Sentieri di vita nuova

  Sfogliando il diario

 
 A chi mi ha chiesto dove ci eravamo cacciati,dal 31 luglio al 6 agosto, mi veniva istintivamente da rispondere che ero andata in crociera con Gianni, a Loreto, da dove ci siamo imbarcati assieme a coppie di tutte le età, da quella da 50 anni insieme, a quella con meno di un anno di matrimonio sulle spalle. E dire che pensavamo di trovarci solo gente giovane e che noi saremmo stati i matusalemme della situazione. Ma avevamo tanto bisogno di fermarci e di farci aiutare a guardarci negli occhi, cosa che ci riusciva sempre più difficile.
A Loreto ci aspettava Maria, nella Santa Casa, pronta ad accogliere le nostre suppliche e a presentarle a Gesù. Non sapevamo come e quando sarebbe venuto l’aiuto, ma io ero certa che le acque stagnanti solo il vento dello Spirito può muoverle, perché vi torni a circolare la vita.
I desideri inespressi erano tanti, il più grande è che qualcuno mi servisse, stanca di essere scontata per tutti quelli per i quali mi spendevo senza avarizia.
A Montorso, dove nella Casa Famiglia di Nazaret del RnS si teneva il corso" SENTIERI" abbiamo trovato tante coppie pronte a servirci, compresi due sacerdoti, che non è poco.
Se penso che anni fa, era la prima volta che mettevamo piede in quel luogo, il sacerdote ce lo siamo dovuto spartire con un altro gruppo che a qualche chilometro di distanza aveva le nostre stesse esigenze. Ma alla fine la risposta a “ Chi e l’uomo?” (era un corso di antropologia) ce l’ha data la scritta annerita dal fumo delle candele nella Santa Casa dove quell’ HIC VERBUM FACTUM EST, inciso sopra l’altare, è stata la chiave per capire chi siamo e a cosa siamo chiamati.
Perciò non avevo dubbi che a casa ci saremmo riportati qualcosa di veramente speciale, come accade da quando ogni anno programmiamo questo genere di vacanze in quel luogo.
Ma che saremmo andati in crociera non ce l’aspettavamo, serviti di tutto punto, sia quando ci allontanavamo per fare le escursioni di gruppo, sia quelle fatte in solitudine, accarezzati dalla fresca brezza che veniva dal mare o illuminati dalla sagoma della Santa Casa che la luce dei riflettori scolpiva nella notte.
Siamo saliti in alto dove volano i condor, siamo scesi negli abissi profondi della memoria, ci siamo seduti a mensa attorno a Gesù Eucarestia, che si donava a noi, ma anche l’abbiamo sentito donarsi ogni volta che un nostro fratello ci faceva entrare nella sua storia.
Le coppie accompagnatrici ci hanno seguito con discrezione, senza invadenza ci hanno portato a riflettere, meditare, aprire il cuore alla grazia che viene dall’alto e dall’altro.
Come le stelle comete si sono fatti da parte, una volta arrivati alla meta, e di loro non mi sono rimasti impressi i nomi, ma gli occhi, il sorriso, il loro esserci e confondersi con noi e scomparire per andare a seminare altri campi, dissodare altri terreni, innaffiare altri deserti.
E’ stato bello tutto di questa settimana passata lontani dal mondo, delle immagini stereotipate e ingannevoli che scorrono veloci sui piccoli e grandi schermi della cecità collettiva, con il lasciapassare alla meraviglia e alla sorpresa, nello scoprire che ogni famiglia è un piccolo scrigno dove l Signore ha riposto i suoi tesori.
ll più bello, il più grande ci è sembrato vederlo in quella scia bianca di cui due coniugi non più giovanissimi hanno parlato nella testimonianza finale, facendo riferimento a ciò che si erano lasciati alle spalle, la loro storia comune, dove il viaggio l’avevano ncominciato da subito in tre, facendo salire Gesù sulla loro barca e affidandone a Lui la guida.
Al termine del corso, prima di ripartire, siamo tornati nella Santa Casa a salutare la nostra cara Mamma Celeste per ringraziarla per ciò che non sapevamo ci avrebbe sicuramente donato.
Nel viaggio di ritorno Gianni ha cominciato a parlare come non aveva mai fatto, da quando ci siamo sposati 34 anni fa, e a dirmi cose che non mi aveva mai detto prima di allora.
La meraviglia dell’inizio, quella avevamo ritrovato, perché finalmente non mi sentiva più giudice inclemente delle sue debolezze.
In quella settimana lui aveva avuto modo di riflettere che era cosa preziosa agli occhi di Dio e io che non a caso abbiamo ricevuto una bocca sola e due orecchie, perché c’impegniamo più ad ascoltare che a parlare.
A chi mi chiede cosa sono andata a fare a Loreto,  mi viene oggi di rispondere: il tagliando sulla nostra relazione di coppia, rifornimento di carburante che non inquina.
agosto 2005

