa.
Bisognerebbe tornare a scuola e reimparare, o imparare a consultare il dizionario.
Laico viene dal greco laòs che significa popolo quindi laico= popolare.
Ma popolare è ciò che è buono per il popolo, alias per l'uomo, o ciò che fa piacere al popolo anche se non gli fa bene?
Lo stato di cosa si deve preoccupare? A cosa deve mirare?
A far contenti per una legislatura o far star bene per sempre?
La Chiesa mira a questo, tenendo presente l'insegnamento di Cristo dal quale non si può prescindere.
Se prima dell'incarnazione ci si poteva sbagliare, perchè il volto di Dio nessuno l'aveva mai visto, Gesù è venuto a mostrare il vero volto del Padre, attraverso le sue parole e la sua vita.
Ricominciare da Cristo è un'esigenza insopprimibile e inderogabile per tutta la società alla ricerca di cose buone per l'uomo.
Che, se fosse un cane gli costruiremmo una cuccia, se fosse un pappagallo, una bella gabbia, ma se è figlio di Dio, fatto a sua immagine e somiglianza è doveroso cercare di conoscere l'Originale.

Passaggio

DAL DIARIO

Gesù è risorto. Ma io?

Me lo sono chiesta la notte di Pasqua, quando il dolore mi ha avvinghiato e stretto nella sua morsa. Avrei voluto andare alla veglia, quest’anno. Era un sogno possibile, perchè non avevo impegni nella giornata di sabato che mi avrebbero potuto stancare.

Invece tutto è andato alla rovescia la vigilia, cominciando dalla mattina, quando sono entrata a casa di Franco, felice di poter programmare insieme a loro la giornata di festa, e ne sono uscita piegata in due.

Non pensavo che mi succedesse.

Il colpo della strega alla schiena dopo che per tre settimane medici, fisioterapisti e tanta preghiera erano stati usati per liberare le braccia da una morsa altrettanto invalidante.

Così la veglia l’ho fatta a casa, ad aspettare che il dolore passasse.

Pensavo alle letture, al clima suggestivo nella chiesa, la notte di Pasqua, al rito della luce, a quell’exultet accompagnato dal suono delle campane.

Nel letto a tutto questo pensavo con rabbia, con rancore perchè stavo male e non avevo nessuno che mi aiutasse.

Dio stava in Chiesa a celebrare la Pasqua con i fedeli e mi aveva dimenticato.

E’ passato ma non me ne sono accorta, ho detto a chi mi dava gli auguri di Buona Pasqua, il mattino seguente.

Speriamo che torni, dicevo. Terrò gli occhi più aperti; ma non avevo voglia di sentirlo parlare, né di seguire la messa del papa alla televisione.

Mi era venuta la nausea delle belle parole, perchè la misura era colma e io non le volevo sentire.

Eppure la nostalgia dell’incontro non potevo reprimerla, mi tornava sempre più forte, sì che con grande fatica e un supporto massiccio di antidolorifici sono andata all’ultima messa, accompagnata, appoggiata a Gianni, trascinando con fatica le gambe su cui gravava il peso di un corpo stremato.

E lì ho ascoltato una messa senza parole, tutto il tempo guardando il crocifisso e i crocifissi dell’assemblea.

Erano quelli che non erano potuti andare alla veglia: gli anziani che la notte hanno bisogno di riposare, i disabili che non hanno nessuno che li accompagni a quell’ora e quelli che solo di giorno trovano qualcuno che li sostituisca nel servizio alla persona a loro affidata.

Ho percepito che Dio era in quel dolore che aspettavo passasse, in quel dolore innocente che il pomeriggio di Pasqua aveva riempito la chiesa.

Era lì nella fragilità e precarietà della carne che ha trasformato in occasione di vita.

Questa mattina nella preghiera dei fedeli il ritornello era

“Signore aiutaci a riconoscerti quando passi”

Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte


Matteo 26,69-75
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici».
Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno».Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell'uomo!».
Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!».
Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!».
E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

 


Affrettiamoci
a conoscere
il Signore
(Os 6,3)

 

Solo chi lo conosce è pronto a dare la vita per Lui.

 

IL Donatore di Senso

La sofferenza deve evidentemente avere un senso, altrimenti la vita sarebbe insopportabile, ed esige quindi necessariamente l'esistenza di un Donatore di Senso.
È una vetta sempre innevata di oltre cinquemila metri, posta al confine tra Turchia e Armenia. È l'Ararat ove, secondo la tradizione popolare, si sarebbe arenata l'arca di Noè (in realtà la Genesi parla dei «monti dell'Ararat», l'antica regione di Urartu).
Ebbene, un noto scrittore olandese, Frank Westerman, intitola a questo monte un romanzo-reportage e lo fa diventare l'emblema del rapporto tra scienza e fede (ed. Iperborea 2009).
In questo crocevia incandescente si presenta anche lo spettro del dolore che spesso fa saltare le categorie filosofiche, i teoremi scientifici e le tesi teologiche (Giobbe insegna-).
La frase che ho proposto è significativa, soprattutto con quelle maiuscole: è necessario un «Donatore di Senso».
Sì, come accade a Giobbe, non bastano le compassate argomentazioni degli amici teologi.
È Lui, il Creatore, che deve rispondere.
Per questo la domanda, di fronte a sofferenze atroci, anche nella Bibbia è lanciata verso il cielo.
Quando un genitore tiene tra le braccia il figlio morto o, anche più semplicemente, un figlio gravemente disabile, l'urlo che gli sale dalla gola non riguarda più né il medico né l'amico, ma solo Lui.
E ora, tra le tante cose che si dovrebbero dire – ma con scarso esito – su questo tema, vorrei solo evocare le parole di un altro scrittore che fu un mio caro amico, Giuseppe Pontiggia (1934-2003), nell'autobiografico Nati due volte (2000).
Egli coglie così il significato della preghiera nel tempo della prova: nella disperazione "mi metto in contatto con una Voce che risponde. Non so quale sia. Ma è più durevole e fonda della voce di chi la nega. Tante volte l'ho negata anch'io per riscoprirla nei momenti difficili.E non era un'eco".


 

Il risveglio

Qualunque fiore tu sia,
quando verrà il tuo tempo, sboccerai.
Prima di allora
una lunga e fredda notte potrà passare.
Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento.
Perciò sii paziente verso quanto ti accade
e curati e amati
senza paragonarti
o voler essere un altro fiore,
perché non esiste fiore migliore di quello
che si apre nella pienezza di ciò che è.
E quando ciò accadrà,
potrai scoprire
che andavi sognando
di essere un fiore
che aveva da fiorire.
(Daisaku Ikeda)

Fonte: Qumran