Signore, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo.

Gn 18,1-10
In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.
Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».
Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».

Signore ti voglio lodare benedire e ringraziare perchè hai bussato alla nostra porta e non sei passato oltre.

Grazie perchè ti sei fermato nella nostra povera e umile casa, perchè ti sei accontentato delle briciole che cadevano dal nostro tavolo e con fiducia hai atteso che ti stendessimo la mano per farti una carezza.

Grazie Signore perchè non ci hai fatto sentire colpevoli quando ci siamo dimenticati di te e ti abbiamo lasciato solo a morire.

Grazie perchè ci hai aperto gli occhi alla nostra miseria e il cuore alla tua infinita misericordia.

Grazie per Sergio, che aspetta in una cella frigorifera che gli possiamo dare l'ultimo saluto e consegnarlo a te che ce lo hai affidato 10 anni fa.

Hanno dato l'ok alla sua sepoltura, al cugino scomodo che abbiamo trovato riverso in un mare di sangue e di vino, con il corpo in avanzato stato di decomposizione.
Finalmente può riposare in pace senza dover dar conto a nessuno della durata del suo sonno.
Lo cercava bevendo per non pensare, ma la dose aumentava ogni giorno di più.
Vino e sigarette.
Gli avevano tolto anche il gas per quella maledetta abitudine di addormentarsi mentre stava fumando.
Di contorno mortadella e tonno, tutti i giorni fino a quando non finiva in ospedale e ci chiamavano i servizi sociali.
Il letto, un pagliericcio che solo da poco eravamo riusciti a fargli sostituire.
Noi non lo cercavamo perchè tanto non rispondeva al telefono.
Bisognava andarci apposta, ma il tempo, le forze, gli impegni…Tutto concorreva a dilazionare le visite.
Quando uno non si lava e puzza non è facile stargli vicino.
Tu Signore non hai fatto lo schizzinoso quando hai scelto una stalla per venirci a salvare.
Noi non ne siamo stati capaci…fino in fondo….

“ Solo come è vissuto, è venuto a mancare…” ha fatto scrivere Gianni sui manifesti.
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Aveva 63 anni, ma era di fatto ancora piccolo e bisognoso di cure.
A lui non interessava che gli uccidessimo un vitello tenero e buono, né che gli procurassimo acqua per lavarsi i piedi.
Non ne aveva bisogno.
Aveva bisogno di chi gli aprisse la casa quando dimenticava o perdeva le chiavi, di chi lo rialzasse, quando inciampava  per strada o cadeva dal letto.
Aveva bisogno di chi gli portasse da mangiare quando non era in grado di muoversi per una malattia.
Noi abbiamo fatto molto poco per lui, rispetto ai suoi bisogni, ma oggi sentiamo una gioia grande nel cuore.

Che  sei passato a visitarci  e ti sei fermato un poco a parlare con noi.

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