Processione di S.Andrea

 

 

Seduta su una sedia, sotto l'ombra di un improvvisato riparo, nel silenzio ovattato di questa mattina d'estate, guardo il mare che si stende davanti ai miei occhi.
La gente si muove a fatica, quella che è riuscita a sfuggire al sonno dell'ultima domenica di luglio, alzandosi presto, per godere dei posti migliori.
Il cielo, sgombro di nubi, comprime la massa liquida e chiara, riflettendo la luce di un sole che, inclemente, manda i suoi raggi di fuoco.
Immobili, sull'orizzonte, delle barche si mettono in posa, aspettando che la festa cominci.
Improvviso lo sparo interrompe l'attesa.
Uno scafo, vicino alla riva, guizza rapido, lasciando la scia, mentre in cielo un aereo risponde, che ma di lui solo il solco si vede.
La processione comincia.
L’orizzonte pian piano si muove.
Lentamente la linea si riempie  di imbarcazioni.
Seguono la statua del santo.
Mentre giunge da tutte le parti la gente che vuole vedere la festa dei marinai, il vento comincia a soffiare, giocando con i miei capelli..
Agli occhi ormai non più liberi, giungono altre immagini affondate nella memoria.
Riemergono mescolate agli spari le parole che Gianni mi disse 44 anni fa, quando mi chiese di diventare sua moglie.
Allora non mi fermai a guardare le navi che si muovevano lente, nè aprii le orecchie agli spari che accompagnavano la processione.
Il mio tempo fu allora che si fermò a guardare le navi che, passando, s’inabissavano davanti ai miei occhi.
Trasportavano non la statua del santo ma quelle dei miei idoli infranti.
Mentre guardo la processione, colgo ciò che è scampato al naufragio.