Gesù ci chiama

“Li chiamò” (Mc 1,20)
A leggere il vangelo di oggi non sembra che Gesù abbia trovato difficoltà a reclutare i suoi discepoli, gli apostoli destinati a testimoniare tutto ciò che avrebbero ascoltato e visto stando con lui.
Testimoni della morte e resurrezione di Gesù ci continuano a rendere presente il Signore atraverso gli strumenti messi nelle loro mani, nell’amore radicato nei loro cuori.
“Convertitevi e credete al vangelo”
Così comincia Gesù la sua predicazione, dopo aver avuto dal Padre l’imprimatur, ma non so quanti siano stati convinti dalle parole che Gesù pronuncia all’inizio dell’anno liturgico ordinario.
Già perchè l’anno liturgico è cominciato con l’Avvento, un tempo che ci viene ogni anno riproposto per meditare sul grande mistero dell’incarnazione di Dio.
Un tempo di silenzio e di attesa, di sosta, di meditazione, aprendo le orecchie alle profezie che parlavano di cosa sarebbe accaduto e di come e di dove.
Se i contemporanei di Gesù si meravigliarono di quello che Gesù diceva o faceva o delle sue umili origini o della fine che fece, sicuramente furono abbagliati da altro. Come noi a Natale a tutto pensiamo fuorchè a lui perchè sono troppe le cose da sbrigare, i regali da fare, i pranzi da preparare, così allora i contemporanei di Gesù non si soffermarono sulle coincidenze tra la sua parola e la parola dei profeti, tra la sua venuta al mondo e il come e il dove e l’idea che si erano fatti.
Non siamo mai obbiettivi quando proiettiamo sugli altri le nostre aspettative, le nostre frustrazioni, i nostri difetti e poi non abbiamo mai la pazienza di aspettare.
I rapporti interpersonali sono sempre condizionati da giudizi, pregiudizi, giudizi anticipati, così la verità rischiamo di non conoscerla mai.
In questa pagina di vangelo pare che i primi chiamati non ebbero dubbi a seguire Gesù, senza che lo conoscessero.
Infatti per conoscerlo non bastarono i miracoli, nè le parole, nè il sacrificio, nè la resurrezione.
Lo Spirito Santo aprì loro gli occhi alla verità che ci hanno tramandato.
Lo Spirito Santo non ha privilegiato solo i primi discepoli, ma grazie a Dio lavora giorno e notte perchè tutti abbiamo la vita eterna.
Furono più fortunati i nostri antenati contemporanei di Gesù o noi?
Perchè se Gesù non lo incontri e non lo frequenti, non lo perdi di vista, se ti lasci da lui guidare e ammaestrare e nutrire, sicuramente puoi dire che sei suo contemporaneo, vale a dire che vivi il tempo senza fine, il tempo di Dio, l’oggi, il sempre, l’eternità.
Ma anche se tutte queste cose le ho sperimentate, è come se avessi un sacco bucato, buchi nella memoria, buchi nel cuore, o meglio pietre che non mi permettono di rendere immutabile e definitiva la mia salvezza.
Mi sento tanto fragile, piccola, incapace di tenerezza nei confronti di me stessa e degli altri.
Don Carlo Rocchetta parla della necessità di nutrire l’altro, di farlo vivere attraverso pochi gesti di tenerezza.
Quattro gesti al giorno aiutano a sopravvivere, ha detto.
“Vi farò pescatori di uomini” disse Gesù ai chiamati.
Come vorrei diventare molle come la creta del vasaio perchè il Signore di me faccia un vaso capace di donare amore e non giudizio.
Mi piacerebbe, e lo chiedo per questo tempo che mi dona di vivere .
Finora sono stata troppo severa anche se giusta.
Era il mio vanto quando insegnavo, non contravvenire alle regole e non commettere nei riguardi degli altri alcuna ingiustizia.
Ne andavo fiera.
Poi mi accorsi che solo l’amore rende giusti, l’amore e il rispetto per la diversità dell’altro, il non dare mai per scontato che una regola sia uguale per tutti.
Ma se con la testa l’ho capito, non ancora riesco a fare il salto, a piangere, a chiedere aiuto, a mostrare di me la parte vulnerabile.
Perchè da lì parte la compassione, la comunione, la condivisione.
Ieri mi sono commossa ad assistere per la prima volta ad un battesimo per immersione.
Il piccolo Carlo liberato da tutte le bardature che sono necessarie per proteggerlo dal freddo e non solo, nudo è stato immerso nella piscina minuscola dove era stata versata acqua calda, mista ad acqua di Lourdes.
La nudità mi ha fatto pensare all’essenziale, a come siamo noi di fronte a Dio da cui non dobbiamo difenderci e a cui non possiamo nasconderci.
E’ stato bello riflettere, attraverso quel rito, sul nostro bisogno di essere ricoperti dalla grazia di Dio, l’unica veste che ci garantisce la salute eterna.
Gesù oggi ci chiama e ci promette di essere noi pescatori di uomini, lasciando le nostre reti che ci impediscono di camminare liberi al suo seguito e di vedere e di sentire adeguando il nostro passo al suo ma sempre dietro, aggiogati al suo carro.
Maria, sposa dello Spirito Santo sia la guida perchè possa essere un giorno chiamata a vivere nell’intimità il Suo Amore sponsale.

