Luce

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“Voi siete luce del mondo “(Mt 5,14)

Questa notte è stata ancora una notte drammatica, ancora la bestia si è accanita su di me, la bestia che mi toglie il respiro, mi tappa la bocca, mi toglie la luce e la forza di cantare le tue lodi.
Da un po’ di giorni si ripete questa triste liturgia, questa dolorosa battaglia in cui le sevizie, gli attacchi si moltiplicano, mentre le mie forze vengono meno.
Voglio ringraziarti, Signore, per il compagno, lo sposo che mi hai messo accanto che non dorme, ma usa le armi della luce per difendermi e farmi riposare.
Le armi sono la preghiera a Maria, l’invocazione allo Spirito Santo, mani benedette e sante che si stanno addestrando alla battaglia e diventano sempre più efficaci per difendermi dal male.
Ti voglio benedire Signore perchè hai trasformato la valle di Acor in porta di speranza, perchè ci stai facendo capire cosa significa essere sposi, rispondere all’altro, rispondere dell’altro, dare all’altro ciò che tu gratuitamente doni a chi con le mani aperte cerca la tua Grazia, il tuo aiuto, la tua protezione.
Quando Gianni prega su di me e per me io non sono in grado di unirmi alla sua preghiera tanto sto male, e mi limito a dire “Ascolta la sua preghiera, Signore”
E’ quando non abbiamo niente da dare che ti portiamo nella tua interezza.
Stiamo facendo esperienza di povertà, di persecuzione, di dolore, di inadeguatezza dei nostri strumenti umani, entrambi.
Mai come ora abbiamo sentito insopprimibile il desiderio di rivolgerci a te, di contare solo su di te, di aspettare da te la beatitudine promessa.
Il nostro matrimonio si sta trasformando in un sodalizio con te, sempre più stretti a te e a Maria che ci hai donato perchè le spade che ci trafiggono l’anima diventino spade d’amore e di gratitudine a te che ci hai associato al tuo progetto di salvezza.
Tu dici che siamo la luce del mondo, il sale della terra e noi vogliamo crederci, ma anche realizzare ciò per cui tu ci hai creato.
Per questo ti prego Signore squarcia il tuo cielo e scendi e non permettere che le ombre della notte offuschino la luce che viene da te o rendano insipido il sale che rende gustoso il cibo quotidiano.
Cosa offrirti o Dio che nell’intimo non ti abbia già dato?
Sono qui che aspetto cieli nuovi e terra nuova, sono qui perchè credo che tu ci hai già salvato.
Aiutaci a non smarrirci, disorientarci durante i feroci attacchi del nemico. Non offuschi mai con la sua ombra la luce che viene da te solo, Signore.
Rendici specchio immacolato e puro per immillare la tua luce, rendici acqua sorgiva limpida e accogliente perchè possiamo ad essa dare il sapore delle cose che ti appartengono.

