SABATO SANTO

Te ne sei andato Signore Gesù! Non siamo stati capaci di vegliare con te, di starti vicino  fino alla fine. 

Unirci a te nella passione  avrebbe comportato amare, come tu le hai amate, le persone che il Padre ti ha dato. Tra queste ci sono anche i nostri nemici, quelli che non ci amano, che non ci vogliono, che ci tradiscono, nonostante abbiamo fatto loro del bene: gli imperdonabili, che non si meritano niente perchè non danno niente.

Signore Gesù, ci hai lasciato il tuo corpo, appeso alla croce, dopo averci nutrito del Pane di vita.

Questa volta dobbiamo aspettare fino alla notte di Pasqua, per riassaporare quel cibo di vita eterna.

Ma come la manna che il venerdì si raccoglieva anche per il Sabato, l’unico giorno in cui era permesso farne provvista, così abbiamo fatto, ieri sera, certi che tu non ci lascerai soli ad affrontare questo silenzio di morte.

Con tua madre vogliamo pregare e sperare che il tuo sacrificio non sia stato vano per nessuno di noi.

foto:http://digilander.libero.it/arrigomuscio/audiocassetta%20adorazione_file/image002.jpg

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Sabato santo

 

Oggi, sabato santo, le chiese sono sguarnite di fiori e di arredi. Un drappo viola copre le immagini sacre. Il tabernacolo aperto mostra la desolazione del furto assassino.

Dove cercare Gesù? Dove trovare conforto in quest’ora di cordoglio e di paura? Dio ci ha forse abbandonati, non fosse altro che per un giorno?
Mi è capitata davanti un icona con cui la Chiesa Orientale narra la storia della resurrezione.
Vi è raffigurato un Dio che scende, si abbassa ancora di più, per andare agli Inferi e liberare i prigionieri.
“Perché mi hai abbandonato?, dice Gesù sulla croce, “Perché ci hai abbandonato?” diciamo noi oggi, vedendo il tabernacolo vuoto, “ Perché ci hai lasciati soli a meditare sul dolore innocente e sulla distanza abissale che separa il cielo dalla terra, da questa nostra umanità fragile, indifesa e sofferente?”
Il tabernacolo è ancora vuoto, la porta aperta.
Gesù sta sperimentando la massima distanza dal Padre, nel regno dei morti, gli Inferi, per l’appunto.
Ho pensato alle nostre distanze, quelle che ci dividono dagli altri, quelle che spesso sentiamo separarci da Dio, volute e non volute, e mi è venuto in mente quello che facciamo per tenere unite le cose: una saldatura, un nodo, un filo intrecciato.
Ho pensato poi all’abbraccio che tiene unite le persone, l’abbraccio che significa:mi fido di te, perché ho il cuore scoperto.
Sulla croce l’uomo ha inchiodato l’abbraccio di Dio e Lui si è fatto inchiodare, perché dal suo cuore uscisse la linfa che tiene attaccata la terra al cielo, il Padre al Figlio, i figli al Padre, anche quando pensano di vivere nell’inferno.
Quella porta aperta del tabernacolo oggi, sabato santo, mi parla di braccia spalancate, di porte aperte, di Spirito Santo che continua a mandare la sua linfa vitale su tutta la Chiesa.
In attesa che la liturgia celebri l’ingresso nel tempo di Dio, l’ottavo giorno, voglio vivere questo momento come occasione di grazia, dove un tabernacolo vuoto mi parla di un invito a nozze dove lo Sposo sta preparando, per me e per tutti, una festa che non avrà mai fine.
7 aprile 2007