Il regno di Dio è in mezzo a voi.

(Lc 17,20-25)
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

” Il regno di Dio è in mezzo a voi” dice Gesù ai suoi discepoli.
Lo dice anche a noi,oggi, dopo 2000 anni, e dobbiamo crederci.
Il regno di Dio è il Suo amore infinito, che  non sarebbe tale se fosse legato al tempo e allo spazio, come accade per i sentimenti umani.
Il regno di Dio è una condizione di vita, è un’esperienza di armonia e di pace che viene dalla realizzazione della volontà di Chi ci ha creato per amore e ci ha chiamato all’amore.
Nel Padre nostro, insegnatoci da Gesù, troviamo le caratteristiche del regno. Vivere con consapevolezza la condizione di figli di un unico Padre, riscattati e redenti da Gesù, divenuto nostro fratello, grazie al suo sacrificio .
Vedere in quello, che ogni giorno ci è dato, ciò che è necessario per vivere, senza dire che il cibo preparato é poco, senza pensare che altri ne hanno di più, senza essere turbati dall’incertezza del dopo.
Ma il regno di Dio si realizza pienamente quando saremo capaci di entrare nel mistero di quel pane straordinario e vivificante che è il perdono, il dono per eccellenza, che continua ad elargirci il Signore attaverso i Sacramenti.
Signore donaci di questo pane ogni giorno, sì che possiamo fare altrettanto, per renderti visibile al mondo e fare esperienza di paradiso.

Il regno di Dio è in mezzo a voi

Simone Martini: Storie di San Martino – La divisione del mantello

Lc 17,20-25
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

“Il regno di Dio è in mezzo a voi”
Dio è vicino a noi.
Guardiamoci attorno: di lui nessuna traccia.
Se è vicino e non lo vediamo o siamo ciechi o lui non c’è, oppure ce ne siamo fatti un’immagine errata che ci induce in errore.
Perché per riconoscere una persona, per trovarla, dobbiamo sapere chi stiamo cercando, avere elementi che lo identifichino: una foto, un’immagine, un’impronta digitale.
Per vedere vicino il regno bisogna scorgere, seppellita nel cuore, quell’immagine, quell’impronta impressa in ognuno di noi.
Basterebbe guardare l’uomo, qualsiasi uomo per riconoscerlo.
Ma come?
Riconoscere Gesù in un malfattore, un carcerato, un clandestino, uno che non è dei nostri, malato, affitto, affamato, nudo.
Gesù è in ciò che c’è o in ciò che manca alle persone che ci sono vicine?
Ho pensato che ogni volta che ci relazionano con gli altri il pensiero va come dovrebbero essere, a quello che dovrebbero fare e non fanno.
E lì Gesù.

Io sono il Signore Dio tuo

Matteo 16,24-28 – Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

"Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua."

Rinnegare se stessi non è facile, è estirpare con la grazia del sacramento battesimale, il peccato originario.

Accettare regole imposte dall’alto non ci piace, specialmente se non capiamo perchè dobbiamo rispettarle e non conosciamo chi ce le impone.

Gesù è venuto a svelarci i misteri del regno, a mostrarci il volto del Padre, ma bisogna seguirlo sulle strade che ci indica, specie quelle in salita, come il Tabor, il Getzemani, il Golgota, il monte delle beatitudini.

Conoscere Gesù è la via che conduce alla verità tutta intera di un Dio che ha fatto bene ogni cosa.

Adamo ed Eva vollero prescindere da chi ne sapeva più di loro su come far durare in eterno la permanenza dell’uomo nell’Eden, la casa di Dio, destinata non solo a loro, ma a tutte le generazioni future.

Adamo ed Eva vollero fare di testa loro, come spesso capita anche a noi, pensando di saperne più del Padreterno sul nostro futuro, sulla qualità e sulla durata della nostra vita.

Agiamo come se dovessimo vivere in eterno, ma facciamo tutto il contrario per raggiungere lo scopo.