Lo Sposo

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” Berranno il vino, coltiveranno giardini”( Am 9,14)
Finalmente una parola di speranza dopo tanti giorni in cui il profeta Amos ci ha duramente redarguito sulle conseguenze del nostro cattivo operato e Gesù ci ha prospettato le esigenze imprescindibili della sua sequela. 
Lasciare tutto, rinnegare se stessi, non voltarsi indietro e caricarsi della  croce.
Umanamente quello che dice Gesù è pura follia, perché  siamo portati a fare tutto il contrario di quello che dice ci faccia bene.
Perciò in questa vita ci dà negli assaggi , anticipazioni di paradiso, frammenti di luce, scintillanti che si accendono e si spengono non appena vuoi diventarne padrone mettendolo in cassaforte.
Le candele senza aria, al chiuso di un baule si spengono, lo sappiamo, ma continuiamo ad illuderci che quella luce la possiamo monopolizzare solo per noi e per sempre.
Oggi Gesù si presenta come novità assoluta, come qualcosa che non può assolvere alla sua funzione se lo mischi, lo unisci, lo contamini con qualcosa che ha ormai cessato di funzionare.
In questo caso è la legge, i riti, le prescrizioni che vengono meno con la sua venuta.
Quando lo Sposo è presente non serve mandargli lettere, regali, telefonargli, per sentirlo vicino.
Quando ci si incontra si pensa solo a fare festa, a godere dell’amore che ci unisce, a vivere l’esperienza dell’eterno, dell’uno e distinto, dell’infinito, della trascendenza, della comunione.
“Quando lo Sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.”
Così dice Gesù.
Fin quando c’è viviamo la gioia del banchetto di nozze, perché non sappiamo se e quando ci ricapita ancora.
E’ bello, straordinario vivere con Lui accanto, sentirlo sempre presente, non avvertire mai i morsi della fame, ma a volte, per quanti sforzi facciamo, Dio tace, il digiuno ci fa star male.
La fede è basata sulla speranza che berremo vino e coltiveremo giardini, come dice il profeta Amos, ma non è poi così scontato essere sempre svegli, di guardia a scrutare l’orizzonte, ad affinare le orecchie per sentirlo passare nel soffio leggero del vento.
Mi piacerebbe in questo periodo difficile della mia vita sentirlo più vicino, senza dover continuamente fare atti di fede, mi piacerebbe che venisse più spesso a visitarmi, a farmi compagnia, a togliermi il magone, a placare il tumulto dei pensieri, il disorientamento per tutto ciò che è nuovo e non conosco, che non posso tenere sotto controllo.
Mi piacerebbe che la sua pace scendesse su di me e io la possa comunicare a chi mi sta accanto perché smettiamo di farci una guerra inutile e dannosa.
Mi piacerebbe con Lui aprire gli occhi alla meraviglia dell’inizio e credere che è possibile ricominciare tutto da capo, immettere le esperienze passate presenti e future nell’unico giorno senza fine, il giorno delle occasioni favorevoli, delle opportunità di grazia, l’ottavo giorno, quello della Sua resurrezione.
Mi piacerebbe sentirmi risorta in questo tempo di fatica e di dolore, mi piacerebbe sentirmi ogni mattina chiamare per nome mentre lo cerco tra i fiori del mio giardino.
Lo aspetto nel trasalimento dell’anima, nello stupore dei nuovi germogli che si affacciano sugli steli nudi, mi piacerebbe che il vento accarezzando la mia pelle mi trasmettesse il calore delle sue carezze, che il cinguettio degli uccelli al mattino  mi parlassero di lui senza dover cercare gli occhiali per leggere le sue parole sul sacro Libro.
Mi piacerebbe fare meno fatica a vivere questa straordinaria esperienza con Lui che si nasconde nei dirupi, che mi fa attendere, che mette a dura prova la mia fede.
Ma io non ho che Lui e non mi arrendo.
Continuerò a cercarLo anche quando le forze verranno meno, perchè la nostalgia dell’infinito è penetrata nei più segreti anfratti della mia terra desolata.
 
 Solo quando avremo taciuto
(Tonino Bello)
Solo quando
avremo taciuto noi,
Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi
solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano
le grandi cose della vita:
la conversione,
l’amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa
pure per noi,
e il Cielo non risponde
al nostro grido, e la terra
rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell’abbandono
rischia di farci disperare,
rimanici accanto.
In quel momento,
rompi pure il silenzio:
per dirci parole d’amore!
E sentiremo i brividi della Pasqua.

Lo Sposo

nozze mistiche di santa caterina de' RicciSanta Caterina da Siena (Nozze mistiche)

«Ecco lo sposo! Andategli incontro!» (Mt 25,6)

 

Giovanni ha un’idea della Chiesa che a prima vista può sembrare stravagante, come apparve a me la prima volta che lo sentii dire che, se stavo in Chiesa con Gesù, sicuramente mi stavo sposando.

Eravamo a Loreto quando accadde.

Aveva da poco compiuto due anni e ce n’era voluta per staccarci da lui che non voleva ce ne andassimo in vacanza.

La vacanza, come la chiamava lui, in verità era un’opportunità che stavamo cogliendo per fare la revisione sul nostro progetto matrimoniale, sulla nostra relazione sponsale.

