Il nome

Il mio nome, Antonietta, mi era sempre sembrato un dispetto di chi me l’aveva affibbiato, con la scusa che non ci si poteva sottrarre alla tradizione di imporre i nomi dei nonni, prima paterni e poi materni.
E siccome io ero la seconda, mi toccò quello di una nonna che non mi aveva allevato e che avevo avuto modo di conoscere poco, visto che morì quando io ero ancora  molto piccola. La parola di Dio mi aiutato a dare valore a ciò che pensavo non ne avesse

Isaia, 43, 1-3 a.4-5
“Non temere, perché io ti ho riscattato,
ti ho chiamato per nome:tu mi appartieni.
Se dovrai attraversare le acque, sarò con te,
i fiumi non ti sommergeranno;
se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai,
la fiamma non ti potrà bruciare;
poiché sono il Signore tuo Dio,
il Santo d’Israele, il tuo salvatore.
Perché tu sei prezioso ai miei occhi,
perché sei degno di stima e io ti amo

Queste le parole che mi portarono a riflettere su quanto sia importante il nome che ci viene dato, perché nel nome Dio ha scritto tutta la nostra storia, presente passata e futura, inserendola nel suo progetto di salvezza.
Così, illuminato dall’alto, è venuto alla luce, per risplendere tutto, il tesoro prezioso che questa nonna aveva lasciato in eredità, a tutti, figli e  nipoti che godiamo oggi della consolazione di una famiglia unita e in pace,una famiglia che la vide madre di cinque figli a cui insegnò l’arte di amarsi, comprendersi e aiutarsi sempre, in ogni circostanza, pur essendo nati da padri diversi
Nonna Antonietta me la ricordo con un rosario in mano quando scoppiavano i temporali e lei ci chiamava a raccolta sul suo lettone a recitare le avemarie.
Alla Madonna affidava le sue paure, a lei si rivolgeva perché il Padre celeste non facesse distinzioni nel salvare tutti quelli che le erano stati affidati.
Nel mio nome è scritto un passato che deve diventare presente, nel rispetto per gli anziani, nella testimonianza che la famiglia è un valore imprescindibile, nell’essere operatrice di pace, nella devozione alla nostra Mamma celeste perché ci aiuti a sentirci figli di un unico Padre e fratelli in Gesù.
Il 13 giugno, festa di S.Antonio da Padova, non sono mancati mai gli auguri da parte di tutti quelli che attraverso di me  volevano ricordarla.
Non potendo cambiare quel nome. che continuava a non piacermi,  pensai almeno di cambiare il santo di riferimento, scegliendo S.Antonio abate, monaco, che si confaceva meglio al mio desiderio di vivere il mio rapporto con Dio in solitudine, staccata dalle cose del mondo.
Solo più tardi ho capito che non a caso il mio santo protettore è quell’Antonio da Padova, divenuto santo per la sua infaticaticabile opera di evangelizzazione per la quale non si risparmiò, fino a minare fortemente la sua salute sì da morirne.
Nel mio nome c’è quindi scritto anche l’invito a scendere nella mischia, a non aver paura di contaminarmi, a mettere la luce sopra il lucerniere confidando solo in Lui che mi dà forza.
Dimenticavo. Come secondo, ho il nome di Maria, come anche le mie sorelle.
Le nostre mamme non avevano paura ad ammettere che da sole non ce l’avrebbero fatta a provvedere ai bisogni dei figli, così li affidavano, anzi li consacravano alla Madonna.
Questo pensiero mi commuove e mi consola, perché ho una grande famiglia in cielo che fa il tifo per me.

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