Oggi il Vangelo ci invita ad assumerci le nostre responsabilità sul destino individuale e comunitario, chiedendoci di portare ognuno la propria croce, vale a dire il sì alla volontà di Dio, che è volontà di bene per ogni creatura.

Sguardi.

Marco 1,14-20 –
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”.
Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

Gesù ci chiama. Si è fatto grande Gesù.

E’ ora di disfare il presepe, di riporre il bambinello in cantina, custodirlo per il prossimo anno.

Ma Lui ci continua a parlare attraverso la liturgia.

"Il regno dei cieli è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo".

Un appello alla conversione l’abbiamo sentito all’inizio dell’Avvento: un invito a fare piazza pulita di ciò che non ci serve, che non serve a nessuno, un invito a seguire il Battista, ad entrare nel deserto per prepararsi come si deve all’incontro con Lui.

Ma se c’è un periodo controindicato per fare deserto, è proprio il Natale e i giorni che lo precedono.

Non c’è nulla che ci faccia pensare all’essenziale.

Nella civiltà dei consumi, il Natale è l’occasione per cercare il superfluo da aggiungere all’altro superfluo, al quale ci siamo abituati.

E’ incredibile quanti rifiuti si ammassino ai bordi delle strade i giorni dopo la festa.

Questa mattina volevo trattenermi un po’ di più in chiesa, dopo la messa, perchè le feste sono finite e finalmente avevo il tempo per prendermi quello che con il Natale mi è stato negato.

Un po’ di tempo per Lui, un po’ di tempo per fargli gli auguri, per benedirlo e ringraziarlo di tutto quello che continua a donarmi.

Ma avevo sbagliato giorno.

Stavano smobilitando il presepe e ripulendo la Chiesa.

Ho pensato che, quando abbiamo a che fare con Gesù, c’è sempre da riflettere sullo sporco che lo circonda e che sembra lasciarsi dietro.

Certo che quando non facevo il presepe la casa rimaneva pulita, quando non invitavo, ma mi lasciavo invitare, lo sporco lo lasciavo agli altri.

Ora che sono diventata grande, è arrivato il momento che anch’io mi sporchi, mi immerga in questo mistero di grandezza e miseria, di luce e di tenebre, di amore senza confini.

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,dice Isaia.

L’ho sentito alla messa di ieri, Battesimo del Signore.

Ieri il Padre ce lo ha presentato, il Figlio di Dio. Se non volevamo credere al Battista, agli angeli, alla stella cometa, dovremmo credere a Lui, il Creatore e Signore del cielo e della terra.

Ma ci basta?

Non sembra a quanto pare, visto come vanno le cose.

Il primo giorno del tempo ordinario vediamo Gesù all’opera.

E se nel Battesimo del Giordano si lascia guardare e definire dal Padre attraverso lo Spirito e in quello sguardo si specchia, lo stesso che lo risusciterà nella tomba, ora è lui che guarda per scegliere i suoi primi discepoli.

E’ sempre un incontro, un’incrocio di sguardi, quello che ti fa risuscitare, cambiare posizione, dire di sì lasciando tutto.

Ma cos’ha di tanto speciale Gesù per convincerci?

Un bambilello fa tenerezza.

Ricordo che Giovanni, quando lo vide in chiesa e toccandolo si accorse che era freddo pensò che aveva bisogno di una copertina.

Non ebbe pace finchè non gliela portò.

Allora mi commossi e pensai che una copertina per il bambinello è facile reperirla.

Ma Gesù si fa grande e la copertina ci accorgiamo che non basta.

Seguirlo implica rinunzie forti e a volte molto dolorose.

Se vuoi stare con Lui ti devi dimenticare di tutto, perchè non ha dove posare il capo.

Almeno nella mangiatoia c’era la paglia e poi l’asino e il bue gli facevano caldo e poi c’erano Maria e Giuseppe che si occupavano di Lui.

Sulla croce avrà lo stesso abbigliamento di quando è nato, il posto dove posare il capo più duro e doloroso.

"Il regno di Dio è vicino", dice Gesù.

Ma quale sarà questo regno, dove trovarlo?

Lui è qui oggi e ci chiede di seguirlo.

Quello che importa, dopo avergli detto di sì, è non perderlo di vista, permettendogli di farci da specchio perchè nei suoi occhi possiamo scoprire il tesoro nascosto in ognuno di noi e che solo Lui ci può rivelare.

E’ forse questo il regno di Dio?

Ora che mi ricordo, qualcuno ha detto che non il fango ha guarito il cieco, ma il dito di Dio nel fango.