Una settimana di ritiro nella casa del RNS Sacra Famiglia di Nazaret a Loreto per prepararci alla preghiera di effusione di coppia.

Era la prima volta che il RNS si cimentava quella che era la scoperta della grazia sacramentale.

Giovanni era troppo piccolo per capire cosa stavamo facendo, del resto non l’avevamo capito neanche noi.

Giovanni però ha colto nel segno quando alla sua domanda: “Dove state ?” ho risposto

“In Chiesa, con Gesù”

“Allora nonna Etta si sta ‘pposando!”.

Mi è venuto naturale consigliare a mio figlio di portare questo bambino in Chiesa non solo in occasione dei matrimoni.
Solo oggi mi rendo conto di quanto avesse ragione. Lo sposo è Lui, il Signore e se siamo con Lui sparisce ogni altra persona.

(Mt 11,25-30)
In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Incontri

 
 
 
 
Meditazioni sulla liturgia di
 LUNEDÌ dell’ANGELO
 
Letture: At 2,14.22-32; Salmo 15; Mt 28,8-15
“Gli abbracciarono i piedi e lo adorarono”(Mt 28,9)
Gesù finalmente si fa trovare, da chi lo cerca con cuore sincero.
.Non bisogna perdersi d’animo, ma avere fede, perchè non a tutti è dato di vederlo subito e riconoscerlo e credere che è risorto veramente.
Bisogna precederlo in Galilea dove la sua parola è risuonata per più tempo, dove le tracce del suo passaggio sono ancora scolpite nel cuore e nella mente, dove anche i sassi parlano di Lui.
Ma il tempo nessuno lo conosce, il tempo necessario perchè la fede si rinsaldi, la speranza diventi certezza di vita piena eterna incorruttibile.
Quaranta giorni Gesù camminò con la gente della sua terra, quaranta giorni dura il tempo di Pasqua , il tempo dell’attraversamento del deserto alla volta della terra promessa.
Quaranta è un numero simbolico per indicare un tempo intermedio, non concluso, ma un tempo necessario per imparare che non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Gesù continua a parlare oggi a noi che abbiamo fame e sete di giustizia, di senso, di verità, di amore, come quelli che vissero 2000 anni fa, come quelli che ci seguiranno alla ricerca della terra promessa.
Un miraggio a pensarci se uno legge le vicende della storia del popolo eletto e poi la nostra di Cristiani che hanno creduto a chi ci ha raccontato tutto di lui, i testimoni del vangelo.
Un miraggio, perchè gli Ebrei con le unghie e con i denti si contendono quello che ritengono sia loro esclusiva proprietà, attaccati da ogni parte, difesi da muri e da bombe intelligenti.
E noi che apparteniamo all’Occidente evoluto forse oggi che è pasquetta possiamo commuoverci davanti a un prato fiorito, durante la gita istituzionale di pasquetta, ma nessuno ha ancora imparato la difficile arte del contadino.
Ma dov’è questa terra?
Viviamo chiusi nei nostri appartamenti e lasciamo che gli ultimi, i poveri, gli extracomunitari coltivino per noi ciò che noi facilmente possiamo trovare al supermercato per imbandire la nostra tavola.
Gesù è la nostra terra, la terra da coltivare, concimare, , il suo corpo di carne che è ancora piagato, sofferente, bisognoso d’amore.
Quando Tommaso mise le mani nei fori delle mani e dei piedi non erano piaghe finte.
Questo non dobbiamo mai dimenticarlo.
Il corpo di Cristo è vivo e per questo prova dolore, il suo corpo è il nostro corpo, il corpo che con il Battesimo ci ha innestato a Lui.
Quanti Gesù ci vengono incontro ogni giorno senza allontanarci tanto da casa, quanti Gesù aspettano che noi li cerchiamo e li abbracciamo e ci prendiamo cura di loro.
Gesù ci aspetta ad ogni angolo della nostra storia, ci aspetta ma con connotati diversi.
Per questo chi va in giro con l’immagine che se ne è fatta è difficile che lo trovi.
Se penso che io l’ho incontrato mentre in una chiesa cercavo una sedia che mi ha permesso di ascoltare senza troppi problemi statici la Sua Parola!
Dicevo della terra che Gesù ci ha consegnato da irrigare con il sangue e l’acqua del suo costato. Una terra dove l’amore fa vedere il colore dei fiori e sentire il loro profumo.
Una terra che si trasforma in un giardino, la meraviglia dell’inizio, dove tutto ti è dato se tutto ti dai.
Grazie Gesù che non ti fai trovare spingendo un bottone, pagando un tichet, usando la preghiera o le opere buone come merce di scambio.
Grazie perchè ti doni gratuitamente a tutti quelli che ti cercano con cuore sincero e solo da te aspettano istruzioni per imparare l’arte difficile del contadino, vale a dire per imparare ad amare.
Chissà se oggi ti incontrerò’ so che tu mi verrai incontro e che mi risparmierai la fatica di spostarmi visto come sono messa.
Ti voglio abbracciare i piedi, ti voglio adorare come le donne che il Vangelo oggi ricorda.