Sentieri

 

 A chi mi ha chiesto dove ci eravamo cacciati dal 31 luglio al 6 agosto mi veniva istintivamente da rispondere che ero andata in crociera con Gianni, a Loreto, da dove ci siamo imbarcati assieme a coppie di tutte le età, da quella da 50 anni insieme, a quella con meno di un anno di cammino sulle spalle. E dire che pensavamo di trovarci solo gente giovane e che noi saremmo stati i matusalemme della situazione. Ma avevamo tanto bisogno di fermarci e di farci aiutare a guardarci negli occhi, cosa che ci riusciva sempre più difficile.
A Loreto ci aspettava Maria, nella Santa Casa, pronta ad accogliere le nostre suppliche e a presentarle a Gesù. Non sapevamo come e quando sarebbe venuto l’aiuto, ma io ero certa che le acque stagnanti solo il vento dello Spirito può muoverle, perché vi torni a circolare la vita. I desideri inespressi erano tanti, il più grande è che qualcuno mi servisse, stanca di essere scontata per tutti quelli per i quali mi spendevo senza avarizia.
A Montorso, dove nella Casa Famiglia di Nazaret si teneva il corso, abbiamo trovato tante coppie pronte a servirci, compresi due sacerdoti, che non è poco. Se penso che anni fa, era la prima volta che mettevamo piede in quel luogo, il sacerdote ce lo siamo dovuto spartire con un altro gruppo che a qualche chilometro di distanza aveva le nostre stesse esigenze. Ma alla fine la risposta a “ Chi e l’uomo?” (era un corso di antropologia) ce l’ha data la scritta annerita dal fumo delle candele nella Santa Casa dove quell’ HIC VERBUM FACTUM EST, inciso sopra l’altare, è stata la chiave per capire chi siamo e a cosa siamo chiamati. Perciò non avevo dubbi che a casa ci saremmo riportati qualcosa di veramente speciale, come accade da quando ogni anno programmiamo questo genere di vacanze in quel luogo. Ma che saremmo andati in crociera non ce l’aspettavamo, serviti di tutto punto, sia quando ci allontanavamo per fare le escursioni di gruppo, sia quelle fatte in solitudine, accarezzati dalla fresca brezza che veniva dal mare o illuminati dalla sagoma della Santa Casa che la luce dei riflettori scolpiva nella notte. Siamo saliti in alto dove volano i condor, siamo scesi negli abissi profondi della memoria, ci siamo seduti a mensa attorno a Gesù Eucarestia che si donava a noi, ma anche l’abbiamo sentito donarsi ogni volta che un nostro fratello ci faceva entrare nella sua storia.
Le coppie accompagnatrici ci hanno seguito con discrezione, senza invadenza ci hanno portato a riflettere, meditare, aprire il cuore alla grazia che viene dall’alto e dall’altro. Come le stelle comete si sono fatti da parte, una volta arrivati alla meta, e di loro non mi sono rimasti impressi i nomi, ma gli occhi, il sorriso, il loro esserci e confondersi con noi e scomparire per andare a seminare altri campi, dissodare altri terreni, innaffiare altri deserti. E’ stato bello tutto di questa settimana passata lontani dal mondo delle immagini stereotipate e ingannevoli che scorrono veloci sui piccoli e grandi schermi della cecità collettiva, con il lasciapassare alla meraviglia e alla sorpresa, nello scoprire che ogni famiglia è un piccolo scrigno dove l Signore ha riposto i suoi tesori.
ll più bello il più grande ci è sembrato vederlo in quella scia bianca di cui due coniugi non più giovanissimi hanno parlato nella testimonianza finale, facendo riferimento a ciò che si erano lasciati alle spalle, la loro storia comune, dove il viaggio l’avevano ncominciato da subito in tre, facendo salire Gesù sulla loro barca e affidandone a Lui la guida. Al termine del corso, prima di ripartire, siamo tornati nella Santa Casa a salutare la nostra cara Mamma Celeste per ringraziarla per ciò che non sapevamo ci avrebbe sicuramente donato.
Nel viaggio di ritorno Gianni ha cominciato a parlare come non aveva mai fatto, da quando ci siamo sposati 34 anni fa, e a dirmi cose che non mi aveva mai detto prima di allora.
La meraviglia dell’inizio, quella avevamo ritrovato, perché finalmente non mi sentiva più giudice inclemente delle sue debolezze. In quella settimana lui aveva avuto modo di riflettere che era cosa preziosa agli occhi di Dio e io che non a caso abbiamo ricevuto una bocca sola e due orecchie, perché c’impegniamo più ad ascoltare che a parlare.
A chi mi chiede cosa sono andata a fare a Loreto, oggi rispondo: il tagliando sulla nostra relazione di coppia, rifornimento di carburante che non inquina.
20 agosto 2005