Diventare grandi

Emanuele è diventato grande.
Finalmente anche a lui cadono i denti come a quelli della scuola primaria.
La scuola materna gli si sta facendo un po' stretta, poichè cresce a vista d'occhio e sembra voglia superare i duemetri del padre.
Ricordo
quello che scrissi quando cominciò ad andare solo.
Quanti passaggi, quante speranze, quante delusioni.

Questa mattina sono andata dal dentista per salvare gli ultimi denti rimasti, ben pochi in verità, e mi sto sforzando di ricordare cosa provai quando mi cadde il primo dentino.

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Angeli e dintorni


Ho sempre pensato che gli angeli fossero un’invenzione, come le fate e gli gnomi delle favole.
Disturbavano la mia intelligenza, non la mia fede, perchè non riuscivo a comprendere quale fosse la loro reale funzione nei nostri confronti.
L’"Angelo di Dio", quindi, se aveva senso recitarlo , quando ero piccola, oggi non più.
Altrimenti mi sembrerebbe fare un torto allo Spirito Santo che Gesù ci ha lasciato, una volta finita la sua missione.
Mentre questa mattina mi si riproponeva il dilemma di tutti gli anni, in occasione della festa dei SS Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e, a distanza ravvicinata, come se non bastasse, quella degli Angeli Custodi, il 2 ottobre, un’idea mi ha fulminato.
Se esistono gli angeli cattivi con a capo Satana, della cui esistenza non ho mai dubitato, perchè non credere che esistono i buoni, quelli rimasti fedeli al Signore?
Il fine ultimo della creazione è l’uomo impastato di terra e animato dal soffio divino.
Che Dio non abbia creato gli angeli in previsione di una nostra inadeguatezza a combattere con degli spiriti puri,come sono le forze del male?
Lo Spirito Santo di per se basterebbe a sgominarli; ma fin quando siamo su questa terra, dobbiamo fare i conti con i nostri limiti, perchè se il nostro contenitore non è completamente vuoto fa fatica ad entrare o se il vetro è appannato o sporco la luce non filtra.
La luce di Dio viene riflessa, invece, in modo perfetto sugli angeli che vivono al suo cospetto, che a loro volta la dirigono sui nostri più accaniti avversari, mandandoli in fumo, come accade con gli specchi ustori, usati da Archimede.
Così oggi a Giovanni ho parlato degli angeli e della storia di Archimede passato alla storia per le sue geniali invenzioni.
Il pomeriggio è finito guardando un film di Walt Disney sul geniale e pasticcione Archimede Pitagorico, eroe dei cartoni animati.

Vista


Quando ero piccola, invidiavo mia sorella che aveva gli occhi grandi, neri, con lunghe ciglia.
Poi lei mise gli occhiali, io no.
Non appena l'età me ne diede il permesso, mi preoccupai di mettere in risalto i miei occhi con un trucco sapiente.
Anche quando mi accorsi che le immagini sfocate dello schermo non dipendevano dall'anzianità del televisore (avevo 35 anni),continuai a cercare negli ombretti, nei rimmel e nelle creme, il rimedio per rendere più visibili gli occhi, attraverso le inevitabili e odiate lenti.

Reduce dall'ennesimo intervento all'occhio sinistro penso a quanto sia importante vedere, più che essere visti.

Il seminatore uscì a seminare.

Matteo 13,1-9
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Leggendo questa parabola, mi sono chiesta che tipo di terreno fossi.
Ho pensato a quando la mia identità la facevo dipendere da quello che gli altri pensavano, dicevano, facevano.
Sono stata strada di tutti, senza appartenere a nessuno, su cui le impronte dei carri, dei cavalli e dei cavalieri si sono sovrapposte senza cancellarsi a vicenda.
Porto i segni di quei passaggi da cui sono stata calpestata, dilaniata, sfigurata.
Poi è arrivato il Signore quando ero solo terra fragile e smossa, non adatta neanche per fare il sentiero.
Vi ha gettato il seme e io l’ho accolto, nel grembo l’ho custodito e ho cominciato a prendere forma..da Lui.
Non sapevo chi fossi, dove andassi e Lui me l’ha svelato, pian piano che la sua Parola cresceva dentro gli anfratti aperti dall’aratro del dolore e del fallimento.
Poi il sole, il vento, la pioggia hanno ricompattato le zolle e il seme ha dato il suo primo turgido germoglio.
Da allora sono in vigile attesa perchè niente si perda di ciò che gratuitamente iI Signore continua ad elargirmi.
Sto imparando da Lui la difficile ma non impossibile arte del contadino.

Sequela

Gv 1,43-51
In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

"Abbiamo trovato il Messia".
Come spiegare il fatto che in così breve tempo i primi chiamati abbiano riconosciuto il Messia?
Anche le parole che hanno sentite da San Giovani l’Immergitore non sono sufficienti a spiegare il fenomeno.
Sul piano umano (umanità di Gesù) non si spiega questo colpo di fulmine tra uomini maturi, per giunta rudi o rozzi lavoratori manuali.
Tutti aspettavano e cercavano il Messia, come d’altronde, tutti gli ebrei (fino ad oggi).
Criteri sociali e/o teologici, che c’erano sicuramente, non spiegano come i primi apostoli lo abbiano recepito subito e in uno sconosciuto senza rilievo.
"Non è questi il figlio del carpentiere ?"
Che ha di speciale Yoshua ben Youssef per essere il nostro messia?

Gv 1,42 Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».
Mc 10,21 Gesù fissatolo lo amò
Gv 1,50 E Gesù: "Tu credi solo perché ho detto che ti ho visto sotto
il fico? Vedrai cose ben più grandi di questa.

Molto probabile che per tutti si sia trattato di uno sguardo, di un sentirsi guardati in modo nuovo, di sentirsi amati, per la prima volta, in modo speciale, unico, vero.

I treni


1Gv 2,3-11

Chi ama suo fratello, rimane nella luce.
Figlioli miei, da questo sappiamo di avere conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di rimanere in lui, deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato.
Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto da principio. Il comandamento antico è la Parola che avete udito. Eppure vi scrivo un comandamento nuovo, e ciò è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e già appare la luce vera.
Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.

Le parole della lettera di Giovanni, che oggi la liturgia  propone alla nostra riflessione, mi sono sembrate difficili ad una prima superficiale lettura,.
Poi, però si sono illuminate, ripensando alla luce che si è accesa negli occhi del piccolo Emanuele, quando il nonno gli ha proposto di andare alla stazione a vedere l’arrivo dei treni.

La stessa luce che brillava nei suoi, quando il bambino gli ha risposto con un abbraccio.

Umiltà

Luca 14,1.7-11 -Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Oggi il Vangelo ci fa riflettere sull’umiltà che spesso pensiamo si esaurisca nel riconoscerci piccoli, limitati, inadeguati, di fronte a Dio.
Non ci vuole molto ad ammettere che Dio è più grande, più bravo , più buono, più capace di noi.
Il difficile viene quando dobbiamo riconoscere gli altri migliori di noi.