Farò la Pasqua da te

 
(Mt 26,14-25)
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Il tradimento di Giuda da domenica, che abbiamo letto il Passio, è la terza volta che ci viene presentato e io penso cosa il Signore mi vuole dire quando annuncia la sua passione e la sua morte.
Le immagini dei disperati che sempre più numerosi affluiscono sulle coste della nostra nazione non le posso dimenticare.
Sono immagini crude, immagini che toccano l’anima, che ci scuotono e ci interpellano.
Ma da dove escono tutte queste persone?
I paesi di provenienza li ho cercati sopra l’atlante.
Ho insegnato geografia per tanti anni, ma la vita è un’altra cosa. I nomi sono scritti piccoli piccoli e faccio fatica a leggerli.
Piccole porzioni di un continente di cui ho perso memoria ad eccezione della Nigeria perchè Miriam e Ioseph, la coppia di cui ci siamo fatti carico viene da lì.
Con Giovanni ce l’abbiamo messa tutta a imparare da dove nasce il Po, dove sfocia…e tutto il resto.
Frequenta la terza elementare e l’Africa forse gli tocca il prossimo anno.
Ce ne siamo occupati solo per vedere dove vivono le scimmie e i leoni.
Una volta Giovanni mi chiese dove poteva trovare un povero, perchè non ne conosceva nemmeno uno.
Quella volta mi affannai su Internet a cercare immagini di poveri, ma non essendo ancora padrona di questo strumento, mi fu difficile trovare la foto di qualche bambino denutrito che non lo turbasse troppo, visto che era ancora piccolo,una foto comunque che lo inducesse a pensare che ci sono bambini meno fortunati di lui.
Adesso i poveri sfilano nelle immagini che ogni giorno la televisione ci propone, sbandati, perseguitati, in fuga, come se i sepolcri in cui li avevamo rinchiusi fossero incapaci di contenerne il desiderio di vita.
Mi ha colpito l’immagine di un profugo che si era portato la Bibbia e se la teneva stretta.
Qualunque sia il Dio che lui prega, mi sono detta, è un uomo di fede e sicuramente vedrà la gloria di Dio.
Gesù nell’ultima cena della Pasqua che si accinge a celebrare annuncia che verrà fare la Pasqua con noi, perché il tempo volge al termine.
Le bande di disperati, che fuggono da situazioni di estrema sofferenza, affrontano la morte nella speranza di essere salvati.
Da chi?
“Celebrerò la Pasqua con voi”
Sono le parole che questa mattina risuonano dentro di me.
Con noi, con me, Gesù verrà a celebrare la Pasqua.
Di quale povero mi devo occupare, quale povero tu ci mandi perché noi possiamo mangiare con te?
Chi di noi Signore ti consegnerà al nemico, chi ti abbandonerà, chi ti rinnegherà Signore? Forse io?
Signore io non pensavo che ci fossi, che arrivasse il momento di scelte così difficili, non pensavo di essere così fortunata ad avere una casa, cibo tutti i giorni, un letto su cui dormire, dei vestiti con cui coprirmi, uno stato in cui la libertà si cerca di garantirla.
Non pensavo di essere così fortunata Signore e non pensavo neanche di dover rendere conto un giorno di quelle poche cose che mi sono rimaste.
Cosa posso offrirti Signore in questo momento della mia vita, in un momento così difficile perché le forze vengono meno, la speranza si affievolisce, i beni sempre più sembra che appartengano agli altri?
Cosa Signore?
Questa notte mi sono ribellata per la prima volta e non ti ho chiesto il perché della sofferenza, il perché del dolore innocente, come sono solita fare quando i problemi del mondo mi sembrano estremamente più gravi di quelli che io ho.
Questa notte ti ho chiesto perché proprio a me, perché solo a me, perché sempre a me il dolore, la sofferenza, la morte.
Sono anni Signore tu lo sai che combatto con questo corpo che non ne vuole sapere di stare in silenzio, che si ribella, questo corpo che tu mi hai dato, un dono destinato a servire, a morire, a comunicare il tuo amore.
Questa notte mi chiedevo il senso di questo sofferenza che si protrae ogni giorno di più.
Una sofferenza che arriva il momento che ti provoca il vomito, una sofferenza che ti fa venire il desiderio di urlare, di tirarti non solo la tunica,ma anche il mantello, le braccia, la barba e dire “Signore ma che stai a fare lì? Perché non scendi? Perché stai a guardare senza muovere un dito? Perché Signore? Perché? “
Questa notte le preghiere le ho concentrate su di me.
Il dolore mi faceva impazzire: le braccia, il collo, la testa non c’era verso trovassi una posizione neanche per sgranare il Rosario perchè le mani facevano fatica a trattenere qualunque cosa. Ma la ribellione era forte.
Confesso che questa notte non ho pensato ai disperati, ai profughi, non ti ho lodato, benedetto, ringraziato perché avevo un tetto, perché avevo una coperta, perché non mi mancava il cibo, non ti ho lodato per tanti tuoi benefici. No Signore.
Normalmente però trovo la strada per farlo e ciò mi dà calma serenità e forza di sopportare l’ennesimo attacco del nemico.
Ma questa notte no, questa notte più che invocarti ho imprecato contro di te perché permetti che io sia distrutta dal dolore.
È poi questa mattina, alla messa, come un lampo mi sono venute in mente le immagini dei profughi che vengono portati in braccio, salvati dalla furia degli elementi, e la Bibbia in primo piano stretta tra le mani di quell’uomo su cui la telecamera si è soffermato.
Mi sono venuti in mente i barconi sovraccarichi, affondati, i corpi galleggianti, gli urli i lamenti dei sopravvissuti, le invocazioni, la speranza, il dolore tutto mi è venuto in mente di questa gente uscita dal sepolcro, in cui noi l’avevamo relegata.
Non è un caso che la Pasqua sia la festa dei macigni rotolati che la Pasqua sia il giorno in cui il sepolcro si trova vuoto.
La Pasqua ci parla della resurrezione, di te che noi dovevamo cercare non in un sepolcro ma dovevamo incontrare in un giardino, perchè tu sei custode del giardino.
Ecco allora questa Pasqua tu la vuoi fare con noi, verrai a cenare a casa nostra per dirci di guardare cosa era nascosto dentro il sepolcro, per donare ad ogni uomo affamato, assetato, ignudo un po’ di amore.

“Egli tornerà ad avere pietà di noi”( Mt 7,19)

 
Meditazioni sulla Liturgia 
di sabato della II settimana di Quaresima
 
VANGELO (Lc 15,1-3.11-32)
Non c’è che dire Dio ci stupisce sempre, con le sue soluzioni inaspettate e non proprio canoniche.
La parabola del padre misericordioso che un tempo chiamavamo del figliol prodigo, ci disorienta per il modo con cui questo genitore educa il figlio che non ci sembra poi tanto pentito dei suoi errori, quanto spinto a riconoscerli per suo esclusivo vantaggio. Quando hai fame, hai sete, non hai un tetto che ti ripari, quando sei costretto a fare un lavoro da bestia per sbarcare il lunario senza trarre vantaggi per la tua vita, senza salute, amici, decoro, relazioni, è normale tornare sui propri passi, ricordando la casa di tuo padre dove non ti mancava niente.
Quanti di noi, io per prima, non tornano a casa, non si rivolgono a Dio per orgoglio, perchè non riescono a perdonarsi il fatto di essersi così tanto allontanati da Lui e aver dilapidato tutte le sostanze che generosamente ci aveva dato.
Questo figlio non è pentito, ma riconosce di aver sbagliato, allontanandosi da casa dove non gli mancava niente.
Il primo passo della conversione è desiderare quello che si è perso allontanandosi da Dio e riconoscere che l’inferno non l’ha creato Dio per la nostra dannazione, ma ce lo creiamo noi quando ci allontaniamo dalla fonte della vita.
Per anni mi sono rifiutata di chiedere a Dio la guarigione, mi sono rifiutata di rivolgermi a Lui, perchè, dicevo, non è giusto che uno si ricordi di Lui quando è nel bisogno.
“Quando sarò guarita pregherò” rispondevo a quelli che mi volevano convincere del contrario e ci fu una persona che esclamò :”Quanta superbia!”.
Parole che non capii, perchè a me non è mai piaciuto usare le persone, figuriamoci Dio!
Dicevo all’inizio che Dio ci sconvolge con i suoi comportamenti e agisce molto meglio di quanto noi sappiamo fare o pensare.
Certo è che per fare esperienza di quanto grande sia la sua misericordia devi toccare il fondo, perchè quando l’orgoglio non ti serve a procurarti il cibo necessario per vivere, gli amici, il denaro, la salute, gli affetti, abbassi la testa e tendi la mano.
Così è avvenuto per me che, strada facendo, ho fatto esperienza di quanto conti poggiare sulle forze, sulla grazia di Dio per affrontare qualunque nemico.
Dio è in ciò che ci manca, ho letto da qualche parte ed è straordinariamente vero.
La giornata di ieri, se la racconto è da incubo con la corrente elettrica che è andata via dall’una della notte e ci ha lasciato senza acqua, luce, riscaldamento, telefono, televisione, connessione internet, ascensore(che sarebbe il meno, se io camminassi con le mie gambe).
A questo si aggiunga la chiusura delle scuole con i bambini che non sapevano, oltre i compiti, come passare il tempo, visto che anche la batteria e il basso che sono i loro inseparabili compagni di viaggio, vanno a corrente, come computer, telefonini, smartphone che nessuno aveva provveduto a mettere in carica.
Giovanni mi ha detto che era tutto morto, non funzionava niente e l’unica cosa da fare era …
Ci siamo inventata una giornata alternativa, parlando del tempo passato, quando tutte queste cose non c’erano.
Abbiamo avuto modo di giocare a indovina città, di ricordare i momenti belli e brutti della nostra vita, abbiamo letto e scritto pesie, abbiamo condiviso passioni, bisogni, ricordi, speranze.
Tutto questo in una giornata no da tutti i punti di vista, quasi tutti, perchè Dio sa di cosa abbiamo bisogno e la necessità ci fa stringere gli uni agli altri per non sentire la sferza del freddo.
E pensare che solo domenica, quando Giovanni mi è stato affidato perchè aveva la febbre , mi sono tanto arrabbiata con lui che gli ho detto parole che mai gli avevo detto, parole come spade che ti tagliano in due e ti dilaniano.
Gli ho chiesto scusa dopo, gli ho chiesto di perdonarmi perchè se lui si era comportato male chattando con il telefonino e guardando con il terzo occhio la TV mentre gli chiedevo cosa gradiva mangiare, io ero stata una cattiva educatrice, rispondendo al male con un male più grande che è quello di ritirare da lui ogni benedizione.
Un giorno di digiuno dalla follia mediatica e cnsumistica che ha avvicinato il cuore e ci ha ridato speranza.
Alla sera, stremata sarei andata volentieri a letto nascondendomi sotto mille strati di coperte.
Ma avevamo un impegno grande: quello di incontrare i genitori dei fidanzati.
Ogni volta che c’è questo appuntamento si scatenano le forze del male e i sintomi dolorosi si accentuano a tal punto da venire meno.
Succede, è successo sempre così.
Ma il Signore è la nostra forza e questa volta ha messo tutto lui, perchè eravamo proprio con le batterie a terra.
Neanche un foglio abbiamo potuto stampare delle cose da dire, ma alla rinfusa nel cassetto ho trovato ciò che forse mi sarebbe servito.
Nè con Gianni avevamo avuto modo di metterci d’accordo su come condurre l’incontro.
Ero così convinta che non sarebbe venuto nessuno che avevo pregato padre Vincenzo di rimandare tutto, ma non ne ha voluto sapere.
Dio ha provveduto a farli venire numerosi e a renderli attenti, interessati a quello che lui ci avrebbe ispirato.
Abbiamo per l’ennesima volta sperimentato che , quando non hai niente da portare porti Cristo nella sua interezza.
Io spero che se non proprio tutto, un frammento della sua luce, sì da far venire loro la voglia di incontrarlo di persona, l’abbiamo portato.
Per questo voglio ringaziare lodare e benedire il Signore che tiene sempre aperte le porte della sua casa perchè non ci facciamo problemi a ritornarvi nei momenti cruciali.

Fu vera gloria?

“Costui è l’erede. Su uccidiamolo!”( Mt 21, 38)
Ha vinto l’amore ha detto Renzi dopo che il senato ha approvato la legge sulle unioni civili.
Hanno ucciso l’amore mi viene da dire, hanno messo a morte il Signore oggi come 2000 anni fa, stabilendo e giudicando in base ad una maggioranza e non alla verità
Gesù è stato condannato e messo in croce, ma il terzo giorno è risuscitato. Ci sono vittorie e quella a cui allude Renzi è vittoria di Pirro, che manifesterà dai frutti la natura e la pericolosità della pianta.
Ci sono piante velenose che a vederle hanno i fiori e i frutti più belli, ma guai a mangiarne. Ne sanno qualcosa Adamo ed Eva e noi che abbiamo ereditato le conseguenze della colpa.
Le colpe dei padri ricadono sui figli è scritto ed è vero, perchè lo constatiamo ogni giorno.
Violenza, stupri, sopraffazioni, odi, omicidi, suicidi, furti e malvagità di ogni genere, il frutto di leggi ingiuste, di comportamenti egoistici dentro e fuori le famiglie.
L’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, maschio e femmina dove è andato a finire?
“Questi è l’erede, uccidiamolo!”
Quando si uccide Dio o si presume di poterlo uccidere, si uccide l’uomo, gli si nega ciò di cui ha più bisogno, il fine per cui è stato creato, l’amore non di un anno o di tanti anni, ma l’amore che dura in eterno.
“Dai  frutti li riconoscerete” è scritto.
Il mio cuore è triste fino alla morte e mai come questa mattina ho sentito le viscere stringersi, rivoltarsi il cuore affranto, ho partecipato al dolore di Cristo quando nel Getzemani fu lasciato solo a pregare.
Forse pensava a questo Gesù, e per questa causa ha dato la vita.
Come vorrei poter consolare il Signore, come vorrei non lasciarlo solo neanche un momento in questa che mi sembra la battaglia più dura, più dolorosa contro il nemico, in questa notte buia dove il demonio sembra avere la meglio.
Hanno approvato le unioni civili e all’apparenza i valori sostenuti sono quelli evangelici dell’unità, dell’amore, del rispetto per chi non la pensa come noi.
Ma come può essere possibile una così grande contraddizione?
“La verità vi farà liberi”.
La libertà è non frutto di una legge, ma della verità che ci abita.
Allora poichè non possiamo a nostro piacimento cambiare il progetto del nostro Creatore, del nostro progettista, confidiamo che uniti a Lui potremo godere dei frutti del suo sacrificio, non con la fiducia ad un governo del paese dei balocchi, ma con la fiducia in Lui che ha vinto il mondo checchè se ne dica.
Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.